Woolwich e lo scontro di civiltà

Aangirfan, 30 maggio 2013

931265_461494040608784_214286923_nTVNews ha rivelato l’identità di due mercenari stranieri uccisi in un agguato dell’esercito siriano nella regione occidentale della città di Idlib in Siria. “Il primo è una donna del Michigan negli Stati Uniti di nome ‘Nicole Lynn Mansfield’ nata nel 1980. Il secondo è un maschio di nazionalità britannica di nome ‘Ali al-Manasifa’ nato a Londra.” Syriaonline

US-Senator-John-McCain-with-FSA-terroristsMcCain e i suoi amici di al-Qaida. Il senatore McCain incontra i ribelli siriani collegati con al-Qaida

In Siria, l’Esercito libero siriano, sostenuto dagli Stati Uniti e dalla NATO, ha attaccato il villaggio cristiano di al-Duwayr, uccidendo un gran numero di donne e bambini cristiani. (Syriaonline)
Assad è il protettore dei cristiani in Siria. Una donna statunitense e un uomo inglese tra i morti …  – LunaticOutPost
Non dobbiamo dimenticare che gli USA e la NATO hanno usato bin Ladin e al-Qaida per distruggere la Jugoslavia e di provocare il caos in Cecenia. E Usama bin Ladin è stato invitato nelle Filippine.

Sopra vediamo un uomo che dice di essere ‘l’agente dell’MI5′ Michael Adebolajo. Sembra che cercasse di incoraggiare lo scontro di civiltà. La maggior parte dei provocatori sono cristiani ed ebrei che fingono di essere musulmani.

adam_gadahnQuesto terrorista musulmano è in realtà un ebreo. Musulmani pericolosi

Dobbiamo ricordare che Michael Adebolajo è stato arrestato in Kenya nel 2010. La Gran Bretagna  insistette affinché venisse rilasciato. “La decisione sollevò interrogativi sul coinvolgimento  ufficiale nel rilascio di Adebolajo e la reale portata dei suoi legami con i servizi segreti...”
L’MI5 ha ‘cercato di reclutare’ il sospettato dell’attacco di Woolwich, Michael Adebolajo

tunisia rallyTunisini all’assalto organizzati dalla CIA e dai suoi amici.

Gli estremisti salafiti sono una invenzione britannica, usati per destabilizzare i Paesi musulmani. La forma salafita-wahabita dell’Islam, inventata dagli inglesi, è stato utilizzata per minare l’impero ottomano nella prima guerra mondiale, ed è ancora oggi utilizzato dalla CIA e dai suoi amici. Danneggiare ebrei e cristiani “è in contraddizione con le regole dell’Islam“, secondo la maggior parte dei musulmani. Ciò viene sfruttato da Israele, che è coinvolto nello scontro con tutte i popoli onesti. Perché c’era lo scontro?
1. Gli israeliani avevano usato il terrore per scacciare gli arabi dalle loro terre.
2. Alcuni degli israeliani erano fondamentalisti religiosi dalle strane credenze obsolete. Ma, certe persone intelligenti negli Stati Uniti sono riuscite a cambiare la storia. Ora lo scontro dovrebbe essere tra i ‘pazzi musulmani’ da un lato, e i liberali e democratici occidentali dall’altra.
Come il Pentagono e la CIA, insieme ai loro amici israeliani, sono riusciti a suscitare uno scontro tra i musulmani e l’occidente?
1. CIA/Pentagono sostengono i fondamentalisti islamici in Paesi come l’Arabia Saudita, il Pakistan e l’Afghanistan?
2. CIA/Pentagono/Mossad sono infiltrati da cristiani fondamentalisti alleati del sionismo?
3. Certi politici occidentali hanno permesso a un gran numero di musulmani semianalfabeti di entrare clandestinamente in alcuni Paesi occidentali?
4. CIA/Pentagono hanno reclutato Usama bin Ladin e gente come Mohamed Atta?
5. Alcuni musulmani ignoranti sono stati reclutati da alcuni servizi di sicurezza per prendere parte parte a varie attività dubbie?
6. I media ‘influenzati dagli ebrei’ hanno fomentato le tensioni tra cristiani e musulmani?
7. Un gran numero di musulmani si è lasciato manipolare?
Lo ‘scontro di civiltà’ sembra essere un progetto legato a diversi recenti eventi, attentati in Nigeria, in Norvegia, in India, in Belgio, in Indonesia, la morte della spia dell’MI6 Gareth Williams …

Gareth-Williams1Gareth Williams, sapeva troppo?

La spia dell’MI6 Gareth Williams impedì un assalto armato furioso in stile Mumbai in Gran Bretagna, solo poche settimane prima della sua morte misteriosa“, secondo il britannico Sunday Express (L’eroe del complotto del terrore – Express.co.uk).
Williams “scoprì il complotto durante una missione d’intercettazione segreta in Afghanistan. Svolse  un ruolo fondamentale nell’intercettare telefonate di jihadisti inglesi in un campo d’addestramento abbinando le loro impronte vocali con quelle di una banca di dati.” Forse Gareth Williams scoprì che i jihadisti lavoravano per la CIA ed i suoi gruppi alleati? Williams poco prima della sua morte è stato avvelenato? Il 23 agosto 2010, la polizia trovò il suo corpo in un appartamento vicino al quartier generale dell’MI6 a Londra. (L’omicidio della spia Gareth Williams: NSA; controllo mentale…)

headleyL’agente statunitense David Headley, pianificò gli attentati di Mumbai del 2008

L’11 novembre 2010, il Derby Evening Telegraph (UK) riferì della connessione di David Headley con Derby e spie inglesi. (David Headley ha pianificato gli attentati terroristici di Mumbai del 2008, incontrò due uomini a Derby.)
Quando alcune autorità indiane furono vicine a catturare Headley, l’FBI lo prese in custodia. Alcune spie indiane dicono che lavorava per la CIA e il Mossad. Headley, che si ritiene sia un agente della CIA, disse negli ‘interrogatori’ negli Stati Uniti che si era recato a Derby nel Regno Unito nell’agosto 2010 per un incontro su un complotto danese. Secondo quanto riferito, l’MI5 “monitorava” l’incontro.

Omar KhayamOmar Khayam (a destra)

Nel 2006, Omar Khayam indossava il giubbotto di attentatore suicida in una dimostrazione davanti l’ambasciata danese a Londra.
La dimostrazione sembrava essere parte di un complotto della CIA-Mossad-MI6 per promuovere lo scontro di civiltà. Nel 2003, Khayam era stato condannato a otto anni di prigione per cospirazione avendo spacciato droga di classe A e per possesso di cocaina. La sentenza fu poi notevolmente ridotta. Forse Khayam è stato reclutato da un certo gruppo? Khayam faceva parte di una banda che mirava a inondare la zona di Bedford con 2,6 milioni di sterline di eroina. (Il falso mussulmano ‘fanatico’ Omar Khayam incarcerato)

bernard-lewisFoto del professor Bernard Lewis dall’Ufficio di Comunicazione, Università di Princeton. Lewis è stato professore a Princeton e si è specializzato in storia dell’Islam e del rapporto tra Islam e occidente. Amico di Dick Cheney, Bernard Lewis, era “forse il più significativo intellettuale a influenzare l’invasione dell’Iraq.”  (La strana celebrazione dell’AEI)
Bernard Lewis ha contribuito a inventare il nuovo nemico dell’occidente, noto come ‘Islam’. Per gli inglesi, una volta erano i terroristi ebrei ad essere visti come il nemico. Per gli Stati Uniti, un tempo era il piccolissimo Vietnam. Il professor Bernard Lewis è un ebreo che ha lavorato per l’intelligence britannica. (Bernard Lewis – Wikipedia, l’enciclopedia libera)
Lewis, nato a Londra nel 1916, è uno storico e un ‘esperto’ di Islam. Nel 1974 ha accettato una posizione presso la Princeton University. Nel 1990 ha scritto un saggio dal titolo Le radici della rabbia musulmana. In questo saggio, Lewis sostiene che la lotta tra l’occidente e l’Islam andava raccogliendo forza ed inventò la frase “scontro di civiltà”, che è stata menzionata nel libro di Samuel Huntington. La “frase scontro di civiltà” fu usata da Lewis in una riunione a Washington nel 1957. Vi sono state speculazioni secondo cui Lewis, i servizi di intelligence e persone come Brzezinski vogliano mettere il mondo musulmano in cattiva luce, in modo che possa essere più facilmente controllato e sfruttato. Gran parte del petrolio del mondo si trova in terre musulmane. Come si fa a mettere sotto cattiva luce i musulmani? È possibile finanziare gli estremisti e aiutarli ad andare al potere. È possibile effettuare operazioni sotto falsa bandiera. I servizi di sicurezza ‘hanno cercato di incastrare un sergente nel tentativo di coprire il loro ruolo in un omicidio’…

ParkerIl boss dell’MI5 – Andrew Parker

Parker 2Andrew Parker, Pete Podolski, Carol Lempert e Brian P. Sage nella produzione della Jewish Ensemble Theatre Company di “Photograph 51“.  Foto: Jan Cartwright

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Il ‘terrorista’ di Woolwich Michael Adebolajo.

Ade 2Il ‘terrorista’ di Woolwich Michael Adebolajo in Kenya.

Si potrebbe pensare che ci sono due Michael Adebolajo. C’è il cattolico amante del divertimento e  quello che lavorava per MI5/6. Michael Adebolajo aveva tra i suoi amici su Facebook due agenti di polizia che lo conoscevano dai tempi della scuola.
kirkMichael Adebolajo era uno dei migliori amici del caporale Kirk Redpath. Il Caporale Kirk Redpath è stato ucciso in Iraq. Michael è cresciuto in una famiglia benestante cattolica. Era un vicino di Kirk Redpath a Romford. Erano compagni di classe nella scuola Marshall Park. Visitavano le rispettive  case dopo la scuola. Il fratello di Kirk, Grant ha detto che Michael era “il ragazzo più rilassato del mondo.” E’ probabile che ci fosse un Michael Adebolajo al lavoro per l’MI5 già nel 2003. Aderì ad al-Muhajirun che sarebbe gestito dall’MI6. I terroristi di Woolwich…

Romford, Essex; May 23rd 2013. A young woman believed to be Blessing Daniels, the sister of Michael Adebolajo, leaves her home, on Kings Lynn Drive, with a police officer in the early hours of this morning.Blesing Daniels, sorella di Michael Adebolajo

I genitori del musulmano convertito Hayden Allen, 21 anni, sospettato di aver aiutato il killer Woolwich, dicono che Hayden ha subito il ‘lavaggio del cervello’.

Michael AdebowaleL’altro sospettato di Woolwich, Michael Adebowale, posa per una foto scolastica nel 2007.

Claire Connor, 22 anni, è un ex-compagna di classe del sospettato di Woolwich Michael Adebowale, dice che Adebowale era un allievo modello, “estremamente timido e molto educato. Sapeva la differenza tra giusto e sbagliato. Non l’ho mai visto violento o chiunque altro essere violento con lui. Non sapeva essere scortese, non l’ho mai sentito insultare. Quando arrivammo alla scuola secondaria iniziò a comunicare di più ed era un po’ più forte. Tutti gli volevano bene, era solo se stesso. Non cercò mai di comportarsi come se fosse qualcun altro”. (Dailymail)
Michael Adebowale, il secondo ‘terrorista’ di Woolwich, è sospettato di aver subito il lavaggio del cervello da parte dell’MI5 mentre era nell’istituto correzionale minorile di Feltham. Altre persone dalla mente controllata dall’MI5 nell’istituto Feltham si pensa fossero Richard Reid e Jermaine Grant. Richard Reid finse di cercare di far saltare in aria un aereo con un ‘scarpa-bomba’ e Jermaine Grant è attualmente detenuto in Kenya accusato di terrorismo. La madre di Adebowale, Juliet lavorava come addetta alla sorveglianza. Adebowale era brevemente apparso in TV nella serie di Jamie Oliver, School Dinners.

Ferrie OswaldDavid Ferrie (a sinistra) e Lee Harvie Oswald (a destra)

Lee Harvie Oswald aveva un sosia. Il vero Lee Harvie Oswald era un bravo ragazzo caduto nelle mani dell’agente della CIA David Ferrie. Il vero Lee Harvie Oswald avrebbe avuto la mente controllata dalla CIA. Ferrie, mentre lavorava con varie squadre di cadetti, fece sesso con ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni. David Ferrie era un pilota a contratto della CIA… era anche coinvolto in traffici di droga e armi… Un tempo Barry Seal era sul suo libro paga…La morte di JFK: La connessione di New Orleans
I servizi di intelligence sono soliti avere una vera spia e un capro espiatorio da accusare. Secondo quanto riferito, c’era un Lee Harvey Oswald a New Orleans e, allo stesso tempo, un Lee Harvey Oswald in Giappone. C’era un Lee Harvey Oswald in Messico che non assomigliava per niente al Lee Harvey Oswald che divenne famoso a Dallas. Uno o più falsi Oswald possono aver lavorato per i servizi di sicurezza. L’Oswald che è stato ucciso potrebbe essere stato il capro espiatorio.

_47528546_fatao_226Il vero Mohamed Atta non può aver voluto uccidere nessuno.
L’impostore Mohamed Atta non può essere stato un musulmano e potrebbe essere stato un agente dei servizi di sicurezza. Xymphora parla dei due Atta: L’originale … Mohamed Atta è lo…  studente di architettura nato in Egitto visto l’ultima volta ad Amburgo, in Germania. Gli venne rubato il passaporto in Germania nel 1999. Il falso Mohamed Atta è il ragazzo che finse di essere Mohamed Atta negli Stati Uniti. Un Mohamed Atta frequentò la Scuola Internazionale per Ufficiali a Montgomery, in Alabama. Il Mohamed Atta negli USA avrebbe parlato ebraico e gli piacevano le ballerine di lap-dance e le braciole di maiale. Mohamed Atta – Benvenuti in Terrorlandia.

