Sette ragioni per respingere la tesi dei missili “iraniani” agli yemeniti

Filip Vuković, Balkans Post 15 dicembreNikki Haley, l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, mostrava “prove concrete” che l’Iran viola le risoluzioni delle Nazioni Unite fornendo armi alle forze di Ansarullah, gruppo ribelle nello Yemen. “In questo magazzino ci sono prove concrete della proliferazione illegale di armi iraniane, raccolte dagli attacchi diretti ai partner della regione“, ha detto di fronte ai resti di un missile balistico delle dimensioni di un’automobile, durante la conferenza stampa presso la Base Anacostia-Bolling di Washington, DC. Gesticolando col missile dietro, invocava sanzioni internazionali maggiori contro l’Iran. Prima di Haley, i funzionari sauditi avevano mostrato i resti del missile in TV, nel tentativo di convincere gli spettatori che fosse stato effettivamente abbattuto. “Questi sono i pezzi recuperati di un missile sparato dai miliziani huthi dallo Yemen all’Arabia Saudita“, aveva detto Haley. “L’obiettivo dal missile era un aeroporto civile di Riyadh dove transitano ogni giorno decine di migliaia di passeggeri: immaginate se questo missile fosse stato lanciato sull’aeroporto Dulles o JFK o di Parigi, Londra o Berlino. La lotta all’aggressione iraniana è la lotta del mondo“, aggiungeva. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno dato al Pentagono le parti recuperate dei missili. Un frammento includerebbe il marchio del Gruppo Industriale Shahid Bagheri (SBIG), produttore di missili iraniani. “Questi sono iraniani, sono stati inviati e consegnati dagli iraniani“, aveva detto. L’Esercito yemenita, appoggiato da Ansarullah, il 5 novembre dichiarava che un missile balistico a medio raggio Burqan-2 (Vulcano-2) aveva centrato l’aeroporto internazionale Re Qalid, 35 chilometri a nord della capitale saudita Riyadh. I funzionari sauditi inizialmente negarono che il missile avesse colpito l’aeroporto, sostenendo che fu abbattuto dai sistemi missilistici Patriot di fabbricazione statunitense e progettati per contrastare le minacce missilistiche. Tuttavia, una squadra di esperti statunitensi utilizzando immagini satellitari, foto e spiegazioni scientifiche, dimostrava che il missile era effettivamente caduto vicino a una delle piste dell’aeroporto.

Risposte internazionali
Smentendo le dichiarazioni degli Stati Uniti secondo cui l’Iran invia missili balistici, il movimento huthi dello Yemen sostiene che le accuse servono a distrarre dal riconoscimento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di Gerusalemme capitale d’Israele. Abdalmaliq al-Ajri, alto funzionario huthi, dichiarava che lo Yemen lancia missili in Arabia Saudita contro l’aggressione del regno allo Yemen iniziata nel 2015. “Dopo tre anni di guerra, gli USA trovano improvvisamente prove che l’Iran sostiene gli huthi“, scriveva su twitter. “Gli USA non hanno trovato alcuna prova nei missili sparati dallo Yemen finora. La storia è chiara: vogliono dare ai sauditi una storia per distogliere l’attenzione da Gerusalemme, invece di arrabbiarsi con Israele, sventolano lo spauracchio iraniano“, aggiungeva. La missione dell’Iran alle Nazioni Unite respinse categoricamente l’affermazione di Nikki Haley secondo cui il missile sparato in Arabia Saudita dallo Yemen sarebbe stato fornito dall’Iran, descrivendone le affermazioni come infondate. In una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno, la missione denunciava le accuse statunitensi come “irresponsabili, provocatorie e distruttive“, affermando che “tale presunta prova… è fabbricata tanto quanto quelle presentate in altre occasioni“. Nella dichiarazione, i diplomatici iraniani rispondono che “tali accuse cercano anche di coprire i crimini di guerra sauditi nello Yemen, con la complicità statunitense, e distolgono l’attenzione internazionale e regionale dalla guerra d’aggressione agli yemeniti in stallo che finora ha ucciso otre 10000 civili, creato tre milioni di sfollati, paralizzato le infrastrutture e il sistema sanitario dello Yemen e spinto il Paese sull’orlo della peggiore carestia che il mondo abbia visto in decenni, come l’ONU avvertiva“. “Mentre l’Iran non ha fornito missili allo Yemen, tali iperboli servono le altre agende statunitensi in Medio Oriente, come coprire l’avventurismo nella regione e il supporto sfrenato al regime israeliano“, si legge nella dichiarazione, che sottolineava inoltre “il diritto degli yemeniti all’autodifesa” e ribadiva che il conflitto nel Paese non aveva una soluzione militare. Anche Gholam-Ali Khoshrou, l’ambasciatore iraniano all’ONU, ha respinto le affermazioni dell’omologa statunitense e affermava che lo “show” di Haley era semplicemente volto a coprire le armi di Washington al regime saudita, che hanno ucciso donne e bambini yemeniti. Mohammad Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, ha anche confrontato le accuse di Haley all’Iran a quelle di Colin Powell che nel 2003 sostenne che l’Iraq nascondesse armi di distruzione di massa per giustificarne l’attacco. Farhan Haq, viceportavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, aveva messo in dubbio le affermazioni di Arabia Saudita e Stati Uniti, affermando che persino l’ONU non poteva confermare l’origine dei missili.

