La Russia in Siria

L’occidente isterico sulla presunta partecipazione diretta russa nella guerra in Siria
InterpolitSouth Frontlangjaehrige-freunde-assad-und-putin-hier-bei-einem-treffen-im-jahr-2005-I media occidentali e le reti sociali hanno iniziato a diffondere attivamente annunci riguardanti la partecipazione di truppe ed aerei russi nelle operazioni di combattimento contro lo Stato islamico in sostegno delle forze governative siriane. Così, il 1° settembre media israeliani hanno scritto dell'”intervento militare russo in Siria” segnalando l’arrivo nel Paese di caccia, elicotteri d’attacco, istruttori, piloti russi, ecc. Il 4 settembre sono apparse informazioni sull’esercito siriano supportato da artiglieri russi ampliando il territorio sotto controllo intorno la città portuale di Lataqia, nel nord del Paese. In risposta, il Cremlino annunciava che le voci relative alla presunta partecipazione russa nel bombardamento di posizioni in Siria vanno smentite. Ma tale campagna dai precisi e chiari obiettivi continua. Giornalisti citano in continuazione il Presidente Vladimir Putin che confermerebbe la partecipazione militare russa nel conflitto siriano, il 4 settembre. In realtà è un tentativo di distorcere le parole del presidente russo che semplicemente commentava la possibilità della Russia di entrare in una coalizione internazionale contro lo SI. Putin ha sottolineato che le azioni della coalizione degli Stati Uniti contro lo IS sono inefficaci. “L’aviazione degli Stati Uniti lancia attacchi finora inefficaci. Ma dire che saremmo disposti a farlo oggi è prematuro. Già forniamo alla Siria significativi aiuti in equipaggiamenti, armi e addestramento. Abbiamo importanti contratti con la Siria risalenti a 5-7 anni fa, che adempiamo pienamente“, ha detto Putin. I funzionati di Washington interessati non confermavano la veridicità degli annunci, ma già esprimevano preoccupazione. “Abbiamo visto i rapporti dei media suggerire che la Russia potrebbe inviare truppe o aerei in Siria. Seguiamo da vicino l’argomento e manteniamo i contatti con i nostri partner nella regione per avere ulteriori informazioni“, ha detto il rappresentante del dipartimento di Stato Mark Toner. Il segretario di Stato USA John Kerry aveva un colloquio, il 5 settembre, con il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, durante cui comunicave le sue preoccupazioni su voci che, se vere, potrebbero portare all’escalation del conflitto in Siria. Il dipartimento di Stato è convinto che l’assistenza a Damasco, anche di carattere militare, sia controproducente. Il 7 settembre, il segretario presidenziale per la stampa Dmitrij Peskov confermava che Mosca continua a collaborare con Damasco per risolvere la crisi, ma non aveva informazioni se la Russia amplia l’aiuto militare alla Siria. Peskov ha ricordato che solo la scorsa settimana il Presidente aveva dato una risposta precisa a tale domanda. “Non posso dire più di ciò che il presidente ha già detto“, aggiungeva Peskov. La Russia non ha mai nascosto di fornire equipaggiamento militare al governo della Siria per combattere gli islamisti. Non è una novità, né un segreto, ma per qualche ragione attrae altra attenzione. L’occidente ha già visto lo spettro dei soldati russi nel Donbas ma non ha mai potuto fornire prove che sostenessero parole vuote sostenute da misteriose statistiche. E’ un quadro familiare e neanche lo scopo è nuovo: indebolire la Russia ritraendola da aggressore, tentando di trascinarla in un nuovo pantano. Tuttavia, come la crisi siriana e gli ultimi eventi nel Donbas dimostrano, la Russia non ci casca così come non sacrificherà gli interessi propri o degli alleati.

Una montagna da un granello di sabbia
Il caporedattore della rivista Difesa Nazionale Igor Korotchenko assicura che non ci sono truppe russe in Siria. “La Russia fornisce armi, ma non è proibito da eventuali obblighi internazionali in quanto il Consiglio di sicurezza non ha imposto alcuna sanzione contro la Siria vietando forniture di armi. Ma vorrei sottolineare che la Russia non combatte in Siria, questo è completamente fuori questione, quindi tutte queste storie sono speculazioni prive di basi. E’ anche fuori discussione che soldati russi combattano in Siria. Lo Stato islamico è una creazione degli Stati Uniti, quindi tale disavventura dovrà essere pagata con la vita dei soldati statunitensi“, ha detto Korotchenko secondo cui l’obiettivo della Russia è sostenere gli alleati fornendo armi ai Paesi che combattono lo SI, come Siria e Iraq. Quest’ultimo, ricorda Korotchenko, riceve miliardi di dollari di armi, affare del tutto normale per la nostra industria della difesa. “Un altro dei compiti della Russia oggi è rafforzare la periferia sud in collaborazione con gli Stati aderenti al Trattato di sicurezza collettiva contrastando i tentativi dei terroristi d’irrompere nello spazio post-sovietico. Pertanto teniamo le esercitazioni, anche con i nostri partner. Ma lasciatemi dire di nuovo: la Russia non lotta contro lo Stato islamico in Medio Oriente“, ha detto Korotchenko. Ci sono anche voci riflessive negli Stati Uniti, ad esempio Derek Monroe, analista per la politica estera, ha espresso l’opinione che la storia della presunta partecipazione militare russa nella guerra in Siria sia alimentata deliberatamente in occidente. “Ho sentito l’intervista di Putin, in russo e tradotta. E non c’era niente di strano. Dal punto di vista della politica estera degli Stati Uniti io, con un eufemismo, non posso chiamarla rivelazione. Ma purtroppo i media degli Stati Uniti sono pronti a suscitare l’isteria sull'”aggressione russa e la partecipazione della Russia”. Gli analisti seri restano semplicemente stupiti da tali azioni! Non sappiamo come percepirle, perché alzano un polverone sul nulla“, s’indignava Derek Monroe.

