Il Consiglio di cooperazione del Golfo smascherato

Dean Henderson – 29 giugno 2013

L’immagine del bramino bostoniano, il segretario di Stato John Kerry che, rannicchiato tra monarchi e despoti, annuncia che gli Stati Uniti avrebbero apertamente armato la creazione dell’MI6, al-Qaida siriana, ricorda una frase del “ricco sfondato”, coniato per descrivere i primi eccessi dell’ala templare dei bankster della City of London dei Rothschild. Con alleati come questi tirapiedi non eletti dei Fratelli musulmani, Kerry non ha bisogno di nemici.
Saudi ArabiaNel 1776 la British East India Company fondò una sede in quello che oggi è il Kuwait. Quando i membri kuwaitiani del clan hashemita al-Sabah, che condividono il loro cognome con il fondatore degli assassini Hasan bin Sabah, aiutarono i turchi ottomani a sedare le rivolte nel sud dell’Iraq, lo sheik della tribù Muntafiq regalò agli al-Sabah dei boschetti vicino Fao e Sufiyah, nel sud dell’Iraq. Kuwait era visto come altamente strategico dagli inglesi, per il suo ruolo a protezione delle rotte marittime nell’Oceano Indiano. Nel 1900 gli inglesi siglarono un accordo con Mubaraq al-Sabah, che staccò il Kuwait dall’Iraq e ne fece un protettorato britannico. La stragrande maggioranza delle persone che vivevano in quello che fu dichiarato Kuwait si oppose al piano britannico e voleva rimanere nell’Iraq. Nel 1914, nel bel mezzo della prima guerra mondiale, il residente inglese del Golfo promise allo sceicco Mubaraq al-Sabah il riconoscimento della Corona del suo nuovo Paese, in cambio del voltafaccia degli al-Sabah e dell’aggressione alle truppe dell’impero ottomano a Safwan, in Mesopotamia, in quello che oggi è l’Iraq. Il clan al-Sabah si guadagnò le sue strisce dell’Union Jack. La monarchia hashemita governa il Kuwait da quel giorno.
Nel 1917 gli inglesi fecero loro cliente Ibn Saud, cui dissero anche di incoraggiare le tribù arabe a respingere i turchi ottomani dalla regione del Golfo, all’inizio della prima guerra mondiale. Nello stesso anno, la Camera dei Rothschild attraverso la Dichiarazione Balfour, spinse per aver il sostegno della Corona a una patria ebraica in Palestina. Rothschild era meno preoccupato del popolo ebraico che di voler stabilire un avamposto in Medio Oriente, da dove lui e i suoi lacchè potessero vegliare sul centro del loro monopolio mondiale del petrolio. Un anno dopo gli ottomani furono sconfitti. Iraq, Giordania e Arabia Saudita furono ricavate dall’impero ottomano e caddero sotto il dominio britannico, con Ibn Saud che prese il controllo dell’omonima Arabia Saudita. La sua progenie forma la moderna Casa dei Saud. La Palestina divenne parte della Transgiordania e fu gestita da un emiro scelto dagli inglesi. Gli Stati della Tregua dell’Oman (oggi Emirati Arabi Uniti) e la costa dell’Oman (oggi Oman) divennero anch’essi dei protettorati inglesi. Come Winston Churchill commentò tre decenni più tardi, “L’emiro è in Transgiordania, dove lo misi una domenica pomeriggio a Gerusalemme”. Nel 1922 il trattato di Jeddah in Arabia Saudita le diede l’indipendenza dalla Gran Bretagna, anche se la Corona ancora esercitava una notevole influenza.  Nel corso degli anni ’20, con l’aiuto delle truppe britanniche, Ibn Saud conquistò altro territorio dagli ottomani, quando si annetté Riyadh. Inoltre occupò le città sante di Mecca e Medina degli hashemiti.