Le affermazioni del Pentagono
Il Pentagono ha mostrato rottami di ciò che i funzionari definivano missili balistici Qiam iraniani lanciati dallo Yemen, il 22 luglio e il 4 novembre, sull’aeroporto internazionale Re Qalid vicino Riyadh. I funzionari spiegavano perché il Pentagono credeva che provenissero dall’Iran, indicando la “sigla dello SBIG” e “disegni unici” delle armi iraniane. “Il punto di tale dimostrazione è che solo l’Iran realizza questo missile, ma non l’ha ceduto a nessun altro“, dichiarava Laura Seal, portavoce del Pentagono. Seal aveva detto che gli USA non sapevano quando il missile fu esportato dall’Iran, aumentando la possibilità che fosse stato trasferito agli huthi prima della risoluzione ONU del 2015 che sanciva l’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali, come gli Stati Uniti. Un allegato alla risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite invita tutti i Paesi ad impedire “fornitura, vendita o trasferimento di armi o materiale connesso dall’Iran con navi o aeromobili di bandiera e indipendentemente che provenissero o meno dall’Iran“, fino al 2020. Ciò ha esteso l’attuale divieto di esportazione di armi in vigore dal 2007.

Analisi
Il missile in questione non è un Qiam o altro missile iraniano per i seguenti motivi:

1. Missile balistico Qiam
Il Qiam è un missile balistico a corto raggio (SRBM) iraniano originariamente testato nell’agosto 2010. È una versione modernizzata dell’iraniano Shahab-2, copia del nordcoreano Hwasong-6, derivato dal missile sovietico Scud-C. Un missile a due stadi, progettato per ridurre notevolmente i tempi di preparazione al lancio rispetto ai modelli precedenti con propellenti liquidi, e senza pinne alla base del primo stadio. Il Qiam ha una gittata di 750 km, una lunghezza di 11,5 metri, un diametro di 0,855 metri e un peso di 6155 chilogrammi. Le dimensioni del Shahab-2 sono quasi identiche. Ora, perché il Pentagono afferma di aver mostrato un Qiam, non uno Shahab-2? La risoluzione 1747 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, approvata il 24 marzo 2007, impose l’embargo sulle armi all’Iran. Considerando che il Qiam è entrato in servizio nel 2010, ciò implicherebbe che la presunta esportazione nello Yemen violasse la risoluzione ONU (periodo post-2007), dato che lo Shahab-2 è entrato in servizio nei primi anni ’90, sarebbe difficile dimostrare che l’Iran non l’avesse esportarlo tra il 1990 e il 2007.

2. Prova numerica
Un elemento cilindrico dei resti mostra i segni numerici (4-9) attorno ai piccoli fori del serbatoio del carburante e dell’ossidante (con i tubi del carburante e sfiati ossidanti), e se si confrontano con quelli del Qiam visualizzati nella base missilistica sotterranea iraniana nel 2015, sembrano adattarsi perfettamente. Tuttavia, si adattani perfettamente anche alla maggior parte dei modelli derivati dallo Scud perché la parte centrale è identica. Le testate e le pinne variano in dimensioni e forma, ma non sopravvivono al volo.3. Design iraniano “unico”
Come già accennato, il Qiam si basa fondamentalmente sul missile Scud sovietico, gli altri derivati sono gli iraniani Shahab-1 e Shahab-2, i nordcoreani Hwasong-5, Hwasong-6 e Hwasong-9, gli iracheni al-Husayn, al-Hijarah e al-Abas e infine gli yemeniti Burqan (Vulcano). Hanno tutti qualcosa in comune: un diametro di 0,855 metri e una disposizione dei fori (numerati). Qiam infatti ha un design unico per la testata a quattro coni e un corpo senza pinne, ma il Pentagono non ha mostrato alcuna di tali caratteristiche uniche, solo un serbatoio tipico della famiglia di missili.

4. Sigla “Shahid Bagheri
Secondo tutti i rapporti disponibili riguardanti il programma missilistico iraniano pubblicati negli ultimi venti anni da IISS, CSIS, FAS e Jane, lo Shahid Bagheri Industrial Group (SBIG) è responsabile solo della produzione di missili a propellente solido, a partire dagli Oghab e Fajr-3 di metà anni ’80. D’altra parte, i progetti di missili a combustibili liquidi iraniani sono responsabilità di un’altra società, lo Shahid Hemmat Industrial Group (SHIG). Dato che il Qiam è senza dubbio un missile con primo stadio a propellente liquido (presumibilmente noto al Pentagono), sicuramente non ha nulla a che fare col gruppo Shahid Bagheri.

