La linea rossa di Khamenei

MK Bhadrakumar Indian Punchline 9 settembre 2015pirhayati20120805131336670Può sembrare paradossale che il giorno dopo che il presidente Barack Obama ottiene il numero magico 41 a favore dell’accordo nucleare con l’Iran, tra i democratici al Senato degli Stati Uniti, assicurandosi che l’accordo raggiunto a Vienna il 14 luglio sia al riparo, il leader supremo dell’Iran Ayatollah Ali Khamenei se ne esca con una delle più forti affermazioni contro il ‘Grande Satana’. Obama infatti ha registrato un’importante vittoria politica assicurandosi il sostegno di 41 senatori sull’accordo con l’Iran, garantendosi che “gli oppositori all’accordo non abbiano i voti per attivare la disapprovazione del Senato“. (The Hill) Il giorno dopo, però, parlando a Teheran Khamenei ha chiuso la porta ad ogni ampia cooperazione con gli Stati Uniti oltre i parametri dell’accordo nucleare. Dicendo: “Ci siamo accordati nelle discussioni con gli Stati membri solo riguardo alla questione del nucleare iraniano per motivi specifici. Non abbiamo permesso ai funzionari iraniani di negoziare con gli Stati Uniti in altre materie e non vogliamo parlarne”. Ha affermato che gli Stati Uniti possono utilizzare i negoziati come “strumento di influenza e imposizione della loro volontà” sull’Iran. Khamenei ha criticato acutamente diversi politici iraniani e gruppi politici che presentano un’immagine conciliante verso gli Stati Uniti, “vogliono ritrarre il lato gradevole dell’immagine diabolica degli USA“. Tuttavia, ha aggiunto, “Non permetteremo al nostro avversario, che l’Iran ha cacciato dalla porta, di ricomparire dalla finestra… Siamo disposti a parlare e collaborare con tutti i Paesi a livello governativo, religioso ed etnico, eccetto gli arcinemici USA”. Queste sono parole eccezionalmente dure di critica e il fatto che le osservazioni di Khamenei siano state trasmesse dalla televisione nazionale implica che tracci una ‘linea rossa’. Significativamente ha contraddetto le osservazioni del Presidente Hassan Ruhani del giorno prima, secondo cui Teheran è pronta a colloqui con Stati Uniti e Arabia Saudita per trovare una soluzione al conflitto siriano. (al-Jazeera)
Interpretare le dichiarazioni iraniane non è mai facile, in parte perché le sfumature si perdono nella traduzione dal persiano e, naturalmente, gli iraniani parlano assai suggestivamente, ma penso che i seguenti fattori vadano presi in considerazione mettendo le osservazioni altamente significative di Khamenei nella giusta prospettiva. In primo luogo, gli Stati Uniti hanno una lunga storia di tentativi d’infiltrazione del regime iraniano per minarlo dall’interno. La saga risale alla rivoluzione iraniana ancora nella culla, per esempio la tragica storia del ministro degli Esteri dell’Iran Sadegh Ghotbzadeh, l’uomo dagli occhi azzurri dell’Imam Khomeini, arrestato dai servizi segreti iraniani perché influenzato dagli occidentali, processato e giustiziato da un plotone di esecuzione esattamente 32 anni fa, nel settembre 1982. (Una giornalista statunitense assegnata a Teheran in quei tempi tumultuosi poi scrisse un libro affascinante sulla sua segreta storia d’amore con Ghotbzadeh). E’ la seconda volta nelle ultime settimane che Khamenei avverte sui tentativi degli USA di minare il regime. E’ ovvio che ne parli con nettezza. E questa è una.
