I piani per i Fratelli musulmani di USA, Qatar e Turchia in Egitto e Siria, dal Kosovo al SIIL

Boutros Hussein, Noriko Watanabe e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 1 marzo 2015putin-al-sisi-assad0_600X220_90_CIl presidente Obama avviò il sabotaggio dell’Egitto secondo i piani condivisi con i Fratelli musulmani per controllare il panorama politico in tutta la regione. I disegni politici islamici di Washington fecero sì che una politica islamista condivisa emergesse tra USA, Qatar, Turchia e Fratellanza musulmana. Naturalmente, i piani secondo la visione di Washington e Fratelli musulmani alleati, puntavano al controllo di una vasta area comprendente Egitto, Libia, Siria e Tunisia. La Turchia di Erdogan sosterrebbe tale grande progetto, che a sua volta potrebbe beneficiare notevolmente dei petrodollari del Qatar. Tuttavia, i poteri dominanti in Siria sotto il Presidente Bashar al-Assad, e l’ascesa del Presidente Abdalfatah al-Sisi in Egitto, hanno sconvolto i piani dei Fratelli musulmani. Il grande piano fu ideato dalle élite politiche di Ankara, Doha e Washington di Obama. Come al solito, il Regno Unito avrebbe utilizzato, per esempio, la connessione con i Fratelli musulmani tunisini, e questo li avrebbe collegati a diverse basi di potere dei Fratelli musulmani nella regione. Pertanto, l’amministrazione Obama s’è dedicata a collaborare con l’Islam politico. In effetti, si potrebbe affermare che l’amministrazione Obama semplicemente fa un passo avanti rispetto alle passate amministrazioni degli USA. Dopo tutto, l’intromissione di USA e altre nazioni in Afghanistan, Iraq e Libia ha portato all’avanzata della sharia islamica e dell’islamizzazione della società a tutti i livelli. Gli stessi USA hanno sostenuto lo stato di diritto islamico Sharia nei primi anni ’80 in Sudan in cui neri africani non musulmani divennero dhimmi. Le influenze dei Fratelli musulmani nell’amministrazione Obama furono evidenziate nei primi mesi del 2013, l’Investigative Project on Terrorism riferisce: “La storia del 22 dicembre pubblicata nella rivista egiziana Rose al-Yusif fu tradotta in inglese per l’Investigative Project on Terrorism (IPT). La storia suggerisce che la Casa Bianca sia divenuta “da ostile a gruppi e organizzazioni islamiche nel mondo al più grande e importante sostenitore della Fratellanza musulmana”. L’articolo continua affermando: “Le sei persone nominate sono: Arif Aliqan, assistente segretario dell’Homeland Security per lo sviluppo delle politiche; Muhamad al-Ibiary, membro del Consiglio Consultivo per la Sicurezza Nazionale; Rashad Husayn, inviato speciale degli Stati Uniti per l’Organizzazione della Conferenza islamica; Salam al-Marayati, co-fondatore del Muslim Public Affairs Council (MPAC); imam Muhamad Magid, presidente della Società Islamica del Nord America (ISNA); Eboo Patel, membro del consiglio consultivo del presidente Obama sui partenariati inter-religiosi”. In effetti, gli intrighi di USA e Fratelli musulmani contro l’Egitto continuano nel 2015 con la recente delegazione dei Fratelli musulmani invitata nei corridoi del potere di Washington. Ancora una volta l’Investigative Project on Terrorism riporta “La delegazione ha cercato aiuto per reinsediare al potere l’ex-presidente Muhamad Mursi e i Fratelli musulmani in Egitto. I parlamentari, ministri e giudici dell’era Mursi hanno