B9Uno dei tiratori in Norvegia, sosia di Breivik

anders_behring_breivikIl vero Breivik con grandi orecchie e il naso più ampio…

kasab 3Ajmal Kasab il capro espiatorio innocente, accusato degli attentati di Mumbai del 2008.
(India’s Dodgy Dossier on Mumbai)

Kasab_2Il sosia di Kasab
(Ajmal Kasab fu rapito dal Nepal prima del 2006, dagli indiani... )

0000000Si è sostenuto che questo mostrasse Osama morto

0000000 blackhawkdownÈ una scena del film Blackhawkdown

Con una bomba legata al petto, uno dei sospettati della maratona di Boston fu ucciso la mattina del venerdì dopo che lui e suo fratello avevano rapinato un 7-Eleven...” Un sospetto della maratona di Boston ucciso, il secondo fugge dopo uno straordinario scontro a fuoco. No aspettate, la polizia sembra aver mentito. “La polizia ha detto che i sospetti non hanno rapinato il negozio.” Caccia ai sospettati di Boston: Spari, un sospetto con le spalle al muro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Omicidi indotti per infarto e cancro

Oriental Review 9 marzo 2013
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Un articolo pubblicato da Veterans Today un anno e mezzo fa, acquista un nuovo significato dopo la dipartita di Chavez… 

Nel 1975, durante le audizioni del Comitato Church, venne alla luce l’esistenza di un’arma per assassini occulti. La CIA aveva sviluppato un veleno che uccideva la vittima con un infarto immediato. Questo veleno poteva essere congelato sotto forma di dardo e poi sparato da una pistola. La pistola era in grado di sparare il proiettile di ghiaccio a una velocità tale che il dardo avrebbe attraversato i vestiti del bersaglio e lasciato solo un piccolo segno rosso. Una volta nel corpo, il veleno si scioglieva e veniva assorbito nel sangue causando l’infarto! Il veleno fu sviluppato per non essere rilevabile dalle autopsie moderne.
Si può indurre il cancro in una persona? Se il cancro negli animali può essere causato iniettandogli  virus e batteri, sarebbe certamente possibile fare lo stesso con gli esseri umani! Nel 1931, Cornelius Rhoads, un patologo del Rockefeller Institute for Medical Research, infettò volutamente delle cavie umane a Puerto Rico con cellule tumorali, 13 di loro morirono. Anche se un dottore portoricano scoprì in seguito che Rhoads aveva volutamente coperto alcuni dei dettagli del suo esperimento e Rhoads rese una testimonianza scritta attestante che credeva che tutti i portoricani dovessero essere uccisi, in seguito lavorò agli impianti di guerra biologica dell’esercito degli Stati Uniti di Fort Detrick in Maryland (all’origine del virus dell’HIV/AIDS, del virus dell’influenza aviaria e del virus dell’influenza suina/A-H1N1), Utah e Panama, e venne nominato all’US Atomic Energy Commission, dove iniziò una serie di esperimenti sull’esposizione alle radiazioni di soldati e pazienti civili statunitensi. La risposta alla domanda, si può indurre il cancro su una persona, è sì.
Dopo quasi 80 anni di ricerche e sviluppi, ora c’è un modo per simulare un infarto vero e proprio e suscitare il cancro in una persona sana. Entrambi sono stati utilizzati come mezzi di assassinio. Solo un patologo molto esperto, che sappia esattamente cosa cercare nell’autopsia, è in grado di distinguere un assassinio per infarto o cancro indotto. La morte per attacco cardiaco, aneurisma, emorragia cerebrale è dovuta a “causa naturale”? No, se le agenzie governative hanno trovato un modo per influenzare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna o la dilatazione vascolare. La ricerca neurologica ha scoperto che il cervello ha frequenze specifiche per ogni movimento volontario chiamato ‘set di preparazione’. Sparando al petto un fascio di microonde con frequenze ELF emesse dal cuore, questo organo può essere soggetto a uno stato caotico, il cosiddetto infarto. In questo modo, i leader dei partiti politici che sono inclini ad attacchi di cuore, possono essere uccisi prima che possano causare problemi.
Jack Ruby morì di cancro poche settimane dopo che la sua condanna per omicidio era stata annullata in corte d’appello e gli venisse ordinato di affrontare un processo fuori da Dallas, consentendogli così di parlare liberamente, se lo voleva. Ci fu poca esitazione in Jack Ruby nell’uccidere Lee Harvey Oswald, per impedirgli di parlare, quindi non c’è motivo di sospettare che ci sarebbe stata maggiore considerazione se Jack Ruby avesse rappresentato una minaccia per le persone del governo degli Stati Uniti che avevano cospirato per uccidere il Presidente degli Stati Uniti d’America John F Kennedy.
Matt Simmons, esperto petrolifero, venne assassinato per essere diventato uno spifferatore sull’insabbiamento dall’amministrazione Obama del disastro della BP nel Golf del Messico. Il banchiere Matt Simmons, morto improvvisamente, era un insider dell’industria energetica e consigliere del presidente, il cui profilo salì quando scrisse che l’Arabia Saudita era a corto di petrolio e che il mondo aveva raggiunto il picco (petrolifero). Simmons, 67 anni, era morto nella sua casa estiva nel Maine. L’autopsia del medico legale dello Stato concluse che era morto per annegamento accidentale “con la malattia al cuore come fattore indicente.” Il suo best-seller del 2005, Twilight in the Desert: The Coming Saudi Oil Shock and the World Economy, lo rese assai noto al pubblico. Il libro sostiene che l’Arabia Saudita ha enormemente sopravvalutato le dimensioni delle sue riserve di petrolio, e che il mondo era sull’orlo di una grave penuria di petrolio, mentre i giacimenti di petrolio si esauriscono. Questa rivelazione è sostenuta dall’Iran. L’Iran sa che il petrolio del Medio Oriente sta rapidamente esaurendosi e per questo motivo si concentra sulla costruzione di reattori nucleari. Una volta che il petrolio si esaurirà l’Iran sarà l’unico Paese del Medio Oriente energeticamente autosufficiente. Tutti gli altri Paesi del Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita, diventeranno Stati del Terzo Mondo impoveriti.
tumblr_lmfk9xDjSd1qzezzfo1_400Anche l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è stato assassinato. Fu trovato morto nel centro di detenzione del Tribunale dell’Aja. Milosevic affrontava accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità per il suo presunto ruolo centrale nelle guerre in Bosnia, Croazia e Kosovo durante gli anni ’90. Fu anche accusato di genocidio nella guerra di Bosnia del 1992-1995, in cui morirono 100.000 persone. Milosevic scrisse una lettera il giorno prima della morte sostenendo di essere stato avvelenato in prigione. L’autopsia verificò la sua affermazione dimostrando che il corpo di Milosevic conteneva un farmaco che rendeva inefficaci il suo farmaco per la pressione alta e le condizioni del cuore, provocando l’infarto che l’ha ucciso. L’ex agente dell’MI6 Richard Tomlinson ha detto ai giornalisti di aver visto i documenti, del 1992, che discutevano dell’assassinio di Milosevic per mezzo di un incidente d’auto, in cui il conducente sarebbe stato accecato da un lampo di luce e un telecomando che avrebbe messo fuori controllo i freni, causando un incidente. Questa stessa tecnica è stata utilizzata realmente per l’omicidio della principessa Diana.
Se Milosevic è stato assassinato, in ultima analisi chi è il responsabile? La NATO. Perché la NATO? Perché anche se l’ICTY (o ‘Tribunale dell’Aja’) si presenta al mondo come organismo delle Nazioni Unite, i funzionari della NATO hanno chiarito al pubblico che appartiene in realtà alla NATO. La NATO ha nominato i pubblici ministeri e i giudici che esclusero di analizzare eventuali accuse di crimini di guerra contro la NATO. Ne consegue che Slobodan Milosevic, che era un prigioniero del carcere di Scheveningen del Tribunale dell’Aja quando è morto, era prigioniero della NATO. La NATO aveva sia il movente che l’opportunità per ucciderlo. Nel marzo 2002, Milosevic presentò al tribunale dell’Aja, controllato dalla NATO, dei documenti dell’FBI che dimostravano che sia il governo degli Stati Uniti che la NATO avevano fornito sostegno finanziario e militare ad al-Qaida per aiutare il Kosovo Liberation Army nella sua guerra contro la Serbia. Questo non andò giù al Pentagono e alla Casa Bianca, che all’epoca stavano cercando di vendere la guerra al terrore e si preparavano a giustificare l’invasione dell’Iraq.
Durante il processo a Milosevic per crimini di guerra, la NATO ha affermato che i serbi avevano commesso un massacro di civili albanesi nella città del Kosovo di Racak. Le prove presentate in tribunale dimostrarono che la pretesa della NATO era una bufala. Questo era particolarmente imbarazzante, perché la denuncia del massacro di Racak fu la scusa che la NATO utilizzò per iniziare a bombardare i serbi, il 24 marzo 1999 (il bombardamento a tappeto effettuato dall’US Air Force, autorizzato dall’allora presidente Bill e da Hillary Clinton). Poi la NATO sostenne che i serbi avrebbero presumibilmente ucciso 100.000 civili albanesi. Tuttavia, gli stessi scienziati della NATO dissero che non riuscivano a trovare nemmeno il corpo di un civile albanese ucciso dalle forze di Milosevic. L’incapacità di trovare eventuali corpi, alla fine, portò alla pretesa assurda della NATO che i serbi avevano presumibilmente coperto il genocidio spostando migliaia di corpi, su dei camion congelatori, in Serbia (mentre Bill Clinton bombardava a tappeto il luogo) senza lasciare alcuna traccia. Ma il Tribunale dell’Aja dimostrò che anche queste accuse erano del tutto fraudolente.
Milosevic fece diversi discorsi in cui disse come un gruppo ombra internazionalista avesse provocato il caos nei Balcani perché era il passo successivo sulla strada del “nuovo ordine mondiale”. Durante un discorso del febbraio 2000 al Congresso serbo, Milosevic dichiarò: La “Piccola Serbia e il suo popolo hanno dimostrato che la resistenza è possibile. Applicata a un livello più ampio, in primo luogo organizzandola come ribellione morale e politica contro la tirannia, l’egemonia, il monopolio che generano odio, paura, nuove violenze e vendette contro i campioni della libertà delle nazioni e dei popoli, una tale resistenza potrebbe fermare l’escalation dell’inquisizione moderna. Bombe all’uranio, manipolazioni informatiche, giovani assassini tossicodipendenti e teppisti nazionali corrotti e ricattati, promossi ad alleati del nuovo ordine mondiale, questi sono gli strumenti dell’inquisizione che hanno superato, in crudeltà e cinismo, tutte le forme precedenti di violenze vendicative commesse contro l’umanità, in passato.”
Le prove che collegavano Milosevic ai genocidi come a Srebrenica, in cui morirono 7.000 musulmani, si sono dimostrate fraudolente. In realtà, Srebrenica era una ‘zona di sicurezza delle Nazioni Unite’, ma proprio come in Ruanda, i caschi blu si ritirarono deliberatamente e permisero il massacro, accusò allora Milosevic. L’esposizione di Milosevic del coinvolgimento delle Nazioni Unite nel massacro di Srebrenica fu un altro motivo per cui le trascrizioni del tribunale sono state pesantemente modificate e censurate dalla NATO, e un altro fattore che spinse la NATO ad assassinarlo mentre era sotto la sua custodia. Il tribunale dell’Aja della NATO è chiaramente un tribunale illegale il cui unico scopo è convincere la gente comune, in tutto il mondo, che la distruzione a opera della NATO della Jugoslavia era giustificata. Dal momento che la NATO non l’ha dimostrato al proprio tribunale (per la totale assenza di prove che lo rendeva difficile), vi era infatti un potente motivo della NATO per uccidere Milosevic, evitare la sua assoluzione. In questo modo, la NATO può continuare a sostenere che Milosevic fosse colpevole, e nessuno avrebbe iniziato ad esaminare la montagna di prove che dimostra che furono i leader della NATO (in particolare il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton) che commisero crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio in Jugoslavia.
Così tante persone sono state fatte colpite dal cancro in un momento opportuno nella storia, quando giunse il momento di porre la domanda “chi è l’assassino che uccide tramite l’induzione di cancro o di infarti“? Chi ha ordinato gli omicidi e perché?  Charles Senseney, uno sviluppatore di armi della CIA a Fort Detrick, nel Maryland, testimoniò al comitato sull’intelligence del Senato, nel settembre 1975, descrivendo la pistola-ombrello che sparava un dardo velenoso che aveva ideato. Disse che è stato sempre utilizzato tra la folla con ombrelli aperti, sparando tra la folla in modo che non avrebbe attirato l’attenzione. Dato che era silenziato, nessuno tra la folla avrebbe sentito e l’assassino avrebbe semplicemente piegato l’ombrello e andato via con la folla. Le riprese video dell’assassinio di John F. Kennedy mostrano la pistola ombrello usata sulla Dealey Plaza. Prove video degli eventi del 22 novembre 1963 mostrano che il primo colpo sparato, in quel giorno fatidico, sembra avesse avuto un effetto paralizzante su Kennedy. I suoi pugni si erano stretti e la testa, le spalle e le braccia sembrarono irrigidirsi. L’autopsia ha rivelato che c’era una piccola ferita d’ingresso nel collo, ma senza evidenza del passaggio di un proiettile nel collo e nessun proiettile corrispondente a quelle piccole dimensioni è stato mai recuperato.
wicked-bb-gun-300x246Charles Senseney testimoniò che la sua Divisione Operazioni Speciali di Fort Detrick aveva ricevuto incarichi dalla CIA per sviluppare armi esotiche. Una delle armi era una pistola per dardi che poteva sparare un dardo velenoso a un cane da guardia, mettendolo fuori servizio per diverse ore. Il dardo e il veleno non lasciavano traccia, in modo che l’esame non avrebbe rivelato che i cani erano stati messi fuori combattimento. La CIA ordinò circa 50 di queste armi e li usò operativamente. Senseney ha detto che i dardi avrebbero potuto essere utilizzati per uccidere esseri umani e non poteva escludere la possibilità che questo sia stato fatto dalla CIA.
Un particolare tipo di veleno sviluppato della CIA induce infarto e non lascia traccia di una qualsiasi influenza esterna, a meno che l’autopsia sia condotta per verificare la presenza di questo veleno particolare. La CIA rivelò questo veleno in diversi resoconti nei primi anni ’70. La CIA rivelò anche l’arma che sparava i dardi che inducono infarto, nel corso di un’audizione al Congresso. Il dardo di questa arma segreta della CIA era in grado di penetrare l’abbigliamento senza lasciare traccia, ma solo un puntino rosso sulla pelle. Alla penetrazione del dardo mortale, l’individuo bersagliato può sentire come un morso di una zanzara, o non sentire nulla. Il dardo velenoso si disintegra completamente entrando nel bersaglio. Il veleno letale poi entra rapidamente nel flusso sanguigno causando l’infarto. Una volta che il danno è fatto, il veleno sparisce rapidamente, in modo che all’autopsia sia improbabile rilevare che l’infarto sia stato causato da qualcosa di diverso dalle cause naturali. Un ex agente della CIA aveva rivelato che i dardi erano fatti con veleno liquido congelato. Rivelò che il dardo si scioglieva nel bersaglio e lasciava solo un  minuscolo puntino rosso d’ingresso, lo stesso tipo di piccola ferita d’ingresso trovata durante l’autopsia di John F. Kennedy.
Da oltre 50 anni gli omicidi sono stati eseguiti in modo abile, lasciando l’impressione che le vittime siano morte per cause naturali. Dettagli di alcune delle tecniche utilizzate per raggiungere questo obiettivo furono portati alla luce nel 1961, quando l’assassino professionista del KGB Bogdan Stashinskii disertò in occidente rivelando di aver effettuato con successo due missioni del genere. Nel 1957 uccise lo scrittore ucraino Lev Rebet a Monaco di Baviera, con una pistola che vaporizzava veleno, lasciando che la vittima morisse di un apparente infarto. Nel 1959, lo stesso tipo di arma fu utilizzato contro il leader ucraino Stepan Bandera, anche se la morte di Bandera non fu mai completamente accettata come dovuta a cause naturali.
Tra testimoni, persone importanti e cospiratori che avrebbero potuto essere eliminati da un attacco cardiaco e cancro indotto vi sono: Jack Ruby (morto da un infarto causato da una forma non diagnosticata di cancro aggressivo, poche settimane dopo aver accettato di testimoniare davanti al Congresso sull’assassinio di JFK ), Clay Shaw, J. Edgar Hoover, Earlene Roberts (affittuaria di Oswald), Marlyn Monroe, Slobodan Milosevic, Kenneth Lay (ex-amministratore delegato della Enron, il più grande finanziatore della campagna politica di Gorge W. Bush e Dick Cheney), Matt Simmons, Mark Pittman (giornalista che predisse la crisi finanziaria ed espose le malefatte della Federal Reserve. Pittman combatté per mettere la Federal Reserve sotto maggiore controllo), Elizabeth Edwards (le venne all’improvviso diagnosticato un cancro, mentre il marito era in campagna contro Barack Obama e Hillary Clinton per la presidenza della gli Stati Uniti. Nel corso di un discorso elettorale al Council on Foreign Relations, nel maggio 2007, Edwards definì la guerra al terrorismo uno slogan creato per ragioni politiche e che non era un piano volto alla sicurezza degli Stati Uniti. Si spinse oltre confrontandolo a un semplice adesivo che avrebbe danneggiato le alleanze statunitensi, mettendogli contro tutto il mondo).
… Inserire qui i nomi di ogni persona politicamente schietta, testimone o rivelatore morto improvvisamente per attacco cardiaco o rapidamente morto per un cancro incurabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: Il Triangolo d’oro Kosovo/Albania