Gran Bretagna e Francia firmarono l’accordo di San Remo, che contemplava concessioni petrolifere in Medio Oriente tra i due Paesi. Entro due settimane gli Stati Uniti risposero con la politica della porta aperta, che incluse i Cavalieri degli Stati Uniti dal gioco petrolio in Medio Oriente. Piccoli produttori indipendenti statunitensi come Sinclair, si opposero a tale politica, lamentando che favorisse gli interessi petroliferi dei Rockefeller. Le major petrolifere statunitensi Exxon, Mobil, Chevron, Texaco e Gulf, le prime tre progenie della Standard Oil Trust di John D. Rockefeller, si unirono alla British Petroleum e alla Royal Dutch/Shell, in gran parte di proprietà della Casa Reale olandese degli Orange e della famiglia Rothschild, e ai francesi della Compaignie de Petroles, nel spartirsi il quadro petrolifero del Medio Oriente. L’Iraqi Petroleum Company (IPC) e il Consorzio iraniano sarebbero stati dominati dalle aziende europee, mentre la saudita Aramco sarebbe stata posseduta dai cavalieri statunitensi. I protettorati britannici sarebbero stati sfruttati attraverso varie combinazioni dei quattro cavalieri. Una filiale dell’IPC, la Petroleum Development of Truce Coast, iniziò i sondaggi in ciò che oggi sono gli Emirati Arabi Uniti (EAU), nel 1935. Oggi negli Emirati Arabi Uniti, l’industria petrolifera ADCO è per il 24% di proprietà della BP Amoco, per il 9,5% della Royal Dutch/Shell e per il 9,5% di Exxon-Mobil. L’ADMA è di proprietà per il 14,67% della BP Amoco e per il 13,33% della francese ex-Compaignie de Petroles, che ormai si è affermata come Total. La Esso Trading Company/Abu Dhabi è al 100% di proprietà di Exxon-Mobil. La Dubai Petroleum è per il 55% di proprietà della Conoco, che possiede anche il 35% del Dubai Marine Areas, di cui la BP Amoco detiene una quota del 33,33%. La maggior parte del petrolio degli Emirati Arabi Uniti va in Giappone. BP e Total ne detengono i contratti per il trasporto a lungo termine con gli Emirati Arabi Uniti. Chevron e Texaco, che avevano già aderito all’Aramco, e il loro ramo del marketing Caltex, formarono la Bahrain Petroleum Company (BPC) in quel protettorato. La nuova Chevron-Texaco oggi gestisce la BPC. In Qatar, Exxon-Mobil domina il ricco settore del gas naturale. Possiede buona parte della Qatargas, che attualmente fornisce al Giappone 6 milioni di tonnellate di gas naturale all’anno. E’ anche partner al 30% del gigantesco giacimento di gas di Ras Luffan, che produce 10 milioni di tonnellate di gas naturale all’anno. La BP si unì alla Gulf per avviare la Kuwait Oil Company, che vende oggi greggio scontato agli ex-proprietari dell’Amoco, BP e Chevron-Texaco (Chevron acquistò la Gulf nel 1981). Nel 1949 i Cavalieri degli Stati Uniti controllavano il 42% delle riserve di petrolio del Medio Oriente, mentre i Cavalieri anglo-olandesi il 52%. Il restante 8% era di proprietà di Elf-Total-Fina e di altre società minori.
Gli inglesi cominciarono a concedere l’indipendenza ai loro protettorati del Golfo a partire dal 1961 con il Kuwait e terminarono nel 1971, quando gli Emirati Arabi Uniti furono formati da sette emirati, i più importanti dei quali sono Dubai, Abu Dhabi e Sharjah. L’influenza inglese non scemò. L’Oman rimane particolarmente vicino alla Corona. Mercenari inglesi costituiscono le guardie reali che proteggono le famiglie dominanti in tutti i sei Paesi del GCC. Questi emirati sono governati da monarchie unifamiliari selezionate dai colonialisti britannici per realizzare il loro piano di dominare il petrolio del Medio Oriente e le rotte marittime fin dal tardo 18° secolo. Le sei famiglie regnanti del GCC sono legate tra esse, proprio come lo sono le famiglie reali d’Europa.

