Passaggio del testimone alla nuova generazione di siriani

Franklin Lamb (USA) Oriental Review 28 settembre 2013

543266Pochi immaginano, nella Repubblica Araba di Siria, in questi giorni l’urgenza e l’enormità del compito della ricostruzione del loro antico Paese dalla guerra inflitta che ha causato distruzioni e una carneficina durate già più della metà della prima guerra mondiale, avvicinandosi alla metà della durata della seconda guerra mondiale. Per questa civiltà di dieci millenni e le migliaia di tesori inestimabili parzialmente distrutti, sono necessari molti sforzi urgenti, oggi, per preservare e proteggere le strutture dai ladri e dai danni della guerra. Non molti qui sarebbero d’accordo con questa priorità del governo siriano. Diversi siti storici, danneggiati o in pericolo, sono compresi tra quelli elencati sul World Heritage List dell’UNESCO, come l’antica città di Aleppo (1986), l’antica città di Bosra (1980), l’antica città di Damasco (1979), i borghi antichi della Siria settentrionale (2011), il Crac des Chevaliers e il Qal’at Salah al-Din (2006) e il sito di Palmira (1980). Mercati secolari e tesori archeologici sono già stati sventrati dalle fiamme e dagli scontri in luoghi come Aleppo e Homs. Si esaminano e discutono, in Siria e Libano, alcune valutazioni dei danni provocati in fase di minuziosa documentazione, oltre ad avere alcune sintesi su dati e analisi raccolti sul posto dagli investigatori governativi; è chiaro che i piani per la ricostruzione saranno al più presto possibile approntati. Prendendo l’iniziativa nel raccogliere aiuti, la popolazione siriana nonché i funzionari, mostrano di reprimere l’ansia, in attesa di veder apparire il primo segno di un vero cessate il fuoco, in modo da cominciare a ricostruire il Paese.
La ricostruzione della Siria sarà agevolata dai tre rimpasti del regime dall’inizio della rivolta del marzo 2011, che ha infuso molto ‘sangue nuovo’ nel governo siriano. Questo processo ha incluso più di 20 cambiamenti ministeriali negli ultimi mesi, in alcuni casi sostituendo ben radicati e influenti, e anche un po’ fossilizzati, operatori politici con ruoli governativi decennali, in passato.  La coraggiosa iniziativa riformista è volta a rimescolare le stanze del potere e ha rivendicare un obiettivo: sostenere e realizzare la riforma. Diversi funzionari hanno espresso a questo osservatore le loro convinzioni profonde e il loro impegno nelle riforme, che si nota diffondersi dentro e fuori del governo. “Dio sa che abbiamo commesso gravi errori e falsi giudizi, e che saremo giudicati da Dio per i nostri fallimenti. Ma nel frattempo abbiamo bisogno di ricreare le nostre persone, famiglie e il nostro amor proprio. Stiamo avviando riforme massicce qui in Siria, non ancora evidenti, ma che sorprenderanno e piaceranno a molti. Siamo siriani! Sappiamo ciò che è giusto e che i cambiamenti e le riforme sono in ritardo, ciò è nostro dovere!” L’ultima nomina di 7 ministri, noti per la loro competenza senza pedigree politico, del mese scorso, comprende diversi ‘indipendenti’ destinati, secondo un consigliere del presidente siriano Assad, a portare l’assai necessaria nuove linfa ed energia alla leadership. Il loro mandato è affrontare le sfide attuali, evitando tuttavia d’impigliarsi in passati obblighi politici. Questi ‘migliori e più brillanti’ sono stati nominati per aiutare a ricostruire la Siria, è stato spiegato a questo osservatore da due professori universitari, quale priorità del governo, ma senza l’arroganza da noblesse oblige americana dei migliori e più brillanti, o le tendenze fasciste di ‘bambini prodigio’ degli anni ’60 come i fratelli Bundy e McNamara.
