I Quattro Cavalieri dietro le guerre per il petrolio

Dean Henderson – 31 agosto 2013

Mentre gli statunitensi sono in fila alla pompa di benzina per la loro spennatura dell’annuale Giornata del Lavoro, Exxon Mobil ha riferito utili per 44,9 miliardi dollari nel 2012. E qualcosa come 300 milioni di dollari di profitto aziendale, il record di tutti i tempi. Quel record appartiene, indovinate, ad Exxon Mobil. Così tanto per la Festa del Lavoro. Il capitale monopolistico globale ora vuole la guerra in Siria, ed è saldamente alla guida.

shellNel 1975 lo scrittore britannico Anthony Sampson scrisse ‘Le sette sorelle’, conferendo un nome collettivo a un cartello petrolifero oscuro che per tutta la sua storia ha cercato di eliminare i concorrenti e di avere il controllo delle risorse petrolifere mondiali. Il nome “Sette Sorelle” di Sampson fu dato dal petroliere indipendente italiano Enrico Mattei. Mattei nel 1960 iniziò a negoziare con l’Algeria, la Libia e altri Stati nazionalisti dell’OPEC che volevano vendere il loro petrolio internazionalmente senza avere a che fare con le Sette Sorelle. L’Algeria ha una lunga storia di sfide a Big Oil, una volta governata dal Presidente Huari Bumedienne, uno dei più grandi leader socialisti arabi di tutti i tempi, presentò idee originali per un mondo più giusto, per un “nuovo ordine economico internazionale”, nei suoi accesi discorsi alle Nazioni Unite, dove incoraggiava i cartelli di produttori a seguire il modello dell’OPEC per emancipare il Terzo Mondo. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex agente dell’intelligence francese Thyraud de Vosjoli dice che l’intelligence francese ne era coinvolta. William McHale del Time, che seguiva il tentativo di Mattei di spezzare il cartello di Big Oil, morì anche lui in circostanze strane. Una marea di fusioni a cavallo del millennio trasformò le Sette Sorelle di Sampson, Royal Dutch/Shell, British Petroleum, Exxon, Mobil, Chevron, Texaco e Gulf, in un cartello strettamente controllato che nel mio libro ‘Big Oil e i suoi banchieri’, definisco i Quattro Cavalieri: Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell.
Alla fine del 1800 John D. Rockefeller era diventato popolarmente noto come “il Mercante dell’illuminazione” quando il petrolio alimentava le lampade di ogni famiglia statunitense. Rockefeller capì che era la raffinazione del petrolio in vari prodotti finiti, e non la produzione di greggio, ad essere effettivamente la chiave per il controllo dell’industria. Nel 1895 la sua società Standard Oil deteneva il 95% di tutte le raffinerie negli Stati Uniti, mentre espandeva le operazioni oltremare. Riassumendo il suo atteggiamento verso il suo nuovo monopolio petrolifero, Rockefeller una volta dichiarò, “é arrivata l’era della combinazione per rimanere. L’individualismo non tornerà“. La Standard Oil Trust di Rockefeller cominciò ad illuminare il Nuovo Mondo con il finanziamento delle famiglie dei banchieri Kuhn Loeb e Rothschild. Mentre i Rockefeller lavoravano nella parte statunitense della matrice energetica, i Rothschild consolidarono il loro controllo sulle risorse petrolifere del vecchie mondo. Nel 1892 la Shell Oil, sotto la direzione di Marcus Samuel, iniziò il traffico della SouthSeacrude attraverso il nuovo canale di Suez, per rifornire le fabbriche d’Europa. La Shell prese il nome dall’abbondanza di conchiglie sulle coste dell’arcipelago controllato dagli olandesi qual’era l’Indonesia. La famiglia Samuel controllava la più grande banca d’affari di Londra, la Hill Samuel, insieme con la casa commerciale di Samuel Montagu. Nel 1903 la Nobel svedese e la Far East Trading della Rothschild francese, finanziati da re Guglielmo III, combinandosi con la Shell Oil di Samuel e Oppenheimer formarono l’Asiatic Petroleum Company. Nel 1927, la Royal Dutch Petroleum scoprì il petrolio a Seria, al largo delle coste del Brunei, il cui sultano sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo grazie alla sua fedeltà alla Royal Dutch. I monarchi olandesi e inglesi che controllavano la Royal Dutch fusero la loro compagnia con la Shell Oil di Oppenheimer e Samuel, la Nobel e la Far East Trading di Rothschild, costituendo la Royal Dutch/Shell. La regina Beatrice della casa olandese degli Orange e Lord Victor Rothschild ne furono i due maggiori azionisti.