Una monarchia comoda
Il Kuwait fu creato ufficialmente a metà degli anni ’20 in virtù dell’accordo Sykes-Picot. La famiglia al-Sabah vi domina da allora. Su consiglio del re saudita Fahd, la cricca al-Sabah del Kuwait sciolse il parlamento nel 1975 e nel 1986, quando l’opposizione all’emiro divenne troppo forte. Il parlamento del Kuwait è una facciata, in quanto i leader dell’opposizione non possono andare al governo del Kuwait. Attualmente il 25% dei ministri sono membri della famiglia al-Sabah. Le donne non possono votare. Le decisioni politiche possono essere modificate con decreto dell’emiro. La ricca elite ereditaria che domina il Kuwait si affida a manodopera asservita immigrata per svolgere compiti sconvenienti come preparare la colazione o andare al negozio. L’80% della manodopera del Kuwait è composta da operai immigrati dai Paesi poveri dell’Asia come il Bangladesh, le Filippine e l’India. Questi lavoratori, che costituiscono il 63% della popolazione del Paese, spesso non vengono pagati. Lo stupro pubblico delle domestiche è un fatto comune.
L’economia del Kuwait è strettamente controllata da meno di venti famiglie. Lo sheik Ahmed Jaber al-Sabah, che morì nel 2006, aveva 4,8 miliardi di dollari. Come i Sudeiri sauditi, gli al-Sabah si tuffano nelle casse governative del Kuwait ogni volta che ne sentono il bisogno. Il clan al-Sabah è tristemente noto per il suo stile di vita opulento. La maggior parte del reddito annuo petrolifero del Kuwait, 60-100 miliardi di dollari, viene speso in beni di lusso. Molti dei giovani al-Sabah sono stati coinvolti in incidenti imbarazzanti con prostitute, gioco d’azzardo, alcol e droghe. In un’occasione, un nipote dell’emiro è stato arrestato mentre contrabbandava eroina in Francia. Il New York Times una volta definì il Kuwait, “meno che un Paese, una compagnia petrolifera di proprietà familiare con un seggio alle Nazioni Unite“. Un’altra potente famiglia kuwaitiana sono gli al-Ghanim, che ottenne grandi ricchezze aiutando BP e Gulf a costituire la Kuwait Oil Company. Nel 1945 gli al-Ghanim davano lavoro a metà dei kuwaitiani e spesso prestavano denaro alla famiglia al-Sabah. Possiedono la Yusuf Ahmed Alghanim & Sons, che alla fine degli anni ’70 divenne il più grande concessionario estero della General Motors. Gli al-Ghanim sono agenti di Isuzu, Holden, Phillips, Frigidaire, Link Belt Cranes, BP Lubricants, Learjet, Kirby, Hitachi, Qantas, British Airways, Gulf Air e Air India. Negli anni ’90 la famiglia al-Ghanim investiva 400 milioni di dollari l’anno. Nel 1975 Qutayba al-Ghanim comprò la Kirby Industries di Houston. Altre potenti famiglie kuwaitiane sono i bin Bihani e gli al-Qarafi.