5. Trasferimento in “piccoli pezzi”
Questa affermazione è di Adil al-Jubayr secondo cui “il missile era stato contrabbandato nello Yemen in parti e assemblato dagli agenti iraniani“. Il ministro degli Esteri saudita ritiene quindi che i missili balistici siano dei giocattoli Lego, che possono essere facilmente smontati in centinaia di piccoli pezzi e poi assemblati con un buon manuale in persiano. Nella realtà, la costruzione del corpo del missile è estremamente sensibile e come prodotto finito viene trasferito lentmente. Lo stadio più grande del Qiam (o Shahab-2) ha una lunghezza di nove metri e un peso di qualche tonnellata, quindi contrabbandarlo in un Paese sotto blocco navale e aereo appare una fantasia. Prima che l’Iran costruisse il principale centro spaziale con un grande edificio per l’assemblaggio orizzontale, in precedenza radunava i missili a Teheran e li portava a 200 km, nella Provincia di Semnan, per il lancio. Lo Yemen non ha tali strutture, generalmente grandi, esposte e vulnerabili, specialmente agli attacchi aerei. Questo è il tipico trasferimento di Scud:Il primo stadio di uno Scud portato in Russia

6. Vera origine dei missili yemeniti
Sia i funzionari iraniani che quelli yemeniti smentivano il trasferimento del Qiam o di qualsiasi altro missile balistico iraniano nello Yemen, e prima di qualche giorno fa, non c’era un solo rapporto sul trasferimento di Qiam o Shahab-2 nello Yemen. Inoltre, l’Esercito yemenita pubblica le foto dei suoi missili balistici a corto raggio (in deposito e al lancio), ed è chiaro che hanno le pinne (cioè non sono Qiam). I Burqan non sono missili yemeniti, ma furono importati e rinominati, ma non dall’Iran o dall’Iraq. I primi missili Scud giunsero nello Yemen direttamente dall’Unione Sovietica nel 1979, che in seguito ne ricevette anche dalla Corea democratica. Nel 2002, i marines spagnoli salirono a bordo della nave coreana “So San” nel Mar Arabico, che trasportava 15 missili Scud (Hwasong-5) per lo Yemen. Il sensazionale assalto delle unità navali spagnole fu inizialmente celebrato dai media occidentali, dato che Washington pensava fosse destinato all’Iraq, ma presto divenne un imbarazzante incidente politico. Il ministro degli Esteri yemenita inviò una lettera molto dura all’ambasciatore statunitense, spiegando che i missili erano destinati all’esercito yemenita e dovevano essere immediatamente inviati nello Yemen perché la vendita dei missili Scud non era proibita dal diritto internazionale. Lo Yemen era autorizzato a riceverli e non fu accusato della transazione.

7. Affermazioni saudite simili
Prima degli Stati Uniti, i sauditi fecero molte affermazioni ugualmente incoerenti e illogiche sui missili yemeniti e “iraniani”. Nell’ottobre 2016 affermarono che “gli huthi presero di mira la Mecca“, un misero tentativo di avere il sostegno dei musulmani da tutto il mondo, e anche di demonizzare due Paesi a maggioranza sciita. In questo caso specifico, affermarono anche che la difesa aerea saudita aveva intercettato il missile “iraniano”, e come prova ne mostrarono il primo stadio (nemmeno colpito); semplicemente lo prelevarono nel deserto. Tuttavia, i video degli esperti statunitensi confermavano che il missile aveva colpito la pista dell’aeroporto. Tali affermazioni possono alzare il morale della popolazione saudita analfabeta, ma gli esperti possono solo riderne. Le accuse ufficiali statunitensi non ne sono lontane.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Antifas senza cappuccio

Fernand Le Pic, Medium 5 novembre 2017Colpiscono ovunque, ma sembrano venire dal nulla. Denunciano un “fascismo” onnipresente e fantasticato. Non hanno alcuna esistenza legale ma beneficiano di incredibili indulgenze giudiziarie. Chi sono? Gli Antifa amano vestire nero, sempre incappucciati e mascherati come i Black Blocks, di cui sono l’avatar. Come sappiamo, il nome Schwarzer Block fu ideato negli anni ’80 dalla polizia di Berlino Ovest per designare gli autonomi di Kreuzberg. Questo distretto adiacente al “Muro” faceva ancora parte dell’area d’occupazione degli Stati Uniti fino al 1990. In altre parole, i Black Blocks nacquero in un territorio sotto il controllo militare degli Stati Uniti. Questo è importante perché allo stesso tempo la Rete di Azione Anti-Razzista (ARA) apparve a Minneapolis (Minnesota). Questo gruppo fu reclutato dalle stesse provette punk e squat del laboratorio di Berlino Ovest. Tra gli scienziati dell’agitprop si collabora. Sciolto nel 2013 per resuscitare col nome Torch Antifa Network, l’obiettivo di tale movimento fu, sin dall’inizio, combattere sessismo, omofobia, idee anti-immigrazione, nativismo, antisemitismo o anti-abortismo. In breve, alcune leve per lo smantellamento della società tradizionale delineata da confini ignobili, che si ritrova nei programmi ufficiali della Commissione di Bruxelles e delle sue ONG di facciata, come nelle tabelle di marcia della galassia Soros.

