La “primavera araba” e la seduzione della sinistra occidentale

Donnchadh Mac an Ghoill, Zero Anthropology, 26 agosto 2013

I 'giovani democratici libici', vezzeggiati dalla sinisteria anche italiana (si pensi all'infermierina islamista Gino Strada e a un Paolo Ferrero che a tutt'oggi rivendica l'annientamento della Jamahiriya Libica), applicano la sofisticata metodologia democratica appresa nei salotti di Langley e Ryiadh.

I ‘giovani democratici libici’, vezzeggiati dalla sinistreria anche italiana (si pensi all’infermierina islamista Gino Strada e a un Paolo Ferrero che a tutt’oggi rivendica l’annientamento della Jamahiriya Libica), applicano la sofisticata metodologia democratica appresa nei salotti di Langley e Ryiadh.

Hosni Mubaraq è stato rilasciato dal carcere, l’esercito egiziano è tornato al potere, e questa volta con il supporto della maggior parte degli egiziani che non potevano più sopportare il caos inflittogli dal governo dei Fratelli musulmani. In Siria, i Fratelli musulmani ed alleati sono in piena ritirata, il governo di Bashar al-Assad ha vinto la battaglia per i cuori e le menti del popolo siriano. William Hague e gli altri ladri hanno cestinato i pretesti per “entrare” e salvare i loro terroristi settari. Mentre scrivo, un incidente sospettosamente comodo, possibilmente con armi chimiche, svela il trucco. In Tunisia il regime della Fratellanza affronta la rivolta popolare e la Libia è nel caos più totale. Le proteste in Bahrayn continuano ad essere violentemente schiacciate dalla dittatura fantoccio degli Stati Uniti. In breve, la vita della gente comune è incommensurabilmente peggiore oggi rispetto a prima della cosiddetta “primavera araba” nel dicembre 2010. Tutti i discorsi sulla “rivoluzione” si dimostrano le sciocchezza che sono sempre stati. In alcun luogo ciò è più vero che in Libia dove la classe operaia è stata spogliata di ogni potere e protezione, e il potere è ritornato nelle mani della classe compradora di Bengasi, che comandava durante il regno di re Idris. Non fu una rivoluzione, ma una restaurazione con la bandiera monarchica contro-rivoluzionaria e la potenza di fuoco degli eserciti imperialisti occidentali, chiarendo il punto anche ai più volutamente ottusi. Il fallimento dei movimenti contro la guerra nel fermare la guerra non è una novità. Non c’è mai stato un movimento di protesta che fermasse una guerra. Anche la guerra del Vietnam, che generò proteste di massa negli Stati Uniti, non fu fermata da queste proteste ma dalla sconfitta effettiva sul campo della macchina da guerra degli Stati Uniti. Nel 1912 i partiti socialisti s’incontrarono a Basilea, in Svizzera, promettendo che non avrebbero sostenuto i loro governi se la guerra fosse iniziata. Ma una volta che i tamburi patriottici della guerra cominciarono a battere, tali promesse furono dimenticate e la maggior parte dei leader socialisti vergognosamente incoraggiò i giovani della classe operaia d’Europa al macello. Con tale serie di fallimenti, ci fu comunque un movimento contro la guerra costante ed attivo, finanziato dalla sinistra in Europa e negli Stati Uniti per decenni. Nel 2003, mezzo milione di persone marciò a Washington contro la guerra in Iraq. Quasi un milione marciò a Londra. In molti modi, un drammatico successo. Naturalmente, la guerra non fu fermata ma si poté affermare che la macchina della propaganda imperialista fu gravemente indebolita da tale enorme dimostrazione di rigetto pubblico. La prossima volta, gli imperialisti sarebbero stati molto più intelligenti e molto più seducenti, come fu. Naturalmente, una volta che l’attacco alla Libia cominciò, i media occidentali fecero quello che se sempre ci aspetta da essi, generare e propagare la peggior propaganda contro il governo libico e il suo leader che avessero potuto architettare. Ci furono storie risibili su Gheddafi che dava il Viagra all’esercito libico, in modo che i soldati