Il doppio suicidio assistito di Kerry: profitto petrolifero della Russia, sconfitta delle sanzioni USA

F. William Engdahl New Eastern Outlook 09/09/20152014-05-21T111639Z_1_CBREA4K0VC600_RTROPTP_4_CHINA-RUSSIAIl segretario John Kerry e amici sono riusciti in ciò che può essere chiamato solo brillante doppio suicidio. L’accordo del settembre 2014 con l’Arabia Saudita sul crash dei prezzi del petrolio, dai 103 dollari al barile per il greggio US WTI, non solo non sostiene l’industria del petrolio di scisto degli Stati Uniti, la nuova carta strategica di Washington per consentire agli Stati Uniti essenzialmente di portate i sauditi e alleati arabi del Golfo sull’orlo della bancarotta e del collasso. Il crollo del prezzo del petrolio, ironia della sorte, ha anche dato bei profitti al petrolio russo e costretto le aziende a volgersi ad est presso molto più grandi e redditizi nuovi mercati. Team Russia-Arabia Saudita contro Team USA-Canada: 2-0.
Al ritmo attuale di sviluppo, i prezzi del petrolio freneticamente spinti al rialzo dall’operatività dei derivati, solo per mandarli in crash il giorno dopo, oggi variano sui 47 dollari al barile del West Texas Intermediate o WTI, punto di riferimento degli Stati Uniti, presumendo che una quota importante delle società di scisto degli Stati Uniti d’America dovrà dichiarare bancarotta entro la fine dell’anno o nel primo trimestre del 2016. Ormai la storia è ben nota. Nel settembre 2014 il segretario di Stato degli USA John Kerry si recava in Arabia Saudita per incontrare il moribondo re Abdullah, il suo ministro del petrolio Ali al-Naymi e altri. Kerry aveva una proposta che si ritiene ideata da uno dei tanti think tank politici di Washington. Propose al re del più grande produttore di petrolio del mondo il crash mondiale del prezzo del petrolio. Per Kerry era un modo apparentemente brillante per assestare un colpo devastante all’economia petrolifera della Russia e alle entrate del suo bilancio statale, fortemente dipendente da petrolio e gas. Per neocon come Victoria Nuland, segretaria responsabile della guerra contro la Russia, fu un orgasmo. Solo un problema, è stato un fallimento colossale. C’è una ragione che chiamino “Foggy Bottom” la sede del dipartimento di Stato sul fiume Potomac, a nord-ovest di Washington. Ora, però, potrebbe essere necessario rinominare l’area “Brains Foggy (cervello annebbiato)” per le ultime insensate e idiote guerre finanziarie e militari ideatevi, dalla guerra alla Libia all’Egitto e alla Siria, fino all’Ucraina e ora contro la Russia, e presto la Cina. Dai primi di gennaio 2015, la gente di Washington, nonché gli avventori delle banche di Wall Street che avevano prestato miliardi di dollari alle compagnie del scisto petrolifero, lentamente si rendono conto che affrontano una catastrofe auto-inflitta dalla strategia saudita. Rischiano il suicidio economico della propria industria energetica. Per al-Naymi e i sauditi, l’obiettivo primario non era la bancarotta della Russia ma eliminare la crescente e destabilizzante concorrenza emergente dalla rapida crescita della produzione di petrolio dalle rocce scistose degli Stati Uniti. Ripetutamente, anche riuscendo a mettere i prezzi nella gamma dei 40-50 dollari, i sauditi si rifiutano di ridurre la produzione per alzarne i prezzi, anche se il loro budget subisce tagli. Sembra che ci siano due ragioni per tale tenacia.
0,,18217369_303,00In primo luogo, hanno ampie riserve in dollari permettendosi di raggiungere il loro obiettivo sullo scisto. Alla fine del 2014, la SAMA, Saudi Arabian Monetary Agency, la banca centrale saudita, aveva attività estere nette del valore di 733 miliardi di dollari. Come i capi sauditi hanno chiarito, perseguono lo scopo di annientare il loro principale “inquietante” nuovo concorrente dello scisto in Nord Dakota e Texas, e forse anche nella regione di Athabasca in Canada, che ora pompa circa 2 milioni di barili al giorno di petrolio. In secondo luogo, i sauditi hanno chiarito a Obama e Washington che si sentono profondamente traditi dal loro vecchio alleato, gli Stati Uniti, per il fragile accordo nucleare dell’amministrazione Obama con l’Iran. Quando un beduino si sente tradito, non dimentica facilmente. Ora, per Kerry, Nuland e amici, gli Stati Uniti affrontano il peggior risultato del loro tentativo di ripetere il crollo del prezzo del petrolio saudita del 1986. Le aziende dello scisto ne sono colpite pompando al massimo disperatamente petrolio di scisto, per raccogliere abbastanza denaro per soddisfare il servizio del debito, peggiorando l’eccesso di offerta. Allo stesso tempo, c’è ciò che può essere definito cambio geopolitico strategico dei sauditi che si allontanano da Washington verso la Russia di Putin. Durante l’International Economic Forum di San Pietroburgo a giugno, il principe saudita Salman, figlio del nuovo re, con una folta delegazione di imprenditori sauditi, incontrava il presidente russo Putin per discutere della costruzione di centrali nucleari russe nel regno del deserto, nonché l’acquisto di miliardi di dollari di avanzate attrezzature militari russe ad alta tecnologia. Finora gli Stati Uniti e, in una certa misura, le aziende belliche inglesi, armavano il regno. È un mercato enorme e la svolta dei sauditi nei colloqui con Mosca non è passata inosservata a Washington. “Non doveva succedere, Victoria?” Possiamo immaginare un confuso John Kerry chiedere alla Nuland.