Gli strani canali finanziari “umanitari”
Ma per quanto si voglia farsi chiamare col dolce nome Anti-Racist Action Network, non basta: ci vuole una base. Guardando in giro, la si trova in Alabama col SPLC (Southern Poverty Law Center), ONG che si vanta, sul proprio sito web, di essere la matrice dell’ARA. In altre parole, la genesi degli Antifa statunitensi ovviamente non ha nulla di spontaneo. È perciò che l’SPLC molto ricco ha avuto il compito di creare in laboratorio questo ARA. È vero che con una dotazione finanziaria di oltre 300 milioni di dollari, l’SPLC ha abbastanza per campare, anche sottraendo lo stipendio netto del suo presidente, di oltre 300000 dollari l’anno. È il bello della politica “non-profit” nel paese dello zio Sam! Ma se costoro hanno i mezzi, non permettono trasparenza sull’origine dei fondi. È vero che non si è mai veramente capito perché tali fondi debbano passare per le Isole Cayman o come conoscessero i forzieri di un certo Bernard Madoff. Ma perché lo SPLC? Molto semplice, a parte la difesa delle minoranze preferite, la sua specialità è presentare gli oppositori politici, sistematicamente chiamati “fascisti”, che lo siano o meno, e quindi pubblicarne le liste nere, molto elaborate e costantemente aggiornate. Un lavoro professionale diventato un riferimento nel suo genere.

E gli spioni interessati
Questo modello di attivismo e registrazione molto professionale non proviene da alcuna parte. Si basa sul modello immaginato dal movimento Friends of Democracy, in realtà una branca statunitense dei servizi segreti inglesi durante la seconda guerra mondiale. Il suo obiettivo ufficiale era spingere gli statunitensi in guerra, mentre ingannava i recalcitranti, e continuò fino alla fine del conflitto. Il suo canale di comunicazione si chiamava Propaganda Battlefront, copie delle quali possono ancora essere trovate online. Va notato, solo di passaggio, che questo nome è stato rianimato nel 2012 da Jonathan Soros, figlio di George Soros. Tale scelta non è ovviamente una coincidenza. Tornando ai nostri inglesi, erano anche molto attivi a casa loro, dato che, ancora negli anni ’80, fondarono a Londra l’Anti-Fascist Action (AFA), reclutando di nuovo negli stessi ambienti punk e squat. L’etichetta “antifascista” fu inventata dai comunisti europei degli anni ’30. Violazione di un marchio politico non registrato che aveva il vantaggio di dare l’illusione di una legittima filiazione. (Sembra sia questione d’appropriazione indebita d’immagine, sanno lavorare molto bene nei servizi). Alla vigilia della caduta del Muro, le stesse affiliazioni a un antifascismo “Canada Dry”, che ha il sapore e l’odore dell’antifascismo comunista storico, ma senza una goccia di comunismo nella composizione chimica. Un modo per monopolizzare l’uso della famigerata etichetta “fascista” contro qualsiasi avversario del post-comunismo 100% americanizzato, come apparve dal 1989 con la caduta del muro.

Una galassia fuorilegge
C’è quindi una ragione oggettiva per la simultaneità dell’apparizione degli antifas in quegli anni. Ma come oggi, furono attenti a non creare alcuna struttura legale che potesse indicare organizzatori e finanziatori. È sempre meglio così, specialmente quando si collabora col banditismo. Un nome fu svelato effettivamente collegato alla mafia di Manchester. Era Desmond “Dessie” Noonan, grande antifa al pubblico ma soprattutto ladro professionista e bandito, sospettato di cento omicidi (1). Oltre alle sue responsabilità dirette nell’AFA, è stato anche uno degli esecutori della manovalanza dell’IRA. Alla fine è morto pugnalato davanti casa a Chorlton (South Manchester) nel 2005. Suo fratello Dominic Noonan prese il potere. Oltre alle sue attività mafiose, fu filmato guidare i gravi scontri di Manchester nel 2011, causati dalla morte del nipote Mark Duggan, sospettato di coinvolgimento nel traffico di cocaina, ucciso a colpi di arma da fuoco il 4 agosto 2011 dopo aver resistito all’arresto nel distretto di Tottenham. Seguì una settimana di insurrezioni che si estese a Liverpool, Birmingham, Leicester o Greater London, uccidendo cinque persone e ferendone quasi 200 solo tra i poliziotti (2). La porosità tra servizi d’intelligence, mafia ed attivisti di estrema sinistra ricorda il ruolo delle Brigate rosse nella rete Gladio della NATO. Succede che gli autonomisti di Berlino Ovest, alla fine della Guerra Fredda, fossero affiliati al movimento italiano Autonomia Operaia, molto vicina alle Brigate Rosse. Il mondo è piccolo!