potessero stuprare i manifestanti pacifici, una storia ripetuta da Amnesty International. Tale storia era pari a quella dei soldati tedeschi che mangiavano i bambini belgi, o dei soldati iracheni che gettarono 500 neonati dalle incubatrici del Quwayt, anche se ce n’erano solo 50 in tutto il Quwayt (ancora una volta, una storia ripetuta da Amnesty International). Tali ridicole storie, a ben vedere, nella frenesia mediatica sul sangue del nemico, sono prese sul serio da enormi settori della popolazione, indebolendo qualsiasi tentativo di criticare o opporsi alla guerra. Fin dai primi giorni della cosiddetta rivolta a Bengasi, storie iniziarono a trapelare nei giornali occidentali, come il Guardian, su rastrellamenti, torture, linciaggio e pestaggio a morte di persone di colore. Tuttavia, Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, definì le persone di colore massacrate “mercenari sub-sahariani”. Allora era utile e i media ebbero la foglia di fico per sostenere il genocidio razzista. In tutto questo vi furono segnalazioni costanti, nei giornali migliori, sul fatto che la maggior parte dei massacri non lo fu sul campo militare. Infatti erano civili neri, molti dei quali lavoratori migranti.
Quindi, qual è stata la reazione della sinistra occidentale a tutto questo? Una reazione ancora più vergognosa di quella del 1914. Almeno le varie leadership socialiste nel 1914 potevano dire che le loro nazioni erano aggredite. La sinistra occidentale non aveva tale scusa nel 2011, quando la Libia fu attaccata. Qui c’era una piccola nazione di soli sei milioni di persone attaccata dalla potenza militare più devastante mai creata. 120 missili da crociera furono lanciati nei primi giorni, e poi oltre 26000 sortite di aerei militari della NATO in otto mesi. In prospettiva, si pensi a 150 bombardamenti al giorno su una popolazione delle dimensioni di quella dell’Irlanda, ogni singolo giorno per otto mesi. E tra tutto ciò, la sinistra occidentale applaudì la distruzione delle infrastrutture dello Stato socialista rallegrandosi del linciaggio della mafia razzista. Anche il noto pensatore Noam Chomsky minimizzò il ruolo delle bande salafite. Il movimento contro la guerra irlandese chiese il congelamento dei beni dello Stato libico, usati per pagare scuole, ospedali, ecc. e di usarli per armare il cosiddetto Consiglio nazionale di transizione (CNT), un minuscolo gruppo di ignoti, molti dei quali avevano trascorso gli ultimi vent’anni negli Stati Uniti, allevati dalla CIA per prendere il potere in Libia e farne uno Stato fantoccio degli Stati Uniti tramite un programma di privatizzazione. Come poté accadere una cosa simile? Come poté la bussola morale della sinistra occidentale crollare così vergognosamente dal 2003, quando manifestazioni di massa furono organizzate per opporsi alla guerra contro l’Iraq, uno Stato dalla situazione dei diritti umani infinitamente peggiore della Libia (che ricevette un premio per Diritti Umani dell’ONU, solo pochi mesi prima dell’invasione.) Nel caso della guerra all’Iraq, furono utilizzati dai media i soliti stratagemmi della propaganda. Sadam era un dittatore brutale. Certamente vero. Sadam era un pericolo per il suo stesso popolo. Molto spesso vero. E poi, per dirla tutta, Sadam avrebbe attaccato l’occidente con armi di distruzione di massa. Stronzata completa, ma abbastanza efficace sulle menti di coloro che seguono Fox News o CNN, tragicamente la maggioranza delle persone. Ma con tutto ciò, la sinistra resistette ed organizzò proteste di massa contro la guerra. Quindi, come si poteva immaginare che nel 2011 tale stessa sinistra sarebbe diventata la cheerleader di una genocida e razzista campagna contro uno Stato socialista dai più alti standard di vita nel mondo in via di sviluppo, e con un record di diritti umani che riceveva ampie lodi dalle Nazioni Unite, per non parlare di un avanzato sistema di Democrazia Diretta?
