I crimini dei Quattro Cavalieri

Dean Henderson 6 luglio 2013

In mancanza di una seria azione antitrust contro i Quattro Cavalieri (Exxon-Mobil, Chevron-Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell) e/o di un giro di vite del CFTC verso gli speculatori della Goldman Sachs, il velato tentativo del cartello della Federal Reserve di gonfiare l’economia globale  spargendo denaro gratuito ai suoi banchieri, continuerà senza sosta.

OPEC+headquarters+ViennaIl primo tentativo noto dei trust del petrolio di soffocare la concorrenza avvenne nel 1928, quando Sir John Cadman della BP, Sir Henry Deterding della RD/Shell, Walter Teagle della Exxon e William Mellon della Gulf si riunirono nel castello di Cadman, vicino Achnacarry, in Scozia. Qui fu raggiunto un accordo che avrebbe diviso le riserve mondiali e i mercati del petrolio. L’accordo di Achnacarry divenne noto agli addetti ai lavori dell’industria petrolifera come l’Accordo perché il suo obiettivo era mantenere lo status quo in cui i Quattro Cavalieri controllavano il petrolio mondiale attraverso accordi sulle quote di mercato, la condivisione degli impianti di raffinazione e di stoccaggio, e accordandosi a limitare la produzione per tenere alti i prezzi. [263] Big Oil firmò altri tre accordi nei successivi sei anni. Nel 1930 il protocollo d’intesa per i mercati europei fu seguito nel 1932 dall’accordo quadro per la distribuzione e nel 1934 dal progetto di memorandum sui principi.
Tra il 1931 e il 1933 i Quattro Cavalieri ridussero spietatamente il prezzo per il greggio dell’East Texas da 0,98 dollari al barile a 0,10. Molti indipendenti del Texas vennero espulsi dal mercato. Quelli che rimasero furono costretti ad accettare rigorose quote di produzione sotto la minaccia di essere rovinati dalle major, quote che esistono ancora oggi. Servono per mantenere gli Stati Uniti dipendenti dal petrolio del Golfo Persico, dove Big Oil domina, e per tenere a bada le sfide degli indipendenti alla loro egemonia. Inoltre, licenziarono migliaia di lavoratori del petrolio degli Stati Uniti, in Texas e Louisiana. Durante la seconda guerra mondiale i Quattro Cavalieri mostrarono il loro vero volto, quando Exxon e Texaco collaborarono con i nazisti dell’IG Farben concordando la fornitura di petrolio alla macchina militare di Hitler. Sir Henry Deterding, che gestiva la RD/Shell, fu ancora più netto nel suo sostegno ai nazisti. Dopo la guerra, i quattro cavalieri si concentrarono sul Medio Oriente, dove il cartello agiva sotto i nomi di Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company e Aramco. Con l’ascesa dell’OPEC a cartello dei produttori, le aziende escogitarono metodi sempre più sofisticati per diminuire la capacità di contrattazione collettiva dell’OPEC. I governi nazionalistici furono destabilizzati, screditati e rovesciati dalla CIA per volere di Big Oil. Henry Kissinger creò la sua International Energy Agency, che i francesi chiamavano ‘macchina da guerra’.  La politica dei due pilastri di Nixon e la GCC di Reagan furono entrambi sforzi per dividere l’OPEC tra ricche nazioni bancarie e povere nazioni industrializzate, con i sauditi che giocavano il ruolo chiave di sabotatori della produzione in entrambi gli schemi. Come il petroliere George Perk ha commentato una volta sul rapporto Quattro Cavalieri/sauditi, “I mercati del petrolio non sono liberi mercati. I funzionari della società petrolifere corrompono i funzionari dell’Arabia Saudita. Cercano solo di dare una correzione al mercato”.