La falsa ripresa dal crollo
Dal 15 aprile a luglio, l’enfatizzata da Wall Street ripresa dei prezzi combinata alle evidenti manipolazioni sui derivati hanno lentamente alzato il prezzo del WTI sopra i 60 dollari al barile, dai 38 dei mesi precedenti. Gli esperti dei mercati finanziari tradizionali, come quelli della CNBC, sospirarono di sollievo che la crisi finita. Un rapporto degli analisti del mercato del petrolio della Morgan Stanley, a luglio, tratteggiata la nascente ripresa del prezzo del petrolio. La relazione affermava che, piuttosto che mantenere elevato il flusso di petrolio dell’OPEC, come il mercato presumeva, Arabia Saudita e altri fornitori arabi dell’OPEC aumentavano il flusso di 1,5 milioni di barili al giorno da gennaio, e che un già saturo mercato globale creava eccesso di petrolio non utilizzato pari a 800000 barili al giorno. In breve, l’Arabia Saudita vuole eliminare la rivoluzione dello scisto degli Stati Uniti in ogni modo. Tale relazione non dava alcun segno di tregua saudita, e il mercato iniziava un nuovo tuffo a meno 40 dollari a metà agosto. In quel momento pericoloso un strano e ingiustificato breve balzo si ebbe di nuovo su enfasi di Wall Street. Brevemente il petrolio passò a 48 dollari a fine agosto, prima di cadere di nuovo a 44, tendendo al ribasso.

Un petrolio non convenzionale costoso
Il petrolio di scisto statunitense e il petrolio bituminoso canadese sono definiti “non convenzionali” perché richiedono diverse tecnologie d’estrazione, più costose di quelle per il petrolio ordinario. Sono anche non convenzionalmente costosi. Finché i tassi d’interesse della FED erano vicino allo zero e il petrolio era sopra i 100 dollari al barile, fino a metà 2014, il costoso petrolio di scisto era una miniera d’oro, o almeno sembrava. Quando il petrolio passò a meno 60 dollari alla fine dell’anno scorso, il sudore freddo attraversò la fascia del petrolio di scisto d’America. Il petrolio saudita può essere prodotto in alcuni campi ad un costo di circa 2 dollari al barile. Secondo i calcoli di Gerald Celente, capo del Trends Research Institute, una buona metà di tutti i giacimenti di scisto degli USA “non è economicamente fattibile (sotto) i 45 dollari al barile“. Celente ha aggiunto che enormi e costosissimi progetti del Canada sul petrolio bituminoso sono in grave crisi: “Il Canada è in recessione. La moneta è scesa ai livelli del 2004. I prezzi collassano. … Vedremo fusioni e acquisizioni“. Le sabbie bituminose sono una forma viscosa di bitume che va riscaldata con una quantità considerevole di gas, importante costo aggiuntivo, per trasformarla in liquido utilizzabile in qualche modo simile al petrolio. E’ anche una catastrofe ecologica che distrugge enormi porzioni dell’Alberta in Canada ed è all’origine del controverso gasdotto Keystone XL degli Stati Uniti.