costituito il Consiglio rivoluzionario egiziano ad Istanbul, Turchia, lo scorso agosto, con l’obiettivo di rovesciare il governo militare egiziano. Ha sede a Ginevra, in Svizzera”. L’Investigative Project on Terrorism ha altre relazioni secondo cui la delegazione comprendeva “Abdul Mawgud Dardary, membro dei Fratelli musulmani e parlamentare egiziano in esilio; e Muhamad Gamal Hashmat, membro del Consiglio della Shura dei Fratelli musulmani e parlamentare egiziano in esilio“. Pertanto, anche dopo che i sostenitori dei Fratelli musulmani ed altri islamisti attaccarono cristiani e bruciarono chiese copte, questa organizzazione è ancora accolta dall’amministrazione Obama. Inoltre, i capi politici statunitensi sono pienamente consapevoli del fatto che i Fratelli musulmani collaborano segretamente con diverse organizzazioni islamiste coinvolte nel terrorismo nel Sinai e in Egitto. Ciò vale per simpatizzanti e sostenitori della Fratellanza musulmani in Egitto e per lo stretto rapporto con Hamas, i cui i militanti utilizzano Gaza per destabilizzare il Sinai. Allo stesso modo, in Libia Fratelli musulmani, SIIL e vari gruppi islamisti cercano di usurpare il sistema politico e puntare un pugnale nel cuore dell’Egitto. Allo stesso modo, proprio come i sostenitori dei Fratelli musulmani hanno attaccato chiese e cristiani in Egitto, ora il SIIL decapita e massacra cristiani copti egiziani in Libia.
Concentrandosi sui Balcani, poi, nonostante la propaganda e tre guerre in Europa tra cristiani ortodossi e musulmani in Bosnia, Cipro e Kosovo, alla fine Ankara e Washington condividono interessi simili. Ciò in realtà ha fatto sì che la Turchia musulmana ingoiasse parte di Cipro. Allo stesso modo, il Kosovo fu tolto alla Serbia, nonostante sia per la Serbia la sua Gerusalemme. Pertanto, con l’amministrazione Obama che favorisce l’anti-cristianesimo dei Fratelli musulmani in Egitto, è chiaro che non cambia nulla perché l’islamizzazione nel Mediterraneo riassume la politica di Washington. In altre parole, il SIIL (Stato islamico) uccide cristiani, sciiti e shabaq, mentre la scristianizzazione di Cipro del Nord e Kosovo è concordata tra Ankara e Washington. Nel frattempo Islam e cristianesimo nella moderna Siria sono minacciati dalle barbarie taqfira supportata dalle potenze del Golfo e della NATO. Tuttavia, a differenza del programma di Ankara e Washington nei Balcani, l’unico aspetto notevole della destabilizzazione di Egitto, Libia e Siria è che le potenze del Golfo e della NATO sono estremamente confuse. Dopo tutto, i soliti avvoltoi di NATO e Golfo hanno diversi piani geopolitici e religiosi. Data tale realtà, la Libia è divisa internamente con potenze estere che sostengono due diversi poteri in questo Stato fallito. Allo stesso modo, le trame estere contro la Siria evidenziano tali divisioni geopolitiche e religiose, perché diversi gruppi terroristici islamisti sono supportati in base a obiettivi diversi. L’unico fattore vincolante è il collegamento con le potenze del Golfo e della NATO che non hanno remore a creare Stati falliti, prescindendo da Afghanistan, Libia o Iraq. Non sorprende che il governo siriano si rifiuti di cedere a nazioni che supportano caos e destabilizzazione. Allo stesso modo, l’ascesa di al-Sisi sulla scena politica in Egitto, significa che anch’esso si rifiuta di cedere la sovranità ai soliti attori.