Dopo la Guerra del Golfo, re Hussein di Giordania commentò il ruolo saudita nel diminuire il potere contrattuale dell’OPEC, “In sostanza, il risentimento a lungo sommerso della maggior parte degli arabi verso i sauditi è venuto fuori dalla bottiglia. Infastidisce che comprino tutto, tecnologia, protezione, idee, persone, rispettabilità… i popoli arabi dicono che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono indistinguibili, e da questo concludono che i sauditi appoggiano Israele. I sauditi non hanno nessuna vergogna?” L’OPEC emerse con l’embargo del 1973 deciso ad ottenere soluzioni che comportassero la diminuzione della dipendenza regionale dall’occidente, ottenendo le valute forti necessarie per operare nell’economia globale. Il vertice arabo del 1972 a Khartoum, in Sudan, che  concluse la prima guerra tra Nord e Sud dello Yemen, invitò i ricchi emirati del Golfo a deviare i loro petrodollari dai buoni occidentali ai programmi di sviluppo per i Paesi poveri. I falchi del prezzo per l’industrializzazione dell’OPEC formarono il fronte della fermezza e della resistenza, composto da Iraq, Libia, Algeria, Yemen del Sud, OLP e Siria. L’OPEC rilasciò una dichiarazione solenne che prevedeva un nuovo ordine economico internazionale più giusto ed equo. Ciò portò alla Conferenza sulla cooperazione economica internazionale di Parigi, dove 19 Paesi in via di sviluppo del G-77 incontrarono i loro omologhi del G-7 per discutere la creazione di un panorama economico globale più giusto. Al vertice, il leader dell’OPEC dell’Algeria guidava un blocco politico chiamato Movimento dei Paesi Non Allineati per la Solidarietà del Sud, che auspicava il trasferimento della ricchezza petrolifera dell’OPEC alle nazioni in via di sviluppo. Ma l’IEA di Kissinger si presentò a Parigi chiedendo che la conferenza si concentrasse esclusivamente sull’energia, senza alcun collegamento con la grande questione dell’ingiustizia economica globale. L’IEA era dominata dai banchieri internazionali che deploravano l’idea che i petrodollari dell’OPEC aiutassero i poveri del mondo. I banchieri volevano che questa grande riserva di denaro fosse investita nelle banche occidentali, spesa in attrezzature militari degli Stati Uniti e messa a disposizione delle operazioni segrete della CIA a protezione delle loro multinazionali.
Il fronte della fermezza e della resistenza s’incontrò a Damasco nel 1979, per tracciare la strategia per fermare l’accordo di pace di Camp David tra Israele ed Egitto, che i sauditi e gli Stati Uniti avevano saldamente appoggiato. I falchi del prezzo sapevano che Israele serviva gli interessi dei Quattro Cavalieri nella regione. Temevano l’ulteriore divisione nell’OPEC se questo primo trattato di pace arabo con Israele fosse firmato. Ma gli Stati Uniti offrirono all’Egitto massicci aiuti militari e gli accordi furono firmati a seguito di un intenso sforzo degli Stati Uniti, guidato dall’ex esecutivo della Bechtel Philip Habib. Gli accordi, insieme alla creazione del GCC nel 1981, seguivano gli obiettivi della macchina da guerra di Kissinger. Aggiungendo la beffa al danno, l’anno successivo il FMI fu creato ufficialmente. Il FMI è l’agenzia di sostegno e raccolta dei banchieri internazionali, che Kissinger rappresenta, per fare pressioni sulle nazioni del terzo mondo debitrici affinché aprano le loro economie alle multinazionali di proprietà delle banche. Usurpando le ricchezze petrolifere dell’OPEC, che il G-77 immaginava di utilizzare per sviluppare il Terzo mondo, i banchieri ora ebbero l’audacia di prestare questi petrodollari al Sud a tassi di interesse esorbitanti, facendo precipitare le nazioni povere nel ciclo continuo del debito. La maggior parte di questi prestiti  costituirono le operazioni esentasse delle multinazionali o finirono nelle tasche delle élite di questi Paesi, che poi facevano scomparire il denaro attraverso banche come la BCCI. I lavoratori del Terzo Mondo furono lasciati a ripagare debiti che non avevano mai nemmeno ricevuto. Il presidente venezuelano Carlos Andres Perez, una volta chiamò questa sceneggiata del FMI, “totalitarismo economico”. Nel 2001, quando il governo argentino fu costretto al default per 132 miliardi di dollari “dovuti” ai banchieri, il FMI cancellò un pacchetto di salvataggio quando l’Argentina si rifiutò di accettare le sue condizioni draconiane; il ministro delle Finanze del Paese Domingo Cavallo chiamò il FMI “vampiro internazionale”. [264] Cavallo si dimise, cosi come una serie di quattro presidenti che si rifiutarono di giocare al gioco truccato del FMI.