afrique-libye-otan A questo punto dobbiamo discutere dell’arte della seduzione. La seduzione è un gioco di fantasia. Si tratta di una promessa, una falsa promessa, per approfondire il desiderio del sedotto, per mutarne le fantasie in realtà. Di solito, come Freud chiarisce, abbiamo a che fare con fantasmi originari, cioè la fantasia di vedere e di far parte della scena da cui, da bambini, si è crudelmente esclusi, cioè l’amore tra i nostri genitori. E qual è la scena originaria della sinistra occidentale? Qual è la scena di gioia e liberazione da cui siamo sempre esclusi? Niente meno che la presa del Palazzo d’Inverno nel 1917. Siamo sempre sotto l’incantesimo del grande film sovietico di Sergej Ejsenstein, Ottobre 1917. I lavoratori in marcia a decine di migliaia, polizia e soldati che disobbediscono agli ordini unendosi ai lavoratori, mentre valorosamente marciano sul palazzo dello Zar. Non importa se ben poco di tutto questo è realmente accaduto, e che Ejsenstein creò una visione dell’assalto al Palazzo d’Inverno che è un omaggio al suo genio piuttosto che ai fatti di quella notte. Niente di tutto ciò conta. Negli ultimi 90 anni abbiamo cercato di ricreare quella scena primaria, con i nostri picchetti patetici e marce in cui gli organizzatori non hanno nemmeno il coraggio di parlare di rovesciare lo Stato borghese, non volendolo effettivamente. Ma poi, tutto ad un tratto la sinistra occidentale ebbe tutto ciò su cui aveva sempre fantasticato. Centinaia di migliaia di persone in Tunisia e in Egitto che scendevano in piazza, proprio come nel film, che sembravano abbattere i dittatori. Che gioia! Per anni ci fu detto che questo genere di cose era morto con Lenin. Ma qui era sotto i nostri occhi. E se i Paesi arabi potevano farlo, potremmo noi. Occupy Wall Street, certo, non ha funzionato a piazza Tahrir? E poi ci fu Bengasi sui nostri schermi televisivi. Il popolo che si ribella al dittatore! Era troppo bello per essere vero, ma perché guardare in bocca a un meraviglioso cavallo donato? Ne avevamo bisogno per poter mostrare alla nostra gente, qui in Europa e negli Stati Uniti, che in realtà si può fare. La seduzione non è stupro. Ha bisogno della complicità della sua vittima. Ha bisogno che la vittima voglia essere sedotta. Infatti, è la vittima che detta le condizioni con cui la seduzione ha luogo. La primavera araba è apparsa sui nostri schermi televisivi aziendali perché era così che la sinistra occidentale voleva essere sedotta. Jean Baudrillard osservò che i notiziari della TV divennero popolari solo dopo all’arrivo del televisore a colori. La guerra del Vietnam fu per molti una guerra in bianco e nero. La gente non poteva sopportare nel vederla. Il bianco e nero seduce. Il bianco e nero è sempre qualcosa d’inferiore alla realtà. La seduzione è sempre inferiore alla realtà. Si lascia un po’ desiderare. Non è possibile vedere l’immagine, a meno che non si riempiano i vuoti, e non si sia complici nella creazione dell’immagine. Il bianco e nero si traccia nell’orrore. Il bianco e nero è sempre orribile, sempre seducente. Il colore no. E’ troppo reale, oltre la realtà. E non lascia nulla all’immaginazione. Non lascia nulla al desiderio. Ci si può sedere tranquillamente di fronte a un televisore a colori, guardando corpi mutilati di bambini mentre si cena. Poiché non si è implicati, non si è sedotti, si è esclusi dall’orrore, respinto dall’eccesso di informazioni.