Dean Henderson – 27 febbraio 2013

greater-albaniaNel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò l’addestramento dell’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania era un’idea dei nazisti durante la loro occupazione della Jugoslavia, nella seconda guerra mondiale. Questa idea è condivisa oggi dalla NATO. Il BND era guidato da Hasjorg Geiger, che creò un enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania nel 1995. La CIA impostò una vasta operazione a Tirana, l’anno prima. Il presidente Sali Berisha si era già insediato in Albania nel 1990. Caro al Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania alle multinazionali e alle banche occidentali, venendo ricompensato con un enorme pacchetto di prestiti del FMI.
Nel 1994, lo stesso anno, la Società atterrò a Tirana, una banca a schema piramidale su cui Berisha presiedeva come nuovo gattino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema si basava sui modelli precedenti del FMI/BCCI coordinati per saccheggiare le nazioni debitrici del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, ma fuggì a nord dell’Albania e prese il controllo di questa regione, sempre più senza legge, divenendo un percorso importante per il contrabbando di eroina e armi dalla Mezzaluna d’oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), la CIA e il BND reclutarono potenziali combattenti dell’UCK tra le fila di questi contrabbandieri, molti dei quali la CIA aveva fatto entrare nel business di Peshawar, in Pakistan, dieci anni prima [1].
I Kommando Spezialkräfte (KSS) tedeschi indossavano uniformi nere addestrarono l’UCK e l’armarono con armi della Germania democratica. Più tardi, nel vicino Kosovo vi furono molte segnalazioni di uomini in uniforme nera che terrorizzavano i contadini. Mentre gli Stati Uniti sostennero che questi fossero Forze Speciali jugoslave, probabilmente erano membri dei KSS tedeschi, che guidavano l’UCK nelle incursioni nel Kosovo. L’UCK indossava giacche di combattimento delle Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania è stato il primo Paese a riconoscere la Croazia negli anni ’90, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi condussero la campagna che incoraggiò la Croazia alla secessione dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo venne istituito a Zagabria, adottò la bandiera e l’inno nazionale degli Ustashi, fantocci di Hitler.
Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica con solo 300 membri. Dopo un anno di costanti spedizioni di armi e addestramento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un importante esercito di guerriglieri con 30.000 membri. Il braccio destro di Usama bin Ladin, Muhammad al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK. Le provocazioni dell’UCK servirono da pretesto per l’aggressione della NATO contro la Jugoslavia e per la spartizione del Kosovo ricco di petrolio e minerali. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, anche rispondendo agli episodi di ritorsione eccessiva dei serbi, arrestando più di 500 serbi per crimini contro i civili albanesi. [2]
Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di tutti i gruppi etnici della Jugoslavia, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Nel discorso del 1992, tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie di intelligence occidentali hanno sfruttato storicamente, dichiarò: “Sappiamo che ci sono molti albanesi del Kosovo che non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non dobbiamo rispondere nello stesso modo. Dobbiamo rispondere offrendo la nostra mano, vivendo con loro in parità e non permettendo che un singolo bambino, donna o uomo albanese siano discriminati in Kosovo in alcun modo. Noi dobbiamo… insistere su una politica di fraternità, di unità e di uguaglianza etnica in Kosovo. Dobbiamo perseverare questa politica“. [3]
Alla fine della campagna iugoslava di bombardamenti della NATO, venne trasferito in Kosovo una forza di occupazione sotto gli auspici della KFOR. La NATO continua a chiudere un occhio di fronte alle bande di rinnegati dell’UCK che attaccano i civili serbi sotto lo sguardo della KFOR, mentre favoreggia i ribelli dell’UCK che tentano di staccare una parte della Macedonia, a favore del la causa bancaria internazionale. Gli Stati Uniti hanno costruito in Kosovo la loro più grande base militare dai tempi del Vietnam. [4] Nel frattempo l’Albania veniva trasformata in un campo di addestramento dei terroristi della CIA, un centro di produzione dell’eroina e un supermercato delle armi.
Un articolo del 6 marzo 1995 dell’agenzia greca Athen News, citava il ministro dell’ordine pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti da Skopje, Macedonia, dove le truppe degli USA e della NATO si erano ammassate durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella zona della Chimarra, nel sud dell’Albania, dove dei laboratori di eroina erano sorti in una zona triangolare formata dalle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e nel Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel traffico di eroina degli alleati degli USA: i militari macedoni e i mafiosi turchi dei Lupi grigi, da tempo alleati della CIA. Aveva notato il fiorente commercio di armi, in via di sviluppo in Macedonia e in Kosovo, e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro dei traffici di eroina e di armi, che avevano sede a Pristina, nel comando della forza di “mantenimento della pace” in Kosovo, la KFOR della NATO. Secondo lo storico Alfred McCoy, “gli esuli albanesi utilizzavano i profitti della droga per inviare armi ceche e svizzere in Kosovo ai guerriglieri separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi cartelli della droga kosovari armarono l’UCK nella rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo del 1999, a Kumanovo, che risolse il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia permise… il fiorente traffico di eroina… ai comandanti dell’UCK… che continuavano a dominare il traffico attraverso i Balcani“. [5]
Una relazione da Tirana della Reuters del 16 giugno 1995, di Benet Koleka, accusava il governo albanese di scaricare segretamente tonnellate di armi dirette in Ruanda, prima del genocidio verificatosi in quel Paese dell’Africa centrale. Il più grande quotidiano albanese, Koha Jone, riferì che diversi aerei cargo Antonov An-12 avevano lasciato la base aerea di Gjadri, in Albania, con carichi di armi diretti per il Ruanda. Amnesty International intervistò quattro dei piloti che volavano sugli Antonov. Tutti dissero che stavano lavorando per una società britannica. Dissero che trasportavano armi per la Repubblica democratica del Congo che scaricavano all’aeroporto di Goma, nei pressi del confine ruandese. Dissero anche che trasportavano carichi di armi a Goma da Israele, e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavorano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno, un inquietante appaltatore della difesa degli Stati Uniti, conosciuto come RONCO, si trovava in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO in realtà importava materiale militare per il Pentagono e le assegnava alle forze ruandesi appena prima che lo spopolamento ruandese cominciasse. [6]
Il Washington Times riferì nel 1999, “L’Esercito di liberazione del Kosovo, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e alcuni membri del Congressovogliono armare nell’ambito della campagna di bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che ha finanziato gran parte del suo sforzo bellico con i profitti della vendita di eroina“. [7] Nel 1999 il Times of London dichiarò di aver trovato che l’UCK era il principale trafficante mondiale di eroina, ereditando tale affermazione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin. Europol invitò i governi di Svezia, Svizzera e Germania ad indagare i legami dell’UCK con il traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga della polizia svedese che seguiva le indagini, dichiarò: “Abbiamo informazioni che ci portano a credere che ci sia una connessione tra il denaro della droga e il Kosovo Liberation Army“.
Il Berliner Zeitung tedesco citò una relazione dell’intelligence occidentale che dichiarava che 900 milioni di marchi tedeschi erano piovuti in Kosovo da quando l’UCK aveva iniziato ad attaccare il governo jugoslavo nel 1997. La metà derivava dai proventi della droga. La polizia tedesca osservò un parallelo tra l’aumento dell’UCK e l’aumento del traffico di eroina albanese in Germania, Svizzera e Paesi scandinavi. La polizia in Cechia rintracciò un albanese che era evaso da una prigione norvegese, dove stava scontando 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a molti acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. [8] L’Agenzia criminale federale della Germania concluse: “Gli albanesi sono oggi il gruppo più importante nel traffico di eroina nei Paesi consumatori occidentali.” Europol preparò una relazione dettagliata sul traffico di eroina dell’UCK/albanese per la Corte internazionale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi infestati di eroina in Pakistan, da cui emersero i taliban afghani. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, iniziarono ad acquistare grandi quantità di beni immobili in Kosovo. Il leader ribelle ceceno di origine araba, l’emiro al-Qattab, istituì campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. Entrambi i tentativi furono finanziati con vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. [9]
Dopo che l’UCK poté usurpare il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina della propaganda degli Stati Uniti, ancora una volta, aumentò la pressione accusando la maggioranza serba di condurre un’altra campagna di pulizia etnica, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Ancora una volta i media ripeterono a pappagallo la campagna della CIA demonizzante i serbi. Il 24 marzo 1999 le bombe statunitensi piovvero su Belgrado. Milosevic venne inseguito da killer armeni assoldati dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri carichi di fieno furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata, in stile ‘Piano Rosa’. In un momento di ironia della storia, la NATO bombardò lo stesso ponte di Novi Sad sul Danubio dove migliaia di serbi erano morti combattendo durante l’invasione nazista del 1941. La città di Novi Sad perse due altri ponti e la raffineria di petrolio. La residente Jasminka Bajic ha raccontato di come perse il marito Milan, mentre se ne stava sulla soglia della loro casa di Novi Sad, “fu alle 00:20 dell’8 giugno 1999. Nessuno si aspettava che le bombe colpissero così vicino le case. Ho dovuto vendere tutti i miei animali per comprare la lapide“. [10]
La città di Pancevo, vicino a Belgrado, vide rasa al suolo numerosi impianti petrolchimici e di fertilizzanti, e una raffineria di petrolio. Gas nocivi riempirono l’aria. Ammoniaca, mercurio e greggio inquinarono il Danubio. Il sindaco di Pancevo Borislava Kruska definì i bombardamenti della NATO, “un disastro ambientale… un crimine contro l’umanità. La comunità internazionale si occupa principalmente dei ponti di Novi Sad non a causa della nostra sofferenza, ma perché vuole la sua rotta di navigazione aperta“. [11] Il 7 maggio 1999 una bomba della NATO distrusse l’ambasciata cinese a Belgrado, provocando forti rimproveri dal governo cinese e dal suo popolo. Lo stesso giorno le bombe della NATO distrussero un ospedale e il mercato di Nis uccidendo quindici persone. I manifestanti a Belgrado presero a chiamare la NATO l’organizzazione terrorista americana nazista. In tutto 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e oltre 10.000 feriti. Altre migliaia persero le case e gli appartamenti, deliberatamente colpiti dalle bombe della NATO nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a gridare “zio”. [12] A Stari Trg il direttore della miniera Bjelic Novak, che lavorava per l’azienda statale iugoslava di Trepca, disse che quando i bombardamenti degli Stati Uniti cominciarono, “La guerra in Kosovo era solo per le miniere, per nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha giacimenti di carbone per diciassette miliardi di tonnellate“.
Uno dei più pubblicizzati “massacri” presumibilmente condotti dall’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato Kosovo Monitor International strumentalizzò il caso. Il suo capo era William Walker, che in precedenza era stato l’aiutante di Oliver North nell’impresa con i contras. Mentre Walker vomitava la sua versione dei fatti di Racak a degli ansiosi media statunitensi, molti media europei, tra cui la BBC, la tedesca Die Welt, Radio France International e il francese Le Figaro  cominciarono a mettere in discussione il resoconto di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese che era a Racak al momento in cui il massacro sarebbe avvenuto, disse che il “massacro” era effettivamente stato uno scontro a fuoco tra l’esercito jugoslavo e un gruppo di assalitori dell’UCK. Più tardi gli uomini in divisa nera ritornarono sulla scena e rivestirono i morti dell’UCK con abiti civili. Esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva impressionanti similitudini con il massacro del mercato in Bosnia, dove si scoprì poi che i combattenti islamici gestirono il massacro per conto dei media occidentali. [13]
L’incidente comportò le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano francese Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, secondo cui due giornalisti dell’AP avevano contraddetto il resoconto di Walker degli eventi a Racak. Dissero che vi erano poche cartucce di fucile vuote nel sito e quasi nessuna traccia di sangue sui cadaveri. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che aveva anche invitato una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime erano morte per dei colpi di fucile da lungo distanza, fori di proiettile da breve distanza e ferite di coltello erano state inflitte sui corpi dopo la morte. Scoprirono anche che i fori di proiettile non avevano lacerato  gli abiti sui corpi, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle stesse Forze Speciali tedesche KSS che addestravano l’UCK. Nessuna relazione è stata mai pubblicata dai media statunitensi.
L’incidente ricorda una manovra di Adolf Hitler nel 1939, per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler fece vestire dei prigionieri morti con uniformi dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, Hitler quindi disse che era stato attaccato dall’esercito polacco. [14] In una settimana, 1.500.000 di truppe naziste entrarono in Polonia. BBC News ha riportato, nel dicembre 2004, che un oleodotto da 1,2 miliardi dollari, a sud della massiccia base dell’esercito USA in Kosovo, era stato approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. [15]

Note
[1] “KLA a Creation of Western Intelligence”. Anthony Wayne. Lawgiver.org 4-11-99
[2] “Milosevic Defiantly Defends His Role in Kosovo Conflict”. Fox News. 8-24-01
[3] “Milosevic Addresses Kosovo Polje Rally”. Radio Belgrade. 12-17-92 [4] Escobar [5] The Politics of Heroin in Southeast Asia. Alfred W. McCoy. Lawrence Hill Books/Chicago Review Press. Chicago. 2001. p.517
[6] Silverstein
[7] Washington Times. 5-3-99
[8] “The KLA: Drug Money Linked to Kosovo Rebels”. The Times of London. 3-24-99
[9] Chossudovsky
[10] “The Danube: Europe’s River of Harmony and Discord”. Cliff Tarpy. National Geographic. March 2002
[11] Ibid
[12] “War Criminals, Real and Imagined”. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.22
[13] “Statement on Kosovo in Tandem with the Rockford Institute”. Chronicles. 3-25-99
[14] Marrs. p.171
[15] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June 2006. p.11-15