Le modifiche più recenti hanno incluso la nomina dei seguenti signori (ma nessuna donna!), noti per la loro competenza, piuttosto che da semplici sostenitori del governo partito Baath.
– Qadri Jamil: Vice Primo Ministro dell’economia
– Maliq Ali: Ministro dell’istruzione superiore
– Qodr Orfali: Ministro dell’Economia e del Commercio Estero
– Qamal al-Din Tuma: Ministro dell’industria
– Samir Amin Izzat Qadi: Ministro del commercio interno e la protezione dei consumatori
– Bishar Riyad Yazigi: Ministro del Turismo
– Hassib Elias Shammas: Ministro di Stato, sostituisce Najm al-Din Qareit.
Della “nuova razza” di dipendenti pubblici siriani è Bishar Riyad Yazigi, un membro indipendente del Parlamento, nominato per via della sua visione su come ripristinare in Siria la vitale industria del turismo, nell’ambito della ricostruzione del Paese, e per cui è stato nominato ministro il 22 agosto 2013. Il ministro Yazigi, che ho incontrato sul Monte Qassyun diverse settimane fa, dal fascino, vigore, idee progressiste e carisma tipicamente kennediane. Uomo d’affari nato ad Aleppo nel 1972, è attualmente il più giovane membro del Governo Assad, e come gli altri non è un aderente del partito Baath. Ha conseguito una laurea in Ingegneria Informatica dell’Università di Aleppo (1995) ed è membro indipendente dell’Assemblea del Popolo (Parlamento siriano) per la città di Aleppo. E’ sposato ed ha tre figli. Yazigi è noto per aver trascorso questi giorni lavorando senza sosta per ricostruire l’industria turistica della Siria. “Non solo per aiutare la nostra economia, anche se il turismo ha portato oltre 8 miliardi di dollari l’anno prima della crisi, due anni e mezzo fa“, ha spiegato un funzionario che ammira Yazigi, “ma il Ministero del Turismo è al lavoro per riconnettersi con il mondo, in modo che noi siriani possiamo raggiungerlo. I tesori della Siria, la culla della civiltà che siamo, fondamentalmente appartengono a tutta l’umanità e si prega di accettare la nostra promessa che faremo del nostro meglio per riparare tutti i danni alle antichità e accoglieremo ogni assistenza, e daremo il benvenuto a ogni nuovo visitatore al più presto, Inshallah (se Dio vuole).”
All’inizio di questo mese, il ministro Yazigi ha sottolineato ad un raduno dei membri della “Fedeltà alla Siria”, ansiosi di iniziare a ricostruire il loro Paese, l’importanza delle ONG nel rivelare la realtà dei fatti in Siria all’opinione pubblica mondiale, e si è impegnato a collaborare con loro per presentare l’immagine della Siria come meta turistica, data la sua ricchezza in monumenti storici e religiosi. L’incontro dei membri dell’iniziativa “Fedeltà alla Siria”, ha sottolineato che il Ministero del Turismo è al lavoro per mostrare l’immagine della Siria come meta turistica dalla ricchezza senza pari in monumenti storici e religiosi, e che tutti i siriani devono raddoppiare gli sforzi per raggiungere i loro obiettivi “potenziando i valori sociali e lo sviluppo delle capacità nazionali per servire al meglio gli interessi della Siria”. I compiti dei riformatori siriani sono scoraggianti. Eppure così erano quelli, certamente su scala minore, che affrontò il Libano dopo i 33 giorni di bombardamenti distruttivi del governo israeliano, che impiegava, come fan da più di tre decenni, una vasta gamma di armi statunitensi donate da contribuenti statunitensi, senza saperlo, senza consenso e senza la possibilità di opporvisi.