Sembra che nei Balcani Stati Uniti e Turchia potrebbero facilmente spartirsi le nazioni ortodosse cristiane perché Cipro e Serbia hanno i loro sistemi politici. Allo stesso modo, la potenza militare statunitense è stata progettata per combattere eserciti meccanizzati e distruggere le infrastrutture delle nazioni. Questo si vide nel bombardamento della Serbia da parte della NATO guidata da Washington e Londra. Allo stesso modo, le forze armate e le istituzioni statali dell’Iraq furono distrutte da USA e alleati. Tuttavia, gli USA non sanno combattere le insurrezioni. Pertanto, la politica d’islamizzazione dei Balcani di USA e Turchia ha prodotto in Kosovo e Cipro ghettizzazione del cristianesimo ortodosso e cancellazione della cultura locale. Eppure, in Iraq, Libia, Egitto e Siria vi sono diverse potenze regionali e della NATO (la Turchia è una potenza regionale della NATO) con obiettivi diversi. Tale realtà ostacola il sogno dei Fratelli musulmani di USA, Qatar e Turchia, illustrata chiaramente dalla tenacia della Siria e dalla crescente centralizzazione dell’Egitto di al-Sisi. Pertanto, mentre USA, Qatar, Arabia Saudita e Turchia non hanno avuto scrupoli a destabilizzare Libia e Siria, gli interessi contrapposti di tante nazioni consente la contro-rivoluzione. Questa controrivoluzione prevale in Egitto e nella Siria, in lotta per l’indipendenza, perché le élite politiche di entrambe le nazioni sanno che fallimento e sottomissione attende entrambe le nazioni se perdessero. E’ evidente che il SIIL sia emerso con forza in Iraq dopo che Obama aveva ritirato le forze armate statunitensi. Allo stesso modo, la destabilizzazione della Siria ha permesso a SIIL, al-Nusra e varie altre forze settarie taqfiri di emergere. Mentre ciò avveniva, i Fratelli musulmani siriani sono divenuti strumento dei piani dell’amministrazione Obama, istigata da simili intrighi di Qatar e Turchia. Tuttavia, mentre Arabia Saudita e gli altri giocatori del Golfo partecipano alla destabilizzazione della Siria, si distinguono da USA, Qatar e Turchia perché non vogliono vedere i Fratelli musulmani al potere in Egitto e Giordania. La recente crisi in Libia evidenzia che l’Egitto vuole reprimere le forze terroristiche taqfire che cercano di trasformare questa nazione in una minaccia mortale per le nazioni della regione. Ciò ha indotto gli attacchi egiziani contro le basi del SIIL in Libia dopo gli omicidi brutali di cristiani copti egiziani. Tuttavia, mentre l’Egitto vuole che la comunità internazionale sostenga le fazioni non islamiste della nazione e gli attacchi ai vari gruppi terroristici, è evidente che riceve il silenzio di USA, Qatar e Turchia. Pertanto, mentre Washington continua a parlare con gli elementi pro-Fratelli musulmani e a distaccarsi dalla crisi in Libia, sembra che gli intrighi contro l’Egitto siano in corso. Allo stesso tempo USA, Qatar e Turchia sostengono un’altra nuova forza terroristica e settaria, addestrata e armata contro la Siria. Questo nonostante il fatto che tutte le minoranze subiranno una persecuzione sistematica se un movimento islamista rovesciasse l’attuale governo della Siria. In altre parole Ankara, Doha e Washington cercano di usurpare Medio Oriente e Nord Africa, proprio come hanno fatto nei Balcani, per plasmare la regione secondo le loro ambizioni geopolitiche. Pertanto, pur di raggiungere tale obiettivo, le tre nazioni favoriscono i Fratelli musulmani.
L’Islam nazionale, come il cristianesimo ortodosso di Cipro del Nord e Kosovo, valgono poco per USA, Qatar e Turchia quando si tratta di preoccupazioni geopolitiche. Tale realtà significa che queste tre nazioni cercano di utilizzare l’Islam politico tramite le ambizioni dei Fratelli musulmani in Nord Africa e Levante. Egitto e Siria, pertanto, sono in prima linea nel preservare l’indipendenza nel Medio Oriente. Inoltre, sapendo dei legami del SIIL con Qatar e Turchia, la paura in Egitto è che tali nazioni estere possano manipolare le forze taqfire proprio come esse, e altre, hanno fatto contro la Siria.WestPoint_2_Doc_Page35DiagramInvestigative Project

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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