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: CIA, islamisti, Halliburton e falsi massacri

Dean Henderson – 24 febbraio 2013
milosevic

Al-Qaida alla riscossa
Anche se il presidente Clinton propugnava una tregua nella regione, il presidente dei Capi di stato maggiore congiunto, generale John Shalikashvili, ora direttore del Carlyle Group, si incontrava con i comandanti militari croati a Zagabria, per coordinare il dispiegamento di 25.000 soldati statunitensi per gestire gli eserciti separatisti di Croazia e Bosnia-Erzegovina. I fondamentalisti islamici si riversavano in Bosnia, dove furono addestrati dagli ex-leader dei mujahidin afghani, tra cui Usama bin Ladin. Anche i mullah iraniani inviarono combattenti con la benedizione dell’amministrazione Clinton. Al-Qaida di Bin Ladin formò una cellula di combattenti bosniaci nota come Takfir wal Hijra (Espiazione ed Esilio). Alcuni del dipartimento di Stato di Clinton, erano nervosi in merito al crescente numero di islamici in Bosnia, ma la CIA si oppose all’espulsione di al-Qaida. [1] Si organizzò anche per rimuovere alcuni gruppi terroristici da una lista di controllo del dipartimento di Stato, in modo che i membri potessero viaggiare liberamente nei Balcani, per prendere parte alla guerra.
Dall’altra parte del mare Adriatico, in Italia, l’imam Anwar Shaban reclutava combattenti per la Bosnia nel Centro islamico di Milano. Shaban era un seguace dello sceicco radicale Omar Abdel Rahman, che la CIA aveva portato negli Stati Uniti negli anni ’80 per reclutare mujahidin per la guerra in Afghanistan. Rahman era il leader spirituale della Jihad islamica egiziana, un ramo della Fratellanza musulmana, una società segreta dominata dalla Casa dei Saud. Il Centro islamico di Milano era finanziato da Ahmed Idris Nasreddin, un ricco kuwaitiano che agiva in qualità di console onorario del Kuwait in Italia. Nasreddin fondò al-Taqwa, una società svizzera, ma con sede alle Bahamas, che cambiò nome in Nada Management, per onorare il presidente Youssef Nada, un importante leader dei Fratelli musulmani. Nada management è recentemente finita sotto inchiesta per il suo ruolo nel finanziamento del terrorismo globale. [2]
Nel 1995, il governo del protetto della CIA, Gulbuddin Hekmatyar, si fece da parte in Afghanistan, dando il via al regime dei taliban, che consegnarono i loro campi di addestramento al confine con il Pakistan al pakistano Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (Jui), che aveva sostenuto l’ascesa dei talebani in stretta collaborazione con l’intelligence pakistana ISI. Il JUI reclutava e addestrava i volontari per combattere in Bosnia, e poi in Kosovo. L’esercito bosniaco, il cui addestramento fu affidato alla MPRI, finanziata dai sauditi e dai kuwaitiani, venne anche finanziato tramite il narcotraffico della mezzaluna d’oro, i cui trafficanti avevano stabilito le rotte per il contrabbando verso l’Europa, attraverso la Bosnia. [3]
La CIA organizzò il passaggio sicuro per i membri della Jihad islamica, ricercati in Egitto, e i terroristi del Gruppo Islamico Armato (GIA) in fuga dall’Algeria, dove avevano rovesciato il governo nazionalista di Chadli Bendjedid, che si era rifiutato di approvare la legge sugli idrocarburi per conto dei Quattro Cavalieri. Il 18 gennaio 2002, una cellula del GIA di sei elementi fu intercettata mentre programmava di far saltare in aria l’ambasciata statunitense a Sarajevo. Il fabbro dell’ambasciata era il suocero di uno dei sospettati. Aveva dato al GIA le chiavi e i codici di accesso per attuare la loro missione. Migliaia di musulmani bosniaci arrabbiati protestarono mentre i terroristi filo-sauditi venivano consegnati agli Stati Uniti. [4] Improvvisamente i media corporativi degli Stati Uniti espressero toni meno simpatici verso i musulmani bosniaci, che qualche anno prima erano stati fabbricati elettronicamente per far lacrimare ogni famiglia statunitense.

Pulizia etnica al rovescio
Migliaia di serbo-bosniaci si riunivano tutti i giorni nel sobborgo di Ilijas, a Sarajevo, per protestare contro la cessione della periferia della città, prevalentemente serba, alla Federazione croato-musulmana, secondo gli accordi di Dayton. Il generale francese Jean-René Bachelet, che comandava le truppe delle Nazioni Unite a Sarajevo, definì l’accordo “pulizia etnica”, la frase che gli USA usavano contro i serbi durante la guerra. Bachelet inizialmente si rifiutò di disporre le truppe per far rispettare le disposizioni di Dayton, ma alla fine si piegò sotto la pressione di Parigi. Gli jugoslavi protestarono anche contro la presenza nel Paese di 60.000 uomini della NATO. [5] La TV di Pale riferì che “le forze della NATO hanno usato armi nucleari a bassa intensità, quando condussero raid aerei sulle posizioni serbe intorno a Sarajevo, Gorazde e Majevica, nell’agosto e settembre 1995. Gli esperti sono giunti alla conclusione che alcune persone mostrano segni di contaminazione da radiazioni“, e che il “generale jugoslavo Djordje Djukic era stato torturato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja“. Poco dopo il tribunale dichiarò che il generale era morto. Mentre lottava per la vita, Djukic condannò il procuratore capo del Tribunale Richard Goldstone come “assassino dalla faccia di bambino e nemico dei serbi“. [6]
Pale trasmise un altro programma dal titolo Genocidio, che documentava il terrorismo di al-Qaida contro i serbi, e mostrava Borvivoje Sendic, vicepresidente del Partito democratico serbo, commentare che alle prossime elezioni jugoslave, “La comunità internazionale cercherà di intervenire nelle prossime elezioni. Ma i serbi non si lasceranno truffare, questa volta, in segno di rispetto per tutti i caduti…” Mirjana Markovic, moglie del presidente Milosevic e a capo del partito Sinistra Unita, alleato con il Partito socialista del marito, disse nel 1996 che i manifestanti a Belgrado venivano a fomentare la guerra civile; molti portavano le bandiere statunitense e tedesca. Markovic denunciò entrambe le nazioni come le “forze oscure” dietro i tumulti. Le interferenze statunitensi a Belgrado continuarono nel nuovo millennio. Il 7 febbraio 2000 il ministro della difesa jugoslavo, Pavle Bula, fu assassinato nel ristorante del cugino, a Belgrado. Il ministro dell’Informazione della Jugoslavia rilasciò una dichiarazione dicendo che “i servizi segreti stranieri” ne erano responsabili. Vojoslav Seselj, leader del Partito radicale serbo, disse che l’assassinio era stato effettuato da “agenti degli Stati Uniti, britannici o francesi“. [7]
Milosevic, rieletto a capo del Partito Socialista nel novembre 2000, con l’86,55% dei voti, venne consegnato al Tribunale per i crimini di guerra in cambio di un pacchetto di aiuti del FMI al nuovo governo di Belgrado. Milosevic era provocatorio a L’Aja, dicendo che non c’era bisogno di rispondere alle domande, in quanto il giudice non aveva legittimità o giurisdizione. Definì il tribunale “la nuova Gestapo dell’Aja“, e disse “il genocidio è stato commesso contro i serbi da una parte della comunità internazionale“. Peter Finn, il giornalista del Washington Post che aveva diretto le aggressioni a Milosevic, vomitando acriticamente le accuse di pulizia etnica, da parte dei serbi, fabbricate dalla CIA, passò il  2000 ammettendo che era stato ingannato riguardo le presunte atrocità serbe. Finn scrisse il 17 gennaio 2000, sul Post, “le accuse occidentali che vi fossero dei campi per lo stupro gestiti dai serbi… e accuse dalle oscure origini, su alcune pubblicazioni, che i serbi si dedicassero alla mutilazione di morti e di vivi… tutte si dimostrarono false.” I bambini jugoslavi avevano il loro modo di protestare contro l’occupazione del loro Paese. Agli studenti della scuola elementare Peter Petrovic Nyegos fu chiesto di prestare il proprio talento artistico per riassumere la guerra condotta nel loro Paese. Un bambino disegnò una grassa prostituta americana che portava a spasso un cane di nome “Europa”, un altro ritraeva il linciaggio del Ku Klux Klan di soldati serbi, mentre un terzo rappresentava gli aerei dell’UNICEF bombardare i bambini serbi.

La Brown & Root del problema
L’esercito croato comprò molte armi dal trafficante d’armi tedesco Ernst Werner Glatt, fornitore preferito della CIA sia con i contras del Nicaragua che con i mujahidin afghani. A un certo punto  Glatt inviava ai croati 200 milioni di dollari in armi all’anno, con gran parte del conto pagato dai sauditi. Glatt operò così bene, per se stesso, che poté andare in pensione in una tenuta della Virginia che si chiama Black Eagle. L’aquila nera era l’emblema ufficiale del governo nazista tedesco ed era stato il nome in codice per le operazioni Contras-cocaina di Oliver North, sotto la supervisione del generale panamense Manuel Noriega, per conto dei suoi boss della CIA e del Mossad. [8]
I contratti militari venivano distribuiti con la parsimonia delle caramelle, durante il conflitto nei Balcani, ma nessuna impresa guadagnò più della Brown & Root, che in seguito si fuse con il gigante delle costruzioni MW Kellogg, per diventare KBR. KBR è una filiale della Halliburton, di  Houston, dove Dick Cheney era al timone. Halliburton possiede anche la Dresser Industries, dove Lawrence Eagleburger faceva parte del consiglio di amministrazione. L’azienda è una piovra globale con sedi in 130 Paesi e più di 100.000 dipendenti. Cheney non era schizzinoso sui clienti dell’azienda, facendo ottimi affari con i dittatori nigeriani, Saddam Hussein e la giunta militare del Myanmar. [9] Brown & Root fu pagata 546 milioni dollari per costruire latrine, caserme e altre infrastrutture necessarie per mantenere le truppe della NATO e delle Nazioni Unite che occupano la Jugoslavia. Tre anni dopo, l’azienda venne pagata con altri 400 milioni di dollari per il supporto logistico in Bosnia, Croazia e Ungheria, dove la controllata della Brown & Root, conosciuta come International American Products, forniva supporto alle truppe. Gli addetti alla cucina ungheresi accusarono le truppe statunitensi, che frequentavano il loro posto di lavoro, di continue molestie sessuali e sfruttamento.
La società di Cheney ottenne anche contratti per rinforzare le basi militari USA in Italia. Brown & Root, che godeva del monopolio delle attività di supporto delle truppe, fin dalla guerra del Golfo, ricavo più di 260 milioni dollari facendo un lavoro simile durante le avventure militari degli Stati Uniti ad Haiti, in Somalia e in Ruanda. [10] Nel 1999 stipulò un contratto da 900 milioni dollari nei Balcani. Nel 2000, l’anno in cui Cheney si dimise per diventare il compagno di corsa del candidato Bush Jr., la Brown & Root ricevette 300 milioni di dollari con un contratto della marina degli Stati Uniti per migliorare le basi all’estero, un contratto da 100 milioni di dollari per migliorare la sicurezza delle ambasciate degli Stati Uniti in tutto il mondo e un contratto da 40 milioni dollari per gestire il National Institutes of Health. Cheney ha ricevuto un enorme pacchetto di pensionamento da 20 milioni dollari dalla Halliburton. E ancora 10 milioni di dollari di stock option. Lo stipendio alla Halliburton di Cheney, dove era presidente e amministratore delegato nel 1995-2000, era di 1,3 milioni dollari all’anno. [11]
Nel 1996, il segretario statunitense al commercio Mickey Kantor arrivò a Zagabria con i rappresentanti di 18 multinazionali statunitensi. Kantor e il suo entourage negoziarono un accordo d’investimento per ricostruire la Croazia, sarebbe stata una manna per le aziende. Bechtel, mai negligente nel fiutare un contratto pubblico, ne ottenne due per costruire centrali elettriche dal governo della Croazia. Gran parte degli sforzi per la ricostruzione bosniaca fu presieduta dal 353.mo Commando Affari Civili, una unità di riserva dell’esercito del Bronx, con grande connessioni con le corporazioni statunitensi. L’unità era guidata dal colonnello dell’esercito statunitense Michael Hess, che frequentava la nuova sede della Banca Mondiale istituita a Sarajevo. Datore di lavoro di Hess, al solito, era Citigroup dove operava come Relationship Manager per la Scandinavia, la Finlandia e il Benelux. Un altro membro della 353.ma Unità era un vice-presidente della ABN Amro Holdings NV, il colosso bancario olandese che nel 1997 rilevò la fallimentare vecchia banca britannica Barings, successivamente incorporata nella Royal Bank of Scotland. Nel  353.mo militavano anche un ingegnere della Schering-Plough, un broker della Merrill Lynch ed un ex manager della AT&T. Altri membri lavoravano per Texas Instruments, American Airlines, l’agenzia militare privata BDM Internazional, che addestrava i sauditi, e il gigante della difesa Lockheed Martin.
Il banchiere della ABN Amro, Renato Bacci, si incaricò della formazione dei banchieri della Bosnia, nel passaggio dal socialismo al capitalismo. Il tenente-colonnello del 353.mo, Gerry Suchanek, insegnava economia presso l’University of Iowa. Ha detto del suo lavoro, “Tutto quello che faccio a casa è insegnare il capitalismo. Tutto quello che faccio qui è lo stesso“. [12] La CIA aveva completato la partizione della maggior parte della Jugoslavia e gli agenti del capitale internazionale stavano avendo il sopravvento. Il problema era che la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, le enormi riserve di carbone e i giacimenti nell’Adriatico che Big Oil ambiva. Ottenere tali attività richiese il distacco della porzione di territorio più indisciplinata dal governo centrale di Belgrado.