In secondo luogo, Teheran ha tutte le ragioni di preoccuparsi del fatto che negli sforzi per placare gli israeliani che saltellano arrabbiati per l’accordo nucleare iraniano, l’amministrazione Obama possa fornire ad Israele i mezzi per attaccare l’Iran per conto proprio, senza coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. La valutazione prevalente degli esperti è che, mentre Israele potrebbe riuscire a penetrare il sistema della difesa aerea iraniana (a caro prezzo naturalmente), ha bisogno di bombe molto grandi o del cosiddetto Massive Ordnance Penetrator (MOP) e di aerei di grandi dimensioni per trasportarle, per poter distruggere i siti nucleari iraniani, alcuni nelle profondità del sottosuolo. La pressione su Washington sarebbe volta a spingere gli Stati Uniti a fornire MOP e i leggendari bombardieri B-52 ad Israele. In un articolo sul WaPo, due estremamente influenti voci pro-israeliane negli Stati Uniti, Dennis Ross (ex-assistente speciale di Obama per il Medio Oriente) e David Petraeus (ex-direttore della CIA) fanno proprio tale raccomandazione: “Israele avrebbe bisogno del Massive Ordnance Penetrator da 10000 tonnellate e dei mezzi per trasportarlo. Mentre alcuni possono chiedersi se noi (gli USA) agiremmo militarmente se gli iraniani dovessero sganciare una bomba, senza dubbio gli israeliani lo farebbero. Fornendo agli israeliani MOP e i mezzi per usarlo, sicuramente miglioreremmo la deterrenza, e così si svilupperebbero in anticipo le opzioni degli israeliani e dei principali partner arabi per contrastare la probabile avanzata dell’Iran a sostegno di Hezbollah e altre milizie sciite dopo l’eliminazione delle sanzioni”. In poche parole, il piano d’azione prevede, dopo che gli Stati Uniti coinvolgono l’Iran nei negoziati, un binario parallelo in cui gli Stati Uniti forniscono agli israeliani i mezzi per attaccare l’Iran se questi volessero in qualsiasi momento e di propria volontà, senza che Washington debba esservi coinvolta. Naturalmente, è un gioco pericoloso cui l’amministrazione Obama potrebbe sempre partecipare, e non sorprende che Khamenei non ne sia proprio divertito.
In terzo luogo, anche se la lobby israeliana non riuscisse a comprarsi il numero di parlamentari necessari per sventare l’accordo nucleare con l’Iran al Congresso degli Stati Uniti, non è disposto a subire passivamente questa sconfitta sconcertante. Secondo tutti i resoconti, c’è un piano B volto a reintrodurre le sanzioni all’Iran con qualche altro pretesto, come i diritti umani, ecc., con la nuova legislazione al Congresso degli Stati Uniti. Paul Pillar su National Interest ha molto dettagliato ciò che accade nel circuito politico di Washington, in un articolo dal titolo Il tentativo di distruggere l’accordo Iran: Capitolo due. Cosa significa? In poche parole, significa che su una strada gli Stati Uniti si aspettano che l’Iran abbandoni il programma nucleare e accetti il protocollo aggiuntivo dell’AIEA attuando l’accordo nucleare sotto l’occhio vigile degli statunitensi, mentre su un binario parallelo gli Stati Uniti possono reintrodurre le sanzioni contro Teheran dalla porta sul retro. Senza dubbio, Khamenei ha espressamente avvertito l’amministrazione Obama che ogni scommessa è perduta nel caso gli statunitensi continuino con tali cavilli verso l’Iran.
Sembra sempre più che il problema principale sia l’amministrazione Obama che subisce l’attrito dell’attacco implacabile d’Israele e amici nell’establishment politico degli Stati Uniti da un anno circa. Ora che Obama ha vinto la battaglia politica al Congresso, l’amministrazione sentirebbe il bisogno di placare in qualche modo gli alleati regionali (Israele e Arabia Saudita principalmente) accogliendone le richieste per armi dalla tecnologia avanzata. Chiaramente, gli Stati Uniti devono decidere che tipo di rapporto avere con l’Iran dopo l’accordo nucleare. Ad oggi non vi è chiarezza. Una ragione potrebbe essere che Washington traccheggi, anche se non può dirlo apertamente per l’estrema delicatezza della materia, sperando che alcuni elementi particolari, personaggi o fazioni chiave della struttura del potere iraniano (chiamiamoli “riformisti”) ascendano nelle elezioni cruciali di febbraio all’Assemblea dei Saggi (organo fondamentale cui sovrintende Khamenei, che in ultima analisi elegge il suo successore) e al Majlis (parlamento). Senza dubbio, l’osservazione incisiva di Khamenei sottolinea come il suo occhio vigile continuerà a scrutare l’orizzonte per evitare qualsiasi interferenza statunitense nelle prossime elezioni o che un qualsiasi elemento compradores nel regime iraniano promuova gli interessi statunitensi. La linea di fondo è che il carattere fondamentale del regime islamico sia conservato a tutti i costi.b-52-mop-dropTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to La linea rossa di Khamenei

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