Gli USA cercano l’invasione mentre i loro soldati fluiscono in Siria

Tony Cartalucci LD 08/09/2015

'Volontari' stranieri che combattono assieme ai curdi contro lo Stato Islamico: lo statunitense Jordan Matson, secondo a destra, l'australiano Ase Johnson a destra, e l'inglese Konstandinos Erik Scurfield, in primo piano a Sinjar, Iraq. Scurfield è stato ucciso il 2 marzo 2015 in Siria. Anche l'australiano Ase Johnson è stato ucciso combattendo a fianco dei curdi. (AP Photo)

‘Volontari’ stranieri che combattono assieme ai curdi contro lo Stato Islamico: lo statunitense Jordan Matson, secondo a destra, l’australiano Ase Johnson a destra, e l’inglese Konstandinos Erik Scurfield, in primo piano a Sinjar, Iraq. Scurfield è stato ucciso il 2 marzo 2015 in Siria. Anche l’australiano Ase Johnson è stato ucciso combattendo a fianco dei curdi. (AP Photo)

Il think-tank aziendalista statunitense Brookings Institution pubblicava a giugno un rapporto intitolato “Distruggere la Siria: Verso la strategia regionalizzata del Paese confederale“. L’aperto e controfirmato complotto per dividere, distruggere, invadere e quindi occupare la Siria tramite no-fly-zone e forze speciali di Stati Uniti e Regno Unito è ora chiaramente in corso. Il documento indica senza mezzi termini che: “L’idea sarebbe aiutare gli elementi moderati ad istituire zone di sicurezza affidabili in Siria, una volta possibile. USA, così come sauditi, turchi, inglesi, giordani e altre forze arabe agirebbero a sostegno non solo dal cielo, ma sul terreno tramite la presenza anche di forze speciali. L’approccio potrebbe beneficiare del terreno desertico siriano che potrebbe consentire la creazione di zone cuscinetto monitorate contro possibili attacchi nemici con una combinazione di tecnologie, pattuglie e altri metodi con cui le forze speciali estere aiuterebbero i combattenti locali siriani. Se Assad fosse tanto sciocco da sfidare queste zone, anche se in qualche modo costringesse al ritiro le forze speciali estere, probabilmente perderebbe il potere aereo con conseguenti attacchi di rappresaglia da parte delle forze estere, privando il suo esercito di uno dei suoi pochi vantaggi rispetto al SIIL. Pertanto sarebbe improbabile che lo faccia”. Non solo la Brookings tesse una cospirazione aperta per invadere e occupare la Siria, ma ammette apertamente che l’obiettivo non è degradare la forza del cosiddetto “Stato islamico” (SIIS o ISIL), ma piuttosto minare e rovesciare il governo siriano. In realtà, la Brookings afferma chiaramente che l’obiettivo è sequestrare e occupare territorio siriano per far avanzare ulteriormente le ambizioni statunitensi sul cambio di regime, muovendosi rapidamente per degradare la capacità del governo siriano di resistere al SIIL se eventuali tentativi vengono fatti da Damasco per fermare l’invasione degli Stati Uniti.
Notizie trapelano su “combattenti” di Stati Uniti e Gran Bretagna che operano in Siria. Provenienza carattere, supporto logistico e arrivo sul campo di battaglia sono volutamente resi ambigui dai media occidentali. Di tanto in tanto vi sono aperte ammissioni che forze speciali di Stati Uniti e Regno Unito operano in Siria, con un recente articolo che indica che operatori inglesi del Special Air Service (SAS) erano in Siria “vestiti da combattenti del SIIL“. L’Express inglese riferisce nell’articolo, “SAS travestiti da combattenti del SIIL nella guerra coperta ai jihadisti”: “La tattica non ortodossa che vede unità SAS vestite di nero e con bandiere del SIIL si paragona ai metodi utilizzati dal Long Range Desert Group contro le forze di Rommel durante la Seconda Guerra Mondiale. Più di 120 membri del reggimento d’élite sono attualmente nel Paese devastato dalla guerra con l’operazione Shader, per distruggere attrezzature e munizioni che gli insorti dello SI spostano continuamente per evitare gli attacchi aerei della coalizione”. Naturalmente, tale presunta e molto rischiosa operazione per “distruggere attrezzature e munizioni dello SI” in Siria pretende di far credere che tale operazione sia stata inscenata dalle SAS molto prima che le attrezzature del SIIL “entrassero in Siria dal confine turco-siriano”. Strategicamente e tatticamente, l’interdizione prima che raggiungano la Siria paralizzerebbe effettivamente la forza del SIIL in poche settimane. E’ chiaro che SAS e altre forze speciali occidentali non sono in Siria per combattere il SIIL, ma come ammette la Brookings per occupare il territorio siriano da cui i gruppi terroristici, come il SIIL, possono condurre in modo più sicuro la guerra contro Damasco. Poiché il numero di forze statunitensi e inglesi sul terreno in Siria cresce, una serie di storie di copertura viene inventata. L’ultima è della rivista Foreign Policy. Nell’articolo dal titolo “Incontrare gli statunitensi che affollano Iraq e Siria per combattere lo Stato islamico“, dicono: “…Il numero di statunitensi che viaggiano all’estero per combattere lo Stato Islamico aumenta, il 44 per cento dei combattenti individuati dall’articolo è giunto tra maggio e metà agosto 2015. Se si pensa a loro come patrioti coraggiosi che si oppongono a una pressante minaccia o a stupidi turisti di guerra impiccioni che corrono rischi, una cosa sembra certa: sempre più statunitensi arriveranno in Iraq e Siria per combattere lo Stato islamico nel prossimo futuro”. Gli aneddoti usati a corredo delle affermazioni che tali combattenti siano “volontari” e non forze speciali o mercenari, sono l’indicazione più chiara che l’articolo di Foreign Policy, e tanti altri, sono una storia di copertura. Ironia della sorte, una delle “voci credibili indipendenti” di Cass Sunstein, Eliot Higgins, che pretende regolarmente che i volontari russi in Ucraina siano sostenuti da Mosca, pubblica un “rapporto” in sostegno alla storia dei “volontari” su Foreign Policy. In realtà, Foreign Policy copre l’attuazione immediata della ammessa e documentata invasione ed occupazione del territorio siriano dalle forze speciali degli Stati Uniti. Sempre più forze speciali anglo-statunitensi in Siria occupano territorio e sarà impossibile nasconderlo per sempre, quindi i racconti alternativi che spiegano il grande e crescente numero di combattenti occidentali in Siria sono una montatura. E mentre la prospettiva di volontari verso la Siria non è del tutto fantastica, trasporto, finanziamento, armamento e supporto tattico e politico di tali combattenti richiede risorse statali. Il fatto che ai cittadini statunitensi è proibito partecipare a conflitti stranieri, ma possono entrare liberamente in Turchia e attraversare i posti di blocco turchi per combattere in Siria, assieme al flusso di armi, rifornimenti e combattenti a sostegno del SIIL dagli stessi posti di blocco, suggerisce che gli USA usano i gruppi terroristici per procura per rovesciare il governo siriano, e ora anche le forze militari inglesi e statunitensi sono usate direttamente e davanti gli occhi del mondo.11999957Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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