[1] “Bin Laden’s Invisible Network“. Evan Thomas. Newsweek. 10-29-01. p.42
[2] “New Links in the bin Laden Money Chain”. Mark Hosenball. Newsweek. 11-12-01
[3] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. Gobalresearch.ca 11-2001
[4] CNN Headline News. 1-18-02
[5] “Serbs Will Never Give In, Military Chief Says”. AP. Great Falls Tribune. 12-3-95. p.1
[6] “TV Station Feeds Serbs Exclusive Propaganda”. Chris Hedges. New York Times. 6-9-96
[7] Cody. p.1
[8] Silverstein
[9] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[10] “Bosnia Mission Enriches Firm Headed by Ex-Defense Official”. AP. Missoulian. 3-23-96
[11] “Cheney’s Firm Profited from Military Roles Bush Attacked”. AP. St. Louis Post-Dispatch. 8-27-00. p.A1
[12] “An Army Reserve Unit Guides Reconstruction of Postwar Bosnia”. Thomas Ricks. Wall Street Journal. 6-10-96. p.A1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e il Bilderberg

Dean Henderson – 17 febbraio 2013

71406Non è un caso che la Jugoslavia fosse il secondo cliente più grande, dopo l’Iraq, della Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Entrambi i Paesi avevano chiamato la loro moneta dinaro ed entrambe, dopo aver rifiutato la follia globale della “privatizzazione”, videro quelle valute fortemente svalutate. La Jugoslavia, come l’Iraq, ha una lunga storia di sfida alle interferenze esterne nei propri affari. La sua economia, come l’Iraq, inclinava verso il socialismo fin da quando il maresciallo Tito cacciò i nazisti ustasha durante la seconda guerra mondiale. Inoltre, la Jugoslavia è diventata un leader mondiale nel Movimento dei Non Allineati (NAM), un folto gruppo di nazioni tradizionalmente guidata dall’India che scelse di non allinearsi né con gli Stati Uniti, né con l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. I banchieri internazionali disprezzano il NAM, perché i suoi membri tendono ad essere dei nazionalisti di centro-sinistra che custodiscono le proprie risorse contro Big Oil ed altre multinazionali. Il NAM è stato una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg che vedeva nelle lotte rivoluzionarie del Terzo Mondo contro la loro egemonia finanziaria, una minaccia comunista filo-sovietica. Poterono quindi riprodurre la carta della “Minaccia Rossa” per giustificare le loro guerre sanguinose di spopolamento.

Economic Warfare 101
La Jugoslavia era l’unica nazione dell’Europa orientale che non è mai stata un membro del Patto di Varsavia. Il Paese succedette all’India come presidente del NAM ed è diventato un rispettato leader del G-77, il gruppo delle nazioni in via di sviluppo che ha cercato di spostare i proventi del petrolio dell’OPEC dalle banche internazionali allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchinari poco costosi per le fabbriche del Terzo Mondo e di aziende agricole di proprietà contadine. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando sempre più valuta forte e affondando sempre più nel debito,  ora si volgevano verso la Jugoslavia della nuova industrializzazione, che spesso era disposta a scambiare macchine con materie prime.
Le multinazionali occidentali erano fumanti. Ciò che veramente le irritava era che, come l’Iraq, la Jugoslavia aveva creato una economia socialista di grande successo, indipendente dall’iniquo sistema finanziario internazionale. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dell’esempio jugoslavo, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo era morto“. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, che è stato demonizzato dalla banda della globalizzazione, ha sottolineato, “…il governo socialista resta sotto la minaccia dell’Europa controllata dal capitalismo“, fornendo “la prova vivente che la storia non è finita, che un altro sistema  economico è possibile“.
Le risorse naturali della Jugoslavia sono molto vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono notevoli giacimenti di petrolio al largo delle coste sul Mare Adriatico. Alcuni addetti del settore ritengono che i giacimenti di petrolio potrebbero eguagliare quelli sotto le dune di sabbia dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia controlla diciassette miliardi di tonnellate di carbone e una vasta ricchezza mineraria, tra cui l’enorme complesso minerario di Stari Trg, la prima struttura che il Reichstag nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estraeva piombo a Stari Trg per la rifornire le batterie dei suoi U-Boat. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare in qualsiasi percorso di oleodotto che colleghi via terra i giacimenti petroliferi dei Quattro Cavalieri del Mar Caspio all’Europa continentale. Si trova anche a cavallo della rotta principale che collega l’Europa all’Asia centrale, mentre lo strategico fiume Danubio scorre attraverso il centro della nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, il frutto maturo jugoslavo doveva essere raccolto. Entrarono in scena la BNL e la Kissinger Associates.
Lawrence Eagleburger è stato ambasciatore statunitense in Jugoslavia nel 1977-1981 e più tardi presidente della Kissinger Associates. Durante quest’ultimo incarico, è stato direttore presso la Banca LBS, una controllata della Ljubljanska Banka, la seconda banca della Jugoslavia. Mentre era alla LBS, Eagleburger è stato anche responsabile del rapporto della cliente BNL con la Kissinger Associates. Nel 1989, una relazione della Federal Reserve rilevava che il 20-25% delle attività della Banca LBS proveniva dalla BNL, tra cui milioni in prestiti della BNL all’Iraq; prestiti che la LBS comodamente riacquistò poco prima che Saddam ne divenisse inadempiente. La LBS riacquistò i fradici prestiti della BNL del gigante granario Cargill e finanziò un cantiere navale jugoslavo che costruiva le petroliere per la Mobil. Eagleburger forniva gratifiche aziendali ai suoi amici, mentre la LBS continuava una dieta di crediti inesigibili. Eagleburger fece anche parte del consiglio della  Global Motor, che fabbricava l’automobile Yugo. La Yugo era un simbolo dell’orgoglio nazionale in Jugoslavia, rappresentando un grande passo in avanti per il Paese, che si vedeva nel novero dei Paesi industrializzati. La Global Motor era una filiale della Zavodi Crevna Zastava, la spina dorsale dell’industria degli armamenti jugoslava.
Nel 1988, dopo aver opportunamente fatto uscire Eagleburger, la LBS venne accusata di riciclaggio di denaro. Le autorità jugoslave scoprirono  che Eagleburger aveva eluso i libri della LBS, e la sua capofiliale Ljublijanska Banka venne poi coinvolta in uno scandalo su false cambiali. Lo scandalo scosse il sistema bancario jugoslavo. La Global Motor fallì nel 1989. Il dinaro crollò, portando a diversi fallimenti e a un diffuso panico finanziario. Nel 2000, funzionari dei servizi segreti jugoslavi  dichiararono di avere le prove che la CIA avevano diffuso dinari contraffatti nell’ambito del suo piano per destabilizzare l’economia della nazione. La nave jugoslava, sabotata, stava affondando ed i suoi sabotatori del Bilderberger stavano afferrando le ultime scialuppe di salvataggio.
L’occidente si affrettò a dare la colpa dei problemi economici della Jugoslavia ai mali del socialismo, mentre la CIA iniziò a istigare le divisioni etniche nel Paese. Le potenze mondiali volevano distruggere la Jugoslavia socialista, spezzandola in piccoli feudi modellati sugli emirati fantoccio del GCC. Gli Stati Uniti organizzarono il patto di stabilità dei Balcani, che pretendeva un mercato regionale libero, mentre separatisti croati e musulmani, appoggiati dalla CIA, avviarono la rivolta armata. Per 45 anni gli Stati Uniti hanno giocato la carta etnica nei Balcani, una regione tradizionalmente colonizzata dalle potenze occidentali. Durante la seconda guerra mondiale oltre un milione di persone morì nei Balcani, la maggior parte per mano dei paramilitari di destra armati dai nazisti, come gli ustasha croati. Le loro vittime erano in gran parte serbi, ebrei e comunisti. Ora gli Stati Uniti, a scopo di propaganda, gettarono le loro risorse per scatenare lo scontro etnico.
I media statunitensi scelsero i vincitori schierandosi con i ricchi croati e musulmani, mentre demonizzavano la classe operaia serba, in generale socialista. Gli Stati Uniti giustificarono il loro sostegno ai separatisti musulmani e croati accusando l’esercito jugoslavo di pulizia etnica. Anche se vi erano molti musulmani e croati nell’esercito jugoslavo, la macchina propagandistica degli Stati Uniti lo denigrò insieme al popolo serbo. Un articolo di Newsweek del 17 agosto 1992, finalmente ammise che, “La maggior parte delle storie dell’orrore (attribuite ai serbi) sono impossibili da confermare.” Anche il burattino degli Stati Uniti, il Tribunale penale internazionale dell’Aja, accusò dirigenti croati e musulmani di genocidio tanto quanto fece con i serbi. Il movimento anti-guerra degli Stati Uniti, che si era già addormentato  durante il fiasco della Somalia, spappagallava la propaganda del dipartimento di Stato. Nessuna guerra nella Storia è stata così teleguidata da media aziendali schiumanti, isterici e completamente ciechi di quanto non fu la guerra che veniva condotta contro il popolo della Jugoslavia.
John Swainton, caporedattore del New York Times dal 1860-1870, spiegò meglio di chiunque altro perché, quando dichiarò di ritirarsi, “Non esiste una cosa come la libertà di stampa. Lo sapete voi e lo so io. Non c’è uno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni. Il ruolo del giornalismo è distruggere la verità, mentire apertamente, pervertire, prostrarsi ai piedi di mammona… Siamo strumenti e vassalli degli uomini dietro le quinte. Siamo burattini: tirando le corde balliamo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono di proprietà di questi uomini. Siamo prostitute intellettuali“.

Untermenschen
I media statunitensi imboccati dalla CIA, non esaminarono mai una volta i paralleli storici vergognosi della loro demonizzazione del popolo serbo. Quasi mezzo secolo prima, Adolf Hitler usò esattamente la stessa tattica per giustificare il genocidio dei serbi. Nel 1941 i nazisti di Hitler invasero la Jugoslavia. Definendo untermenschen i serbi, “meno che umani”. Nel frattempo le famiglie aristocratiche della Jugoslavia, in gran parte musulmani che avevano il potere durante il regno dell’Impero ottomano, si unirono con la grande borghesia croata, per formare gli ustasha pro-Hitler, che commisero orribili atti di genocidio contro la maggioranza della classe lavoratrice serba. I serbi sono in gran parte ortodossi, mentre i 4,7 milioni di croati della la Jugoslavia sono per lo più cattolici. Il Vaticano è stato accusato da gruppi di ebrei vittime dell’Olocausto “di aver raccolto l’oro che gli ustasha saccheggiarono dagli ebrei e dai serbi  durante la loro campagna di terrore“. Papa Pio XII, non parlò mai una volta contro i nazisti. [1] Quando Hitler invase l’Austria, i vescovi cattolici dissero alle loro congregazioni di sostenere i nazisti. Svastiche sventolarono sulla cattedrale di Vienna. Rudolf Hess fu l’ufficiale delle SS al centro della segreta alleanza nazisti-Vaticano-USA durante la seconda guerra mondiale.
L’azienda nazista IG Farben, che creò il gas velenoso Zyklon B utilizzato per il genocidio di Auschwitz, dove i prigionieri venivano usati come schiavi, si è trasformato nella Sterling Drug, Hoechst e Bayer. Nel 1998 Papa Giovanni Paolo II confermò la posizione del papato quando beatificò il cardinale croato Alojzije Stepinac, arcivescovo di Zagabria durante la seconda guerra mondiale. Quando la Germania invase la Jugoslavia, nel 1941, Stepinac abbracciò il governo filonazista di Ante Pavelic come la “mano di Dio all’opera“. Papa Pio XII ne fu apparentemente colpito, promuovendo Stepinac cardinale. Il Maresciallo Tito, il grande nazionalista che durante la seconda guerra mondiale unì il popolo jugoslavo contro gli invasori nazisti, non era così innamorato di Stepinac. Tito gettò in cella l’arcivescovo per la sua collaborazione con i nazisti e gli ustasha. Il presidente Franjo Tudjman, che avrebbe governato la Croazia fino alla sua morte nel 2000, adorava il cardinale Stepinac. [2]
Anche le banche internazionali sostennero i nazisti. Max e Paul Warburg sedettero nel consiglio di amministrazione della IG Farben, come fece HA Metz, direttore della Banca Warburg di Manhattan, e poi della Chase Manhattan. Direttore della Bank of Manhattan e membro del consiglio della Federal Reserve, CE Mitchell sedeva nel consiglio di amministrazione della filiale statunitense della IG Farben. Nel 1936 Avery Rockefeller impostò una holding con la famiglia tedesca Schroeder, i banchieri personali di Hitler. La rivista Time definì la nuova Schroeder, Rockfeller & Companyil booster economico dell’Asse Roma-Berlino“. La Morgan Guaranty Trust e la Union Banking Corporation (UBC) finanziarono i nazisti. Un membro del consiglio della UBC fu Prescott Bush, nonno del presidente George Bush Jr. [3]
Altre società statunitensi si allearono con i nazisti. La Farben unì le forze con la ITT, e insieme a GM, Exxon, Ford e GE inviò fondi e armamenti alle SS di Himmler. Sosthenes Behn della ITT era un direttore della National City Bank, oggi Citigroup. La ITT fornì ai nazisti apparecchiature radar, dispositivi di segnalazione dei raid aerei, spolette per l’artiglieria e tutti gli elementi usati per le bombe-razzo che poi devastarono Londra. I veicoli blindati dei nazisti furono prodotti dalla Ford e dalla controllata GM, Opel. Henry Ford fu un grande ammiratore di Hitler, che a sua volta teneva in grande considerazione Ford dopo la pubblicazione nel 1920 del suo trattato ‘L’Ebreo internazionale’. Il Mein Kampf di Hitler riportava intere pagine del libro di Ford. Nel 1938 Ford ricevette la più alta onorificenza nazista per un non-tedesco, la Gran Croce dell’Ordine Supremo dell’Aquila tedesca. [4]
Nel 1932 i leader dei colossi industriali tedeschi Krupp, Siemens, Thyssen e Bosch firmarono una petizione chiedendo al feldmaresciallo Paul von Hindenburg di nominare Hitler cancelliere della Germania. Un anno dopo, a casa del banchiere barone Kurt von Schroeder, un accordo venne siglato per portare Hitler al potere. Presenti alla riunione vi erano i fratelli John Foster Dulles e Allen dello studio legale Sullivan & Cromwell, che rappresentava la Schroeder Bank. L’amministratore delegato della Schroeder, TC Tiarks fu un direttore della Banca d’Inghilterra. [5] Nella primavera del 1934, il presidente della Banca d’Inghilterra Norman Montagu convocò una riunione di banchieri a Londra, decidendo di finanziare segretamente Hitler. Il presidente della Royal Dutch/Shell Sir Henri Deterding supportò questo sforzo. Sperava che Hitler avrebbe marciato contro l’Unione Sovietica e restituito i beni della RD/Shell sequestrati dai rivoluzionari a Baku, Groznij e Majkop. Anche dopo che gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania, il residente della Exxon Walter Teagle rimase nel consiglio della IG Chemical, la controllata negli Stati Uniti della IG Farben. Exxon rifornì i nazisti di piombo tetraetile, un componente importante per i carburanti. Solo Exxon, Du Pont e GM l’avevano. Teagle rifornì anche i giapponesi del suo prodotto. [6] Exxon e IG Farben collaboravano strettamente nel 1942, quando Arnold Thurman, capo della divisione anti-trust del dipartimento di Giustizia degli USA, produsse dei documenti che dimostravano che “Standard e Farben, in Germania, hanno letteralmente disegnato i mercati mondiali, stabilendo monopoli petroliferi e chimici dappertutto.” A partire dal 1998 vi erano ancora decine di cause pendenti contro Ford, Chase Manhattan, JP Morgan, Deutsche Bank, Allianz AG e diverse banche svizzere, per i loro rapporti con i nazisti.
Al centro della cerchia intima di Hitler, vi era la società segreta Germanordern (fratelli degli Skull & Bones di Yale), le società Thule e Vril. I concetti di “Grandi Maestri”, “Adepti” e “Grande Fratellanza Bianca”, che i nazisti usavano per giustificare la loro idea di superiorità ariana, erano idee antiche che provenivano dalle scuole misteriche egizie, dai cavalieri teutonici, dagli Illuminati e dai cabalisti ebraici. Gli stessi concetti si trovano nel movimento New Age di oggi, la cui rivista New Age viene pubblicata dalla Loggia massonica del Grande Oriente di Washington. Henry Kissinger fu uno dei primi sostenitori del movimento New Age. Il centro globale di questo pensiero fascista si può trovare presso la Business Roundtables controllata dai Rothschild di Londra.
Gli occultisti tedeschi credevano che antiche tribù tedesche fossero le vere custodi degli antichi misteri che avevano origine in Atlantide, quando sette razze divine vennero introdotte sulla Terra, forse dagli Annunaki. Thule era l’Atlantide teutonica che secondo i nazisti ospitava queste razze antiche, che avevano perso i loro poteri divini incrociandosi con semplici esseri umani. Al nucleo interno della Società Thule vi erano satanisti che praticavano la magia nera. Il maestro degli adepti del gruppo era Dietrich Eckhart, e in seguito queste idee vennero adottate dalle SS di Heinrich Himmler. Il Vril fu ideato nel libro del guru spirituale della Business Roundtable, Lord Edward Bulwer-Litton, il Vril, che tratta di una super-razza ariana giunta sulla Terra in un lontano passato. Il Generale Karl Haushofer era il leader della Vril e mentore di Hitler e Rudolf Hess. Heinrich Himmler era un membro della Vril. Haushofer collaborò con la CIA e i massoni italiani della P-2 per creare la “linea dei topi” per il Sud America (Haushofer morì nel 1946, quindi che abbia collaborato con massoni e OSS/CIA per realizzare tali linee, resta questionabile. NdT).
Hitler era ossessionato dalla Lancia del Destino, utilizzata dal soldato romano Caio Cassio per uccidere Gesù Cristo quando era appeso sulla croce. Hitler credeva, come i potenti delle società segrete moderne, che chi possiede la lancia controlla il mondo. L’autore Tex Marrs e altri hanno previsto che un candidato probabile degli Illuminati da incoronare come re Sangreal del Nuovo Ordine Mondiale sia Filippo di Spagna, un Asburgo. La famiglia Asburgo si dice possieda la Lancia del Destino. La svastica era un simbolo collegato ad un dio del Sole che simboleggiava Lucifero. L’aderente alla Business Roundtable Rudyard Kipling diffuse il simbolo in India, mentre la Società Teosofica di Madame Blavatsky la diffuse in Europa. Hitler è stato una volta descritto come un “figlio dell’Illuminismo”. [7]
Secondo il dott. Walter Langer, che tracciò un profilo psicoanalitico di Hitler per l’OSS, durante la guerra, Hitler poteva essere stato egli stesso un Rothschild. Langer scoprì una relazione della polizia austriaca che dimostrava che il padre di Hitler era un figlio illegittimo di una cuoca contadina di nome Maria Anna Schicklgruber, che al momento del suo concepimento era governante a Vienna a casa del barone Rothschild. [8] Nel maggio 1941, un mese dopo che le truppe naziste assaltarono la Jugoslavia, Rudolf Hess venne paracadutato nella tenuta del duca di Hamilton, dicendo che una forza soprannaturale gli disse di negoziare con gli inglesi. Hitler, che venne ostentatamente visitato da questa stessa apparizione, improvvisamente si oppose con veemenza all’occultismo. Ordinò un giro di vite contro massoni, templari e la società teosofica. Improvvisamente la banda di banchieri internazionali staccò la spina finanziaria di Hitler e cominciò a denunciarlo. Sei mesi dopo gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale.

