La convergenza sino-indiana guida il mondo

Kishore Mahbubani e Girija Pande Global Times 10/09/2015
Kishore Mahbubani decano e professore alla Practice of Public Policy della Lee Kuan Yew School of Public Policy dell’Università Nazionale di Singapore. Girija Pande è presidente esecutivo dell’Apex Avalon Consulting Pte. Ltd.

China-to-India-5502L’esultanza era prevedibile. Quando i mercati azionari cinesi sono caduti e la Cina ha svalutato la propria moneta, i commentatori occidentali, avendo a lungo risentito del continuo successo economico della Cina, non potevano resistere dal gongolare per l’inciampo della Cina. Paul Krugman, vincitore del Premio Nobel per l’economia, ha trionfalmente detto della Cina, “i governanti del Paese non hanno idea di quello che fanno”. Davvero? C’è qualcuno al mondo che crede veramente che i leader cinesi siano all’oscuro? E’ chiaro da tempo che l’economia cinese in rapida crescita deve ristrutturarsi per la prossima fase della crescita. L’attuale leadership è ben consapevole delle sfide, e nonostante le difficoltà a breve termine che inevitabilmente arrivano con tali riforme, è salda nei piani di riforma. Non molti Paesi avrebbero la decisa leadership capace di attuare tale ristrutturazione, ma la leadership cinese non ha battuto ciglio. Le fluttuazioni che vediamo nei mercati finanziari cinesi sono un riflesso della decisa ristrutturazione all’opera. Purtroppo, il mondo in generale sembra aver frainteso questi piani. Tuttavia, la storia dell’Economist è importante visto che indica un’altra altrettanto importante preoccupazione. Ha detto che “i mercati emergenti sono vulnerabili a una vera crisi”. The Economist aveva ragione nel mettere in luce questo punto. Andando avanti, i mercati emergenti potrebbero salire o cadere insieme. E se dovessero cadere, non potrebbero più invitare i grandi piani di salvataggio del passato. Le popolazioni insicure di UE e Stati Uniti non hanno voglia di aiutare il resto del mondo, e certamente non i mercati emergenti più grandi, spesso visti come minacce future. Questo è il motivo per cui sarebbe saggio, per le economie emergenti, iniziare la prevedere gli scenari peggiori. Data l’instabilità dei mercati finanziari moderni e degli esagerati programmi di trading computerizzati, possiamo aspettarci di vedere più giravolte sui mercati azionari, obbligazionari e valutari. Non vi sono leader di statura e visione mondiale oggi pronti a guidare uno sforzo coordinato globale per calmare i mercati. In effetti, la FED potrebbe anche procedere con l’aumento del tasso a lungo pianificato, anche se creerebbe una crisi economica mondiale. E perché la FED lo fa? Il suo unico compito è gestire e proteggere l’economia degli Stati Uniti. Pertanto non ha altra scelta che mettere i propri interessi davanti a quelli globali, nonostante le chiare richieste del FMI del contrario.
Le principali economie di mercato emergenti, in particolare Cina e India, dovrebbero annunciare l’impegno a un dialogo economico di alto livello per lavorare a un maggiore coordinamento delle politiche macroeconomiche. Insieme costituiscono quasi 12000 miliardi di dollari di PIL, due terzi dell’economia attuale degli Stati Uniti. Inoltre, se continuano a crescere nei prossimi 10 anni conservando il tasso di crescita composto annuo del 6,5 per cento, raddoppierebbero il PIL a 24000 miliardi, aggiungendo altri 12000 miliardi al PIL mondiale entro il 2025. Tale coordinamento ovviamente non sarà facile. Gli interessi politici ed economici di India e Cina non sono allineati a quelli di Stati Uniti, Canada ed Unione europea. Le pressioni sulle economie cinese e indiana sono anche diverse. L’economia della Cina da 10360 miliardi (2014) è di gran lunga maggiore di quella dell’India dal PIL di 2070 miliardi di dollari (2014). Ci saranno difficoltà su esportazione/produzione per la prima, mentre per la seconda su consumi/servizi. Ma ci potrebbero essere anche significativi aumenti, se collaborano. L’India ha un deficit infrastrutturale da 1000 miliardi di dollari che sarà colmato se il suo rapido ritmo di crescita continua. La Cina può fornire investimenti e assistenza nel risolvere il deficit nel modo più efficiente ed economico rispetto a qualsiasi altro Paese. Iniziative come questa potrebbe essere chiari casi di mutua vittoria per entrambi i Paesi. Se il dialogo economico ad alto livello porta a coraggiose iniziative verso un’efficace cooperazione economica, i mercati ne prenderanno nota. Tutto questo richiederà una leadership dalla visione a lungo termine. Se le economie di mercato emergenti cercano di affrontare le turbolenze economiche globali singolarmente, potrebbero essere facilmente squassate dalle tempeste. Anche la grande economia cinese è stata scossa. Ma se le economie di mercato emergenti, in particolare Cina e India, annunciano una politica di collaborazione, i mercati reagiranno diversamente. Vedranno maggiore stabilità e prevedibilità nei mercati emergenti, soprattutto se i due giganti asiatici parlano con una voce sola. Allo stesso tempo, è chiaro che i due Paesi che avranno la più grande classe media saranno Cina e India. In 20 anni o meno, la popolazione delle classi medie combinate sarebbe di quasi 1,5 miliardi di persone, il doppio della popolazione attuale combinata di UE e USA. Se Cina e India legheranno l’ASEAN alla loro cooperazione economica, vi aggiungerebbero la terza maggiore classe media in Asia. Quando gli investitori a lungo termine scommetteranno sulla futura classe media in Asia, i mercati reagiranno di conseguenza. E quando ciò accadrà, l’esultanza dei sapientoni occidentali sarà finalmente finita.yourstory_india_china1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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