Ciò che la polizia non osa fare
Ma il punto comune più specifico di tutti questi antifas rimane il dossieraggio. Dietro le nubi di gas lacrimogeni, i cappucci neri e le vetrine dei negozi che fanno sempre titolo, sono essenzialmente responsabili del dossieraggio degli avversari politici rendendone pubblica identità ed occupazioni, esclusivamente secondo le opinioni politiche o religiose. Un compito proibito alle autorità, in una democrazia. Tali movimenti sono quindi, oggettivamente, integrati a polizia e servizi d’intelligence. Ciò ne spiega in particolare la vicinanza, ed anche facilità d’infiltrazione, impunità od estrema difficoltà quando si tratta d’identificarli.

Il caso Joachim Landwehr
Questo è ad esempio il caso di Joachim Landwehr (28 anni), cittadino svizzero, condannato a 7 anni di carcere l’11 ottobre dal Tribunale penale di Parigi per aver sparato il 18 maggio 2016 dentro un’auto della polizia con un dispositivo pirotecnico, coi due occupanti ancora bloccati a bordo. Una sentenza piuttosto leggera per l’attentato alla vita degli agenti di polizia. Si sa che Landwehr è legato al gruppo svizzero “Action Autonome”, i cui slogan passano in particolare dal sito rage.noblogs.org, e cui il 90% dei contenuti riguarda il dossieraggio, con un grado di precisione che supera in gran parte quelle di una squadra di dilettanti, anche se a tempo pieno. Ci si chiede cosa stia aspettando il responsabile cantonale della protezione dei dati per occuparsene. Sappiamo anche che era presente alla dimostrazione antifa di Losanna nel maggio 2011, ed è probabilmente lui che pubblicò un video di propaganda in gloria della sua passeggiata. Infine, si sa che fu assolto nell’agosto 2017 dal Tribunale di Ginevra, mentre partecipò a una manifestazione vietata.

Agitatori dall'”alto”
D’altra parte, conosciamo meglio i profili dei complici parigini. Ad esempio, Antonin Bernanos, condannato a 5 anni di prigione, 2 dei quali sospesi, è il pronipote del grande scrittore Georges Bernanos. Si resta in un ambiente piuttosto coltivato e protetto tra gli Antifas. S’immagina che il lavoro dell’illustre nonno avesse ancora il suo posto nelle discussioni familiari. Yves, il padre del colpevole e regista senza successo di cortometraggi, lo confermò in un’intervista per KTO, l’organo catodico dell’arcidiocesi di Parigi, che trasmise anche uno di questi cortometraggi, per carità cristiana, senza dubbio. Ma non è troppo difficile capire che è la moglie, Genevieve, a mantenere la famiglia. Ha la sicurezza del lavoro come dipendente pubblico. È infatti direttrice della progettazione e sviluppo del municipio di Nanterre. Dal lato ideologico, è orgogliosa di non aver perso una sola festa dell’Huma da quando aveva 15 anni. Dopo l’arresto dei due figli (Angel, il più giovane, si è messo fuori questione), i Bernanos hanno visitato radio, redazioni, collettivi e manifestazioni di ogni genere per denunciare l’ignominia poliziesca montata dallo Stato fascista contro la loro degna prole. Hanno ricevuto la migliore accoglienza, in particolare da Médiapart, riuscendo persino ad arruolare il vecchio Henri Leclerc, il quale osò paragonare l’arresto del giovane Bernanos ai noti morti della metropolitana della Charonne, durante la guerra in Algeria. A volte la fine delle carriere è patetica…
Ciò che colpisce è la facilità con cui i media si sono mobilitati a favore di un trasgressore, il cui razzismo è stato completamente ignorato, sapendo che uno dei poliziotti che aggredì era nero. Nelle reti dello Stato profondo, si forniscono sia servizio post-vendita che anestesia morale. Stesso ambito borghese per Ari Runtenholz, anch’egli condannato a 5 anni di prigione sospesa per aver spaccato il retro dell’auto della polizia con una palla di metallo. Si classificò 34.mo nella gara di spade ai campionati della Federazione di scherma della Francia. Veleggia anche a Granville (Normandia) e partecipa a regate ufficiali. Sport molto popolari, come tutti sanno. Nicolas Fensch, informatico disoccupato, si distingue per la sua età (40 anni). Sostiene di esserci capitato per caso, mentre i video lo mostrano colpire il poliziotto nero con ciò che appare una frusta. La perfetta padronanza dell’atto tradisce tuttavia un certo allenamento. Chi è veramente? I poliziotti sentiti all’udienza infiltrato nella banda non dissero altro. Ricevette 5 anni, di cui 2 sospesi. Infine c’è il servizio LGBT: David Brault, 28 anni, diventa Miss Kara, senza fissa dimora in Francia. Questo cittadino statunitense ha attraversato l’Atlantico per una festicciola improvvisata. Ci si chiede se non sia l’SLPC che gli ha pagato il biglietto e le spese? Verdetto: 4 anni di carcere di cui 2 sospesi per aver lanciato una biglia metallica sul parabrezza per colpire i passeggeri. Non molto dolce, il trans. Alle udienze, davanti al tribunale, diverse centinaia di antifas arrivarono, come dovuto, provocando violentemente la polizia sostenendo i loro camerati di scelta. Si deve sapere mantenere la forma e la nebbia.