L’ora dello squartamento
Nel giugno 1991, con la guerra del Golfo appena conclusasi, i separatisti croati e musulmani dichiararono la propria indipendenza in due regioni della Jugoslavia. Combattenti arabi fondamentalisti finanziati da Arabia Saudita e Kuwait, e addestrati dalla CIA, arrivarono in Jugoslavia per difendere le nuove enclave. Nel 1992, 1.200 soldati delle forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite arrivarono nella Croazia recentemente costituita. Entro la fine di aprile, i loro ranghi arrivarono a 14.000. [9] Ulteriori truppe delle Nazioni Unite furono schierate nella nuova enclave bosniaca e in Slovenia. Marine degli Stati Uniti arrivarono nel Mediterraneo. Una flottiglia navale, rappresentante sette nazioni guidate dagli Stati Uniti, si dispose nel Mare Adriatico al largo delle coste jugoslave. Istituti di beneficenza statunitensi come Americares e la Croce maltese sbarcarono a Zagabria, roccaforte croata, cibo, beni di consumo e giocattoli. I 600mila serbi che vivevano nella enclave separatista non ebbero giocattoli. Al contrario, erano terrorizzati. [10]
Il segretario di Stato di Bush, James Baker, era l’uomo di punta nell’assalto al governo jugoslavo, che definiva governo ‘serbo’, come se la Jugoslavia fosse improvvisamente scomparsa dalle mappe del mondo. I suoi combattenti islamici importati ora si spostarono in Bosnia. Gli assassini provenivano da gente come la Jihad islamica egiziana, il sanguinario Gruppo islamico armato algerino e al-Qaida. Questi fanatici occuparono le principali città e proclamarono Alija Izetbegovic e i suoi compari governanti della Bosnia-Erzegovina. Nel 1992, gli sloveni nazionalisti di destra seguirono l’esempio e dichiararono l’indipendenza dalla Jugoslavia. [11] Il governo jugoslavo  presentò una protesta alle Nazioni Unite, dicendo che gli Stati Uniti si erano schierati con i separatisti. Gli Stati Uniti risposero inviando 1000000 dollari in forniture per la Bosnia a bordo di  aerei dell’aeronautica militare che volavano dall’Italia. L’inviato degli USA Ralph Johnson, s’incontrò con l’autodichiarato presidente della Bosnia Izetbegovic.
Gli Stati Uniti riconobbero Croazia, Bosnia e Slovenia come nazioni indipendenti. I Bilderberger si affrettarono a preparare squadre di atleti provenienti da queste nuove nazioni per partecipare ai loro Giochi olimpici dell’estate 1992. Gli Stati Uniti convinsero il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a imporre sanzioni sulle restanti repubbliche jugoslave di Serbia e Montenegro. Lawrence Eagleburger e la Casa dei Saud spinsero per una revoca dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia, per fare avere armi ai combattenti islamici che la CIA addestrava. [12] Le importazioni di petrolio furono bloccate, il servizio di linea aerea sospeso e le squadre sportive jugoslave bandite dai Giochi olimpici. Il presidente Bush congelò 214 milioni dollari in attività jugoslave e annunciò l’imposizione di una no-fly zone, in stile iracheno, sulla Bosnia-Erzegovina. [13] Gli Stati Uniti  gettarono denaro nella campagna di Milan Panic, un milionario che viveva negli Stati Uniti, ora sostenuto dai media corporativi come nuovo cavaliere bianco di Belgrado da eleggere a Premier jugoslavo. Nel suo discorso della vittoria, Panic tirò un colpo sottile al socialismo, dichiarando: “Non è un’idea per cui valga la pena morire alla fine del 20° secolo“.
Mentre la Jugoslavia cercava di fermare la partizione del Paese guidata dalla CIA, i combattimenti s’intensificarono. Quando i marines degli Stati Uniti sbarcarono in Somalia, il regista del CFR George Pratt Schultz invocò una campagna di bombardamenti contro la Jugoslavia dal suo trespolo della Chevron-Texaco. Gli aerei da guerra della NATO subito bombardarono le forze jugoslave, che stavano cercando di ri-prendersi la Bosnia. I legislatori russi espressero la loro indignazione per questo primo bombardamento della NATO, approvando una legge che imponeva sanzioni commerciali contro la Croazia per “genocidio contro il popolo serbo“. L’ubriacone e ragazzo-poster del FMI, il presidente russo Boris Eltsin, pose il veto al disegno di legge. Secondo i resoconti dei media russi, la CIA era dietro l’attacco al mercato di Sarajevo che gli Stati Uniti avevano rumorosamente imputato ai serbi come pretesto per la campagna di bombardamenti. L’ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov definì i bombardamenti della NATO “un sentiero perverso che porta al passato, verso il nulla”. [14]
Sia l’esercito bosniaco che la neonata Federazione croato-musulmana e l’esercito croato, furono  addestrati ed equipaggiati da consiglieri turchi e statunitensi. L’addestramento fu curato da una società privata nota come Military Professional Resources International (MPRI), una società statunitense composta da generali e colonnelli in pensione. La MPRI venne pagata 400 milioni di dollari per addestrare l’esercito bosniaco, dai governi di Arabia Saudita, Kuwait, Brunei e Malesia. Molti membri dell’esercito bosniaco erano estremisti islamici che ora sono leader di al-Qaida. Dopo aver ricevuto l’addestramento dalla MPRI, l’esercito croato lanciò un’offensiva nel nord-ovest della Jugoslavia, occupando il territorio attorno a Banja Luka e la Krajina e distruggendo i colloqui di pace in corso a Belgrado. Nei cinque giorni precedenti l’offensiva croata, dal nome in codice operazione Tempesta di Fulmini, il generale della MPRI Carl Vuono, che fu Capo di Stato Maggiore dell’Esercito USA sia durante l’invasione di Panama che nella guerra del Golfo, s’incontrò almeno una decina di volte con il generale croato Varimar Cervenko, nell’isola di Brioni nel mare Adriatico. [15]
L’operazione Tempesta di Fulmini ha dato un nuovo significato alla frase “pulizia etnica”. Durante l’assalto sanguinoso croato alla Krajina, interi villaggi serbi furono saccheggiati e bruciati, lasciando centinaia di morti e oltre 170.000 senzatetto. Durante l’assalto croato a Knin, consiglieri degli Stati Uniti sostennero un sanguinoso massacro che spinse 200.000 contadini serbi a fuggire. Molti miliziani croati impiegati nell’assalto erano membri del fascista Congresso Nazionale croato (CNC), che aveva ricevuto finanziamenti da simili paria internazionali come il dittatore nicaraguense Anastasio Somoza e quello paraguaiano Alfredo Stroessner. Il leader del CNC, Janko Skrbin, fu condannato come criminale di guerra nazista, continuando ad evitare il carcere dal suo rifugio negli Stati Uniti. [16] Il comandante militare jugoslavo Momcilo Krajisnik disse dell’offensiva croata, “Ci troviamo nella posizione di fare fallire i colloqui di pace (a Belgrado), o  rendere chiaro che non accetteremo un falso cessate il fuoco, approvando così l’atteggiamento della comunità internazionale verso il comportamento musulmano e croato. Se singoli attori della crisi continuano a destabilizzare e distruggere lo Stato, l’esercito della Repubblica si impegna in misure per difenderne l’integrità, la sovranità e l’ordine costituzionale“. [17]
Con le bombe della NATO che piovevano sulla Bosnia e i croati che scatenavano l’offensiva con il sostegno degli USA, il governo jugoslavo fu costretto agli accordi di pace di Dayton, sponsorizzati dagli USA, che sancirono la spartizione della Jugoslavia. [18] Nel 1995, il presidente Milosevic  disse che fu ingannato a Dayton dalla delegazione degli Stati Uniti, guidata dall’inviato di Clinton Richard Holbrooke, ex banchiere del Credit Suisse First Boston, la vecchia narco-banca dell’Eastern Establishment che finanziò gli attentati a Kennedy e De Gaulle, e che gestiva i conti della Lake Resources di Richard Secord.
Nel dicembre 1995, durante lo sbarco di truppe straniere nelle nuove nazioni di Croazia, Bosnia e Slovenia, per “mantenere la pace”, il comandante dell’esercito jugoslava Ratko Mladic invitò il popolo jugoslavo a “difendere ciò che è nostro da secoli“. Disse degli sforzi in stile Iron Mountain della NATO, per il mantenimento della pace, “Non dobbiamo permettere che il nostro popolo finisca sotto il dominio di macellai. Coloro che ci hanno bombardato ora s’infiltrano come agnelli, dicendo che vogliono proteggere la pace.” Mladic è stato successivamente incriminato dal Tribunale internazionale per i crimini di guerra (IWCT), insieme al presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Prima di perseguire i dirigenti jugoslavi in contumacia, il procuratore capo dell’IWCT Richard Goldstone si riunì per due giorni con il direttore della CIA di Clinton, John Deutch, ex direttore di Citibank e SAIC.

Note
[1] “Vatican’s Finances in WWII being Questioned”. Naftali Bendavid. Chicago Tribune. 8-29-97. p.A1
[2] “Pope Beatifies Croatian Archbishop”. AP. Minneapolis Star Tribune. 10-4-98. p.A19
[3] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway, UK. 1994. p.168
[4] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. HarperCollins Publishers. New York. 2000. p.165
[5] Ibid. p.164
[6] Ibid. p.178
[7] Ibid. p.157
[8] Ibid
[9] “Arriving UN Soldiers Carry Hope to Croatia”. AP. Missoulian. 4-15-92
[10] “Plane Carrying Aid, Holiday Gifts for Croatians Allowed to Land”. Reuters/Kyodo. Japan Times. 12-27-91. p.1
[11] “Slovenians to Choose President, Parliament”. AP. Tulsa World. 12-16-92
[12] Evening Edition. National Public Radio. 12-13-92
[13] “UN Swats Yugoslavia”. AP. Missoulian. 5-31-92
[14] “NATO Bombs Stir Russian Anger”. AP. Missoulian. 9-15-95. p.A1
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28 to 8-4, 1997.
[16] The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.217
[17] “Supporters of Karadzic Ready to Battle in Bosnia”. Misha Savic. Denver Post. 8-23-97
[18] “As the War Winds Down, Troop Training Starts Up”. Missoulian. 2-11-96

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ www.deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha ucciso Slobodan Miloševic e perché

7 dicembre 2012 De-construct

Slobodan-MilosevicXL’improvvisa morte sospetta del presidente jugoslavo e serbo Slobodan Miloševic in una cella del tribunale dell’Aja, continua a suscitare interrogativi tra i ricercatori e i media indipendenti sei anni dopo. Robin de Ruiter, pubblicista e storico olandese cresciuto in Spagna, ha scritto un libro affascinante (di prossima pubblicazione in Serbia, ma non ancora disponibile in italiano), che non mette in discussione se l’ex presidente della Serbia sia stato ucciso a L’Aja, ma si concentra sui mandanti e gli esecutori di questo crimine.