Le graditissime sanzioni alla Russia
0,,18571254_303,00 Ma le mal concepite sanzioni di Washington hanno avuto un’altra conseguenza inaspettata. L’adeguatamente denominato Ufficio terrorismo ed intelligence finanziaria del Tesoro USA, guidato dal sottosegretario David S. Cohen, annunciava nuove sanzioni contro i giganti energetici della Russia, Gazprom, Gazprom Neft, Lukoil, Surgutneftgas e Rosneft nel settembre 2014, il giorno dopo i colloqui sauditi di Kerry. Le nuove sanzioni erano destinate a paralizzare la fonte del 45% del bilancio dello Stato russo. Come pure altre sanzioni, esse hanno indotto la caduta del rublo rispetto al dollaro a fine dicembre 2014. Il rublo passava da 37 per dollaro statunitense di settembre a 65 nel gennaio 2015. La vecchia Victoria Nuland salutò pubblicamente la nuova unità da guerra finanziaria di Cohen, sbavando chiaramente alla prospettiva della bancarotta della sua nemesi, “il malvagio Knievel” Vladimir Putin, e dei suoi amici delle compagnie petrolifere. Ma, peggio per lei, ancora una volta Washington si sparava ai piedi. I profitti delle compagnie petrolifere russe sanzionate, quest’anno sono in pieno boom. Non solo Rosneft, Gazprom Neft, Surgutneftegaz e Lukoil resistono ai prezzi bassi del petrolio e alle sanzioni occidentali, ma anche dimostrano una sorprendente crescita dei ricavi nel secondo trimestre di fine giugno, ultimo periodo di riferimento. Secondo uno studio del giornale svizzero Neue Zuercher Zeitung, la risposta non è così misteriosa. I costi di estrazione di petrolio e gas in Russia per le società russe si basa sul rublo, che svalutato causa la caduta dei prezzi del petrolio, rendendolo meno costoso. D’altra parte, i prodotti delle compagnie petrolifere russe sono venduti sul mercato mondiale in dollari e non in rubli, rendendone i margini di profitto più alti, molto alti. Negli ultimi anni i mercati finanziari hanno scambiato contratti derivati in cui la Russia è considerata “economia del petrolio”. Wall Street e altri operatori svalutano automaticamente il rublo nei mercati a termine, ogni volta che i prezzi del petrolio mondiale cadono. Così se il petrolio è caduto in dollari dopo l’incontro Kerry-Abdullah di settembre, il rublo l’ha seguito. La produzione di petrolio e gas in Russia è poco costosa dal punto di vista globale, non solo a causa del basso valore del rublo ma anche perché il Paese ha già un’infrastruttura energetica che data all’era sovietica. Pertanto, non c’è molta necessità d’impegnarsi nei costi per sviluppare nuove infrastrutture.