Una guerra su due fronti
Secondo Radzhab Safarov, consigliere del Presidente della Duma russa, le isterie sulla presunta presenza militare russa in Siria suggerisce che l’occidente in realtà non gradisce il fermo sostegno della Russia al regime di Bashar Assad. Questo impedisce alle forze della coalizione di rimuovere Assad dalla scena politica e infine distruggere il regime siriano. “La Russia fornisce alla Siria assistenza prevalentemente militare e tecnica, ed eventualmente anche consulenze. Attrezzature russe naturalmente hanno grande influenza sul corso del conflitto e rendono le operazioni difensive e offensive siriane ancora più efficaci, interferendo con la coalizione occidentale anti-Siria che prevede di por fine alle operazioni ed infliggere danni a Siria, Iran e Russia“, ha detto Safarov. “Dopo aver rimosso il regime di Assad, l’occidente risolverebbe tre problemi in una volta: primo, indebolire la posizione geografica della Russia e avere accesso a tutto il Medio Oriente. Secondo, rendere l’Iran più vulnerabile. Terzo espandere le prospettive d’Israele per un’azione efficace contro Hamas e Hezbollah“. Quindi, posizione e attrezzature della Russia in Siria sono d’ostacolo. Come Safarov ha notato, è per questo che i media svolgono lo sporco lavoro di disinformare l’opinione pubblica mondiale per preparare il terreno alle massime decisioni e unire una coalizione per l’assalto diretto ad Assad. Se si dovesse fare un parallelo con la guerra al Donbas, se il Donbas ha un’importanza strategica per la Russia, il valore della Siria è geopolitico. “Ecco perché i partner occidentali fecero tali sforzi sul Donbas per indebolire la Russia. E ora sperano di trascinare la Russia nel pantano siriano al fine di indebolire le nostre posizioni con una guerra su due fronti. Riconoscendo la possibilità che appiano nuovi focolai nelle regioni in cui la Russia è concentrata, vi sarà necessaria la sua reazione. Il terzo possibile fronte è in Asia Centrale o nel Caucaso. Questi processi sono già iniziati in Tagikistan e Kirghizistan“, avverte Safarov.

Sparigliare le carte degli USA
Pertanto la Russia dovrebbe agire con maggiore decisione. Semjon Gadasarov, direttore del Centro Studio su Medio Oriente e Asia Centrale, è convinto che la Federazione russa dovrebbe prestare aiuto efficace alla Siria e condurre negoziati più efficaci con l’opposizione siriana. E’ ben noto che l’esercito siriano è in una posizione difficile, combatte alla periferia di Damasco. “Ho proposto a lungo di aiutare la leadership della Siria con un credito di 2-3 miliardi di dollari, ma non in denaro, ma in artiglieria, armi leggere, aerei. Credo che si dovrebbe ampliare il nostro apparato di consulenza, inviare istruttori militari e soprattutto far si che il governo siriano accetti di fornire assistenza militare ai curdi siriani“, sostiene Bagdasarov. “Così sarà possibile creare un’alleanza fra governo di Assad e Partito dell’Unione curda, assai amichevole verso la Russia e che attualmente controlla gran parte del confine tra Siria e Turchia. Tutto ciò creerebbe le condizioni, con il nostro sostegno indiretto, per liberare la città di Raqqah, capitale dello SI in Siria“. L’esperto è certo che un piano di tale portata sarebbe utile per la Russia a livello internazionale. Inoltre, tale operazioni non indebolirebbero la Russia: 2-3 miliardi di dollari di armi dai depositi sovietici sono spese piuttosto minime e che non comportano rischi. “Questa sarebbe una vera super-operazione. La Russia dovrebbe agire con coraggio e decisione, senza badare all’occidente. Potremo sparigliare le carte degli USA e, riguardo l’UE preoccupata dalla terribile crisi migratoria che subisce, potremmo dimostrare di essere una grande potenza che sa difendere i propri interessi, non solo vicino ai nostri confini“, conclude Bagdasarov. Pertanto la Russia non entrerà nella lotta diretta contro lo SI rischiando la stabilità come sperano gli Stati Uniti. Ma il nostro Paese aiuta e continuerà ad aiutare la Siria, e il sostegno continuerà principalmente nei settori tecnico-militare e politico.11745869Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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