Demonizzazione brutale tesa all’omicidio premeditato
De Ruiter utilizza fatti verificabili per smantellare il mito occidentale del “macellaio dei Balcani”, ed esamina le ragioni dietro la brutale propaganda di demonizzazione volta a trasformare l’ex presidente serbo in un mostro, insieme all’intera nazione serba. Utilizzando un metodo semplice, mettendo insieme il ritratto di una persona reale e i fatti storici, andando oltre le caricature grottesche create dall’occidente, l’autore presenta una forte prova sulla ragione principale per cui la NATO e e le potenze occidentali guidate da Washington, hanno voluto far tacere per sempre Miloševic.
Contrariamente a quanto sostenuto in generale e alle premesse dell’imputazione del tribunale dell’Aja, “l’obiettivo politico di Miloševic era mantenere il Kosovo all’interno dei confini della Serbia e impedire alla maggioranza albanese di scacciare la minoranza serba dal Kosovo. Non vi era alcun incitamento all’odio nazionalista, né è stata effettuata una pulizia etnica. Al contrario, i membri del Partito socialista di Milosevic hanno sempre sottolineato i vantaggi della multietnicità per la Serbia“, scrive Robin de Ruiter. L’autore, che si sentiva obbligato a scrivere questo libro “per amore della verità”, cita una serie di giuristi, storici e giornalisti investigativi indipendenti che l’hanno aiutato nella sua ricerca approfondita, mettendo insieme il materiale presentato.

Un aspirina al giorno toglie il medico di torno
L’11 marzo 2006, alle 10:00, a 65 anni, Miloševic veniva trovato morto nella sua cella situata a  Scheveningen, all’Aja, Paesi Bassi, mentre il suo processo per presunti crimini di guerra era in pieno svolgimento, con la presentazione delle prove della difesa. Secondo i patologi olandesi, la causa della morte fu un arresto cardiaco. Oltre alla autopsia, un’analisi tossicologia venne richiesta. Secondo i funzionari dell’Aja, la salute di Miloševic aveva iniziato a peggiorare bruscamente e progressivamente quando era iniziato il processo, ed era sotto costante supervisione da parte di “personale medico altamente qualificato”.
L’autore, tuttavia, ha scoperto il fatto che solo un medico generico e un infermiere componevano l’intera squadra del centro di detenzione dell’Aja composto da ‘personale medico altamente qualificato’. De Ruiter rivela anche che la ‘terapia’ che Miloševic ricevette durante il primo anno di detenzione, consisteva in una singola aspirina al giorno, nonostante il fatto che fosse noto che soffrisse di problemi cardiaci e di pressione alta. L’avvocato di Miloševic, Zdenko Tomanovic, afferma che d’allora la salute del suo cliente venne sistematicamente erosa.
Quando il presidente Miloševic morì, lo specialista russo Dr. Leo Bokeria, del famoso Istituto Bakulev, rivelò ai media: “Negli ultimi tre anni abbiamo sempre insistito, senza successo, che Miloševic venisse ricoverato in un ospedale per essere correttamente diagnosticato. Se a Miloševic fosse stato consentito l’accesso a una qualsiasi clinica specialistica, avrebbe avuto un trattamento adeguato e avrebbe vissuto molti anni.”
All’inizio di maggio 2003, un gruppo di tredici medici tedeschi inviarono al tribunale un testo, esprimendo la loro preoccupazione per la salute di Miloševi? e l’assenza di un trattamento adeguato. Ma tutti i suggerimenti dei medici specialisti vennero scartati e una terapia adeguata rimase indisponibile. Inoltre, non vi fu alcuna risposta a questa e ad altre proteste scritte dallo stesso gruppo di medici.

Farmaci sconosciuti nel sangue di Miloševic
Dopo un anno di trattamento della miracolosa aspirina quotidiana come panacea per malattie cardiovascolari, un gruppo di medici messo su dai burocrati del tribunale emise la seguente diagnosi: danni secondari a vari organi e pressione estremamente alta che in determinate condizioni potrebbe portare a ictus, arresto cardiaco e coronarico o morte prematura. In contrasto con questi risultati, il procuratore generale dell’Aja Carla del Ponte, che sembrava saperne di più, affermò che secondo lei Miloševic “stava eccezionalmente bene”.
L’analisi medica nel 2005 aveva mostrato la presenza di sostanze chimiche “sconosciute” presenti nei sangue di Miloševic, che annullavano gli effetti dei farmaci per la pressione alta. A causa di questa scoperta, Miloševic chiese di essere curato da specialisti russi. Anche se il governo russo il 18 gennaio 2006 offrì la garanzia che Miloševic sarebbe stato messo a disposizione del tribunale, dopo le cure, la richiesta di Miloševic venne negata a febbraio. Poche settimane dopo era già troppo tardi: Miloševic subì l’annunciato e atteso infarto. Tra gli altri, De Ruiter cita la conclusione della rivista olandese Obiettivi:Il fatto stesso che i giudici [Robinson, Kwon e Bonomy] si rifiutassero di dar seguito alla sua richiesta di cure, è sufficiente motivo per sporgere denuncia contro il Tribunale per omicidio premeditato.”
Ulteriori sospetti vennero sollevati dal fatto che le ripetute richieste della famiglia di Miloševic, di un’autopsia indipendente al di fuori dei Paesi Bassi, vennero negate e ignorate. Robin de Ruiter cita anche la dichiarazione di Hikeline Verine Stewart di Amnesty International, che ha sottolineato che la morte prematura di Miloševic era stata conseguenza diretta dei farmaci controindicati trovati nel suo sangue. “Siamo certi che siano la causa della morte. La morte per cause naturali è assolutamente fuori questione“, disse.

Purè di patate con rifampicina
L’autore prende in esame una serie di speculazioni circa l’avvelenamento prolungato dell’ex presidente, nel centro di detenzione di Scheveningen, e conclude che sono tutt’altro che infondate. Nel 2002 si scoprì che a Miloševic venivano somministrati farmaci sbagliati che alzavano la pressione già alta. De Ruiter cita il quotidiano olandese NRC Hadelsblad dal 23 novembre 2002: “Slobodan Miloševic assumeva farmaci sbagliati nel centro di detenzione di Scheveningen, che  aumentavano la sua pressione sanguigna. Questo fu il motivo per cui il processo all’ex presidente jugoslavo dovette essere sospeso all’inizio di novembre. Uno dei commentatori del tribunale sosteneva che questo non era un errore. Rifiutò ulteriori commenti.”
Una delle prove che dimostra che Miloševic è stato probabilmente avvelenato durante il suo processo, fu un incidente alla fine di agosto 2004, quando il personale di Scheveningen fu assai  allarmato dopo aver scoperto che un altro detenuto aveva ricevuto la cena di Miloševic. Nel settembre 2004, durante il processo, Miloševic citò questo episodio: “Per tre anni i medici di qui mi hanno considerato in salute e in grado di condurre la mia difesa. E poi qualcosa di veramente strano ha avuto luogo: tutto ad un tratto un ‘medico indipendente’ arrivato dal Belgio, paese in cui ha sede la NATO, annunciava che la mia salute non era abbastanza buona perché continuassi la mia difesa. E tutti i medici qui furono improvvisamente d’accordo in modo unanime su ciò [...] Sentitevi liberi di raggiungere le vostre conclusioni, ma vi prego di tenere presente che sto usando farmaci che i medici hanno prescritto. Io non sono molto sicuro di quello che sta succedendo qui, ma potrei chiamare il personale di guardia a testimoniare su tutto ciò che è accaduto quando mi è stato dato un pasto preparato per una persona dell’altro lato del corridoio. Ci fu un grande clamore per darmi del cibo che era stato preparato specificatamente per me, anche se tutti i pasti sembrano esattamente uguali. Non ne ho fatto un problema, non avevo idea di ciò che stava accadendo. Ma ho alcune ipotesi che possono essere giustificate o meno, ma non vi è una chiara prova…” A quel punto, il giudice Robinson fece tacere Miloševic chiudendo il suo microfono.
Questo incidente allarmante non è mai stato discusso o indagato. Nel frattempo, la salute di Miloševic continuava a deteriorarsi rapidamente e quotidianamente. Aveva riferito un malessere quotidiano, una terribile pressione dietro gli occhi e nelle orecchie. L’ex ambasciatore canadese James Bissett testimoniò, dopo aver visitato il presidente serbo Milosevic a Scheveningen, che improvvisamente era diventato terribilmente rosso in faccia e che si prese la testa fra le mani. Miloševic disse che la testa riecheggiava quando parlava, come una pentola di metallo.
Nel marzo 2006, Miloševic espresse le sue preoccupazioni per l’ennesima volta: “Nel corso di cinque anni di detenzione non ho preso un solo antibiotico, non ho avuto infezioni, tranne un’influenza e ancora, nel referto medico del 12 gennaio 2006 [che ricevette due mesi dopo] diceva che vi era un farmaco nel mio sangue, usato per trattare la tubercolosi e la lebbra, la Rifampicina.” Commentando questi risultati dei test che avevano rilevato la rifampicina, altamente tossica, nel sangue di Miloševic, Verine Stewart disse: “E’ un mistero inspiegabile perché dessero a Miloševic e ai suoi avvocati i risultati dei suoi test medici del 12 gennaio, solo due mesi dopo, il 7 marzo.”
Un’altra domanda rimasta senza risposta era perché la morte di Milosevic venne scoperta così tardi, nel più sicuro centro di detenzione, il più tecnologicamente avanzato e dotato di telecamere in ogni cellula, e con controlli ogni mezz’ora. Alla conferenza stampa seguente Carla del Ponte sostenne che non vi furono controlli ogni mezz’ora, durante la notte in cui Miloševic morì. Inoltre, per qualche ragione, tutte le telecamere erano spente quella notte. Quando gli chiesero perché, Del Ponte semplicemente rispose che “non era responsabile delle cose che accadono in prigione“.

L’ambasciatore tedesco: le accuse a Miloševic non valgono la carta su cui sono scritte
Nel frattempo, secondo De Ruiter, emerse una serie di dichiarazioni ufficiali dal mondo del diritto internazionale e degli esperti di crimini di guerra, che sottolineava che il processo a Miloševic, in un primo momento annunciato come il ‘processo del secolo’, si era trasformato in un processo segreto. Secondo l’ex ambasciatore tedesco Ralph Hartmann, “già nel suo discorso di apertura, Miloševic ha rivelato fatti sensazionali, dimostrando il ruolo attivo di Stati Uniti, Germania ed altri paesi della NATO giocato nello smembramento e nelle guerre della ex-Jugoslavia. Si può ignorare la verità, ma non la si può sconfiggere“. Mentre il processo progrediva divenne evidente che l’accusa del tribunale dell’Aja valeva solo la carta su cui era scritta.

Meglio … se muore nella sentenza
Molti giuristi, in tutto il mondo, criticarono la sciarada dell’Aja, sottolineando pubblicamente che il  tribunale dell’Aja chiaramente non aveva alcuna prova reale contro Miloševic e che le accuse contro di lui sfumavano senza tanti complimenti. Un certo numero di commentatori, alcuni dei quali citati da De Ruiter, in realtà avevano sottolineato che l’unico modo per l’Aja di uscire da quella situazione era che Miloševic morisse.
Sarebbe meglio se Miloševic muore mentre si è ancora in ballo, disse James Gaw, esperto e consulente del tribunale per i crimini di guerra dell’Aja. Perché, se il processo continua fino alla fine l’unica cosa che può eventualmente essere condannata è una violazione secondaria della legge”, disse Gaw. L’autore conclude che il tribunale può senza dubbio essere accusato di omicidio colposo, e forse anche di omicidio premeditato per cui, come alcuni resoconti dei media hanno affermato, dovrebbe rispondere. Non vi è alcun dubbio che la responsabilità per la morte di Miloševic ricada in pieno sul Tribunale dell’Aja e su Washington, scrive De Ruiter.

Effetto boomerang
Il 25 agosto del 2005 il procuratore dell’Aja Geoffrey Nice, annunciava che Miloševic non era più accusato del tentativo di creare la mitologica ‘Grande Serbia’. La rimozione di un elemento importante dell’accusa contro il presidente serbo aveva leso radicalmente l’intera costruzione. In effetti, le fondamenta su cui tutte le accuse dell’Aja contro Slobodan Miloševic riposavano e si reggevano tutti insieme, era la premessa che tutto ciò che aveva fatto Miloševic avrebbe avuto un unico obiettivo: creare la ‘Grande Serbia’.
Dolorosamente, il Tribunale comprese che la possibilità di ottenere una condanna anche nominalmente credibile, stava diventando sempre più esigua. L’avvocato olandese NMP Steijnen disse: “Il caos è sempre più evidente. Le accuse cominciano a rivoltarsi contro i pubblici ministeri, come un boomerang. Il tribunale teme che Miloševic e i suoi testimoni riveleranno il ruolo svolto dall’occidente nello smembramento della Jugoslavia, e come l’occidente ha sistematicamente diffuso bugie sulla presunta unità serba per la ‘Grande Serbia’, ed i crimini commessi dalla NATO nella guerra di aggressione contro la Jugoslavia e la Serbia e, quindi, che Miloševic e i suoi testimoni avrebbero in conclusione dimostrato chi doveva essere trascinato davanti ai giudici. Miloševic presentò più e più volte, e con l’aiuto di testimoni occidentali, le prove patenti che il Kosovo non affrontava una ‘catastrofe umanitaria’, alla vigilia del bombardamento NATO della Jugoslavia nel 1999. Non era Miloševic che stava perdendo il processo, ma il tribunale“.
In un articolo, il signor Steijnen scrisse: “Nel corso degli anni del processo, in 466 sessioni, i pubblici ministeri portarono centinaia di testimoni contro Milosevic, accumulando più di 5.000 documenti su di lui, e non hanno dimostrato nulla. Questa assenza di dati reali, la condiscendente  contrattazione dell’azione penale verso sospetti che si rifiutarono di testimoniare contro Miloševic per ottenere riduzioni di pena in cambio, tutto ciò poteva solo danneggiare il tribunale. Gli adoratori del tribunale, nel loro ruolo di reporter, fecero attentamente di tutto per impedire al pubblico di sapere che Miloševic, con i suoi testimoni, aveva inflitto colpi mortali a ciò che restava delle accuse.”