Profonde confluenze
Ma spaccare una finestra o un poliziotto non è tutto. C’è l’ideologia. Guardando da vicino, certamente ha poco a che fare con marxismo, trotskismo o anarchismo, o anche con le guardie rosse di Mao. D’altra parte, riassume tutti gli slogan che si leggono su tutti i siti delle ONG di facciata dello Stato profondo euro-atlantico e sorosiano: difesa di LGBT, della teoria del genere, dei migranti, del multiculturalismo, dell’inesistenza dei confini, del velo islamico e persino del Kurdistan libero. E l’inevitabile complemento: attacchi a Trump, Vladimir Putin, “regime” alawita siriano, ecc. I negozi di ferramenta online antifas, ovviamente, hanno la panoplia completa del perfetto sovversivo protetto e consigli pratici derivanti. Una modalità di propagazione ampiamente dimostrata dalle rivoluzioni colorate. La routine del “nessun limite”, perché è sempre necessario motivare questi giovani! Precisamente, è l’abolizione dei limiti la prima condizione per godere del gran tumulto. Ma non è la cosa più importante. Ciò che importa è che, col pretesto di combattere il fascismo fantasticato dai bisogni della causa, si pesta chiunque e lo si rende pubblico. E questo non scandalizza nessuno, ovviamente. L’agit-prop manipolato e infiltrato dai “servizi” è quindi un’esca. Mentre ci si chiede quali siano le scuse sociali della loro violenza urbana, o la definizione legale dei loro crimini telecomandati, i fochisti dell’antifascismo sono, ai nostri occhi, un ramo amministrativo della polizia politica dello Stato profondo, che non ha nulla da invidiare alle reclute della Stasi.

Note:
Vediasi Sean Birchall, Beating The Fascists, Freedom Press, Londra, 2010.
Articolo pubblicato nella sezione “Angolo morto” dell’Antipita n° 101 del 05/11/2017.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Zuikaku – Celestial girl

Haruharu’s Memories
Vocals: Haru*nya
Composition & arrangement: K2

Circle: COOL&CREATE
Illustration

Zuikaku – Celestial girl
Vocals: Rumico
Composition & arrangement: K2
Circle: C-CLAYSAlbum
Illustration.

