La Jugoslavia e i Bilderberg: CIA, islamisti, Halliburton e falsi massacri

Dean Henderson – 24 febbraio 2013
milosevic

Al-Qaida alla riscossa
Anche se il presidente Clinton propugnava una tregua nella regione, il presidente dei Capi di stato maggiore congiunto, generale John Shalikashvili, ora direttore del Carlyle Group, si incontrava con i comandanti militari croati a Zagabria, per coordinare il dispiegamento di 25.000 soldati statunitensi per gestire gli eserciti separatisti di Croazia e Bosnia-Erzegovina. I fondamentalisti islamici si riversavano in Bosnia, dove furono addestrati dagli ex-leader dei mujahidin afghani, tra cui Usama bin Ladin. Anche i mullah iraniani inviarono combattenti con la benedizione dell’amministrazione Clinton. Al-Qaida di Bin Ladin formò una cellula di combattenti bosniaci nota come Takfir wal Hijra (Espiazione ed Esilio). Alcuni del dipartimento di Stato di Clinton, erano nervosi in merito al crescente numero di islamici in Bosnia, ma la CIA si oppose all’espulsione di al-Qaida. [1] Si organizzò anche per rimuovere alcuni gruppi terroristici da una lista di controllo del dipartimento di Stato, in modo che i membri potessero viaggiare liberamente nei Balcani, per prendere parte alla guerra.
Dall’altra parte del mare Adriatico, in Italia, l’imam Anwar Shaban reclutava combattenti per la Bosnia nel Centro islamico di Milano. Shaban era un seguace dello sceicco radicale Omar Abdel Rahman, che la CIA aveva portato negli Stati Uniti negli anni ’80 per reclutare mujahidin per la guerra in Afghanistan. Rahman era il leader spirituale della Jihad islamica egiziana, un ramo della Fratellanza musulmana, una società segreta dominata dalla Casa dei Saud. Il Centro islamico di Milano era finanziato da Ahmed Idris Nasreddin, un ricco kuwaitiano che agiva in qualità di console onorario del Kuwait in Italia. Nasreddin fondò al-Taqwa, una società svizzera, ma con sede alle Bahamas, che cambiò nome in Nada Management, per onorare il presidente Youssef Nada, un importante leader dei Fratelli musulmani. Nada management è recentemente finita sotto inchiesta per il suo ruolo nel finanziamento del terrorismo globale. [2]
Nel 1995, il governo del protetto della CIA, Gulbuddin Hekmatyar, si fece da parte in Afghanistan, dando il via al regime dei taliban, che consegnarono i loro campi di addestramento al confine con il Pakistan al pakistano Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (Jui), che aveva sostenuto l’ascesa dei talebani in stretta collaborazione con l’intelligence pakistana ISI. Il JUI reclutava e addestrava i volontari per combattere in Bosnia, e poi in Kosovo. L’esercito bosniaco, il cui addestramento fu affidato alla MPRI, finanziata dai sauditi e dai kuwaitiani, venne anche finanziato tramite il narcotraffico della mezzaluna d’oro, i cui trafficanti avevano stabilito le rotte per il contrabbando verso l’Europa, attraverso la Bosnia. [3]
La CIA organizzò il passaggio sicuro per i membri della Jihad islamica, ricercati in Egitto, e i terroristi del Gruppo Islamico Armato (GIA) in fuga dall’Algeria, dove avevano rovesciato il governo nazionalista di Chadli Bendjedid, che si era rifiutato di approvare la legge sugli idrocarburi per conto dei Quattro Cavalieri. Il 18 gennaio 2002, una cellula del GIA di sei elementi fu intercettata mentre programmava di far saltare in aria l’ambasciata statunitense a Sarajevo. Il fabbro dell’ambasciata era il suocero di uno dei sospettati. Aveva dato al GIA le chiavi e i codici di accesso per attuare la loro missione. Migliaia di musulmani bosniaci arrabbiati protestarono mentre i terroristi filo-sauditi venivano consegnati agli Stati Uniti. [4] Improvvisamente i media corporativi degli Stati Uniti espressero toni meno simpatici verso i musulmani bosniaci, che qualche anno prima erano stati fabbricati elettronicamente per far lacrimare ogni famiglia statunitense.

