I vampiri dell’energia

Dean Henderson 9 gennaio 2014

Le élite globali sanno che l’energia è fondamentale per la vita. Controllare l’energia significa controllare i popoli. Quattro colossi non solo possiedono il petrolio, ma praticamente tutte le fonti energetiche del pianeta. Nel mio libro Big Oil e i suoi banchieri…, li chiamo i Quattro Cavalieri: Royal Dutch/Shell, Exxon Mobil, Chevron-Texaco e BP Amoco.
>Oil prices are at a two-year high, after a jump of more than 20 per cent in three months, prompting traders to look for OPEC's signal on when it might begin pumping more crude.Royal Dutch/Shell ed Exxon-Mobil sono i maggiori e i più integrati verticalmente dei Quattro Cavalieri. Questi colossi guidano la carica all’integrazione orizzontale dell’industria energetica, investendo molto nel gas naturale, carbone e uranio. Con la caduta del muro di Berlino, l’Europa dell’est, la Russia, i Balcani e l’Asia centrale furono aperti a Big Oil. Exxon-Mobil ha costituito una joint venture con la compagnia petrolifera di Stato ungherese Afor prima che il Muro toccasse il suolo. BP Amoco si prese la quota di maggioranza di Lukoil della Russia. Secondo Kurt Wulff dell’impresa d’investimento petrolifera McDep Associates, i Quattro Cavalieri si scatenarono nei nuovi pascoli dell’Estremo Oriente, vedendo un incremento patrimoniale nel 1988-94 così: Exxon-Mobil 54%, Chevron-Texaco 74%, Royal Dutch/Shell 52% e BP Amoco 54%. Il Cartello petrolifero Rockefeller/Rothschild ha più che raddoppiato il proprio patrimonio collettivo in sei  anni. Russia e Asia Centrale contengono oltre la metà delle riserve di gas naturale del mondo. Royal Dutch/Shell aprì la strada per pompare queste riserve formando una joint venture con Uganskneftegasin per l’enorme giacimento di gas in Siberia di cui Shell detiene una quota del 24,5%. Shell fu il primo produttore mondiale di gas naturale dal 1985, spesso con una joint venture con la Exxon-Mobil. Nel settore del gas naturale al dettaglio degli Stati Uniti, Chevron-Texaco possiede Dynegy, mentre Exxon-Mobil possiede Duke Energy. Entrambi furono protagonisti, insieme alla Enron, dei picchi sul gas naturale del 2000, sconvolgendo l’economia della California e portando al fallimento il principale ente dello Stato, Pacific Gas & Electric. Exxon-Mobil ha vasti interessi negli impianti di produzione energetica nel mondo, tra cui la piena proprietà della China Light & Power di Hong Kong.
Negli anni ’70 Big Oil investì 2,4 miliardi dollari nell’esplorazione dell’uranio. Controlla ora oltre metà delle riserve di uranio mondiali, fondamentali per alimentare le centrali nucleari. Chevron-Texaco e Shell svilupparono anche una joint venture per costruire reattori nucleari. Exxon-Mobil è il produttore leader di carbone negli Stati Uniti e ha la seconda maggiore riserva di carbone dopo la Burlington Resources, l’ex ferrovia controllata da BN, che nel 2005 fu acquistata dalla Conoco-Phillips controllata dalla famiglia DuPont. Royal Dutch/Shell possiede miniere di carbone nel Wyoming attraverso la sua controllata ENCOAL e in West Virginia attraverso l’Evergreen Mining. Chevron-Texaco possiede Pittsburgh e Midway Coal Mining. Sette dei primi quindici produttori di carbone negli Stati Uniti sono compagnie petrolifere, mentre l’80% delle riserve di petrolio degli Stati Uniti é controllato dalle nove maggiori aziende. Sia Royal Dutch/Shell che Exxon-Mobil comprano sempre più giacimenti di carbone.
La concentrazione di potere nell’energia non si limita agli USA. In Colombia, Exxon-Mobil possiede enormi miniere di carbone, BP Amoco possiede vasti giacimenti di petrolio e Big Oil controlla tutte le vaste risorse non rinnovabili del Paese. Nel 1990 Exxon-Mobil importava il 16% del suo greggio per gli USA dalla Columbia. I Quattro Cavalieri hanno investito pesantemente in altre imprese minerarie. La Shell detiene i contratti a lungo termine con diversi governi per la fornitura di stagno attraverso la sua controllata Billiton, che ha miniere in Brasile e Indonesia, dove è il più grande produttore di oro del Paese. Billiton