250px-standardoillogoNel 1872 il barone Julius du Reuter ebbe in concessione per 50 anni l’Iran. Nel 1914 il governo inglese prese il controllo della compagnia anglo-persiana ribattezzandola Anglo-Iranian, poi British Petroleum, BP. La casa inglese dei Windsor controlla una grande quota della BP Amoco, mentre la monarchia del Kuwait ne possiede il 9,5%. Nel 1906 il governo statunitense ordinò lo scioglimento della Standard Oil Trust di Rockefeller, con l’accusa che la Standard aveva violato il nuovo Sherman Anti-Trust Act. Il 15 maggio 1911, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarò, “Sette uomini e una macchina aziendale hanno cospirato contro i loro concittadini. Per la sicurezza della Repubblica oggi decretiamo che questa pericolosa cospirazione deve finire entro il 15 novembre“. Ma la frattura della Standard Oil lungo i confini degli Stati, servì solo ad aumentare la ricchezza della famiglia Rockefeller, che mantenne il 25% in ogni nuova azienda. Presto le nuove compagnie iniziarono a reintegrarsi. La nuova Standard Oil of New York si fuse con la Vacuum Oil per formare Socony-Vacuum, che divenne Mobil nel 1966. La Standard Oil of Indiana si unì con Standard Oil of Nebraska e Standard Oil of Kansas, e nel 1985 divenne Amoco. Nel 1972 la Standard Oil ofNew Jersey divenne Exxon. Nel 1984 la Standard Oil of California si unì alla Standard Oil Kentucky per diventare Chevron. La Standard Oil of Ohio (Sohio) mantenne il marchio standard fino a quando fu acquistata da BP, che aveva acquisito anche il piccolo trust Atlantic Richfield (ARCO). Così i Rockefeller arrivarono a possedere un grande pezzo di BP.
Nel 1920 Exxon, BP e Royal Dutch/Shell dominavano il business del petrolio mondiale in forte espansione, che assieme alle famiglie Rockefeller, Rothschild, Samuel, Nobel e Oppenheimer, e i reali inglesi e olandesi, possedevano la maggior parte delle loro azioni. Due altri figli di Rockefeller, Mobil e Chevron, non erano molto lontani dai Big Tre. La famiglia Murchison del Texas, frequentata dai Rockefeller, controllava la Texaco, mentre la famiglia Mellon, con i suoi legami con il patrimonio dei Rockefeller, controllava la Settima Sorella Gulf Oil. Il primo tentativo noto dalle Sette Sorelle di soffocare la concorrenza si ebbe nel 1928, quando Sir John Cadman della British Petroleum, Sir Henry Deterding della Royal Dutch/Shell, Walter Teagle della Exxon e William Mellon della Gulf si riunirono nel castello dei Cadman presso Achnacarry, in Scozia. Qui fu raggiunto un accordo che avrebbe diviso le riserve mondiali e i mercati del petrolio. L’accordo di Achnacarry divenne noto agli addetti del settore come L’Accordo, per il fatto che suo scopo era mantenere lo status quo con cui le Sette Sorelle controllavano il petrolio mondiale attraverso accordi sulle quote di mercato, la condivisione degli impianti di raffinazione e stoccaggio, e accordi per limitare la produzione per mantenere alti i prezzi. Big Oil firmò altri tre accordi nei successivi sei anni. Il protocollo d’intesa per i mercati europei del 1930 fu seguito nel 1932 dall’accordo per la distribuzione e nel 1934 dalla bozza di protocollo sui principi.
