Perché s’è dimesso Alexis Tsipras?

Cuba Debate 21 agosto 2015Alexis TSIPRAS, Martin SCHULZ - EP PresidentIl Primo ministro greco Alexis Tsipras si è dimesso dopo aver raggiunto un accordo per il terzo “salvataggio” finanziario della troika, includendo tagli meno onerosi e privatizzazioni. Cos’ha motivato Tsipras a dimettersi?
Il Primo ministro greco ha promesso che non avrebbe mai adottato riforme economiche, tuttavia, ha accettato tagli e privatizzazioni imposti dai creditori internazionali. Questa decisione ha provocato disordini nel partito Syriza, e decine di parlamentari votavano contro il terzo “salvataggio”. Davanti al default e all’uscita dall’euro, Tsipras ha sostenuto che non sarebbe mai stato d’accordo con tutte le condizioni imposte per il “salvataggio” e che quindi non aveva “altra scelta” (che dimettersi). Inoltre, ha detto che aveva l’obbligo morale di sottoporre i risultati del suo governo alla consultazione popolare sovrana. Secondo gli analisti, Tsipras s’è dimesso per creare nuove condizioni per il riavvicinamento ai membri dell’eurozona.

Dieci frasi dal discorso delle dimissioni
Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, il 20 agosto presentava formalmente le dimissioni e chiedeva elezioni anticipate; dal suo discorso:
• “Non cediamo ai nostri ideali. Combatteremo per ricostruire il nostro Paese ”
• “Vogliamo un cambiamento reale. Sono ottimista, i giorni migliori devono ancora arrivare.”
• “Non abbiamo avuto tutto ciò che avevamo promesso al popolo greco, ma abbiamo salvato il Paese”
• “Abbiamo dato un messaggio all’Europa, dobbiamo finirla con l’austerità”
• “Ho la coscienza a posto. Sono orgoglioso della battaglia che ho dato”
• “Abbiamo dimostrato che possiamo continuare la lotta per realizzare molte cose positive per il popolo greco”
• “Crediamo che tutto avrà un corso normale”
• “Convocherò il popolo greco e potrà decidere chi guidarlo in futuro”
• “Abbiamo fatto quello che potevamo (…) Dobbiamo ridurre al minimo le conseguenze negative”
• “Siamo in un momento migliore, abbiamo avuto il denaro, ora la situazione in Grecia migliorerà” ( TelesurTV)

Perché Tsipras ha un vantaggio sui ribelli di Syriza?
Inigo Saenz de Ugarte, Guerra Eterna

