Perché l’occidente vuole cacciare Putin?

Nikolaj Starikov Russie Sujet Geopolitique 13 giu 2015

Nel quadro dell’escalation la cui dimensione verbale è probabilmente la punta di un iceberg, in Russia gli osservatori politici reagiscono maggiormente alla pressione sempre più intensa, esercitata dall’occidente sulla vita politica interna della Russia. Nikolaj Starikov è uno di quegli osservatori. Co-presidente del “Partito della Grande Patria” e scrittore prolifico, è membro permanente del Club d’Izborsk. Il testo che segue è stato pubblicato sul suo blog il 9 giugno 2015.russian-president-vladimir-putin-ukraineAlla vigilia del vertice dei Paesi occidentali del G7, il primo ministro del Canada Stephen Harper ha fatto una dichiarazione molto curiosa. Le sue parole erano un segnale diretto all’élite mondiale e, ovviamente, a quella della Russia. È un’occasione per ricordare alcuni dei fatti storici e riflettere su ciò che costituisce uno Stato sovrano. “La Russia non ritornerà al G8 finché Vladimir Putin sarà al potere… non credo che la Russia di Putin potrà far parte del G7, punto. Il Canada s’è espresso assai decisamente contro la possibilità di permettere a Putin di sedersi al tavolo dei sette. Affinché la Russia vi ritorni c’è bisogno del consenso, ma non ci sarà“, ha detto il capo del governo canadese. Il mondo politico si esprime soprattutto attraverso suggerimenti e mezzi toni. Le parole del primo ministro canadese sono state pronunciate con tono duro; non è un semplice “giudizio di valore”, ma un segnale diretto, seguendo molto da vicino ciò che ha detto la regina d’Inghilterra nel suo discorso dal trono del 27 maggio 2015, in cui s’è espressa duramente nei confronti della Russia, affermando che la Gran Bretagna avrebbe continuato a fare pressione sulla Russia. Ai nostri occhi il suggerimento sembra alquanto un ultimatum, vietando “di avere buoni rapporti con la Russia di Putin” all’élite mondiale. Ciò si rafforza con la fustigazione pubblica della FIFA e del suo leader, Joseph Blatter. Da tempo l’occidente fa allusioni all’élite della Russia, ma per la prima volta il messaggio è abbastanza chiaro. Putin non ha a nulla a che spartire con noi, occidente, e non tratteremo. Ciò significa che se si vuole raggiungere la normalizzazione delle nostre relazioni e portarle al giusto livello naturale, dovete affrontare questo problema. Ciò equivale ad invitarci al colpo di Stato, non importa sotto quale forma, essa è secondaria. Ciò che è essenziale è che la Russia sia guidata da chiunque, ma non dall’attuale Presidente. Nulla di nuovo. Già nel 2011, a Piazza del Marais a Mosca si sentivano slogan simili nelle bocche dei capi di coloro che indossavano un nastro bianco all’occhiello: “Putin deve andarsene”. Perché lo chiedono e cose significa alla fine? Comprendiamolo meglio dagli eventi osservati in Ucraina. La situazione sarebbe stata peggiore in Russia.
Vladimir Vladimirovich Putin possiamo amarlo o meno, ma una mente lucida non può negare certi fatti. L’esempio dell’Ucraina ha dimostrato quanto rapidamente un “Paese pacifico che vive contraddizioni e difficoltà” può trasformarsi in un Paese in guerra che soffre enormi problemi; infatti, un Paese che cade nel baratro. La Russia ha molti problemi, non è un segreto. L’esperienza del rapido declino in una guerra civile l’abbiamo vissuta. Nel 1917-1918, e anche nel 2014 in Ucraina. Perché siamo un solo popolo con i cittadini ucraini. Le persone che vivono qui sono le stesse in Russia, e la terribile esperienza del Donbas è anche un’esperienza del nostro popolo. Un solo popolo. Così, l’atteggiamento nei confronti del presidente in carica può variare ampiamente (gli ultimi sondaggi indicano, tuttavia, un altissimo sostegno a Putin dell’85%. Nessun altro politico al mondo può vantarlo). Ma non si può contestare il ruolo fondamentale che svolge nel processo di coesione sociale, formazione dell’unità, appianamento delle contraddizioni. Oggi Vladimir Putin è un vero leader nazionale della Russia. Pertanto non conviene