I padri del “nazional-comunismo” tedesco: Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim

Rébellion n°3 – Novembre/Dicembre 2003

Il termine “Nazional-Bolscevico” porta molte ambiguità, derivanti dall’affiancamento di due nozioni completamente opposte, in apparenza, che servono a definire esperienze politiche spesso molto diverse. Le diverse interpretazioni del fenomeno, lungi dal portare a una chiara definizione ha portato, al contrario, a molte confusioni. Nel caso di Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim, il nome di “Nazional-Bolscevismo“, li mette in contiguità con i loro avversari, per screditarli. I due interessati,  da parte loro, non l’accettarono mai, perché non riflette il vero significato del loro approccio, che è molto più simile al comunismo nazionale e vedremo che la differenza è importante.

La nascita del nazional-comunismo
I due compagni si incontrano nel 1912, ciascuno di loro aveva un lungo percorso di attivista nelle lotte del movimento socialista dell’anteguerra. Laufenberg era considerato uno dei maggiori conoscitori del movimento operaio tedesco. Impegnato tra le fila socialiste rivoluzionarie, rifiutò la linea riformista e parlamentare delle organizzazioni di sinistra del tempo. Svolse un ruolo attivo nella formazione dei gruppi rivoluzionari radicali nel nord della Germania, soprattutto Amburgo, dove aveva molti sostenitori. La crescente minaccia di una guerra europea, lo portò a collaborare con un giornalista recentemente tornato dagli Stati Uniti, Fritz Wolffheim. Questi seguì per diversi anni l’evoluzione del sindacalismo americano. Tornò profondamente colpito dal suo metodo di operare e si convinse dell’obsolescenza delle vecchie forme delle organizzazioni dei lavoratori (in particolare della ripartizione dei compiti, puramente arbitrario, tra sindacato e partito d’avanguardia). I due uomini s’impegnarono decisamente contro la guerra, rifiutando di aderire alla “Union Sacrée” che portò, in Germania come in Francia, la sinistra ad aderire alla grande follia della prima guerra civile europea. Se il loro attivismo contro la guerra li spinse a chiedere l’immediata cessazione delle ostilità e una giusta pace tra i belligeranti, furono ostili a qualsiasi forma di appello al sabotaggio della difesa nazionale, che per loro avrebbe fato solo il gioco del proprio imperialismo contro l’imperialismo avversario “nazionale“. Si noti che nessuno dei due compagni rifiutò di essere mobilitato e di andare a combattere sul fronte. Il periodo della guerra vedrà maturare in loro l’idea che la nazione è un “tutto“, vale a dire, una comunità legata da cultura, lingua, ma anche dall’economia. Heinrich Laufenberg e Fritz Wolffheim distinsero due funzioni dell’economia: la prima è la funzione di sfruttamento da parte di una minoranza della maggioranza, e la seconda è la funzione vitale per l’esistenza della totalità, vale a dire la nazione. Il ruolo dei socialisti rivoluzionari è quello di superare lo sfruttamento capitalistico, per far si che la comunità nazionale possa prosperare. Nel caso della Germania, ritennero che l’unità nazionale, guidata con la forza dalla borghesia, fu un fallimento, per aver omesso di sollevare un condiviso senso della comunità. E’ quindi compito della classe operaia realizzare l’unità tedesca attorno al principio del socialismo.
Nel contesto della guerra, il proletariato, che ha un mandato nazionale, potrebbe essere costretto ad accettare d’essere arruolato in un esercito “nazionale“, nonostante il carattere borghese dello Stato. Il proletariato, essendo la nazione, deve difendere i suoi interessi. Ma la subordinazione militare non è una subordinazione politica, perché gli obiettivi del proletariato sono totalmente diversi da quelli del Capitale. Il popolo è il nemico delle guerre imperialiste: “quando il proprio ambito economico è protetto dalla difesa dei suoi confini, il proletariato deve prendere posizione senza riserve a favore della pace“. E’ in opposizione alla guerra che si forgia il nuovo approccio al socialismo di Wolffheim e Laufenberg. Troverà il suo campo di applicazione proprio negli sconvolgimenti che colpirono la Germania dopo l’armistizio del 1918. Questa nuova idea, quella dei consigli operai, a cui si avvicinarono nel 1917. Sarà al centro della loro politica. I Consigli permettendo la partecipazione diretta dei cittadini nelle decisioni che li riguardano, possono superare il gioco parlamentare e respingere le organizzazioni burocratiche del tipo dei partiti e dei sindacati classici. Per gli “amburghesi“, il centro della rivoluzione è nella fabbrica. La forma burocratica del partito deve essere superata, e diventa una semplice struttura di propaganda per l’idea consiglista. Quest’approccio era in totale opposizione al modello bolscevico. Proponeva un decentramento verso la base e la democrazia diretta, sia nella lotta che nella società socialista del futuro. “Se, nell’età dell’imperialismo, le masse sono oggetto del potere esecutivo, scrisse Wolffheim, nel mondo socialista esse saranno il potere esecutivo stesso”. Parteciparono alla fondazione della sinistra radicale, una tendenza che riuniva i gruppi rivoluzionari della Germania del Nord. Wolffheim, in qualità di rappresentante del gruppo, incontrò gli spartakisti di Berlino, per preparare l’insurrezione del 1918. Intervenne affinché essa non finisse in una catastrofe generale, provocando il caos in Germania, e sottolineò la necessità che il fronte non crollasse. Si oppose nettamente alla parola d’ordine della diserzione in massa, lanciata da alcuni leader spartakisti.