I saggi di Baudrillard del 1991, raccolti ne “La Guerra del Golfo non ha avuto luogo”, analizzano il modo in cui il sovradosaggio estremo di informazioni lascia lo spettatore con un totale senso d’irrealtà. È la guerra ridotta a videogioco. Per lo spettatore occidentale, nessuna persona reale viene uccisa o ferita. Tutto ciò che accade sono immagini ricreate. Anche i soldati statunitensi in Iraq raramente vedevano il risultato criminale delle loro azioni. Anche loro hanno visto la guerra attraverso le attrezzature video. Mentre la guerra del Golfo fu una guerra della TV a colori, si potrebbe dire che la “primavera araba” torni al seducente bianco e nero. Quando la violenza scoppiò a Bengasi, nel febbraio 2011, il governo libico invitò osservatori e media internazionali a recarsi a Bengasi per vedere cosa succedeva. Pochissimi accettarono. Non era quello il piano. Tunisia ed Egitto impostarono bene la scena, e le potenze imperialiste non avevano alcuna intenzione di disturbarla con la verità su violente bande di salafiti razzisti in collaborazione con CIA e dittature del Golfo, uccidendo poliziotti, soldati e qualsiasi nero su cui poterono mettere le mani. La seduzione porta sempre via qualcosa dalla scena, il piacere. La “primavera araba” fu un capolavoro degno del Don Giovanni. Senza avere idea di chi o cosa tali “ribelli” fossero, la sinistra occidentale ne divenne complice. Ne fu risucchiata, e con gioia. Riempivano i vuoti nelle fantasie su manifestanti democratici opporsi coraggiosamente ai soldati drogati di Viagra del dittatore odiato. Che un milione di libici scendesse riempiendo la Piazza Verde, sotto la minaccia dei bombardamenti della NATO, a sostegno di Muammar Gheddafi, venne facilmente trascurato. Una persona sedotta, che ama il brivido della seduzione, non ha più alcun riguardo per verità o fatti. E così anche dopo il brutale assassinio di Muammar Gheddafi, con l’attacco di droni e jet da caccia, e poi da una folla impazzita, la follia della sinistra occidentale continuò, sognando piazza Tahrir esplodere spontaneamente in Europa e negli Stati Uniti, anche se i fascisti Fratelli musulmani misero gli artigli sul potere in Egitto, servendo gli interessi statunitensi ed israeliani in modo ancora più servile di Mubaraq. Ancora oggi, dopo il fallimento totale dei movimenti di occupazione nel combinare qualsiasi cosa, ci sono ancora illusi, sempre sedotti, idioti della sinistra occidentale che sostengono le bande settarie di CIA/Mossad in Siria e si scandalizzano per la rimozione del governo Mursi in Egitto.