all’occidente. Prendiamo un esempio. Putin è riuscito a fermare la guerra in Cecenia in tempi relativamente brevi, con l’aiuto degli stessi ceceni. E oggi in Cecenia la persona del Presidente della Russia svolge un ruolo importante tra le élite locali. L’occidente userebbe qualsiasi mezzo per rimuovere Putin dal potere e normalizzare le relazioni. Ma chi può garantire pace e tranquillità nel Caucaso e in altre regioni del Paese, se un atto contrario alla Costituzione venisse attuato contro l’attuale Presidente della Russia? Coloro che lanciano slogan “smettiamo di alimentare il Caucaso” o “siamo i padroni a casa nostra!”? Vogliono dirci che il loro potere sarà legittimo nel Caucaso e che il Paese non si dividerà? Dobbiamo ricordare e capire che nella storia, tutti i colpi di Stato hanno portato a divisioni nella società, guerre e spargimenti di sangue. Nonostante tutti i meravigliosi obiettivi indicati dagli autori di tali colpi di Stato. E non ci sarà alcuna eccezione, soprattutto quando si tratta di potenze straniere che incitano al colpo di Stato. Ma non c’è nulla di nuovo nel dire che i nostri “partner geopolitici”, molte volte nella storia hanno attuato politiche da gioco del “poliziotto buono, poliziotto cattivo”. Rimuovete il “poliziotto cattivo” e sostituitelo con uno buono, cambieremo il nostro rapporto con voi e tutto sarà grande. Tale principio fu utilizzato per ingannare il popolo dell’URSS durante la perestrojka. Nella Grande Guerra Patriottica non ingannò nessuno. A quel tempo la propaganda nazista urlava ai quattro venti che l’unica causa della guerra tra Germania e Unione Sovietica erano Stalin e il suo regime. Bastava al popolo russo liberarsi dal giogo dei bolscevichi immediatamente e la pace sarebbero tornata, e con il buon aiuto della Germania per sviluppare il “nuovo ordine”. Ma quella volta la nostra gente ebbe l’opportunità di vedere tale “ordine” in azione, e non fu ingannata. I “capi della perestrojka” capirono la lezione. Tali perestrojkisti e altri democratici del tempo, che ci dissero? Che tutto il male veniva dal Partito comunista dell’Unione Sovietica e dai partitocrati. Tutti i problemi del Paese provenivano dalla sola idea comunista, bastava sbarazzarsene assieme a persone ed eroi che l’invocavano, e il mondo intero ci sarebbe caduto tra le braccia. L’età d’oro dell’umanità sarebbe giunta, poiché tutti i problemi del mondo erano causati dai comunisti russi. Rinunciammo al comunismo, e allo stesso tempo tradimmo i nostri alleati (Afghanistan, Cuba, Repubblica Democratica Tedesca, etc.), ma in cambio non ricevemmo nulla di quello che ci avevano promesso gli occidentali. Non diventammo loro pari, né loro amici. Non perché noi non vogliamo, ma perché loro non vogliono assolutamente che ciò accada. Democratici e liberali saccheggiarono il nostro esercito e distrussero una parte significativa della nostra flotta, smantellando l’URSS. E la guerra civile apparve (e continua) in parti dell’Unione. Non avemmo la pace. Dall’estero cercano costantemente di limitare la nostra libertà. In tutto il mondo, il profumo dell’uguaglianza è scomparso e nessuno s’immagina di riflettere i nostri interessi nella risoluzione dei problemi globali. Tutti sputano su storia, sentimenti ed ideali nostri. Questo è il risultato del piano “cambiate eliminando ciò che non ci piace e tutto andrà bene”. E’ un inganno cinico e ipocrita. Questo tipo di approccio in politica internazionale ci dice molto sui nostri “partner”. Non ci considerano loro uguali perché non rispettiamo il modello imposto. Possiamo immaginare per un momento una situazione in cui la Russia dichiari che non revocherà l’embargo sui prodotti alimentari dalla Germania finché sarà diretta da “Merkel”, o che la Russia sarebbe pronta a migliorare le relazioni con Londra se la Gran Bretagna sostituisse la regina con un altro sovrano?