4928C’è un a cosa che non può essere negata a Alexis Tsipras: è coraggioso. Dopo aver accettato ciò che molti fuori dalla Grecia ha portato alla resa alla troika, non ha cercato di restare in carica perché ha un termine di ancora oltre tre anni. Nel suo discorso del 20 agosto ha detto che sente di avere “l’obbligo morale di presentare l’accordo al popolo che dovrà decidere“, e avere il verdetto su “ciò che ho raggiunto e sui miei errori“, quindi invitava a nuove elezioni quest’anno. Non è ciò che fecero i governi precedenti della Grecia quando accettarono i due salvataggi precedenti imposti dalle istituzioni europee. Né quando Zapatero decise di lanciare un piano di austerità nel maggio 2010 violando le promesse elettorali. In teoria, dopo una sconfitta politica di tali dimensioni nessun governante ha il coraggio di affrontare un destino incerto alle urne. Detto ciò, si ricordi che Tsipras aveva poca scelta per via delle divisioni nel partito. I leader della sinistra di Syriza promisero dopo la prima votazione sull’accordo con la troika di continuare a sostenere il governo. Non è successo. Da allora, e in qualche misura era inevitabile, continuano la rivolta contro ogni nuova misura. Panayiotis Lafazanis, ex-ministro dell’Energia e attuale leader della piattaforma di sinistra, annunciava la formazione di un movimento contro il salvataggio, cioè direttamente contro Tsipras. Poco dopo chiariva che non aveva intenzione di votare la mozione di fiducia al Governo, una delle alternative considerate dal primo ministro. Syriza non è più un solo partito, ma almeno due, una realtà che non va più ignorata. Tsipras sa di avere contro la metà dei membri del Comitato Centrale di Syriza e almeno 30 deputati che non lo supportano. Con meno di 120 deputati sotto la sua guida, in una camera di 300, non poteva garantire la stabilità del governo dipendendo dai voti sulla politica economica da Nuova Democrazia, Pasok e Potami. La legislatura era giunta al termine. Attendere ottobre, quando l’UE farà la prima revisione del terzo piano di salvataggio, è un rischio eccessivo. Nessuno sa come reagiranno Germania, BCE e Commissione. Ogni tranche di aiuti, non si dimentichi che la Grecia deve pagare i debiti non per uscire dalla crisi, è subordinata all’attuazione delle misure concordate. In quel momento, la troika avrebbe di fronte un governo molto più debole di oggi. Con la sua decisione Tsipras lancia l’ultima sfida contro Piattaforma di sinistra. Se vogliono la guerra, dovranno formare un nuovo partito o cercare di espellere il premier da Syriza. I sondaggi, che vanno presi con cautela perché lo scenario della politica greca è in rapida evoluzione, indicano che Syriza di Tsipras ha ancora un sostegno superiore al 40%, che potrebbe anche dargli la maggioranza assoluta. Syriza di Tsipras, non Syriza di Lafazanis. Se Syriza fosse di Varufakis, se l’ex-ministro delle finanze decidesse di diventare il leader dei ribelli, potremmo dover cambiare prognosi. Ma non è irragionevole pensare che Varufakis sia più popolare nella sinistra europea che in quella greca. Il fattore che deciderà i risultati delle elezioni è sapere chi farà il resoconto definitivo degli eventi degli ultimi sei mesi convincendo l’opinione pubblica greca. Tsipras ha alcune buone carte in suo potere, come già visto, e altre molto più scarse come l’idea che il terzo piano di salvataggio sia il “miglior accordo che abbiamo potuto ottenere“, o che sia più favorevole rispetto a quanto offerto dalla troika prima del referendum. Ora ha l’improbabile alleata nella direttrice del Fondo monetario internazionale. Lagarde non si nasconde più. Senza una significativa riduzione del peso del debito, quest’ultimo accordo fallirà, ha detto. È un colpo di scena della crisi greca che non ci si aspettava si verificasse così presto, mettendo Tsipras e Lagarde nella stessa barca. Sicuramente il leader di Syriza lo presenterà all’elettorato in futuro.
Un fatto ignorato ripetutamente fuori dalla Grecia, Tsipras non può crearsi una realtà e deve rispettare i sentimenti dell’opinione pubblica greca. Non ha mai avuto il mandato, nemmeno dopo il referendum, per portare il Paese fuori dall’eurozona perché i greci sono contrari a tale salto nel vuoto. Economisti molto intelligenti possono dire che è molto probabile che per la Grecia fosse stato meglio, o almeno uguale, lasciare l’eurozona nel 2010, con il necessario supporto dell’UE. Ma questi economisti non hanno vinto le elezioni in Grecia. Né loro né i leader ed elettori dei partiti spagnoli, nessuno dei quali ha subito il brutale crollo dell’economia del Paese negli ultimi cinque anni.

La Grecia rifiuta di chiudere lo spazio aereo agli aerei degli aiuti russi
SputnikReseau International 7 settembre 2015

1026663918Secondo una fonte diplomatica, Washington ha chiesto ad Atene di vietare i sorvoli del territorio greco degli aerei russi che trasportano aiuti umanitari alla Siria. La Grecia ha respinto la richiesta degli Stati Uniti ha detto un diplomatico ad Atene. “L’Ambasciata degli Stati Uniti il 5 settembre aveva invitato il governo greco a vietare i voli di aerei russi nello spazio aereo di Atene. Il governo greco ha rifiutato per non danneggiare i rapporti con la Russia“, ha detto il diplomatico. Mosca ha avuto le autorizzazioni di Atene per trasportare aiuti umanitari per la Siria fino al 24 settembre. Da marzo 2011, la Siria è teatro di un sanguinoso conflitto tra le truppe governative e diversi gruppi armati dell’opposizione. La coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti conduce attacchi aerei contro il Gruppo jihadista dello Stato islamico (SI), che ha proclamato il califfato sui territori siriani e iracheni. Decine di migliaia di siriani hanno abbandonato le case per cercare rifugio in Europa. Lo scorso 31 agosto i media israeliani hanno riferito da fonti diplomatiche che la Russia avrebbe schierato aerei e elicotteri da combattimento, e unità di difesa aerea su una base vicino a Damasco. Mosca ha negato tali notizie. Il Presidente russo Vladimir Putin ha recentemente definito premature le discussioni sulla partecipazione di Mosca all’operazione militare contro lo SI in Siria. Secondo lui, la Russia aiuta già Damasco fornendo materiale ed attrezzature belliche, e partecipa all’addestramento dei militari siriani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Advertisements

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...