Seri motivi per un omicidio a sangue freddo
De Ruiter prende atto che il tribunale dell’Aja era già in guai seri, ma le cose sarebbero di molto peggiorate quando sarebbe stato finalmente il turno di Miloševic per la sua difesa. I testimoni che avrebbero testimoniato in difesa di Miloševic, senza eccezione, erano eminenti, autorevoli e credibili, e avrebbero causato gravi mal di testa al tribunale, soprattutto se si tiene presente il fatto che diverse testimonianze dell’accusa ‘erano state smontate e dimostrate delle falsità, a volte fino al punto di diventare ridicole e grottesche.
La situazione era diventata estremamente tesa quando, alla fine di febbraio 2006, Miloševic aveva annunciato che avrebbe chiamato Wesley Clark e Bill Clinton alla sbarra. Aveva intenzione di dimostrare, al di là di ogni dubbio, che gli Stati Uniti avevano condotto una guerra illegale contro la Jugoslavia, e consapevolmente e volutamente bombardato obiettivi civili, presentando in tal modo il vero crimine contro l’umanità. Secondo De Ruiter, l’intenzione di Miloševic non era solo inaccettabile per la NATO, ma anche per il tribunale, che sarebbe stato completamente distrutto se tali prove venivano presentate.
James Bissett, ambasciatore del Canada nell’ex Jugoslavia dal 1990-1992, disse: “Sono sempre stato scettico nei confronti di tribunale, perché sono convinto che è uno strumento utilizzato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per mascherare i propri errori nella tragedia dei Balcani. Il tribunale serve per presentare Miloševic e la nazione serba come i responsabili di tutti i mali che colpirono quello sfortunato paese.” Il Generale russo Leonid Ivashov disse: “Slobodan Miloševic era l’unico che potesse testimoniare  nettamente e in modo chiaro sul ruolo che gli Stati Uniti hanno svolto nel sanguinoso smembramento della Jugoslavia degli anni novanta, e che avrebbe potuto farlo completamente e fino al più piccolo dettaglio. Questo è esattamente ciò per cui aveva combattuto mentre era sotto processo.” Secondo il Generale Ivashov, se Miloševic veniva dichiarato innocente, tale sentenza avrebbe avuto conseguenze di vasta portata sia per il tribunale che per la NATO. Il Generale Ivashov ritiene che fu questo il motivo dell’omicidio di Miloševic. “Si tratta di un assassinio politico su mandato”, disse Ivashov.
Slobodan Miloševic è morto nella sua cella proprio nel momento in cui la sua difesa era in pieno svolgimento. Era preoccupato per la sua salute, ma bruciava dal desiderio di esporre la verità su ciò che era realmente avvenuto nei Balcani. Non aveva motivo di suicidarsi. D’altra parte, il tribunale dell’Aja aveva un motivo evidente e considerevole per l’omicidio. La NATO, creatrice e finanziatrice del tribunale, stava perdendo il controllo del caso Miloševic. Miloševic doveva essere messo a tacere prima di poter esercitare il proprio diritto di parlare?”, si chiede De Ruiter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Srebrenica: genocidio o propaganda?

De-Construct 4 maggio 2007
Il ‘genocidio di Srebrenica’ è una bufala?
Aleksandar Pavic WorldNetDaily

3678_mudzahedini_5Per più di 10 anni, il termine “Srebrenica” è stato usato per indicare il massacro di “musulmani innocenti” per mano di cristiani, specificamente dall’esercito serbo-bosniaco, secondo cui si presume siano stati massacrati, secondo la versione attualmente accettata dalla maggior parte dei principali media, “tra 7.000 e 8.000 musulmani” quando presero quel paesino nella Bosnia orientale, a metà del luglio 1995. Secondo la leggenda, i serbi di Bosnia catturarono questa “zona protetta dall’ONU” e  procedettero a deportare e giustiziare migliaia di uomini, donne e bambini nel giro di pochi giorni, per poi seppellirli nelle fosse comuni, che sono ancora ricercate dopo quasi 12 anni.

1. Numeri truccati
Lo storico e ricercatore di Belgrado Milivoje Ivanisevic, che ha documentato le vittime della guerra civile jugoslava per più di un decennio, ha recentemente contestato le rivendicazioni in un nuovo opuscolo, “La carta d’identità di Srebrenica“, che documenta che centinaia dei corpi sepolti nel Srebrenica Memorial non furono uccisi nel luglio 1995, quando il presunto genocidio avrebbe avuto luogo, ma che si trattava di persone decedute di morte naturale ben 13 anni prima che gli eventi avessero avuto luogo. L’ultima prova offerta da Ivanisevic indica che il numero di coloro che sono sepolti presso il Complesso Memoriale di Srebrenica, non solo non sono stati uccisi nel luglio del 1995, ma in realtà sono morti molto prima, perfino nei primi anni ’80, più di 10 anni prima che iniziasse la guerra civile in Jugoslavia.

2. I morti votano
Secondo Ivanisevic, a partire dal marzo 2007, più di 12 anni dopo l’evento, un totale di 2.442 corpi vennero sepolti al Memorial. Tra questi, un 914, oltre il 37 per cento, erano sulle liste elettorali delle elezioni del 1996 in Bosnia, tenutesi un anno dopo il presunto “genocidio”. Le liste elettorali furono approvate e controllate dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa [OSCE], che curò le elezioni.

3. I musulmani “massacrati” sono morti di cause naturali
Una seconda scoperta ancora più significativa, indicava il fatto che “almeno 100 persone” sepolte nel Memoriale sono morte per cause naturali. Ivanisevic afferma che i numeri sarebbero ancora più alti se gli fosse stato consentito l’accesso ai registri anagrafici di Srebrenica e delle città circostanti. Tuttavia, tra i diversi nomi, con date di nascita, morte e luogo di morte, vi sono: Fetahija (Nazif) Hasanovic, n. 1955 – m. 15 dicembre 1996, Srebrenica, Sukrija (Amil) Smajlovic, n.1946 – m. 2 maggio 1996, Zaluzje; Maho (Suljo) Rizvanovic, n.1953 – m. 3 gennaio 1993, Glogova; Mefail (Meho) Demirovic, n.1970 – m. 10 maggio 1992, Krasanovici; Redzic (Ahmet) Asim, n.1949 – m. 22 aprile 1992, Bratunac.

4. Presunte “vittime di Srebrenica” uccise prima di Srebrenica
In terzo luogo, Ivanisevic afferma che diverse centinaia di soldati e civili sono stati trasferiti al Memorial di Srebrenica da altri cimiteri e riseppelliti con rituali musulmani. Uno di questi è il corpo di Hamed (Hamid) Halilovic, trasferito dal vicino cimitero di Kazani, che a quanto pare è morto ben 13 anni prima del “genocidio” di Srebrenica. Altri corpi trasferiti da Kazani al Memoriale di Srebrenica comprendono quelli di Osman (Ibro) Halilovic, Nurija (Smajo) Memisevic, Salih (Saban) Alic, Mujo (Hasim) Hadzic, Ferid (Ramo) Mustafic e Hajrudin (Ismet) Cvrk. In quarto luogo, utilizzando registri catturati all’esercito musulmano-bosniaco, Ivanisevic elenca più di una dozzina di nomi di soldati alle cui famiglie furono concessi alloggio e servizi sociali dovuti ai familiari dei soldati uccisi in azione prima dell’11 novembre 1993, quando i documenti vennero catturati dall’esercito serbo-bosniaci. In quinto luogo, sulla base dei documenti acquisiti nello stesso modo, Ivanisevic fornisce i nomi di decine di combattenti dell’esercito musulmano-bosniaco uccisi prima del 7 marzo 1994.

5. I macellai della Jihad camuffati da vittime innocenti
Ivanisevic continua a fornire i nomi dei soldati bosniaci musulmani sepolti presso il Memoriale di Srebrenica implicati in numerosi massacri di civili serbi nella zona vicina, in cui vennero uccisi oltre 3.000 serbi. È interessante notare che il comandante della forze dell’esercito bosniaco a Srebrenica, Naser Oric, fu condannato a due anni dal Tribunale penale internazionale per la Jugoslavia, o ICTY, nel giugno 2006 per la sua partecipazione a questi omicidi, alcuni dei quali ripresi in video e diffusi dal giornalista del Washington Post John Pomfret, che lo incontrò nella “zona di sicurezza delle Nazioni Unite” nel 1994. [Bill Schiller sul Toronto Star del Canada]

Il Dipartimento di Stato della Clinton, ancora in carica, condivide il mito
Negli anni ’90, l’amministrazione Clinton ha utilizzato il preteso “genocidio di Srebrenica” per intervenire nella guerra civile bosniaca dalla parte dei musulmani bosniaci e applicare il successivo accordo di pace di Dayton per la Bosnia-Erzegovina, nel novembre 1995, con il riconoscimento reciproco tra Jugoslavia (ora Serbia), Croazia e Bosnia. Più in generale, la burocrazia del Dipartimento di Stato della Clinton ha utilizzato il “genocidio di Srebrenica”, come da allora è stato definito a seguito delle controverse sentenze pronunciate dal Tribunale Penale Internazionale per la Jugoslavia a L’Aia, per giustificare il suo sostegno ai movimenti politici musulmani non solo in Bosnia, ma in Macedonia e nella regione del Kosovo della Serbia, che attualmente cerca l’indipendenza. E poiché la maggior parte degli indirizzi della Clinton è affidata al Sottosegretario di Stato per gli affari politici Nicholas Burns, che continua l’esecuzione della strategia degli Stati Uniti nei Balcani, la sua azione politica è rimasta tale fino ad oggi.
Così, anche se l’indipendenza albanese del Kosovo è pesantemente sostenuta dagli Stati Uniti, dagli inglesi e dai tedeschi, ai serbo-bosniaci, infelici per la prospettiva di rimanere chiusi dentro una Bosnia a maggioranza musulmana, è stata negata l’indipendenza, grazie al “genocidio di Srebrenica” utilizzato come argomento principale, vale a dire che i vantaggi della guerra conseguiti attraverso il “genocidio” non possono essere sanzionati. Molti osservatori, tra cui una recente analisi del Bollettino G2, collega il sostegno occidentale dei musulmani nei Balcani a spese dei cristiani, nel quadro di una più ampia politica per placare i regimi “moderati” sunniti in Medio Oriente, nell’ambito di una coalizione anti-iraniana.

Srebrenica trasformata in un santuario per la Jihad
Tra gli elementi radicali bosniaci musulmani, il racconto di Srebrenica è stato utilizzato non solo per ottenere il sostegno alla causa generale della jihad, suscitando il sentimento tra i musulmani di essere oppressi e perseguitati dai non-musulmani, ma per costruire ciò che alcuni chiamano il “primo santuario musulmano in Europa”, un luogo di ritrovo per i musulmani di tutto il mondo con intenzioni anti-occidentali, anti-europee e anti-cristiane. Il complesso del memoriale di Srebrenica ora serve come luogo di pellegrinaggio dove i musulmani possano vedere, in prima persona, i risultati di quello che credono essere un’atrocità senza precedenti contro i loro compagni di fede.

I mass media occidentali perpetuano il mito
L’intero racconto di Srebrenica è stato supportato fondamentalmente dai media mainstream occidentali, con in testa New York Times, Washington Post, Los Angeles Times, Wall Street Journal e i principali media britannici, tedeschi e francesi, che hanno collegato le notizie dai Balcani, nel corso degli anni, con riferimenti al “genocidio di Srebrenica” definendolo, tra le altre cose, “la peggiore atrocità in Europa dalla seconda guerra mondiale“, e “macchia sulla coscienza dell’Occidente“, ecc. Fin dall’inizio, numerose voci di dissenso, sia in occidente che in ex-Jugoslavia, hanno contestato sia i mass media occidentali, sia le accuse e le sentenze dell’ICTY connesse a Srebrenica, ma non hanno ricevuto quasi nessuna pubblicità di sorta.

Il Gruppo di Ricerca su Srebrenica demistifica la menzogna
Nell’estate del 2005, nel 10° anniversario della manifestazione, il “Gruppo di Ricerca su Srebrenica” composto in gran parte de figure accademiche e mediatiche anglo-statunitensi e, così come gli ex funzionari civili ed osservatori militari delle Nazioni Unite, con esperienza sull’ex-Jugoslavia, creò  un sito web in cui l’intera storia del “massacro di Srebrenica” è stata riconsiderata e demistificata. Invece sul dato di 7-8000, i funzionari delle Nazioni Unite e gli esperti del Congresso degli Stati Uniti parlano di “700-800″, “poche centinaia”, “un totale di circa 2.000 musulmani e serbi”, ecc. Henry Wieland, capo della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite, che ha passato diversi giorni ad intervistare i profughi di Srebrenica nel luglio 1995, avrebbe detto che non aveva trovato “nessuno che avesse visto con i propri occhi una qualsiasi atrocità.”

I risultati e i verdetti forensi dell’ICTY contestati
I risultati forensi vennero richiamati all’ordine e venne affermato che l’intero processo di scavo e identificazione dei corpi era stato controllato da un’organizzazione fondata dal defunto leader islamico bosniaco Alija Izetbegovic. E un professore canadese di diritto internazionale smontò i verdetti del ICTY su Srebrenica, dimostrando, tra le altre cose, che il generale serbo-bosniaco Radoslav Krstic, condannato a 46 anni, è stato, nel verdetto del tribunale, assolto dalla partecipazione o anche dalla conoscenza del massacro, invece di essere condannato in base alla ricostruzione dell’ICTY della sua “responsabilità di comandante”.
Il testimone dell’accusa, Drazen Erdemovic, un croato bosniaco che misteriosamente apparve nelle file dell’esercito serbo-bosniaco dopo aver precedentemente combattuto nei ranghi dell’esercito musulmano bosniaco, che sostenne di aver partecipato al massacro di 1.200 musulmani a Srebrenica, venne esentato dal contro-interrogatorio perché ritenuto dalla stessa corte “mentalmente instabile” e, in definitiva, ebbe una condanna a cinque anni per la sua “cooperazione”. Eppure, i media, senza eccezioni, hanno ignorato i risultati del gruppo, anche quelli che citano i rapporti degli stessi media presenti sul terreno in quel momento.

Istituto olandese: Srebrenica era un rifugio sicuro per diverse migliaia di armati musulmani bosniaci che devastavano i villaggi serbi nei dintorni
L’Istituto olandese per la documentazione di guerra ha pubblicato un ampio rapporto, nel 2002: “Srebrenica, uno spazio ‘sicuro’“, che dettaglia tra le altre cose che Srebrenica, anche se dichiarata “zona di sicurezza delle Nazioni Unite“, in realtà non è stata mai smilitarizzata, e che molte migliaia di truppe musulmane bosniache vi erano di stanza, da dove organizzavano numerose incursioni letali contro i villaggi serbi nelle vicinanze. L’accusa è stata ulteriormente corroborata dalla relazione del segretario generale dell’ONU all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, del 15 novembre 1999. Il libro di Ivanisevic sarà presto tradotto in inglese.
Resta da vedere se i mass media occidentali aziendali continueranno ad ignorare questa e altre prove che sfatano l’affermazione che un “genocidio” anti-musulmano ha avuto luogo a Srebrenica, nel luglio del 1995. Alcuni personaggi pubblici nei Balcani hanno chiesto che una commissione internazionale su Srebrenica riesamini le prove e faccia una nuova valutazione più equilibrata e indipendente di ciò che accadde nella Bosnia orientale, durante le ultime fasi della guerra civile, nell’estate del 1995.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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