Un più recente trucco dei Quattro Cavalieri è stato aumentare la produzione di petrolio nelle nazioni non-OPEC. Nel 1990 Exxon-Mobil traeva il 29% del suo greggio estero dall’Angola, il 16% dall’Oman e il 16% dalla Colombia. RD/Shell acquistò il 19% del suo petrolio estero dal Messico e il 17% dallo Yemen. Chevron-Texaco ottenne il 26% delle sue importazioni dal Messico. Nessuna di queste nazioni è membro dell’OPEC. [265] Un recente studio dell’American Petroleum Institute ha dichiarato che la crescita della produzione non-OPEC dal 1980 ha eroso l’influenza del mercato dell’OPEC. La scoperta del petrolio nel Mare del Nord, nel 1984, da parte di Norvegia e Gran Bretagna, indebolì ulteriormente il potere contrattuale dei falchi del prezzo per l’industrializzazione dell’OPEC. Norvegia e Gran Bretagna divennero esportatori netti di greggio, utilizzando tale leva per decidere i prezzi mondiali del petrolio. Le nazioni dell’OPEC Venezuela, Iraq, Indonesia e Nigeria erano particolarmente dipendenti dai prezzi elevati del greggio dato che il petrolio esportato costituiva una grande percentuale delle loro esportazioni totali. In Indonesia due presidenti furono  estromessi al momento della svalutazione della rupia nel 1999, che spinse la quarta nazione più popolosa del mondo in un lungo periodo di disordini civili e tracollo economico. Il 28 dicembre 1998 un articolo di Business Week dettagliava gli enormi giacimenti e gli impianti petrolchimici della Mobil nella travagliata regione di Aceh, nel Nord di Sumatra. Truppe indonesiane guidate dal presidente Suharto, che la CIA installò al potere dopo il colpo di stato guidato da John Hull, che nel 1964 rovesciò il governo nazionalista Sukarno massacrando i manifestanti proprio accanto alle strutture della Mobil. Fu un momento di continuità storica. Nel 1882 le tribù Aceh attaccarono la sede della RD/Shell nella stessa regione. Il governo coloniale olandese soppresse la ribellione in modo altrettanto brutale. L’Indonesia divenne un caso economico disperato quando un consorzio di banche statunitensi guidati dalla Citibank, riversò denaro sul generale Ibnu Sutowo, braccio destro di Suharto, che controllava i cordoni della borsa della Pertamina, la compagnia petrolifera di Stato. Sutowo sperperò il bottino in palazzi, in una flotta aerea, una catena di alberghi e una Rolls Royce bianca. La Banca centrale indonesiana fu tenuta all’oscuro dell’ammontare dei suoi conti. Nel 1974 Sutowo andò a Göteborg, in Svezia, dove battezzò la nuova superpetroliera Ibnu al fianco dell’amico ed ex agente della CIA Itzak Rappaport. Poi giocò a golf con Arnold Palmer, Gary Player e Sam Snead. I prestiti della Pertamina raggiunsero i 6 miliardi di dollari. Si aggiungano le tangenti prese da decine di ufficiali dell’aeronautica indonesiani, nel corso degli anni ’70, per garantire i contratti della Lockheed attraverso conti cifrati di Singapore, noto come Fondo per le vedove e gli orfani. [266] L’Indonesia è ancora oggi gravata da quel debito. A consigliare il governo sulle questioni finanziarie furono Lazard Freres, Kuhn Loeb e Warburg, e un gruppo che si chiama La Triade. Consigliavano inoltre Congo, Gabon, Sri Lanka, Panama e Turchia. Nel 2001 Megawati Sukarno-Putri, figlia del deposto presidente nazionalista Akhmad Sukarno, fu eletta presidente dell’Indonesia. Ma è stata al governo per un solo mandato.
Nel Venezuela la Creole Petroleum della Exxon fu fondata dalla CIA, con la quale condivide gli uffici. [267] Exxon è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole. Anche se il Paese è un importante fornitore di greggio degli Stati Uniti, il bolivar fu nettamente svalutato. La frustrazione pubblica culminò nella recente elezione del presidente populista Hugo Chavez, critico verso i quattro cavalieri e obiettivo dei continui tentativi  di destabilizzazione della CIA. Nel 2002 l’élite benestante del Paese invocò lo sciopero generale portando Chavez a dimettersi temporaneamente. Luogotenente della Rockefeller e insider della Royal Bank of Canada, Gustavo Cisneros fu al centro di tale capriccio oligarchico. Nello stesso anno i ricos ci riprovarono con Chavez, ma lui non cedette. In Nigeria, RD/Shell e Chevron-Texaco dominano l’industria del petrolio, dove si produce il potente Bonny Light crude, utilizzato per i carburanti per l’aviazione e altri prodotti di alta qualità. Le recenti violenze politiche hanno ucciso oltre 10.000 persone. Le operazioni nel delta del Niger di Big Oil sono stati l’epicentro delle violenze. Il 10 novembre 1995 il drammaturgo nigeriano Ken Saro-Wiwa e altri otto leader della protesta furono impiccati dalla giunta militare del generale Sani Abacha, un dei tanti burattini dei Quattro Cavalieri che hanno governato il Paese. Il regime di Abacha aveva dato alla Shell il via libera per le trivellazioni nelle terre tribali degli Ogoni, causando le proteste di mezzo milione di  persone che dissero che la Shell aveva gravemente inquinato la loro terra e la loro acqua. La famiglia di Saro-Wiwa citò la Shell per complicità nella sua morte, ottenendo l’attenzione internazionale. L’azione legale accusava la Shell di omicidio colposo, torture, esecuzioni sommarie, arresti e detenzioni arbitrari. Il fratello di Saro-Wiwa, un attore teatrale, dichiarò: “Questo è un classico esempio dei metodi utilizzati dalle multinazionali contro coloro che le sfidano. Portare la Shell in tribunale è uno dei tanti metodi nonviolenti di lotta contro il ruolo dell’azienda nel degrado ambientale e dei diritti umani degli Ogoni“. [268] Solo un mese dopo le impiccagioni, Shell annunciò provocatoriamente l’intenzione d’imbarcarsi in un progetto sul gas naturale in Nigeria da 3,8 miliardi dollari, in tandem con la giunta nigeriana, la francese Total e l’italiana Agip. I nigeriani ne furono indignati. Il 4 marzo 1997 i manifestanti catturarono 127 dipendenti della Shell, bruciarono le stazioni di benzina Shell e ne saccheggiarono e occuparono le piattaforme petrolifere. La Shell fu costretta a ridurre la produzione in Nigeria e finì sotto un maggiore controllo dei gruppi per i diritti umani di tutto il mondo. [269] Nel luglio 2002, un gruppo di donne nigeriane prese in ostaggio dei dipendenti di Chevron-Texaco e ne occuparono le strutture. Il giorno dopo la sede della società a Lagos fu colpita da un fulmine. La rivolta contro Big Oil in Nigeria continua.