Nuovi dati suggeriscono che la Corea democratica avrebbe la bomba H

L’ottava conferenza dell’industria delle munizioni è stata chiusa il 12 dicembre
DPRK TodayI relatori della conferenza hanno parlato della devozione e degli instancabili sforzi compiuti dal rispettato leader supremo Kim Jong Un che ha guidato l’iniziativa per il completamento della forza nucleare di Stato. Hanno parlato dei successi e delle esperienze acquisite nel corso dello sviluppo e della produzione di potenti armi e bombe secondo lo stile coreano del Juche, e espresso risoluzione nel dimostrare dignità e spirito forte del Juche della Corea. Kim Jong Un ha concluso la conferenza. Ha detto che l’ottava edizione dell’Industria delle munizioni si è svolta col massimo splendore tra profonda attenzione e attesa dell’intero Partito e di tutto il popolo e le calorose congratulazioni da tutto il Paese per gli ammirevoli eroi del Juche della Corea che hanno portato a termine con successo la grande causa del completamento della forza nucleare statale. Si è congratulato caldamente con i partecipanti alla conferenza sui loro devoti sforzi per lo sviluppo dell’industria della Difesa basata sul Juche a nome del Comitato Centrale del Partito dei lavoratori della Corea e di tutto il popolo del Paese. Ha esteso il saluto di congratulazioni ai soldati della scienza della Difesa, apprezzando molto le grandi imprese in cui hanno partecipato, presso la conferenza su invito speciale del Comitato Centrale del Partito, dopo il successo del lancio di prova dell’ICBM Hwasong-15, grande vittoria appositamente registrata nella storia del Paese. Ha inoltre espresso le più sentite congratulazioni e ringraziamenti a tutti gli operatori nell’industria della Difesa, compresi tutti gli scienziati, i tecnici, i lavoratori e il personale di industrie, istituti e università, funzionari e altri lavoratori che si occupano della produzione e fornitura di munizioni che difendono in modo affidabile l’arsenale della rivoluzione del Juche con illimitata lealtà al Partito e alla rivoluzione e al più nobile patriottismo.
Ricordando caldamente la devozione di tutta la vita e gli instancabili sforzi del Presidente Kim Il Sung e del Leader Kim Jong Il che hanno creato da zero un’industria della Difesa autosufficiente, ha molto apprezzato i rivoluzionari precursori nell’industria delle munizioni immancabilmente fedeli all’ordine del Partito e ai leader nel corso della dura lotta per ottenere la grande vittoria di oggi. Ha detto che la nostra industria della Difesa dalla lunga storia e tradizioni orgogliose si è sviluppata nell’industria della Difesa moderna e autosufficiente in grado di fabbricare qualsiasi arma coi propri sforzi. Ha dichiarato solennemente che lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma strategici, tra cui bomba atomica, bomba H e ICBM Hwasong-15 con gli sforzi e la tecnologia nazionali e la realizzazione della grande causa del completamento delle forze nucleari di Stato, rappresentano una grande vittoria storica del nostro Partito e del popolo del Paese raggiunto nella lotta mortale alle sfide con un costo elevato. Notando che rafforzamento delle capacità di difesa come maggiore affare di Stato e avanzata degli sforzi principali nello sviluppo dell’industria della Difesa sono la linea strategica costantemente rispettata dal Partito, affermava che la maggiore impresa di Kim Il Sung e Kim Jong Il per il Paese e la rivoluzione era avanzare l’idea e la linea di costruzione dell’industria della Difesa orientata al Juche, costruendo una robusta industria della Difesa in grado di difendere con fermezza la sovranità del Paese, la sicurezza del popolo e le conquiste della rivoluzione contro l’aggressione degli imperialisti”, attraverso i loro devoti sforzi. Ha detto che il Partito dei Lavoratori della Corea ha stabilito la linea per avanzare contemporaneamente la costruzione economica e la costruzione della forza nucleare come richiesto dalla situazione vigente e dalla rivoluzione in via di sviluppo, ed ha correttamente guidato la lotta per far avanzare la linea.
La posizione strategica del Paese è stata lanciata su un nuovo livello elevato grazie alla potente industria della Difesa basata su Juche, osservava, notando con orgoglio che una realtà così grande dimostra chiaramente la validità della decisione e dell’opzione del Partito nell’avanzare ed attuare la linea. Dicendo che la nostra potente industria della Difesa basata su Juche è la preziosa consuista dell’indomabile spirito rivoluzionario di scienziati, tecnici, operai e funzionari nel campo dell’industria delle munizioni che hanno fedelmente sostenuto il Partito col sangue e il sudore e con spirito combattivo, attuando devotamente la politica del Partito, li elogiava come rispettabile corpo che sfidava la morte a nome del Partito, mostrando in pratica con quale atteggiamento e posizione si dovrebbero sostenere e attuare l’idea e la linea del Partito. Ancora una volta estendeva un profondo grazie agli scienziati, ai tecnici, ai lavoratori e ai funzionari dell’industria delle munizioni che hanno lottato eroicamente per attuare la linea di sviluppo simultaneo sui due fronti completando la costruzione della forza nucleare di Stato, condividendo il destino con il Partito e tutti coloro che hanno sostenuto in modo assoluto la politica del Partito di attribuire importanza all’industria della Difesa e hanno aiutato materialmente e moralmente l’industria della difesa mentre stringevano la cinghia. Indicando l’orientamento all”ulteriore glorificazione del Paese come potenza nucleare e militare più forte del mondo, definiva gli obiettivi a lungo termine, obiettivi primari, compiti strategici e compiti importanti da svolgere per sviluppare l’industria della Difesa del paese nell’ultra moderna industria della Difesa nel XXI secolo, fedele alla linea del Juche, e chiariva le vie da seguire. Ha detto che l’importante missione della nostra industria della Difesa è consolidare una difesa nazionale solida come una roccia e difendere così il Partito e la rivoluzione, il Paese e il suo popolo, garantire il successo della causa rivoluzionaria del Juche e guidare e accelerare la costruzione di una potente nazione socialista.
L’industria della Difesa nazionale basata su Juche continuerà a svilupparsi e vinceremo nella resa dei conti con gli imperialisti e gli Stati Uniti e certamente raggiungendo la causa del socialismo e la causa rivoluzionaria del Juche grazie alla bandiera della linea di sviluppo simultaneo dei due i fronti avanzati dal PLC; con gli eroici lavoratori nel campo delle munizioni e scienziati e tecnici di talento nell’industria della difesa nazionale fedeli al Partito, ha detto. Esprimeva la convinzione che gli scienziati dell’industria della Difesa nazionale e gli operai delle munizioni rafforzeranno la forza nucleare per qualità e quantità, fabbricando armi e equipaggiamenti avanzati in stile coreano e adempiendo così agli onorevoli missione e dovere nel mostrare pienamente la dignità e la forza della potenza militare socialista e affrettando la vittoria finale della rivoluzione del Juche. Grazie alla grande guida del PLC, la nostra industria della Difesa e Difesa autosufficiente saranno rapidamente rafforzate e la Corea democratica avanzerà vittoriosamente e divenendo la più forte potenza nucleare e militare del mondo, affermava, chiedendo di lavorare dinamicamente per il Partito e la rivoluzione e lo sviluppo dell’industria della Difesa basata sul Juche con unità di pensiero.
Al termine del discorso, i partecipanti hanno salutato con entusiasmo.

