Il ruolo dell’Italia nel nuovo disordine europeo

Phil Butler New Eastern Outlook 17/09/2015

L’onere della leadership è un ruolo incredibilmente complesso e ingombrante in questi giorni. Ogni giorno vediamo la prova della dirigenza inefficace nel mondo, e in un momento in cui il mondo ha bisogno di una vera guida. Conflitti perpetui, cambiamenti di paradigma politici e ruolo delle multinazionali nel mix politico-militare esacerbando ed escludendo uomini e donne altrimenti onorevoli. Nel frattempo, la guerra e voci di essa infestano la coscienza pubblica. Siamo in pericolo, e lo sappiamo tutti. Buoni soldati e politici decenti non possono nemmeno agire tra le tribolazioni estenuanti suscitate da dietro le quinte della distensione. Ecco un altro sguardo sulla Primavera araba, la debacle in Libia, e la condizione di milioni persi nel mare dell’incertezza.

La promessa fatta era una necessità del passato: la parola violata è una necessità del presente”.
Niccolò Machiavelli

1138690Affrontare la morte, è di Voga
Ogni settimana ricevo notifiche via e-mail da infinite organizzazioni della difesa. Fa parte del mio lavoro di giornalista essere informato per informare gli altri. Uno di queste, e un’organizzazione chiamata Defense iQ che fornisce un flusso misterioso di e-mail informative e relazioni web su armi, sviluppo di armamenti, strategie militari e altre armi. In assenza di una caratterizzazione migliore, il medium è la rivista Vogue della morte e distruzione mondiali. È inquietante come si possa vendere la guerra, il colloquio con il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare Italiana, Tenente-Generale Giuseppe Bernardi, su Defense News, ci offre uno sguardo ravvicinato su come soldati onorevoli siano spesso infilzati da puntuti mediatori del potere civile. Il Tenente-Generale Giuseppe Bernardis è uno degli ufficiali militari più esperti e onorati d’Italia. Laureatosi all’Accademia aeronautica dell’Italia, Bernardis ha partecipato anche alla Scuola di Guerra area dell’USAF all’inizio della carriera. Una volta membro dell’elitarie Frecce Tricolori, lo squadrone di volo acrobatico italiano, Bernadis è uno dei piloti più esperti del mondo, esperto di tattiche di aeree alla pari con chiunque nel mondo. Ma prendetemi in parola sull’evidente competenza del generale nel combattimento aereo, il punto più grave sarà evidente presto. L’articolo dell’ Huffington Post Italia mostra il ruolo cruciale dell’Italia in Libia, pietra angolare nell’ambito più ampio della “primavera araba”. Il ruolo di Bernardis di responsabile della logistica delle armi per le forze armate, e il suo disprezzo evidente per il fine “business” della guerra, inquadrano la mia tesi sui capi militari onorevoli. La risposta di Bernardis alla domanda: “C’è il pericolo che la Libia sia sempre più opportunità di marketing per gli aeromobili che un’operazione militare?” l’illustra bene: “Abbiamo operato per condurre operazioni, non dimostrazioni. Le Bourget (riferendosi al Paris Air Show) dovrebbe rimanere a Parigi e Farnborough (la versione