In Qatar la famiglia dominante al-Thani s’è intrecciata con tutta la popolazione per consolidare il proprio potere. Nel giugno 1995 il re, lo sceicco Khalifa bin Hamad al-Thani era in vacanza in Svizzera, quando suo figlio Hamad, laureto a Cambridge, prese le redini del potere. Nonostante le mosse del giovane verso la democrazia, come ad esempio il lancio di al-Jazeera e un decreto che permetteva alle donne di votare, molti nel Golfo videro l’occupazione del palazzo come un colpo di Stato della CIA, in quanto l’anziano al-Thani era un alcolizzato e corrotto imbarazzante per Washington. Il Qatar ha la seconda riserva più grande di gas naturale (900 miliardi di piedi cubi) del mondo dopo la Russia. Ben presto gli Stati Uniti crearono Camp Snoopy alla periferia di Doha e posizionarono i loro caccia in due basi aeree del Qatar, al-Sayliyah e al-Udeid. Nel novembre 2001 il Qatar ha ospitato la riunione annuale dell’Organizzazione mondiale del commercio, in un edificio pacchiano di Doha comprendente uno Starbucks, un McDonalds e un Kentucky Fried Chicken. I monarchi al-Thani governano per decreto e sono piazzisti di molte multinazionali, tra cui BMW e International Harvester. Gestiscono diverse operazioni di franchising occidentali in Qatar, tra cui il Ramada Hotel. Un’altra famiglia vicina agli al-Thani, che esercita un notevole potere in Qatar, è la famiglia Darwish. Rappresenta Austin, Pirelli, Union Carbide, Phillips, Dunlop, GE, Hobart, Volkswagen, Audi e Fiat. La famiglia al-Mana è anch’essa influente, e rappresenta Peugeot e altre multinazionali.
Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono un agglomerato di sette emirati diversi che ebbero concessa dagli inglesi l’indipendenza nel 1971. Il Primo ministro degli EAU sheik Rasid bin Said al-Maqtum è membro della monarchia governante degli al-Maqtum. Il suo patrimonio netto è stimato 4 miliardi di dollari. I suoi quattro figli occupano la carica di Viceprimo ministro, ministro delle Finanze e dell’Industria, ministro della Difesa e comandante delle Forze di difesa di Dubai. Due di loro sono anche miliardari. La famiglia al-Nahiyan governa l’emirato di Abu Dhabi degli Emirati Arabi Uniti.  Lo sceicco Zayed bin Sultan al-Nahiyan è diventato il più grande azionista della BCCI, che agiva  da ufficiale pagatore per le operazioni della CIA in tutto il mondo, negli anni ’80. In seguito gli al-Nahiyan avviarono Flying Dolphin Airlines, indicato dalle Nazioni Unite come vettore del “contrabbando” in Afghanistan, e del contrabbando di armi in spregio agli embargo delle Nazioni Unite nei punti caldi africani, come la Sierra Leone.
In Bahrain, a lungo importante avamposto britannico e sede della Bahrain Petroleum Company di proprietà della Chevron-Texaco, sheik Isa bin Salman al-Khalifa e il suo clan presiedono lo staterello petrolifero. Al-Khalifa è stato un investitore della Harken Energy di George W. Bush, che si aggiudicò una concessione petrolifera off shore senza precedenti nelle acque del Bahrain, poco prima della guerra del Golfo. Le famiglie mercantili saudite dominano su gran parte del resto dell’economia del Bahrain. La famiglia Qanoo di Dhahran è particolarmente prominente. I Qanoo rappresentano Exxon-Mobil, BP Amoco, Norwich Union Insurance, Holland Persian Gulf Lines e Royal Nedlloyd Lines. Il loro punto di forza è il trasporto di greggio per tutti i Quattro Cavalieri, soprattutto dal Porto del Bahrain e dalla gigantesca raffineria saudita di Ras Tanura, che fu costruita dalla Bechtel a metà degli anni ’40. I Qanoo recentemente hanno aggiunto la Kuwait Shipping Company al loro impero. Un’altra famiglia importante in Bahrain sono gli al-Moayad. Il Bahrein ospita la Quinta Flotta degli Stati Uniti ed è un importante centro bancario off-shore per JP Morgan Chase, Citigroup e altre mega-banche globali specializzate in riciclaggio di petrodollari. Non a caso, una grande percentuale del greggio saudita viene raffinata in Bahrain, sotto l’occhio vigile della Quinta Flotta degli Stati Uniti e dei banchieri internazionali.