Così, dove siamo ora? Nel 1873 il sistema capitalista occidentale fu schiacciato da un massiccio crollo finanziario. Nulla in tale sistema poteva fornire la grande quantità di ricchezza reale per ripristinarlo. La risposta fu molto semplice. Nel 1873, Africa, Asia o America del Nord erano solo scarsamente sotto il dominio imperialista. Nei successivi dieci anni vi fu l’espansione imperialista più genocida mai conosciuta. Tutto il Nord America fu conquistato e la popolazione ingenua sterminata. L’assalto all’Africa incluse l’orrore indicibile dello stupro belga del Congo, dove 13 milioni di persone furono uccise, assieme alla conquista genocida dell’Africa del Sud da parte di Cecil Rhodes, finanziato dalla famiglia Rothschild e condotta nel nome sanguinoso dell’impero inglese. Nel 1890, il crollo del capitalismo occidentale divenne un boom senza precedenti, e la scena era pronta per la I Guerra Mondiale, mentre imperi fiorenti concupivano le altrui conquiste. Negli anni ’30 Germania e Giappone cercarono di uscire dalla paralizzante depressione economica intraprendendo conquiste coloniali. Ne risultò la II Guerra Mondiale. E ricordiamo che la Grande Depressione non finì negli Stati Uniti che all’avvio della II Guerra Mondiale e il trasferimento di tutta la riserva aurea dell’impero inglese negli Stati Uniti per pagare le armi, ecc. Oggi, il capitalismo occidentale affronta un crollo ancor più catastrofico che nel 1873. Ancora una volta ha intrapreso la conquista dell’Africa in risposta alla crisi. Il primo passo fu l’omicidio di un uomo che, sopra tutti, rappresentava l’unità africana contro il dominio imperialista, il Colonnello Muammar al-Ghaddafi. Anche se la Siria è riuscita a respingere l’attacco alla sua integrità e sovranità, resta sotto attacco dall’imperialismo occidentale e alleati locali. Come accennato in precedenza, la retorica bellica delle potenze imperialiste anglosassoni e francese è sempre più rabbiosa in proporzione alla sconfitta di al-Qaida/al-Nusra in Siria. L’Iran rimane sotto criminali sanzioni, così come Corea democratica e Cuba. Russia e Cina sono sotto il costante attacco dei media occidentali, e affrontano l’accerchiamento militare dalle forze imperialiste. In effetti, ci troviamo di fronte all’inizio della III Guerra Mondiale, da combattere esattamente per la stessa ragione per cui le prime due furono combattute, cioè sottrarre dal collasso finanziario il sistema capitalista.
Possiamo guardare ai capi della sinistra occidentale con fiducia? O vogliamo ripetere il tradimento del 1914? Sembra ovvio che abbiamo bisogno di una leadership che sappia superare la seduzione catastrofica del 2011. Dobbiamo ammettere apertamente che la sinistra ha completamente sbagliato analisi, che è stata aggirata da un nemico enormemente più competente della sinistra in generale. Dobbiamo cominciare a estirpare il marcio e che le persone non siano in balia dall’isteria della maggioranza. Abbiamo bisogno di persone che ammettano apertamente che spesso, se non sempre, abbiamo sbagliato completamente. Non sarà facile. Gli occidentali, di tutte le classi sociali, hanno la forte convinzione che se il dominio occidentale sul Terzo mondo dovesse finire, il loro stile di vita già minacciato ne soffrirebbe, se non crollare. In effetti vi è il consenso tacito sulle guerre imperiali come soluzione migliore dell’occidente per la ripresa economica. Non solo la sinistra non è riuscita a sfidare tale consenso ma, con le sue parole ed azioni ne fa ormai parte. Può anche darsi che la cultura occidentale non ha più la vitalità per produrre una sinistra attiva e utile. È una possibilità che va considerata. Gli stessi arabi non chiamano ciò che è successo nel 2011 “primavera araba”. Proprio come non chiamano ciò che successe nel 1919 “primavera araba”. E’ sempre un’immagine dell’imperialismo occidentale, impiegata per sedurre le popolazioni occidentali con il romanticismo alla Laurence d’Arabia che il termine evoca. La primavera araba non c’è mai stata nel mondo arabo, c’è stata solo nel mondo immaginario occidentale.bengasiTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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One Response to La “primavera araba” e la seduzione della sinistra occidentale

  1. Credo che Gheddafi sia stato molto ingenuo: non si mettono 200 miliardi di dollari nelle mani di psicopatici truffatori criminali pensando di ingraziarseli!
    La sinistra italiana, quale? Salvo poche e limitate eccezioni la sinistra era ed è composta individui spregevoli e senza dignità: di esempi ne abbiamo a iosa, impossibile citarli anche in minima parte senza scrivere un’enciclopedia.

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