La rivoluzione ad Amburgo
Il 6 novembre 1918 scoppiò la rivoluzione ad Amburgo e Wolffheim, allora mobilitatosi sul posto, giocò un ruolo di primo piano. I soldati ammutinati, incoraggiati dalla sinistra radicale, proclamarono per la prima volta, in Germania, la Repubblica socialista. Wolffheim partecipò alla formazione del “Consiglio degli operai e dei soldati”, che garantirono il controllo della città. Di ritorno dal fronte, Laufenberg venne proclamato presidente del consiglio, avendo così coscienza che il “destino intero della rivoluzione europea è nelle mani della classe operaia tedesca.
Per lui, il compito immediato dei rivoluzionari era quello di consolidare le conquiste fatte, di renderle irreversibili e di evitare la guerra civile. Predicò la riconciliazione delle classi sotto gli auspici della rivoluzione socialista trionfante e sollecitò il rapido ritorno della pace. La socializzazione delle società passa, secondo Wolffheim e Laufenberg, per l’azione progressiva  della maturazione della coscienza di classe. Come scriveva Louis Dupeux, “rifiuta l’idea che la dittatura del proletariato sia installata in un solo paese, né soprattutto solo una volta”, da cui la futura rottura con il modello sovietico. Passo dopo passo, il socialismo reale viene costruito con misure concrete. I Consigli amburghesi moltiplicano le misure sociali (riduzione dell’orario di lavoro, salari più alti, migliori condizioni di vita …) che essi impongono con la forza ai padroni. Non hanno mai esitato a collettivizzare le fabbriche dei padroni recalcitranti. La sinistra radicale invase anche le sedi dei sindacati e distribuì i fondi di tali organizzazioni riformiste ai disoccupati. Ma l’approccio di Amburgo fu anche pragmatico. Tentarono di inquadrare le altre classi sociali, come le classi medie, che le conseguenze della guerra spingevano oggettivamente verso la classe operaia. Fu quindi possibile superare le antiche divisioni, per realizzare l’unione delle classi oppresse, e quindi la nazione, attorno alla rivoluzione. Il concetto di nazione proletaria in lotta contro l’imperialismo, fu poi sviluppato dai due di Amburgo. Inglobava tutta la classe operaia, escludendo l’alta borghesia, nell’unità nazionale. “I Consigli di fabbrica stanno diventando, scriveva Wolffheim, elemento del congresso nazionale, dell’organizzazione nazionale, della fusione nazionale, perché sono l’elemento base, la cellula originaria del socialismo“.
Allo stesso modo, i contatti che Laufenberg e Wolffheim presero con i circoli di ufficiali, non furono un tradimento delle proprie convinzioni socialiste. Cercarono di mettere gli ufficiali al servizio della rivoluzione. Specialmente quando il diktat di Versailles contestò l’integrità della nazione stessa. La classe operaia tedesca si trovava sotto la minaccia dell’annientamento totale da parte del capitalismo anglo-sassone. Così, naturalmente, respinsero il trattato e richiesero l’istituzione di una “wermarcht del popolo“, che riprendesse la lotta contro l’imperialismo, a fianco dell’Armata Rossa sovietica. E’ in questo contesto, che furono effettuati i contatti con i nazionalisti. Suscitarono un certo interesse tra i giovani ufficiali, che dovettero affrontare l’incomprensione della casta dei vertici militari, lasciarono passare una possibilità per la Germania, a causa della loro vecchia natura reazionaria e anticomunista. Un capo völkish particolarmente stupido non ricevette nemmeno Wolffheim, perché aveva origini ebraiche… “La nazione borghese sta morendo e la nazione cresce – scriveva Laufenberg – L’idea nazionale ha cessato di essere uno strumento di potere nelle mani della borghesia contro il proletariato e si è rivolta contro di essa. La grande dialettica della storia fa dell’idea nazionale un mezzo del potere del proletariato contro la borghesia“. La loro posizione apertamente patriottica dovette procurargli l’odio degli spartakisti e degli agenti del Comintern, così come le accuse di deriva “nazional-bolscevica“. I socialdemocratici, divenuti progressivamente la maggioranza nei consigli di Amburgo, costrinsero Laufenberg a dimettersi. Assai rapidamente la reazione trionfò, i moderati cedettero la città all’esercito regolare che liquidò la Rivoluzione.La controversia nazional-bolscevica
Dopo la fondazione del KPD (Partito Comunista di Germania), Laufenberg e Wolffheim si affiliarono brevemente. Ma la campagna contro di loro e il loro posizionamento Nazional-Bolscevico portò alla loro espulsione dal partito, seguiti dalla tendenza di “sinistra“. L’operazione di epurazione del KPD fu effettuata a cura dell’agente del Comintern in Germania, Karl Radek. Porterà all’espulsione di più della metà dei 107.000 membri del partito in disaccordo con la linea di Mosca. Laufenberg e Wolffheim, quindi, fecero appello all’istituzione di un nuovo partito comunista. Parteciparono, nell’aprile 1920, al congresso di fondazione del KAPD (Partito Comunista dei Lavoratori di Germania). “Il KAPD non è la nascita di un partito bis, – scrisse D. Authier nella sua raccolta dei testi consiglisti del tempo – ma l’auto-organizzazione proletaria dei radicali che finalmente si stavano creando un organismo autonomo. L’atmosfera è particolarmente “calda”, i partecipanti hanno l’impressione di vivere un momento storico: lasciare il PC Spartakista è una netta rottura con la social-democrazia“.
Molto rapidamente, il clima nel KAPD si deteriorò, il KPD fece pressione sull’organizzazione affinché liquidasse la tendenza amburghese. Lenin sale sulla cattedra, in questo caso: in un passo dal suo libro “Estremismo: malattia infantile del Comunismo” (dove regola i conti ideologici con le tendenze di ultra-sinistra), denuncia, senza conoscerle bene, le tesi dei due di Amburgo. Espulsi dal KAPD, saranno i primi a denunciare il “capitalismo di stato” sovietico e la deriva totalitaria imposta dal regime di Lenin. Poi iniziarono gli anni di oscuri, fondarono una moltitudine di piccoli circoli rivoluzionari, il più importante, il Bund der Kommunisten, non raccolse che qualche centinaio di seguaci. Laufenberg, malato, si ritirò nella sua attività letteraria e morì nel 1932. Niekisch redasse in suo onore un accorato elogio funebre, rivendicandolo quale precursore del nazional-bolscevismo. Fece di lui il primo nazional-comunista tedesco e si pose alle sue orme. Wolffheim troverà un’eco inattesa nella giovane generazione nazional-rivoluzionaria degli anni ’30. Contribuì alla diffusione delle idee consigliste nelle riviste Das Junge Volk e Kommenden, poi dirette da K.O. Paetel. Ebbe, quindi, una notevole influenza sul movimento giovanile Bundisch, partecipando al suo orientamento anticapitalista e alla ricerca di un nuovo legame comunitario all’interno della nazione tedesca. Ma l’ascesa del nazismo gli sarà fatale, arrestato a causa della sua origine ebraica, morì in un campo di concentramento. Tragica fine di un uomo che aveva dedicato la vita a servire il suo popolo. Ironia della storia, il KPD seguirà dal 1923 una linea patriottica, con l’obiettivo dichiarato di raggruppare nel comunismo la classe media e alcuni gruppi nazionalisti (con diversi successi notevoli). Il fautore di questa linea apertamente “nazional-bolscevica“, non fu altri che Karl Radek, l’ufficiale dell’Internazionale che ha guidato la campagna contro gli amburghesi.