L’Oman è governato dalla famiglia al-Qaboo. Il paese gode di relazioni particolarmente strette con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, ospitando importanti basi militari statunitensi e frequenti esercitazioni congiunte militari USA/Regno Unito. La National Bank of Oman era di proprietà della BCCI e, a sua volta, possedeva una grossa fetta dei depositi della BCCI. La banca veniva usata dagli sceicchi del GCC per finanziare le operazioni segrete della CIA. Lo sceicco al-Qaboo, monarca di Oman, ottenne una preziosa proprietà nei pressi del porto di Karachi in Pakistan, come premio per il suo sostegno alla guerra decennale della CIA in Afghanistan, per poi cederla all’US Navy. Exxon-Mobil ha una grande presenza in Oman. Negli anni ’90, il 28% del greggio estero della società proveniva dall’Oman.
Ma l’Arabia Saudita rimane la più grande polveriera nella regione grazie ai suoi 255 miliardi di barili di riserve petrolifere. Aramco, Bechtel e altre multinazionali occidentali avevano appreso presto la necessità di elevare alcuni cittadini sauditi, come Sulaiman Olayan, a posizioni di potere al fine di avere accesso al trono saudita. Questo processo, che segue un modello praticato dalle multinazionali di tutto il mondo, ha creato l’enorme disparità di ricchezze nel Regno. Da una parte si ha la Casa dei Saud e meno di venti famiglie dell’élite legate al trono, diventate ricche in quanto partner di joint venture e agenti di vendita delle multinazionali occidentali. Questo jet set di miliardari passa il tempo volando a Montecarlo per gettare soldi nel gioco d’azzardo e in feste sontuose per diplomatici occidentali, consumando abbondanti quantità di alcool e vivendo in palazzi opulenti. Re Fahd, il patriarca attuale della Casa dei Saud, da solo vale circa 18 miliardi di dollari. Dall’altra parte c’è il 99% dei cittadini sauditi, per lo più devoti musulmani sciiti, che lottano ogni giorno per guadagnarsi un’esistenza misera e che non hanno assolutamente alcuna voce nella monarchia ereditaria che governa senza democrazia il loro Paese. Questa disparità di ricchezza si è spesso dimostrata esplosiva, più di recente negli attacchi dell’11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti, dove 15 dei 19 dirottatori-fantocci degli aerei che colpirono le torri del World Trade Center e il Pentagono, erano di nazionalità saudita. Un grave motivo per cui gli Stati Uniti ora importano terrorismo saudita insieme al petrolio dell’Aramco. è che sono le aziende statunitensi che hanno contribuito a creare l’enorme disparità di ricchezza in Arabia Saudita, elevando alcune famiglie a dinastie finanziarie e attraverso di esse, avere l’appoggio incondizionato dei loro compari della  Casa dei Saud.
Negli anni ’50, la famiglia Alireza vendeva i suoi monili per conto di Cartier, Van Cleef e Arples. Oggi possiede l’Haji Abdullah Alireza & Company (HAACO). La HAACO ha collaborato con Mobil per fondare l’Arabian Petroleum Supply Company, che all’inizio forniva marketing per il carburante degli aerei presso l’aeroporto di Jeddah, e da allora le operazioni si sono espanse. Un’altra joint venture HAACO/Mobil è l’Arabian Maritime Company. HAACO è agente di vendita per l’Arabia Saudita di Goodyear, Ford, KLM Airlines, Air Algerie, Pepsi, Dunlop e Westinghouse. La società di Alireza si è unita alla ITT come subappaltatori della Lockheed per un progetto per il controllo del traffico aereo nel Regno. Un’altra società controllata da Alireza, il Gruppo Rezayat, ha due joint venture con l’azienda per l’energia di Tulsa Williams International, una chiamata Saudi Arabian Fabricated Metals Industry e un’altra conosciuta come Rezayat & Williams Construction Company. Una terza impresa degli Alireza è la Saudi Arabian Engineering Company, una joint venture con la multinazionale olandese Amindha NV. Ancora un altro passo degli Alireza è la Crescent Transportation, una joint venture con la Sea-Land Corporation, che gestisce il terminal dei container del porto di Damman. La ditta di Jeddah Haji Hussein Alireza è il primo importatore al mondo di veicoli Mazda. L’Alireza è collegata con Brown & Root, filiale di Houston della Halliburton che si è fusa con la MW Kellogg per divenire la KBR. Alireza e Brown & Root gestiscono una società off-shore per la costruzione di oleodotti in Arabia Saudita chiamata Root-Alireza. La famiglia Alireza possiede enormi quantità di immobili nel Regno e notevoli quantità di  azioni di molte delle più grandi aziende saudite tra cui National Pipe, in maggioranza di proprietà della giapponese Sumitomo.