Il costo della ricostruzione in Siria è forse incalcolabile. Il governo siriano ha annunciato questa settimana che ha stanziato 50 miliardi di sterline siriane (250 milioni di dollari), nel prossimo anno, per la ricostruzione nel Paese devastato dalla guerra. Per il 2013, la cifra era di 300 miliardi di sterline siriane (1,2 miliardi dollari). Ma queste somme sono una goccia nel mare. Secondo gli esperti immobiliari siriani, tra cui Ammar Yussef, se la guerra in Siria si fermasse improvvisamente e la ricostruzione iniziasse oggi, circa 73 miliardi dollari sarebbero necessari per mettere il Paese in carreggiata. Yussef insiste sul fatto che bombardamenti, combattimenti e sabotaggio delle infrastrutture durante il conflitto, entro il 30 agosto 2013, hanno in parte o completamente distrutto 1,5 milioni di abitazioni. Se la ricostruzione dovesse iniziare oggi, guidata dal nuovo ‘team della riforma’, includerebbe la ricostruzione di più di 11.000 siti, alcuni quartieri interi, richiedendo 15.000 autocarri, 10.000 betoniere e più di sei milioni di lavoratori qualificati. Un economista, Abdullah al-Dardari, che ora lavora con l’agenzia di sviluppo delle Nazioni Unite a Beirut, afferma che più di due anni di combattimenti sono costati alla Siria almeno 60 miliardi dollari e causato il collasso della vitale industria petrolifera. Un quarto di tutte le case è stato distrutto o gravemente danneggiato, e gran parte del sistema medico è in rovina. La squadra di al-Dardari stima il danno complessivo all’economia della Siria, da tre anni in conflitto, a 60 – 80 miliardi di dollari.  L’economia siriana è crollata di circa il 35 per cento, rispetto alla crescita annua del 6 per cento che la Siria segnava nei cinque anni prima del conflitto iniziato nel marzo 2011. L’economia ha perso quasi il 40 per cento del suo PIL, e le riserve estere sono state ampiamente impoverite. Come notato sopra, la disoccupazione è arrivata da 500.000 prima della crisi ad almeno 2,5 milioni di quest’anno.  I combattimenti hanno distrutto o danneggiato 1,2 milioni di abitazioni nazionalmente, un quarto di tutte le case siriane, sostiene al-Dardari. Inoltre, circa 3.000 scuole e 2.000 fabbriche sono state distrutte, e quasi la metà del sistema sanitario, compresi ospedali e centri sanitari, è in rovina.  Prima della rivolta, il settore petrolifero era un pilastro dell’economia della Siria, con il Paese che produceva circa 380.000 barili al giorno e le esportazioni, soprattutto in Europa, che portano più di 3 miliardi di dollari, nel 2010. Ma tale industria vitale è in rovina, avendo i ribelli occupato molti campi petroliferi del Paese, incendiato i pozzi e saccheggiato il greggio. Le esportazioni sono  praticamente a un punto morto, mentre la produzione si è ridotta. La Siria ha ancora la risorsa vitale di una forza lavoro di alta qualità per avviare la ricostruzione, e i suoi lavoratori sono pronti a cominciare da oggi, dato che la disoccupazione attuale in Siria, come osservato in precedenza, secondo gli interlocutori di questo osservatore al Ministero dell’Economia e dell’Industria. I lavoratori siriani sono forse i migliori e più affidabili al mondo. Ben noti nel ricostruire e gestire il Libano e il Levante, anche se attualmente sono pagati dalla metà a un terzo di quello che ricevono cittadini meno produttivi.
Nonostante le enormi sfide, sembra farsi un po’ di luce all’orizzonte, se i governi associatisi alla crisi in Siria, torcendosi le mani per la miseria umana e la distruzione accumulati, decideranno un cessate il fuoco permanente durante il serio disgelo nelle comunicazioni. La nuova generazione di funzionari incaricati della salvezza e della ricostruzione della Siria, sembra a posto e ansiosa di entrare nelle zone di guerra. Dovere del politico è aprirgli la strada, senza ulteriori ritardi.

Franklin Lamb volontario del programma di borse di studio Sabra-Shatila (SSSP) nel campo di Shatila. Attualmente vive a Damasco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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