Questi tre casi di atrocità dei Quattro Cavalieri in Paesi dell’OPEC forniscono un altro motivo per cui le aziende passano a fonti non-OPEC. Semplicemente non sono più le benvenute. Nel 1972 l’OPEC produsse l’84,8% del petrolio al di fuori di Stati Uniti, URSS, Europa dell’Est e Cina. A partire dal 1991, l’OPEC ha fornito solo il 60,9% delle importazioni di petrolio degli Stati Uniti, la maggior parte proveniente dagli Stati del GCC, Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Nel 1989, il 18% proveniva dai sauditi. [270] La conformità del GCC nella sovrapproduzione di greggio, per mantenere bassi i prezzi per le operazioni a valle dei Quattro cavalieri, è la chiave per mantenere l’OPEC diviso. I sauditi giocano il ruolo chiave di sabotatori della produzione, con 10 milioni di barile/giorno di capacità dell’Aramco e 261 miliardi di barili di riserve di petrolio. Il litorale del GCC sulle coste sud-ovest del Golfo Persico, ospita il 42% del petrolio mondiale. E’ topograficamente ideale per il trasporto locale a basso costo del greggio, dai giacimenti costieri agli impianti di raffinazione e di carico sulle petroliere. Il gigantesco giacimento di Burgan in Kuwait è a soli cinque chilometri dal Golfo. I flussi di greggio passano per l’oleodotto costruito dalla Bechtel, tra Burgan e i serbatoi dei depositi di stoccaggio in cima al crinale al-Ahmadi, che domina il Golfo. Da lì il petrolio fluisce nelle petroliere in attesa nel porto. [271] Nel 1978 il costo del pompaggio e trasporto di un barile di greggio del Golfo Persico era meno di un centesimo. [272]
Fu il lavoro a basso costo del Golfo Persico che ha permesso a Big Oil di chiudere i pozzi in Texas e Louisiana e spostarsi verso il Golfo. Le quote nella produzione nazionale limitano la produzione delle compagnie petrolifere indipendenti. Gli indipendenti non hanno il capitale o le connessioni politiche per divenire globali. Nel 1956-1974 la redditività del petrolio straniero è raddoppiata, mentre la redditività del greggio nazionale è rimasta lo stessa. [273] Big Oil importa manodopera a basso costo nei Paesi del GCC da luoghi come Bangladesh, Filippine, Yemen e Pakistan. Alcuni indipendenti più grandi sono andati all’estero ma sono relegati, insieme alle compagnie petrolifere di proprietà dei governo del Terzo Mondo, ai compiti di esplorazione e produzione più rischiosi.
Nel frattempo, i Quattro Cavalieri cavalcano i pascoli più verdi a valle.

Note
[263] The Control of Oil. John Blair. Pantheon Books. New York. 1976. p.50
[264] BBC World News. November 2001.
[265] “Scorecards on the Oil Giants”. Susan Caminiti. Fortune. 9-10-90. p.45
[266] Spooks: The Haunting of America-the Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company, Inc. New York. 1978. p.443
[267] Ibid. p.433
[268] “Shell Sued Over Nigerian Hangings”. AP. Missoulian. 11-9-96. p.A-6
[269] BBC World News. 3-24-97
[270] “Energy Blues and Oil”. Brian Tokar. Z Magazine. Gennaio1991. p.14
[271] Oil, Industrialization and Development in the Gulf States. Atif Kubursi. Croom Helm. Kent, UK. 1984. p.24
[272] “A Reporter at Large: The World’s Resources: Parts I-III”. Richard Barnet. The New Yorker. p.26
[273] Tokar. p.22

Dean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix.  Potete iscrivervi gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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