Pulizia etnica al rovescio
Migliaia di serbo-bosniaci si riunivano tutti i giorni nel sobborgo di Ilijas, a Sarajevo, per protestare contro la cessione della periferia della città, prevalentemente serba, alla Federazione croato-musulmana, secondo gli accordi di Dayton. Il generale francese Jean-René Bachelet, che comandava le truppe delle Nazioni Unite a Sarajevo, definì l’accordo “pulizia etnica”, la frase che gli USA usavano contro i serbi durante la guerra. Bachelet inizialmente si rifiutò di disporre le truppe per far rispettare le disposizioni di Dayton, ma alla fine si piegò sotto la pressione di Parigi. Gli jugoslavi protestarono anche contro la presenza nel Paese di 60.000 uomini della NATO. [5] La TV di Pale riferì che “le forze della NATO hanno usato armi nucleari a bassa intensità, quando condussero raid aerei sulle posizioni serbe intorno a Sarajevo, Gorazde e Majevica, nell’agosto e settembre 1995. Gli esperti sono giunti alla conclusione che alcune persone mostrano segni di contaminazione da radiazioni“, e che il “generale jugoslavo Djordje Djukic era stato torturato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja“. Poco dopo il tribunale dichiarò che il generale era morto. Mentre lottava per la vita, Djukic condannò il procuratore capo del Tribunale Richard Goldstone come “assassino dalla faccia di bambino e nemico dei serbi“. [6]
Pale trasmise un altro programma dal titolo Genocidio, che documentava il terrorismo di al-Qaida contro i serbi, e mostrava Borvivoje Sendic, vicepresidente del Partito democratico serbo, commentare che alle prossime elezioni jugoslave, “La comunità internazionale cercherà di intervenire nelle prossime elezioni. Ma i serbi non si lasceranno truffare, questa volta, in segno di rispetto per tutti i caduti…” Mirjana Markovic, moglie del presidente Milosevic e a capo del partito Sinistra Unita, alleato con il Partito socialista del marito, disse nel 1996 che i manifestanti a Belgrado venivano a fomentare la guerra civile; molti portavano le bandiere statunitense e tedesca. Markovic denunciò entrambe le nazioni come le “forze oscure” dietro i tumulti. Le interferenze statunitensi a Belgrado continuarono nel nuovo millennio. Il 7 febbraio 2000 il ministro della difesa jugoslavo, Pavle Bula, fu assassinato nel ristorante del cugino, a Belgrado. Il ministro dell’Informazione della Jugoslavia rilasciò una dichiarazione dicendo che “i servizi segreti stranieri” ne erano responsabili. Vojoslav Seselj, leader del Partito radicale serbo, disse che l’assassinio era stato effettuato da “agenti degli Stati Uniti, britannici o francesi“. [7]
Milosevic, rieletto a capo del Partito Socialista nel novembre 2000, con l’86,55% dei voti, venne consegnato al Tribunale per i crimini di guerra in cambio di un pacchetto di aiuti del FMI al nuovo governo di Belgrado. Milosevic era provocatorio a L’Aja, dicendo che non c’era bisogno di rispondere alle domande, in quanto il giudice non aveva legittimità o giurisdizione. Definì il tribunale “la nuova Gestapo dell’Aja“, e disse “il genocidio è stato commesso contro i serbi da una parte della comunità internazionale“. Peter Finn, il giornalista del Washington Post che aveva diretto le aggressioni a Milosevic, vomitando acriticamente le accuse di pulizia etnica, da parte dei serbi, fabbricate dalla CIA, passò il  2000 ammettendo che era stato ingannato riguardo le presunte atrocità serbe. Finn scrisse il 17 gennaio 2000, sul Post, “le accuse occidentali che vi fossero dei campi per lo stupro gestiti dai serbi… e accuse dalle oscure origini, su alcune pubblicazioni, che i serbi si dedicassero alla mutilazione di morti e di vivi… tutte si dimostrarono false.” I bambini jugoslavi avevano il loro modo di protestare contro l’occupazione del loro Paese. Agli studenti della scuola elementare Peter Petrovic Nyegos fu chiesto di prestare il proprio talento artistico per riassumere la guerra condotta nel loro Paese. Un bambino disegnò una grassa prostituta americana che portava a spasso un cane di nome “Europa”, un altro ritraeva il linciaggio del Ku Klux Klan di soldati serbi, mentre un terzo rappresentava gli aerei dell’UNICEF bombardare i bambini serbi.

