Siria: l’arte di essere sempre dalla parte giusta della storia

Oriental Review 27 giugno 2013

Steve Bell 18.6.2013La crisi siriana sarà sicuramente vista dalle generazioni future come un classico esempio di realtà del tutto falsata, presentata dalla classe politica dominante occidentale e dai media aziendali, che imperscrutabilmente ha comportato il rafforzamento morale e politico della parte avversa, che  disperatamente difende i principi del diritto e della giustizia contro l’inaudita pressione del partito transnazionale della guerra. Nonostante il malcelato scetticismo espresso alla vigilia del vertice di Lough Erne da alcuni leader del G8 verso la posizione russa sulla crisi siriana, i colloqui si sono rivelati una vittoria diplomatica di Putin. Restando fermo sulle sue posizioni sulla Siria, i leader occidentali hanno dovuto accettare l’ovvio: non c’è modo di cacciare il Presidente Assad con mezzi legali. Il vertice del G8 a Lough Erne non è riuscito a fare pressioni politiche su Bashar al-Assad per un suo presunto uso di armi chimiche contro i ribelli, né poteva avere il consenso della Russia per ulteriori azioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a favore dell’opposizione siriana.
La dura posizione russa sulla Siria è sempre più in linea con l’approccio di alcuni sobri politici  occidentali. Zbignew Brzezinski, noto analista politico e statista statunitense di origine polacca,  difficilmente sospettabile di sostenere le politiche russe altrimenti, ha detto letteralmente in un’intervista alla MSNBC, proprio alla vigilia del vertice del G8: “L’occidente è assolutamente impegnato in una massiccia propaganda per presentare il conflitto siriano come la lotta per la democrazia, quando molti ribelli vogliono tutt’altro. Hanno giurato fedeltà ad al-Qaida, chiedendo esplicitamente la Sharia, l’assassinio di migliaia di cristiani, usando anche tattiche terroristiche, mentre i nostri corrotti media e la nostra corrotta classe politica pretendono che armarli porterebbe alla democrazia”.
Non c’è da meravigliarsi che l’impegno di Putin a portare tutte le parti del conflitto al tavolo dei negoziati a Ginevra, senza condizioni preliminari, nonché le sue risposte semplici durante la memorabile conferenza stampa con il Primo ministro britannico David Cameron, abbia ricevuto una risposta positiva da un ampio spettro della società civile occidentale. Boris Johnson, conservatore inglese e sindaco di Londra, ha specificatamente dichiarato in un articolo per il Telegraph:Questo è il momento per un cessate il fuoco totale, per la fine della follia. E’ tempo che gli Stati Uniti, la Russia, l’Unione europea, la Turchia, l’Iran, l’Arabia Saudita e tutti gli attori convochino una conferenza intergovernativa per tentare di fermare la carneficina. Non possiamo usare la Siria come arena per vantaggi geopolitici o dimostrazioni di forza, e non vogliamo avere un cessate il fuoco per fornire armi a dei maniaci.” Il suo punto di vista è condiviso da un gran numero di parlamentari britannici, sia conservatori che laburisti, che spingono Cameron a non avviare l’invio di armi all’opposizione siriana senza l’approvazione del Parlamento. Gerald Warner del Scotsman ha scritto che Putin è sempre più ammirato in occidente per il suo atteggiamento fermo nella difesa dei principi del diritto internazionale, in generale, e sulla questione siriana, in particolare: “La ritrovata ammirazione per Putin s’è consolidata nell’apprezzamento del contrasto che presenta davanti agli imbranati del politicamente corretto che guidano l’Unione europea e gli Stati Uniti. Le foto del G8 della scorsa settimana dicono tutto. Le posture da “statisti” ordinate dai consulenti di PR, tirandone le fila nel patetico tentativo di apparire “rilevanti”, come un branco di paparini che balla nella discoteca della scuola, invita a quella derisione e a quel disprezzo che hanno debitamente ricevuto. Putin ha partecipato alla farsa, ma quando s’è trattato della sostanza, la richiesta di una sua approvazione dell’ambizione di Obama/Cameron/Hollande di armare al-Qaida in Siria, la risposta è stata un intransigente, ‘Niet!’ in stile Molotov.
I ripetuti riferimenti della stampa mainstream occidentale alle reti filo-al-Qaida che dominano l’insurrezione anti-Assad, sono stati ulteriormente sostanziati nelle ultime settimane. Per esempio, pochi giorni fa Hans – Georg Maassen, capo dell’ufficio del controspionaggio tedesco (BFF), ha detto al Rheinische Post che circa 20 sospetti jihadisti erano da poco tornati in Germania dalla Siria. Ha detto che era preoccupante che negli ultimi otto mesi più di 60 auto-proclamati “guerrieri santi” avessero lasciato la Germania per partecipare alla jihad in Siria. “Quando ritornano, vengono celebrati come eroi dalla loro cerchia. Nello scenario peggiore, tornano con una missione di combattimento diretta“, ha sottolineato il capo del BFF. Un certo numero di siti jihadisti, tra cui Kavkaz Center gestito in Finlandia, hanno recentemente elogiato due “syahids” ceceni liquidati dalle forze governative siriane presso Aleppo, parecchi giorni fa. Coloro che sono interessati a comprendere la reale motivazione delle “forze pro-democratiche” in Siria, possono leggere la traduzione in inglese del loro “martirologio”, lontano dagli obiettivi proclamati dall’occidente. Il numero di atrocità e crudeltà contro la popolazione civile siriana commesse da questi “guerrieri santi” è senza precedenti. YouTube è pieno di video di questi crimini, con prove sufficienti per convocare un tribunale internazionale speciale per le indagini e il perseguimento dei colpevoli. Ma invece, i sedicenti “Amici della Siria” sono impegnati nella politica d’insabbiamento dell’ELS e inviano armi ai jihadisti. L’amministrazione di Obama ovviamente spera di mantenere il controllo sul comando dell’ELS “moderato” di Salem Idris, ma l’inutilità di tali aspettative è stata dimostrata già nella lontana guerra in Vietnam (ad es dallo scandalo di Ngo Dinh Diem). Si comportarono egualmente in Afghanistan. La Casa Bianca pone dei paletti su un rinnegato che non ha supporto tangibile da qualsiasi importante settore della società siriana. Persistendo nella cieca ambizione di un cambio di regime in Siria, l’amministrazione statunitense non otterrà alcun risultato, ma solo un’altra zona devastata dalla guerra con i marines degli Stati Uniti che proteggono un loro tirapiedi a Damasco.
L’eco del conflitto siriano già alimenta tensioni religiose in Libano e in altri Paesi della regione. La prolungata resa dei conti settaria in Iraq ha acquisito nuovo slancio. E’ assai probabile che una nuova guerra tra sunniti e sciiti sia stata pianificata dalle élites globali che hanno innescato il conflitto in Siria, più di due anni fa. L’impatto che avrebbe in Europa e negli Stati Uniti è indubbiamente previsto e sarà utilizzato per stringere ulteriormente la morsa della sorveglianza elettronica su queste società. La reazione del pubblico occidentale al comportamento di Putin al G8, suggerisce che esiste una consapevolezza cosciente o forse no di tutto ciò. Putin ha adottato con successo la tendenza a riformattare la matrice imposta alle menti occidentali. I politici occidentali sono così invischiati nella loro rete di bugie, in particolare sulla questione siriana, che un discorso ragionevole e diretto del leader russo sulla base di fatti inconfutabili e del senso comune li lascerebbe muti, disorientati e storditi. Le persone sanno riconoscere chi si trova dalla parte giusta della storia.

VOhHf5kkAwETraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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