s’è fusa con la Broken Hill Properties dell’Australia  diventando il più grande conglomerato minerario del mondo, la BHP Billiton. Shell gode anche di relazioni accoglienti con la seconda più grande società mineraria del mondo, la Rio Tinto, le cui direzioni sono storicamente intrecciate. La regina d’Olanda Juliana e Lord Victor Rothschild sono i due maggiori azionisti di Royal Dutch/Shell. Shell ha recentemente iniziato ad investire pesantemente nel settore dell’alluminio. Shell Canada è il primo produttore di zolfo del Canada. Shell gestisce interessi sul legname in Cile, Nuova Zelanda, Congo e Uruguay e una vasta industria floreale in aziende agricole di Cile, Mauritius, Tunisia e Zimbabwe. Ieri, la BHP Billiton, tentacolo della Shell, ha annunciato un tentativo di acquisizione ostile da 38,6 miliardi dollari della canadese Potash Corp. BHP Billiton già possiede Anglo-Potash e Athabasca Potash. La proprietà delle Potash Corp. Gli darebbe il controllo di oltre il 30% del mercato globale del potassio. Il potassio è un componente necessario in qualsiasi coltura agricola.
BP Amoco, attraverso la sua controllata ARCO, è diventata uno dei sei maggiori produttori di bauxite del mondo, da cui deriva l’alluminio. Ha miniere in Giamaica e in altre nazioni caraibiche. Chevron-Texaco controlla oltre il 20% del grande gruppo minerario AMAX, il principale produttore di tungsteno degli Stati Uniti e grandi aziende agricole in Sud Africa e Australia. Exxon-Mobil Oil possiede Superior e Falconbridge Mining, grandi produttori canadesi rispettivamente di platino e nichel. Exxon possiede anche Hecla Mining, uno dei maggiori produttori di rame e argento del mondo, e Carter Mining, uno dei primi cinque produttori di fosfato al mondo, con miniere in Marocco e in Florida. Sono necessari i fosfati per trattare l’uranio, mentre l’acido fosforico è la chiave per la produzione petrolchimica, che i Quattro cavalieri controllano anche.
Un altro veicolo dell’egemonia dei Quattro Cavalieri nel settore energetico è la joint venture. Per decenni prima che la Chevron si fondesse con Texaco nel 2001, le società hanno commercializzato prodotti petroliferi in 58 Paesi sotto il marchio Caltex. Hanno inoltre gestito Amoseas e Topco come joint venture, prima di fondersi. La Caltex possiede raffinerie in Sud Africa, Bahrain e Giappone. Nelle Filippine, Caltex e Shell controllano il 58% del settore petrolifero. Quando il dittatore  filippino Ferdinand Marcos introdusse la legge marziale nel 1972, il vicepresidente della Caltex Frank Zingaro commentò: “La legge marziale ha notevolmente migliorato il clima degli affari.” Exxon e Mobil condivisero anche molte joint ventures in tutto il mondo, prima della loro fusione nel 1999, tra cui PT Stanvav Indonesia. La Royal Dutch/Shell e Exxon-Mobil crearono una joint venture per il Mare del Nord chiamato Shell Expro nel 1964, mentre nel 1972 la Shell si legò alla Mitsubishi in Brunei per la fornitura di petrolio al Giappone. Shell detiene il 34% della Petroleum Development Oman in partnership con Exxon-Mobil. Saudi Aramco, Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company, Kuwait Oil Company e ADCO degli Emirati Arabi Uniti rappresentano tutti la collusione dei Quattro Cavalieri. In Iran e Iraq tali cartelli furono nazionalizzati. Ecco perché il Cartello petrolifero dei Rockefeller/Rothschild fece invadere l’Iraq e ora minaccia l’Iran. I nostri ragazzi muoiono, il nostro debito vola e chi ottiene il primo contratto petrolifero in Iraq, la Royal Dutch/Shell, il secondo la BP e il terzo la Exxon-Mobil, e così avete il quadro.
L’energia è fondamentale per la vita. Ecco perché il Congresso dovrebbe nazionalizzare i Quattro Cavalieri e formare una Società dell’Energia statunitense incentrata sulle alternative sostenibili. E’ tempo di abbandonare i vampiri energetici e prendere il controllo delle nostre vite.

Dean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve e Stickin’ it to the Matrix.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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