La Brown & Root del problema
L’esercito croato comprò molte armi dal trafficante d’armi tedesco Ernst Werner Glatt, fornitore preferito della CIA sia con i contras del Nicaragua che con i mujahidin afghani. A un certo punto  Glatt inviava ai croati 200 milioni di dollari in armi all’anno, con gran parte del conto pagato dai sauditi. Glatt operò così bene, per se stesso, che poté andare in pensione in una tenuta della Virginia che si chiama Black Eagle. L’aquila nera era l’emblema ufficiale del governo nazista tedesco ed era stato il nome in codice per le operazioni Contras-cocaina di Oliver North, sotto la supervisione del generale panamense Manuel Noriega, per conto dei suoi boss della CIA e del Mossad. [8]
I contratti militari venivano distribuiti con la parsimonia delle caramelle, durante il conflitto nei Balcani, ma nessuna impresa guadagnò più della Brown & Root, che in seguito si fuse con il gigante delle costruzioni MW Kellogg, per diventare KBR. KBR è una filiale della Halliburton, di  Houston, dove Dick Cheney era al timone. Halliburton possiede anche la Dresser Industries, dove Lawrence Eagleburger faceva parte del consiglio di amministrazione. L’azienda è una piovra globale con sedi in 130 Paesi e più di 100.000 dipendenti. Cheney non era schizzinoso sui clienti dell’azienda, facendo ottimi affari con i dittatori nigeriani, Saddam Hussein e la giunta militare del Myanmar. [9] Brown & Root fu pagata 546 milioni dollari per costruire latrine, caserme e altre infrastrutture necessarie per mantenere le truppe della NATO e delle Nazioni Unite che occupano la Jugoslavia. Tre anni dopo, l’azienda venne pagata con altri 400 milioni di dollari per il supporto logistico in Bosnia, Croazia e Ungheria, dove la controllata della Brown & Root, conosciuta come International American Products, forniva supporto alle truppe. Gli addetti alla cucina ungheresi accusarono le truppe statunitensi, che frequentavano il loro posto di lavoro, di continue molestie sessuali e sfruttamento.
La società di Cheney ottenne anche contratti per rinforzare le basi militari USA in Italia. Brown & Root, che godeva del monopolio delle attività di supporto delle truppe, fin dalla guerra del Golfo, ricavo più di 260 milioni dollari facendo un lavoro simile durante le avventure militari degli Stati Uniti ad Haiti, in Somalia e in Ruanda. [10] Nel 1999 stipulò un contratto da 900 milioni dollari nei Balcani. Nel 2000, l’anno in cui Cheney si dimise per diventare il compagno di corsa del candidato Bush Jr., la Brown & Root ricevette 300 milioni di dollari con un contratto della marina degli Stati Uniti per migliorare le basi all’estero, un contratto da 100 milioni di dollari per migliorare la sicurezza delle ambasciate degli Stati Uniti in tutto il mondo e un contratto da 40 milioni dollari per gestire il National Institutes of Health. Cheney ha ricevuto un enorme pacchetto di pensionamento da 20 milioni dollari dalla Halliburton. E ancora 10 milioni di dollari di stock option. Lo stipendio alla Halliburton di Cheney, dove era presidente e amministratore delegato nel 1995-2000, era di 1,3 milioni dollari all’anno. [11]
Nel 1996, il segretario statunitense al commercio Mickey Kantor arrivò a Zagabria con i rappresentanti di 18 multinazionali statunitensi. Kantor e il suo entourage negoziarono un accordo d’investimento per ricostruire la Croazia, sarebbe stata una manna per le aziende. Bechtel, mai negligente nel fiutare un contratto pubblico, ne ottenne due per costruire centrali elettriche dal governo della Croazia. Gran parte degli sforzi per la ricostruzione bosniaca fu presieduta dal 353.mo Commando Affari Civili, una unità di riserva dell’esercito del Bronx, con grande connessioni con le corporazioni statunitensi. L’unità era guidata dal colonnello dell’esercito statunitense Michael Hess, che frequentava la nuova sede della Banca Mondiale istituita a Sarajevo. Datore di lavoro di Hess, al solito, era Citigroup dove operava come Relationship Manager per la Scandinavia, la Finlandia e il Benelux. Un altro membro della 353.ma Unità era un vice-presidente della ABN Amro Holdings NV, il colosso bancario olandese che nel 1997 rilevò la fallimentare vecchia banca britannica Barings, successivamente incorporata nella Royal Bank of Scotland. Nel  353.mo militavano anche un ingegnere della Schering-Plough, un broker della Merrill Lynch ed un ex manager della AT&T. Altri membri lavoravano per Texas Instruments, American Airlines, l’agenzia militare privata BDM Internazional, che addestrava i sauditi, e il gigante della difesa Lockheed Martin.
Il banchiere della ABN Amro, Renato Bacci, si incaricò della formazione dei banchieri della Bosnia, nel passaggio dal socialismo al capitalismo. Il tenente-colonnello del 353.mo, Gerry Suchanek, insegnava economia presso l’University of Iowa. Ha detto del suo lavoro, “Tutto quello che faccio a casa è insegnare il capitalismo. Tutto quello che faccio qui è lo stesso“. [12] La CIA aveva completato la partizione della maggior parte della Jugoslavia e gli agenti del capitale internazionale stavano avendo il sopravvento. Il problema era che la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, le enormi riserve di carbone e i giacimenti nell’Adriatico che Big Oil ambiva. Ottenere tali attività richiese il distacco della porzione di territorio più indisciplinata dal governo centrale di Belgrado.

[1] “Bin Laden’s Invisible Network“. Evan Thomas. Newsweek. 10-29-01. p.42
[2] “New Links in the bin Laden Money Chain”. Mark Hosenball. Newsweek. 11-12-01
[3] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. Gobalresearch.ca 11-2001
[4] CNN Headline News. 1-18-02
[5] “Serbs Will Never Give In, Military Chief Says”. AP. Great Falls Tribune. 12-3-95. p.1
[6] “TV Station Feeds Serbs Exclusive Propaganda”. Chris Hedges. New York Times. 6-9-96
[7] Cody. p.1
[8] Silverstein
[9] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[10] “Bosnia Mission Enriches Firm Headed by Ex-Defense Official”. AP. Missoulian. 3-23-96
[11] “Cheney’s Firm Profited from Military Roles Bush Attacked”. AP. St. Louis Post-Dispatch. 8-27-00. p.A1
[12] “An Army Reserve Unit Guides Reconstruction of Postwar Bosnia”. Thomas Ricks. Wall Street Journal. 6-10-96. p.A1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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