La famiglia Juffali è anch’essa di Jeddah. Ha un valore di oltre un miliardo di dollari. La loro società principale, EA Juffali & Brothers, possiede la più grande concessionaria Mercedes Benz del mondo ed è agente di vendita di oltre 60 multinazionali straniere, tra cui IBM, Siemens, Massey Ferguson, FMC, Borg-Warner, Kelvinator e Michelin. Ha formato una joint venture con Siemens chiamata Arabia Electric, una con Dow Chemical chiamata Arabian Chemical Company, una con Borg-Warner, conosciuta come Saudi Air Conditioning Manufacturing Company e un altro con Massey Ferguson chiamato Arabian Tractor Manufacturing Company. Sheik Ahmed Juffali è membro del prestigioso Advisory Board della Chase Manhattan Bank. Gli investimenti all’estero della famiglia sono gestite dalla Enpro International di New York. La relazione più importante della famiglia Juffali è con Fluor Daniel, seconda società di costruzioni più grande del mondo dopo la Bechtel. I due hanno fatto squadra in una joint venture denominata Fluor Arabia, che fornisce servizi di ingegneria per numerosi progetti petroliferi, gasiferi e petrolchimici dei Quattro Cavalieri. Fluor Arabia ha costruito due interi complessi petrolchimici per la tentacolare Jubail Industrial City ed è attualmente impegnata in un progetto da 20 miliardi dollari per sfruttare il gas naturale dell’Arabia Saudita.
La famiglia al-Gosaibi di Dhahran è la famiglia più ricca della provincia orientale. Ha programmi di costruzione congiunti con le imprese giapponesi Mitsubishi Electric, Mitsui Harbor, Sanki Engineering e Nippon Benkan attraverso l’azienda di famiglia Khalif Abdel-Rahman Algosaibi Contracting. La famiglia ha anche una joint venture con Fiat, è proprietaria del franchising cambiavalute dell’American Express per l’Arabia Saudita e gestisce i fast food e gli hotel di Grand Metropolitan, che fino a poco prima possedeva Burger King, Olive Garden, Red Lobster e Godfather’s Pizza. La Saudi United Insurance Company è una joint venture di al-Gosaibi con tre aziende svizzere: Swiss Reinsurance, Commercial Union e Baloise Insurance. Oil Field Chemical Company è una partnership di al-Gosaibi con Essochem Belgium controllata da Exxon. Attraverso la National Bottling Company, la famiglia è proprietaria del franchising della Pepsi-Cola nella provincia orientale.
La famiglia Qanoo è anch’essa di Dhahran, sede del quartier generale dell’Aramco. I Qanoo hanno interessi in tutta l’Arabia Saudita, Bahrain, Oman e Emirati Arabi Uniti. I Qanoo sono gli agenti spedizionieri dei Quattro Cavalieri, così come agenti di vendita di numerose grandi compagnie aeree. Hanno una joint venture con Otis Elevators chiamata Saudi Otis e di una linea di bus con Greyhound, chiamata Saudi Arabian Greyhound Services. La famiglia è un importante azionista della più grande ditta di riciclaggio di petrodollari, l’Investcorp-Bahrain. I Qanoo hanno interessi nell’Ocean Inchcape Ltd., una società di servizi di manutenzione per le perforazioni off-shore controllata dalla famosa PONC/HSBC della famiglia inglese Inchcape. I Qanoo detengono una joint venture con un altro colosso delle costruzioni statunitense, Foster Wheeler.
