I Giochi Olimpici di Sochi e la minaccia del terrorismo

Chi c’è dietro i terroristi del Caucaso?
Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 6 febbraio 2014
ted-jihad-flagNelle settimane che precedono le Olimpiadi invernali di Sochi, i media occidentali hanno effettuato un dribbling di “articoli seri” esaminanti “la possibilità” di un attentato terroristico per i giochi olimpici. A fine di gennaio, il governo inglese avvertiva “che attentati in Russia (dopo l’attacco a Volgograd di dicembre) molto probabilmente si verificheranno prima o durante le Olimpiadi invernali di Sochi“. (BBC, 27 gennaio 2014). Mentre la torcia olimpica arrivava a Sochi, la CNN pubblicava tempestivamente i risultati di un “autorevole” sondaggio d’opinione (su un campione esiguo di 1000 persone): “il 57% degli statunitensi pensa che un attacco terroristico sia probabile per i  Giochi di Sochi.” In precedenza vi furono notizie sulla misteriosa minaccia terroristica da parte di una cosiddetta “vedova nera” della Cecenia, covo del terrorismo islamico in Russia. Secondo il cosiddetto “esperto di catastrofe” dr. Gordon Woo, un attacco della vedova nera “quasi certamente accadrà”: “Per via delle vicende tra i russi e il popolo ceceno volto a creare l’emirato del Caucaso, Sochi è un obiettivo primario del terrorismo“, ha detto Woo avanzando un serie di moduli catastrofici, tra cui il tracciato di un modello sul rischio terrorismo. (Business Times, UK)
I Giochi di Sochi si svolgono al culmine della crisi mondiale segnata dal confronto tra Stati Uniti e Russia sullo scacchiere geopolitico. A sua volta, le proteste in Ucraina impattano sul controllo geopolitico della Russia sul Mar Nero. Quale sarebbe l’obiettivo politico di fondo di un attacco terroristico? I resoconti dei media sono volti unicamente a creare paura e incertezza provocando imbarazzo politico alle autorità russe? Mentre le TV e i tabloid puntano sulla presunta vedova nera, la questione fondamentale su chi sia dietro i terroristi del Caucaso viene taciuta. Nessuna delle notizie si concentra sulla questione fondamentale necessaria per valutare la minaccia terroristica.
Sia la vicenda di al-Qaida che i recenti eventi in Siria e Libia confermano inequivocabilmente che la rete di al-Qaida sia segretamente supportata dai servizi segreti occidentali.

Storia: chi c’è dietro i terroristi ceceni?
Quali sono le origini storiche dei jihadisti ceceni, che ora presumibilmente minacciano i Giochi di Sochi? Chi c’è dietro di loro? Nel 1990, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti dichiararono una guerra segreta contro la Russia. L’obiettivo era promuovere la secessione della Cecenia, una “regione autonoma rinnegata” della Federazione russa, al crocevia delle rotte  strategiche di oleodotti e gasdotti. Fu un’operazione d’intelligence. I principali capi dei ribelli ceceni, Shamil Basaev e al-Qatab, furono addestrati e indottrinati nei campi allestiti dalla CIA in Afghanistan e Pakistan. Le due principali formazioni jihadiste cecene, affiliate ad al-Qaida, avrebbero avuto 35000 uomini. Furono supportate dall’intelligence militare pakistana (ISI) per conto della CIA, e il finanziamento in Cecenia proveniva dalle missioni wahhabite dell’Arabia Saudita. L’ISI svolse un ruolo chiave nell’organizzare e addestrare l’esercito ribelle in Cecenia: “(Nel 1994) l’Inter Services Intelligence pakistana organizzò intensivi indottrinamento islamico ed addestramento alla guerriglia per Basaev e i suoi fidati luogotenenti, nella provincia di Khost in Afghanistan, presso il campo di Amir Muawia, creato nei primi anni ’80 da CIA e ISI e diretto dal famoso signore della guerra afghano Gulbuddin Hekmatyar. Nel luglio 1994, dopo la promozione ad Amir Muawia, Basaev fu inviato nel campo Markaz-i-Dawar, in Pakistan, per essere addestrato in avanzate tecniche di guerriglia. In Pakistan, Basaev incontrò i vertici militari e d’intelligence pakistani”. (Levon Sevunts, “Who’s Calling The Shots? Chechen conflict finds Islamic roots in Afghanistan and Pakistan”, The Gazette, Montreal, 26 ottobre, 1999). Dopo l’addestramento e l’indottrinamento, Basaev fu posto al comando dell’assalto contro le truppe federali russe nella prima guerra cecena nel 1995. (Vitalij Romanov e Viktor Jadukha, “Il fronte ceceno passa in Kosovo“, Segodnia, Mosca, 23 febbraio 2000)

La geopolitica delle Olimpiadi invernali di Sochi
Le Olimpiadi di Sochi si svolgono nel punto strategico sul Mar Nero, al crocevia di oleodotti e gasdotti russi. La questione sottaciuta (sia in occidente che dal governo russo) rigaurdo la possibilità di un attentato è: chi c’è dietro i terroristi? Mentre gli Stati Uniti sponsorizzavano i ribelli ceceni sconfitti negli anni ’90 dalle forze russe, varie formazioni legate ad al-Qaida, tra cui il “gruppo militante per l’emirato del Caucaso, Imarat Kavkaz (IK)”, rimasero attive nel Caucaso, nel  meridione della Federazione russa (Cecenia, Daghestan, Inguscezia) e Abkhazia. I gruppi russi di al-Qaida così come la rete delle formazioni jihadiste in Medio Oriente, Asia Centrale e Balcani costituiscono le “risorse dell’intelligence” della CIA che potrebbero essere utilizzate per innescare un attacco terroristico per le Olimpiadi di Sochi. Inutile dire che Mosca è pienamente consapevole del fatto che al-Qaida sia uno strumento delle intelligence occidentali. E Mosca è anche consapevole che gli Stati Uniti sostengono segretamente i gruppi terroristici che minacciano la sicurezza dei Giochi Olimpici. Nelle strutture militari e d’intelligence russe ciò è noto, documentato e discusso a porte chiuse. Tuttavia, è anche una “verità proibita”. E’ tabù parlarne in pubblico o sollevarlo a livello diplomatico. Washington sa che Mosca sa: “Io so che tu sai che io so“.
Le questioni fondamentali, che media russi ed occidentali non affrontano per ovvi motivi, sono:
•  Chi c’è dietro i terroristi del Caucaso?
•  Quali interessi geopolitici cercano gli Stati Uniti e i loro alleati decidendo un attentato terroristico “false flag” prima o durante i Giochi Olimpici di Sochi?

Boston_Chechnyia-640x320Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

4 Responses to I Giochi Olimpici di Sochi e la minaccia del terrorismo

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