Il ‘Pivot in Asia’ della Russia
Ed ora, a causa di tali sciocche sanzioni di Washington contro le aziende energetiche russe, la Russia ha inoltre preso la decisione strategica di volgersi ad est per la futura sopravvivenza economica, e in un modo mai visto nella storia. Ciò apre enormi nuovi mercati energetici ai giganti del petrolio e del gas russi. A maggio e di nuovo a ottobre 2014, tra le sanzioni economiche degli Stati Uniti, la russa Gazprom ha firmato due accordi mammut con la cinese CNPC per costruire gasdotti in Cina, un itinerario orientale chiamato Potenza della Siberia e uno occidentale chiamato Potenza della Siberia-2, che riforniranno la Cina di gas russo per circa 30 anni. Ora, il 3 settembre a Pechino, in occasione delle celebrazioni del 70° anniversario della vittoria della Cina sul Giappone nel 1945, Putin era presente con l’amministratore delegato di Gazprom Aleksej Miller per firmare un terzo grande accordo sul gas con la Cina. Gazprom e CNPC hanno firmato un memorandum su un terzo progetto, nell’ambito della cooperazione strategica dei prossimi cinque anni. Il gas da Sakhalin e dall’Estremo Oriente della Russia sarà consegnato alla Cina. La costruzione delle condutture delle prime due linee dalla Siberia è già in corso. Nella stessa occasione, a Pechino, la statale Rosneft, la più grande compagnia petrolifera della Russia quotata in borsa, avanzava l’accordo per acquisire una partecipazione del 30 per cento della China ChemChina Petrolchimical (CCPC) per aumentare le forniture di petrolio agli impianti petrolchimici cinesi a quattro milioni di tonnellate l’anno, secondo Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, altro obiettivo di Victoria Nuland e delle sanzioni dell’Ufficio terrorismo del Tesoro degli Stati Uniti. Da quando le sanzioni sono cominciate, Rosneft ha firmato accordi con la Cina per 30 miliardi di dollari. Che grande idea, signora Nuland. Il 4 settembre nella città di Vladivistock, il Presidente Putin ha ospitato il primo Eastern Economic Forum, il giorno dopo i colloqui a Pechino con il presidente cinese Xi Jinping. Il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak dichiarava che l’esportazione di petrolio e gas della Russia nella regione Asia-Pacifico dovrebbe aumentare di 2,5-3 volte entro il 2035, e l’esportazione petrolifera del Paese nella regione crescerà di 3,5 volte entro il 2020. Novak ha detto alla riunione, “obiettivi della politica energetica russa verso est comprendono la diversificazione delle esportazioni dell’energia. L’aumento delle esportazioni di energia a est aumenterà di 2,5-3 volte entro il 2035, come la quota della regione Asia-Pacifico sul totale delle esportazioni di combustibile ed energia dalla Russia al 36-39 per cento, sono i principali passi in questa direzione“, aggiungendo: “Nei prossimi cinque anni l’invio di petrolio dalla Russia alla regione Asia-Pacifico potrebbe salire al 28-30 per cento del totale delle esportazioni di petrolio russo“.
Ecco lo stupido doppio suicidio assistito di Kerry. Il suo sornione accordo con i sauditi sul crash dei prezzi del petrolio per indebolire la Russia distrugge la carta vincente che aveva brevemente reso gli USA il principale produttore di petrolio del mondo, con la produzione di petrolio di scisto in piena espansione. A sua volta creando nuove grandi crisi economiche nell’unico settore in crescita economica degli Stati Uniti dalla crisi del 2007. Allo stesso tempo, le guerra finanziaria e gli attacchi valutari statunitensi al rublo consegnano profitti record ai colossi energetici russi sanzionati che, a loro volta, compiono l’enorme “Pivot in Asia”, facendo di Obama e Hillary Clinton degli zimbelli con il loro Pivot militare in Asia anti-cinese. Il ‘Pivot russo verso l’Est’ è una strategia pacifica per lo sviluppo economico, insieme alla Cina, del vasto continente eurasiatico e dell’Asia che trasformerà la mappa economica del mondo intero. Si potrebbe pensare, con il titolo del grande romanzo russo di Lev Tolstoj, cosa sia meglio: guerra o pace? Io so cosa preferire.2. East Siberian details_risultatoF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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One Response to Il doppio suicidio assistito di Kerry: profitto petrolifero della Russia, sconfitta delle sanzioni USA

  1. L’unica cosa che non mi è chiara, riguarda il fatto del costo di estrazione dello scisto, cui molti commentatori segnalano che il costo negli USA si è molto ridotto…. rispetto ai costi precedenti..
    Ne sa qualche cosa?

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