Altre importanti famiglie saudite sono i Bugshan, i Suliman, gli Abdul-Latif Jamil, i Zahid, i Rajhji, i Qaaqis, i bin Mahfuz e i bin Ladin. Abdul Latif Jamil vale oltre 2 miliardi di dollari ed è l’agente della Toyota nel Regno dal 1955. I suoi investimenti all’estero vengono gestiti dalle Jaymont Properties di New York. La famiglia al-Rajhi possiede l’Al-Rajhi Banking & Investment Corporation e ha un valore di oltre 4 miliardi di dollari. Lo sceicco Khalid bin Mahfuz ha un valore di oltre 2 miliardi di dollari. Possiede la National Commercial Bank, la più grande del mondo arabo, ed è stato uno dei maggiori azionisti della BCCI. L’ormai famigerata famiglia bin Ladin ha guadagnato le proprie fortune nel settore delle costruzioni costruendo il palazzo reale saudita e rinnovando le città sante di Mecca e Medina. Salim bin Ladin era uno stretto socio d’affari di George W. Bush e amico di James Bath. I bin Ladin ha finanziato una cattedra di studi islamici alla Harvard. George Bush padre lavora al Carlyle Group, che ha gestito il patrimonio della famiglia bin Laden fino al novembre 2001. Sia Mohammed (padre di Usama) che Salim bin Ladin sono morti in incidenti aerei.
La più importante delle famiglie saudite sono gli Olayan, il cui patriarca Sulaiman era lo spedizioniere dell’Aramco divenuto insider miliardario della Morgan Guaranty. Il suo gruppo Olayan fu istituito con l’aiuto di Bechtel, vicino al quartier generale dell’Aramco a Dhahran. Presto la Saudi Arabian Bechtel Corporation venne avviata, con Olayan come partner. La Saudi Arabian Bechtel costruì le enormi centrali elettriche Ghazlan I e II nella provincia orientale, che forniscono la maggior parte dell’energia elettrica del Regno. Costruì anche la maggior parte dei gasdotti e degli oleodotti del Paese e un impianto d’iniezione di acqua di mare per il più grande giacimento di petrolio offshore del mondo, a Ghawar. L’Arabian Bechtel Company è la più recente venture Olayan/Bechtel in cui il principe ereditario Mohammed Fahd ha degli interessi. Ha costruito e gestisce l’enorme Jubail Industrial City e costruito il nuovo aeroporto internazionale di Riyadh.  Un’altra joint venture, Saudi Arabian Bechtel Equipment Company, affitta le attrezzature pesanti nel Regno. Ma i rapporti della famiglia Olayan con Bechtel sono solo la punta di un iceberg. Il clan Olayan possiede la General Contracting Company che spesso subappalta i progetti dell’Aramco e funge da agente di vendita per International Harvester, FMC, United Technologies, Chrysler, Crane, Freuhauf, ITT, Grinnell, Cummins, British Leyland e Kenworth tra gli altri. Nel campo dei prodotti di consumo, l’Olayan General Trading Company è agente di vendita per American Tobacco, Armour, Nescafe, Quadrante, Bristol Meyers Squibb, Zuppa Campbell, Hunt-Wesson, 3M, Swisher, Sterling Drug e Kimberly-Clark. Attraverso altre società, l’Olayan rappresenta Kawasaki Steel, Hughes Tool, Mitsubishi e Owens-Corning. La sua Industrial Converting Company produce i prodotti di carta della Kimberly-Clark. Arabian Commercial Enterprises (ACE) è il braccio assicurativo della famiglia. I suoi clienti includono Aramco, Bechtel, BP Amoco, Mobil e Getty Oil. ACE possiede l’Al-Nisr Insurance Company in Libano e la Saudi Arabian Insurance of Bermuda. Gli Olayan hanno