inglese) dovrebbe rimanere nel Regno Unito, si può parlare di collaudo al combattimento alla fine dell’operazione, non durante. Un’operazione è una cosa seria“. Il tono caustico del generale sulle abilità nel vendere e fare marketing in ambiente di combattimento ostile porta a letture e riletture. Ricordando l’articolo del Huffington Post (Italia), la parte di Bernardis nel libro dall’Aeronautica Militare Italiana, “Missione Libia 2011. Il contributo dell’Aeronautica militare” rivela il ruolo dell’Italia nelle operazioni Odyssey Dawn e Unified Protector. Il mio punto qui è semplice, i corretti comandanti e soldati sono sempre stati a posto, ciò che manca è la leadership politica. L’intera vicenda della Libia, da Bengasi e la segretaria di Stato Hillary Clinton, ai profughi che inondano l’Unione Europea oggi, sono una delle più grandi tragedie moderne. E non è tragico a causa dei soldati da qualsiasi lato. Mentre il comandante supremo della coalizione contro Gheddafi, l’Ammiraglio Jim Stavridis, chiamò le operazioni in Libia “modello d’intervento”, una squadra di capi militari senza l’uniforme della NATO dissentì. Tra i politici, l’eurodeputata francese e presidentessa del Front National Marine Le Pen disse che le Forze Armate francesi erano soggiogate. Nel frattempo esperti civili, da Noam Chomsky ai social media e caffè di tutto il mondo rimproveravano gli increduli sul così evidente rovesciamento di Gheddafi.AMH_2309Perché, perché, perché l’Italia?
Presumendo che le mie affermazioni su Bernardis siano corrette, uno sguardo alle reazioni dei civili alle affermazioni del libro rafforzano i miei argomenti. La ricerca di articoli e forum durante l’incursione in Libia della NATO trovo poca indignazione pubblica, e molto appoggio alla linea di Washington nell’abbattere Gheddafi. L’articolo del Guardian consolida gli argomenti che puntano alla gestione di Obama della Primavera araba, e anche ai recenti exploit anti-Russia. La posizione in Italia è cambiata radicalmente una volta che l’amico di Vladimir Putin, il primo ministro Silvio Berlusconi, è stato “neutralizzato”: “Franco Frattini, ministro degli Esteri d’Italia, ha annunciato nella notte che il trattato di amicizia e cooperazione con Tripoli era stato di fatto sospeso”. Berlusconi, sotto forte pressione per le dimissioni nel 2011, è la persona chiave per comprendere come profondi e diffusi appaiano gli interessi statunitensi e inglesi nelle questioni strategiche mondiali di oggi. I cablo del dipartimento di Stato USA intercettati rivelano accenni a una missione per screditare il leader italiano, o almeno sfruttarne la posizione debole. Spiegel International ha denunciato tali intercettazioni, rivelando le macchinazioni del dipartimento di Stato utilizzando contatti, come l’ambasciatore georgiano a Roma, di particolare rilievo in questi cavi, sul conflitto in Ossezia del Sud per l’ennesima “democratizzazione”, nella definizione di Washington. Ma il vero centro qui dovrebbe essere “perché” l’Italia ha un ruolo centrale? Perciò, continuate a leggere fino alla fine.