L’Autonomia operaia oggi
La critica radicale del capitalismo, condotta dai consigli operai, mantiene ancora la attualità, il sistema che l’ha schiacciata nel 1919, domina ancora. Lo sviluppo del liberalismo e la sua estensione a tutto il mondo, ora minaccia il futuro stesso dell’umanità. Come Laufenberg e Wolffheim, vogliamo vedere apparire l’autonomia dei lavoratori, la rivolta proletaria liberatasi dalla morsa dei sindacati e delle illusioni dei partiti del sistema. Non vogliamo più vedere la nostra ribellione incanalata, teleguidata e svenduta sull’altare della pace sociale dai co-gestori della nostra miseria. Di fronte agli attacchi del capitale contro le nostre condizioni di vita, ci appelliamo alla ripresa della lotta. Il deterioramento della situazione della classe operaia, va di pari passo con l’impoverimento delle classi medie, la resistenza diventa una questione di sopravvivenza. Ancora una volta, non perderemo che le battaglie che non condurremo. Qui e ora, più che mai, coloro che vivono sono coloro che lottano.

Laufenberg, a sinistra, presidente del Consiglio degli operai e dei soldati di Amburgo, e Wilhelm Heise.

Bibliografia:
Jean-Pierre Faye, Langages totalitaires, Edition Hermann
Louis Dupeux, Le National-bolchevisme, Stratégie communiste et dynamique conservatrice, Edition H. Champion. L’analisi più completa sul tema.
D. Authier e G. Dauve, Les communistes de gauche dans la révolution allemande – Les Nuits Rouges. Recueil de textes sur les conseils dont la «révolution à Hambourg» de Laufenberg et «Organisations d’entreprises ou syndicats» de Wolffheim. Edition de Minuit
Pierre Broué, Rivoluzione in Germania, Einaudi
Alain Thieme, La Jeunesse «Bündisch» en Allemagne, Collection Jeune Europe
Christophe Bourseiller, Histoire générale de l’ultra-gauche, Denoël impacts. L’ultimo pubblicato su questo argomento.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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