Il rispetto per la sovranità degli altri Paesi è il fondamento delle relazioni internazionali. Ma i nostri “partner” non hanno per nulla tale rispetto. Considerano gli altri inferiori decidendo chi nelle altre nazioni dovrebbe guidarle e chi non dovrebbe prendere il potere. Il tutto solo per soddisfare l’occidente. La Russia rispetta la sovranità di Paesi e popoli ed è un esempio d’impegno scrupoloso al diritto internazionale. Ma nel mondo di oggi, reciprocità e comprensione dall’occidente non ci sono, come è accaduto nel corso della storia. Allo stesso tempo, l’irrefrenabile desiderio dell’occidente di cacciare qualcuno dal potere è un indicatore della natura della politica in tali Paesi. L’occidente ha sempre amato pupazzi e incapaci e sempre odiato i leader forti e patrioti. Nel nostro Paese l’idolo dell’occidente è Gorbaciov. E quasi nessuno ha mai sentito commenti sprezzanti verso Eltsin. Come si suol dire, ciò si commenta da sé. In termini di sovranità, non c’è un solo Stato la cui sovranità sia stata possibile senza versare una sola goccia di sangue. Nella maggior parte dei casi, molto sangue è stato versato per la causa. Da noi tanti antenati hanno dato la vita per la sovranità della Russia, ed è inimmaginabile pensare che ciò possa essere inutile o banale. Qualsiasi tentativo di minare la nostra sovranità sarà oggetto di una reazione dura. Non può esservi alcun compromesso. Quando qualcuno cerca, da fuori, d’inviare segnali alla parte vile e venduta delle élite della Russia sulla necessità di un colpo di Stato per togliere dal potere Putin, il popolo russo e la sua società civile devono rispondere a tali potenziali cospiratori con un segnale molto più potente. Qualsiasi cosa pensiate…
Sull'”isolamento internazionale”, tutti capiscono che non si può isolare la Russia. L’occidente è solo una parte del mondo, per giunta piccola. Centri di potere si sviluppano come Cina, India e Sud America che non hanno isolato la Russia. La nostra storia è istruttiva. Molte volte hanno cercato di isolarci, escluderci. Hanno imposto sanzioni, divieti e fatto ogni tipo di pressione con ogni mezzo concepibile, ma siamo sopravvissuti e il nostro Paese rimane il più grande del mondo. Negli anni ’30, quando il mondo sentiva la tempesta in arrivo, il nostro Paese aveva un solo alleato, la Mongolia. Nel 1939 esclusero l’URSS dalla Società delle Nazionie violando le norme specifiche di tale organizzazione (7 su 15 membri votarono a favore dell’esclusione). Questo fu il nostro “isolamento internazionale” all’epoca. Quale fu il risultato? Nel 1945 l’Unione Sovietica divenne, insieme agli Stati Uniti, uno dei Paesi fondatori delle Nazioni Unite, la nuova organizzazione internazionale. Hanno cercato di umiliarci, privarci della sovranità, darci una lezione e poi di annientarci. Il risultato è che abbiamo conservato la nostra sovranità e ampliato la nostra influenza. La Società delle Nazioni scomparve il 20 aprile 1946, che da tempo aveva cessato di avere un qualsiasi significato.
Questa è ciò che la nostra storia insegna. C’insegna che tra le due forme di ordine mondiale rappresentato da Lega delle Nazioni e Nazioni Unite, si svolse la più terribile guerra della storia dell’umanità, che abbiamo vinto. Ma non vogliamo ripeterla.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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6 Responses to Perché l’occidente vuole cacciare Putin?

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  2. Probabilmente il G7 non riesce a tollerare uno statista nelle loro riunioni, ha necessità solo di quaquaraquà.
    Continuiamo pure a fare gli arroganti e i bulli con oltre l’80% della popolazione mondiale, ma poi non meravigliamoci se ce lo faranno pagare con i dovuti interessi.
    Si continua a parlare di democrazia dei vari regimi occidentali solo perché sorretti dalla farsa chiamata elezioni, ben compresa dalla maggioranza della popolazione che la evita con astensioni spesso superiori al 50%.

  3. Sono d’accordo che un popolo, non possa essere isolato, poi la Russia men che meno.
    Anche il “nostro” Chiesa, è un ipocrita, al servizio dei potentati.

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