Giocare a palla
Ho scelto il Generale Bernardi per una parte di questo articolo per motivi che ho già menzionato, e anche per la chiarezza della sua retorica. In breve, come fanno gli uomini d’onore, è facile interpretarlo e capirlo. Critico, quando è necessario criticare, è come molti chirurghi del combattimento aereo, tagliare fino all’osso se necessario. Si possono vedere chiaramente le sue priorità nelle missioni in Libia dal suo intervento: “Abbiamo operato senza incorrere in alcun incidente, e senza causare danni collaterali. L’unico rammarico che ho avuto, è di non aver potuto fornire al pubblico un dettagliato resoconto del nostro operato, per evitarne ogni possibile abuso. Questo volume riempie parte di quel vuoto“. Zero danni collaterali! La trasparenza e la chiarezza della missione! La valutazione di un soldato onesto di ciò che ogni missione militare dovrebbe essere, condurre una campagna esigente e riuscita, con il minimo assoluto di vittime civili. Questo è ciò che i capi militari onorevoli discernono, la semplice vittoria militare, ma c’è una battaglia più grande da discutere. Quando ci rivolgiamo al lato politico o civile però, la saggezza nel spodestare il governo di Muammar Gheddafi è stata miope all’estremo. Ora milioni di rifugiati inondano i confini dell’UE economicamente già assediata. Le fiamme della guerra e ampie lotte ora lambiscono la cittadinanza, una volta isolata, di diverse nazioni. Oggi possiamo vedere il veemente sostegno di politici come il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ed altri all’intervento della NATO nel 2011, simile a una forma di follia idiota. Viviamo in un mondo dove ci sono due fazioni, quelli che “giocano a palla” con Obama, e quelli che non lo fanno. Tenendo conto dei ruoli di attori chiave come il presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton e in particolare il senatore John McCain, un sentiero accidentato conduce da Washington dritto a Libia, Egitto, Siria e infine Kiev in Ucraina. Se la missione di aiutare le rivolte della “primavera araba” era distruggere l’ordine e trafiggere chiunque non fosse d’accordo con una pugnalata alle spalle, è stato un successo brillante. Parlando di pugnalate alla schiena, vediamo la Germania assumersi il peso delle migrazioni dei rifugiati in questi giorni. Dopo essere stata l’unica nazione europea ad essersi astenuta al Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulla Libia, il governo di Frau Merkel è anche afflitto dalla vicenda della Grecia e dal pasticcio in Ucraina. La Germania si unì a Cina, Russia, Brasile e India all'”astensione”, “garantendo il successo” su Gheddafi e la Libia nel 2010 e 2011, ma fu il think tank di Washington che al mondo dichiarò vincenti le strategie di Obama! Il pezzo del Brookings Institute particolarmente filo-Obama condanna coloro che volevano interferire. I direttori del Brookings baciano da dietro il presidente degli Stati Uniti come nessun altro: “…Dobbiamo stare attenti a non esagerare i vantaggi strategici della scelta d’azione del presidente Obama degli ultimi sei mesi. Blake Hounshell di Foreign Policy sostiene che la strategia dell’amministrazione dell'”eterodirezione” ora “sembra assolutamente confermata””. “Eterodirezione”, ne abbiamo vista molta. Ora che il Mediterraneo straborda di africani in esodo, e con la grande nuova paura rossa di Russia e Cina, possiamo non vedere la saggezza dei vecchi soldati e capi efficaci risplendere in questo momento?
Che ruolo ha l’Italia, vi chiederete? La risposta è abbastanza semplice. L’Italia è essenziale affinché l’idea da Lisbona a Vladivostok prenda forma. L’articolo di Ivan Timofeev su Russia Direct fa un bel lavoro inquadrando ciò che chiamerei “Primavera europea” della discordia UE-Russia, o evaporazione di qualsiasi possibilità di una grande cooperazione in Europa. Il ruolo dell’Italia in tutto ciò può essere cementato da molte variabili, ma la geografia vi gioca un grande un ruolo. Con le banche tedesche e svizzere che chiudono con i partner di New York e Londra, l’Italia è tutto ciò che si trova in mezzo alla grande geo-connessione tra Russia e Portogallo. Per quanto nebuloso questo concetto possa sembrare, è una realtà che Washington e Mosca riconoscono. Per sintetizzarla, basta leggere l’articolo su Spiegel che dettaglia i piani di Putin dal 2010. Citando il leader russo su una vasta e ampia partnership: “I rinnovati principi della nostra cooperazione possono essere assicurati dall’accordo di partenariato tra l’UE e la Russia, un accordo attualmente in fase di negoziazione. Dobbiamo affrontare questo trattato da un punto di vista strategico. Dobbiamo cercare di pensare a 20, 30 e anche 50 anni nel futuro“. Immaginate di tirare i fili dell’attuale presidente statunitense. Si può capire cosa tale “grande Europa” significhi per USA e Regno Unito? O almeno per i dinosauri dei think tank di Washington? Io sì. La Germania va ricattata per collaborare, la Georgia deve entrare nella NATO come l’Ucraina, e in alcun modo Silvio Berlusconi doveva continuare a guidare l’Italia. Nessun amico di Vladimir Putin deve controllare l’arena del Mediterraneo. L’articolo del Consiglio degli Affari Internazionali (RIAC) della Russia di Olga Potjomkina, del 2014, menziona il ruolo dell’ Italia nei piani di Gazprom. Come ulteriore prova, l’articolo dell’Economist rappresenta ciò che io chiamo “prova logica inversa” Berlusconi e tutti coloro a lui fedeli ne sono i bersagli. Il pezzo mistifica o svillaneggia la Lega Nord, solo per citare una possibile entità politica in linea con la Russia sull’Europa comune. Questo è un tema che va molto oltre una ricerca approfondita, ma i miei punti sono accentuati menzionando il ruolo italiano nelle strategie da Cairo a Kiev e oltre. Faccio notare che The Economist è di proprietà della famiglia Rothschild, così come la famiglia Agnelli? Forse acerrimi nemici svolgono un ruolo tradizionale in tutto ciò? So che ho dato spunti di riflessione approfonditi, o almeno spero.

AMH_2284Phil Butler è investigatore politico e analista, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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