Tra il 1931 e il 1933 i Quattro Cavalieri ridussero spietatamente il prezzo del Foreast Texas crude da 0,98 a 0,10 dollari il barile. Molti produttori indipendenti del Texas furono espulsi dal mercato. Coloro che rimasero furono costretti ad accettare rigide quote di produzione sotto la minaccia di essere rovinati dalle major; quote che ancora oggi esistono. Sono questi contingenti, non “gli ambientalisti” (come sostiene la destra reazionaria) che mantengono gli Stati Uniti dipendenti dal petrolio del Golfo Persico, dove Big Oil domina il gioco. Occupando l’industria petrolifera internazionale, cosa che richiede miliardi di capitale, i Quattro Cavalieri continuano a tenere a bada gli sfidanti indipendenti alla loro egemonia. Hanno anche espulso migliaia di lavoratori del petrolio degli Stati Uniti dal mercato in Texas e Louisiana. John D. Rockefeller stesso non controllava le riserve di greggio. Invece investì molto nella raffinazione e ruppe gli accordi con le ferrovie controllate da Morgan per tagliare le spese di spedizione. I produttori indipendenti del Texas dovettero pagare molto di più per inviare il loro petrolio. Non possedevano né la conoscenza esoterica della raffinazione del greggio, né i capitali per costruire costose raffinerie. Tutto il loro denaro era legato agli impianti di perforazione, che non erano nemmeno convenienti. Oggi la fortuna della famiglia Rockefeller è ancora più pesantemente investita nelle attività petrolifere a valle, come materie plastiche e petrolchimiche, nonché nelle industrie che dipendono dal petrolio come quella bancaria, aerospaziale e automobilistica. Negli anni ’80 il presidente della Chase Manhattan David Rockefeller investì 35 miliardi dollari a Singapore, che da allora è diventato un importante centro di raffinazione e di stoccaggio. La più grande singola raffineria della Royal Dutch/Shell si trova a Pulau Bukom, Singapore. Nel 1991, mentre le tigri asiatiche cominciarono a ruggire, la Exxon Mobil introdusse la benzina senza piombo in Thailandia, Malesia, Hong Kong e Singapore, costruendo la sua gigantesca raffineria di Jurong a Singapore.
indexI Quattro Cavalieri seguirono i soldi a valle. Sono i più grandi raffinatori e venditori di greggio al mondo in tutte le varie forme di prodotto finale. Royal Dutch/Shell è leader nel marketing e nella raffinazione del greggio, ed attualmente produce uno di ogni dieci barili di prodotto raffinato, in tutto il mondo. La sua linea di fondo ne ha beneficiato ampiamente da questa mossa a valle, e l’azienda ha mostrando profitti record dal 1988 e per molti anni di seguito. Il settanta per cento dei profitti della Shell proviene da prodotti petrolchimici. La Shell possiede anche il più grande complesso di raffinazione del mondo nell’isola di Aruba, delle Antille olandesi, al largo della coste venezuelane. Nel 1991, la Shell aveva venduto una raffineria obsoleta sulla vicina isola di Curaçao mentre aggiornava le sue strutture di Aruba. Il completamento di questo enorme complesso fece divenire  il greggio venezuelano molto più importante nella fornitura mondiale di petrolio. Anche il greggio di Paesi africani come Nigeria e Angola viene raffinato presso l’impianto Shell di Aruba, che si trova accanto alla massiccia raffineria Exxon Mobil chiamata Lago, dal lago di Maracaibo in Venezuela, dove si produce la maggior parte del greggio venezuelano. Royal Dutch/Shell attualmente si concentra sullo sviluppo dei mercati del gas, investendo pesantemente negli impianti per la distillazione media di sintesi (MDS) che convertono il gas naturale liquefatto in potenti prodotti liquidi. Nel 1996 aveva costruito impianti MDS in Malesia, Nigeria e Norvegia. Nel 1993 la Shell si unì a Mitsubishi e Exxon Mobil in un progetto da 3 miliardi di dollari sul gas in Venezuela ed avviò l’espansione da 1,1 miliardi dollari del petrolchimico in Brasile. Lo stesso anno la BP Amoco scoprì enormi giacimenti petroliferi nella vicina Colombia.
Nel 1969 l’Exxon possedeva 67 raffinerie di petrolio in 37 Paesi. Oltre il 60% dei profitti del 1991 dell’Exxon proveniva dalle operazioni a valle. Nel primo trimestre di quell’anno, Exxon ottenne 2,4 miliardi dollari di profitto, il più alto profitto trimestrale da quando Rockefeller fondò la Standard Oil of New Jersey nel 1882. Non è un caso che la guerra del Golfo fu voluta in quel periodo, con l’Exxon che rispondeva alla maggior parte della domanda generata dai militari degli Stati Uniti e dei loro alleati. Nei primi anni ’90 Exxon acquistò la divisione materie plastiche di Allied Signal ed  entrò in joint venture con Dow e Monsanto nel campo dell’elastomero termoplastico. Secondo i 10mila documenti dell’Exxon Mobil archiviati presso la SEC, l’azienda ottenne 17 miliardi di dollari nel 2000. Nel 2003-2006, durante l’occupazione americana dell’Iraq, l’azienda superò regolarmente  il proprio record di più alto profitto trimestrale di una qualsiasi società nella storia degli Stati Uniti.
Recentemente i Quattro Cavalieri sono risaliti a monte, diventando i primi quattro rivenditori di gas negli Stati Uniti. Possiedono tutti i più importanti gasdotti del mondo e la stragrande maggioranza delle petroliere. Royal Dutch/Shell ha 114 navi nella sua flotta. Recentemente la società ha aggiunto sette gigantesche navi-cisterna per il gas naturale liquefatto. Shell ha 133.000 dipendenti nel mondo e nel 1991 vantava un patrimonio di 105 miliardi dollari. La piattaforma petrolifera della Shell, la Bullwinkle nel Golfo del Messico, è il più alto edificio del mondo. Exxon Mobil è all’avanguardia nella produzione di oli lubrificanti di base e i suoi scienziati hanno inventato la gomma butilica. È presente in 200 Paesi ed è l’unica azienda che opera nel difficile Mare di Beaufort, dove ha costruito 19 isole d’acciaio per perforarlo. Exxon possiede la maggior parte della terra di Yemen (5,6 milioni di acri) Oman e Ciad. Nel 1991 i suoi beni valevano 87 miliardi dollari. La prima ondata di fusioni dell’industria petrolifera iniziò nei primi anni ’60. Otto delle prime venticinque compagnie petrolifere negli anno ’60 si fusero negli anni ’70. Exxon acquistò Monterey Oil e Honolulu Oil. Chevron la Standard Oil of Kentucky. Atlantic Oil si fuse con Richfield Refining per formare ARCO, che poi inghiottì la Sinclair. Marathon Oil comprò Plymouth Refining. Un’altra ondata di fusioni seguì negli anni ’80. Chevron acquistò Gulf nel 1984. Texaco acquistò Getty Oil. Mobil comprò Superior Oil. BP prese Britoil e Sohio (Standard Oil of Ohio). ARCO comprò City ServiceUS Steel acquistò Marathon Oil. La scoperta del petrolio del Mare del Nord, nel 1984, consolidò la posizione di Big Oil, specialmente di Royal Dutch/Shell ed Exxon, la cui joint venture Shell Expro piazzò le prime concessioni. Nel 1985 Shell acquistò gli interessi colombiani di Occidental Petroleum. Nel 1988 rilevò le attività della Tenneco in quel Paese. Il 1990 ha visto Amoco (Standard Oil of IN) salire suoi vagoni della BP per formare BP Amoco. Nel 1999 BP Amoco acquistò ARCO, consegnando alla società il 72% della proprietà dell’Alaskan Pipeline. Exxon acquistò Texaco Canada e la Compania General de Lubricantes del Messico nel 1991. Conoco fu acquistata da DuPont. Nel marzo 1997, Texaco e RD/Shell fusero le loro operazioni di raffinazione negli Stati Uniti. L’ondata finale e più drammatica del consolidamento vide la fusione di Exxon con Mobil nel novembre 1999. Nello stesso anno Chevron acquistò la Rutherford-Moran Oil della Thailandia e la Petrolera Argentina San Jorge. Nel luglio 2000 Chevron fuse il proprio business petrolchimico con quello della Phillips per formare la Chevron Phillips Chemical Company. Nello stesso anno Chevron si legò alla Texaco. Il 30 agosto 2002, la fusione di Conoco con Phillips Petroleum fu approvata creando Conoco Phillips che nel 2005 ha acquistato il gigante del carbone Burlington Resources. Nel 2002 Royal Dutch/Shell acquistò la precedente fusione Pennzoil/Quaker State così come la più grande compagnia petrolifera indipendente restante della Gran Bretagna, l’Enterprise Oil. Nel 2005 Chevron Texaco acquistò Unocal. E i quattro cavalieri cavalcarono in avanti.
exxon-mobil_LogoI Quattro Cavalieri hanno diretti legami con le mega-banche internazionali. Exxon Mobil condivide consiglieri con JP Morgan Chase, Citigroup, Deutsche Bank, Royal Bank of Canada e Prudential. Chevron Texaco ha legami con Bank of America e JP Morgan Chase. BP Amoco condivide direttori con JP Morgan Chase. RD/Shell ha legami con Citigroup, JP Morgan Chase, NM Rothschild & Sons e la Banca d’Inghilterra. L’ex-presidente di Citibank Walter Shipley si sedeva nel CdA della Exxon Mobil, come Wayne Calloway di Citigroup e Allen Murray di JP Morgan Chase. Willard Butcher di Chase sedeva nel consiglio di Chevron Texaco. L’ex presidente della Fed Alan Greenspan proviene dal Morgan Guaranty Trust e fece parte del consiglio di Mobil. Il direttore di BP Amoco Lewis Preston è diventato presidente della Banca Mondiale. Altri dirigenti di BP Amoco furono Sir Eric Drake, il secondo uomo del più grande operatore portuale del mondo P&O Nedlloyd e direttore di Hudson Bay Company e Kleinwort Benson. William Johnston Keswick, la cui famiglia controlla la centrale elettrica di Hong Kong Jardine Matheson, e sedeva anche nel consiglio di BP Amoco. Il figlio di Keswick è un dirigente di HSBC. Il collegamento con Hong Kong è ancora più forte presso la Royal Dutch/Shell. Lord Armstrong di Ilminster sedeva nei consigli di Royal Dutch/Shell, NM Rothschild & Sons, Rio Tinto e Inchcape. Il proprietario di Cathay Pacific Airlines ed insider di HSBC, Sir John Swire, fu un direttore di Shell, così come Sir Peter Orr, che assieme ad Armstrong era nel CdA di Inchcape. Il direttore della Shell Sir Peter Baxendell era assieme ad Armstrong nel consiglio di Rio Tinto, mentre Sir Robert Clark della Shell fa parte del consiglio della Banca d’Inghilterra.
In conseguenza della mania della deregolamentazione, le società statunitensi non devono più  riferire dei loro maggiori azionisti alla SEC. Secondo i 10mila documenti depositati alla SEC dai Quattro Cavalieri, la combinazione bancaria Rothschild, Rockefeller e Warburg ancora controlla Big Oil. I Rockefeller esercitano il controllo attraverso le mega-banche di New York e il Trust Bancario, che nel 1999 fu acquistato dalla Deutsche Bank controllata da Warburg, nel tentativo di diventare la più grande banca del mondo. Nel 1993 Trust Bancario su il primo azionista di Exxon. Chemical Bank il quarto e JP Morgan il quinto. Entrambi oggi fanno parte di JP Morgan Chase. Trust Bancario fu anche leader azionista della Mobil. La BP aveva Morgan Guaranty come suo più grande proprietario, nel 1993, mentre Amoco aveva Trust Bancario come suo secondo azionista. Chevron aveva Trust Bancario come quinto azionista, mentre Texaco aveva la JP Morgan come suo quarto proprietario e Trust Bancario come nono. Così Deutsche Bank e JP Morgan Chase, le banche dei Warburg e Rockefeller, aumentarono le azioni di Exxon Mobil, BP Amoco e Chevron Texaco. La Bank of America e la Wells Fargo dei Rothschild esercitano il controllo su Big Oil della costa occidentale, mentre la Mellon Bank rimane un grande operatore. Wells Fargo e Mellon Bank erano tra i primi 10 azionisti di Exxon Mobil, Chevron Texaco e BP Amoco nel 1993. Informazioni su Royal Dutch/Shell sono ancora più difficili da ottenere, in quanto è registrata nel Regno Unito e in Olanda, e non è tenuta a redigere le relazioni per la SEC. Per il 60% è di proprietà della Royal Dutch Petroleum dell’Olanda e per il 40% della Shell Trading & Transport del Regno Unito. La società ha solo 14.000 azionisti e pochi dirigenti. Secondo i ricercatori, la Royal Dutch/Shell è ancora controllata dalle famiglie Rothschild, Oppenheimer, Nobel e Samuel insieme ai Windsor e alla Casa olandese degli Orange. La regina Beatrice della casa olandese degli Orange e Lord Victor Rothschild sono i due maggiori azionisti. La madre della regina Beatrice, Giuliana, era una volta la donna più ricca del mondo e madrina dei movimenti occulti di destra. Il Principe Bernhard, che  sposò Giuliana nel 1937, fu membro del Movimento Giovanile di Hitler, delle SS naziste e un dipendente del gruppo nazista IG Farben. Si sedette nei CdA di oltre 300 aziende europee e ha fondato i Bilderberg.
Quando sei derubato, è sempre una buona idea saper identificarne il colpevole. Ora, se solo potessimo portarli ai poliziotti…

url-2Dean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix.  Puoi iscriverti gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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