due joint venture chimiche con l’azienda svedese Nitro Nobel ed una con la Chemicals Champion di Houston. Il Gruppo Olayan possiede la metà della Saudi Arabian United Technologies, attraverso cui vende i motori Pratt & Whitney e gli ascensori Otis. Una joint venture con Texaco è la Sappco-Texaco Insulation Products. I Saudi Security Services dell’Olayan lavorano con la Burns International Security e la Freeport Security nella protezione delle operazioni delle multinazionali nel Regno. Alcune relazioni d’affari degli Olayan sono meno banali. Il suo partner nella joint venture Saudi Arabian Evergreen Aviation è l’Evergreen Aviation, la compagnia aerea del pilota trafficante di armi Richard Brenneke, che operò trasportando armi ai contras in Nicaragua. La ditta dell’Oregon ha una lunga storia quale compagnia aerea a contratto della CIA. L’Olayan Finance Company è legata alla Barclays Bank, un elemento chiave nel processo di riciclaggio dei narcodollari del Triangolo d’Argento dei Caraibi, e con Jardine Matheson, conglomerato di Hong Kong proprietario dell’Hong Kong Jockey Club e di gran parte della HSBC. Questa “triade” di joint venture è conosciuta come Barclays-Jardine-Olayan ed è insediata nelle Isole Cayman. L’Olayan è anche vicina ad American Express (AMEX), dove il rampollo di famiglia Sulaiman una volta era membro del consiglio assieme ad Henry Kissinger. AMEX ha legami con il narcotraffico globale, attraverso i suoi conttati con l’Edmund Safra Republic Bank, acquistata nel 1999 dalla HSBC.
Mentre gli Olayan accumulavano ricchezze e investivano in molte banche e società occidentali, incarnando il riciclaggio dei petrodollari, divennero la norma dell’élite saudita. Nel 1981 gli Olayan comprarono molte azioni di Chevron, Texaco, Amoco e Conoco. Sulaiman Olayan e il principe ereditario Khalid bin Abdullah bin Abdel Rahman al-Saud gestiscono Competrol, che detiene una quota dell’1% di JP Morgan Chase. Competrol possiede partecipazioni simili in Mellon Bank, Sud-Est Bancorp, Valley National First Bank Systems di Phoenix, First Interstate Bank e Hawaii Bancorp Competrol, e detiene il 19% delle società di private equity Donaldson, Lufkin & Jenrette e l’8% della First Chicago Corporation, da tempo centro di riciclaggio della CIA. Gli Olayan possiedono azioni di Occidental Petroleum, Westinghouse, Thermo Electron, Whittaker e United Technologies. Sulaiman Olayan è stato nei CdA di Morgan Guaranty, Exxon-Mobil e American Express. E’ presidente della Banca saudita-spagnola di Madrid e membro del Consiglio Internazionale della Morgan Guaranty Trust.
Il miliardario Sulaiman Olayan è una bella metafora delle relazioni Stati Uniti – Arabia Saudita. La sua immensa ricchezza e influenza sono il risultato diretto della volontà di sostenere la neo-colonizzazione delle riserve di petrolio del proprio Paese. Inoltre, la sua decisione d’investire questa ricchezza in illeciti occidentali, piuttosto che nello sviluppo del mondo arabo, ha contribuito alla povertà e ai disordini nella regione. Se Assad dovesse mantenere il controllo della Siria, Olayan e i suoi fratelli leccapiedi cominceranno a dormire male. La vendetta è amara.

12QTR-Map-of-Gulf-1979-mTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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