Il sogno ucraino si avvera

Andrej Fomin, Oriental Review 23 dicembre 2013

an-225_2L’esito dei colloqui Russia-Ucraina a Mosca, la scorsa settimana, era prevedibilmente inaspettato. Oltre agli eccezionali 15 miliardi di dollari allocati dal Fondo di Salute Nazionale della Russia in eurobond ucraini e la drastica riduzione del 33% dei prezzi del gas russo esportato che Mosca ha concesso a Kiev, altri 14 accordi stabiliscono il quadro giuridico per progetti industriali congiunti multimiliardi nell’hi-tech (spazio, aeronautica, navale, motori, energia nucleare), infrastrutture dei trasporti (nuovo porto multimodale sullo Stretto di Kerch) e l’eliminazione di una serie di limitazioni commerciali reciproche. Gli accordi non prevedono impegni politici come l’adesione all’Unione doganale della Russia o limiti alle spese di bilancio e il congelamento degli stipendi, come preteso dal FMI.
Non c’è dubbio che le offerte siano una boccata di ossigeno per Kiev, mentre i commissari dell’UE e del FMI (commissari in russo, una parola che li associa, agli occhi di russi e ucraini, agli spietati emissari bolscevichi degli anni ’20) hanno cercato di soffocarli la morte. Il Presidente Janukovich non poteva nascondere la sua contentezza dichiarando “il lavoro proficuo di oggi che ha portato alla firma dei documenti, è dovuta alla volontà politica del presidente russo Vladimir Putin.” Infatti, gli accordi sono in piena conformità con le promesse pre-elettorali del candidato Janukovich asceso alla Bankovaja (ufficio presidenziale a Kiev) nel febbraio 2010, grazie al notevole supporto dei residenti filo-russi dei centri industriali nell’est e nel sud dell’Ucraina. L’accordo garantisce il rilancio delle filiere tecnologiche ucraine con i partner russi. I due Paesi hanno in comune sistemi industriali integrati da secoli. (Secondo i dati statistici ufficiali ucraini, nella lenta ‘euro-integrazione’ degli ultimi 3 anni, l’Ucraina ha perso circa il 15% della produzione industriale, il 37% delle riserve valutarie e il 16% delle esportazioni verso la Russia, suo principale partner commerciale). Il primo ministro ucraino Mykola Azarov ritiene, ad esempio, che il reddito complessivo di una joint venture che produce la versione moderna del leggendario aviogetto da trasporto strategico pesante An-124 Ruslan raggiungerà i 13 miliardi di dollari. Non c’è da stupirsi che gli accordi di Mosca siano stati accolti con sollievo nei centri industriali e dai sindacati ucraini.
C’è da aspettarsi che l’accordo Mosca-Kiev provochi la reazione contrariata delle capitali europee e dell’opposizione ucraina, che perde terreno nelle ulteriori azioni di protesta. Mentre Stefan Fuele, commissario europeo per l’Allargamento e la politica di vicinato, era abbastanza preciso nella sua dichiarazione secondo cui i documenti firmati “non contraddicono il progetto di accordo di associazione (AA) dell’Ucraina“, il revisionista di Poltava e ministro degli esteri svedese Carl Bildt è stato nettamente categorico nel suo twitter: I “prestiti di emergenza russi rischiano di ritardare ulteriormente le urgenti riforme economiche e la necessaria modernizzazione dell’Ucraina nell’UE. Il declino potrebbe continuare.”
L’Unione europea ha mai proposto un piano di ammodernamento per l’Ucraina paragonabile agli investimenti russi? La verità è che tale piano non è mai esistito. Il saldo netto dei negoziati UE-Ucraina sull’AA ha portato alla proposta di un miliardo di euro di assistenza finanziaria dall’UE in 7 anni. Nel frattempo, il governo ucraino doveva investire 165 miliardi di euro in 10 anni per soddisfare i requisiti tecnologici delle industrie ucraine per accedere ai mercati europei. L’unico investimento materiale occidentale nel 2013 è stata l’offerta della Chevron USA di un accordo di produzione, stanziando 350 milioni di dollari per lo sfruttamento del velenoso gas di scisto in Ucraina occidentale. L’indignata reazione all’accordo di Mosca da parte dell’opposizione ucraina, co-sponsorizzata dai magnati locali e da molteplici fonti estere, confermano il fatto che il benessere del popolo ucraino è l’ultima cosa che prendono in considerazione quando spararono i loro triti slogan tra i gruppetti congelati di Euromaidan.
Quindi, l’impressione generale circa il passo per il partenariato orientale dell’UE, al costo di 2,5 miliardi di euro dei contribuenti europei e con esito quasi-zero è semplice: la burocrazia ignorante e irrilevante è esperta in PR e comunicazioni ma impotente nella geopolitica seria. La realtà socio-economica e le costanti culturali ancora contano nel nostro mondo.

Nella foto: Antonov An-225 Mrija, il più grande aereo da trasporto strategico nel mondo, è il simbolo della cooperazione tecnologica russo-ucraina. Spinto da sei turbofan, il Mrija è l’aeromobile più pesante, con un peso massimo al decollo di 640 tonnellate, e più grande con una  lunghezza di 84 metri e un’apertura alare di 88,4 metri, in servizio operativo. Detiene i record assoluti mondiali di singolo carico trasportato in aereo, pari a 189,98 tonnellate, e carico utile  trasferito di 253,82 tonnellate. Mrija significa Sogno in ucraino.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to Il sogno ucraino si avvera

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