Nuovi dati suggeriscono che la Corea democratica avrebbe la bomba H
Sputnik 14.12.2017Un video di 30 minuti che mostra la conferenza del 12 dicembre nella capitale nordcoreana Pyongyang potrebbe svelare più del previsto l’entità della potenza militare della Corea democratica. Il video mostra, appesa sul muro delle realizzazioni nordcoreane nella produzione di armi, una foto del compianto Kim Jong-il che studia una sfera o un cilindro di grandi dimensioni. Mentre il video è troppo sfocato per stabilire se Kim Jong-il in realtà ispezionasse un’arma nucleare, ciò non impediva agli utenti dei social media dal fare speculazioni. “Questa è una bomba atomica o (cosa)?” si chiedeva un utente. Per quel che vale, l’arma nella foto somiglia alla bomba all’idrogeno con cui Kim Jong-un avrebbe posato quest’anno. Ma secondo la BBC non ci sono immagini disponibili del compianto Kim accanto a un’arma nucleare. Secondo l’agenzia di stampa centrale della Corea, la conferenza esaminava “risultati e conquiste nel lavoro per attuare la politica del partito sull’industria delle munizioni” e lo scopo di dare “piena forza all’invincibile potere della Corea socialista”. “Kim Jong-il effettuò i primi due test del regime, quindi durante il suo periodo avevano sicuramente armi atomiche e probabilmente erano di queste dimensioni“, affermava Shea Cotton del Centro James Martin per gli studi sulla non proliferazione. “Non credo che sia stato accidentalmente diffuso per errore, ma nemmeno che sia intenzionale. Penso che in molti modi, il regime non si preoccupi se gli USA sappiano che hanno queste armi“, affermava Cotton.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

La Russia ha un nuovo gigantesco missile antibalistico (e funziona)

Lukas Andriukaitis Medium 14 dicembre 2017

Gli Stati Uniti ci spendono tonnellate di denaro, ma sembra in realtà che la Russia, con la sua vasta esperienza nella costruzione di grandi difese aeree, sia avanti. Anche se non c’illudiamo, questa tecnologia è ancora agli inizi e non si può averne sicurezza.Il 24 novembre, un missile intercettore russo di recente introduzione colpiva con successo un bersaglio. DFRLab aveva riferito che la Russia mostra le sue capacità nucleari offensive, questa volta i miglioramenti sono difensivi. Il missile intercettore PRS-1M è l’ultimo aggiornamento del sistema missilistico antibalistico A-135 (nome in codice NATO: ABM-3) a guardia di Mosca. @DFRLab da uno sguardo approfondito al nuovo missile russo e alle sue capacità. Il Ministero della Difesa russo riferiva del test del nuovo missile il 24 novembre dal sito ufficiale. Il post includeva video del test missilistico, dando uno sguardo ai poligoni in cui si svolgono questi test. Il post del Ministero della Difesa russo menzionava il test effettuato presso il poligono di Sary-Shagan nella Repubblica del Kazakistan. Il video del MoD conferma le affermazioni. Sary-Shagan è uno dei pochi siti militari (Sary-Shagan, poligono Emba e il 929.mo Centro Test di Volo) che il Kazakistan affitta alla Russia. Il sito di Sary-Shagan fu creato nel 1956 per testare i sistemi missilistici antibalistici (ABM) sparati dal sito di Kapustin Jar.
Il veicolo che trasporta il missile appare presso l’aeroporto militare della base di Sary-Shagan, manovrando verso ovest, all’interno del poligono.
Il video ufficiale non fornisce informazioni che confermino l’esatta posizione del lancio. Tuttavia, la struttura del sito di lancio a nord-ovest dal luogo in cui il veicolo manovra, è probabilmente quello che si vede nel video.Possibile sito di lancio.
Il lancio del missile intercettore PRS-1M
Ecco le località individuate sulla mappa.
Il Vicecomandante dell’unità delle Forze Aerospaziali, Colonnello Andrej Prihodko, dichiarava: “Il missile antibalistico ha seguito il piano di volo e ha colpito con successo il bersaglio”. Il nuovo missile è una variante modernizzata del 53T6/PRS-1 (nome in codice NATO Gazelle) e può essere schierato in un silo missilistico rinforzato o su un lanciatore mobile. Il missile intercettore aggiornato ha un nuovo fuso con scudo termico in materiale composito e motore più potente. Secondo quanto riferito, l’intercettore PRS-1M può distruggere bersagli a una distanza di 350 chilometri e ad una quota, secondo varie stime, tra 40000 e 50000 metri. I missili a lungo raggio presumibilmente saranno equipaggiati con testate nucleari. La versione precedente 53T6/PRS-1 poteva distruggere bersagli solo entro 80-100 chilometri e ad una quota di 30000 metri. Il sistema A135 è il complesso dispiegato intorno a Mosca per contrastare i missili nemici diretti sulla città e le aree circostanti. È operativo dal 1995 ed è considerato un sistema unico nel suo genere, difendendo Mosca con missili a testata nucleare. L’introduzione dei missili intercettori PRS-1M amplierà la zona protetta attorno Mosca, probabilmente anche da minacce nucleari.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito