Siria: Erdogan salta a bordo

MK Bhadrakumar Indian Punchline 25 settembre 2015

12047064Il presidente siriano Bashar al-Assad è apparso nella moschea al-Adil a Damasco per guidare la preghiera dell’Aid. Le preghiere dell’Aid al-Adha di quest’anno hanno particolare significato spirituale per Assad. La situazione muta decisamente a suo favore nella guerra civile in Siria. Un importante vicino di Assad, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan era uscito dalla Moschea di Solimano, la più grande ottomana di Istanbul (costruita dal sultano Solimano il Magnifico nel 1558), dopo la preghiera dell’Aid al-Fitr, dicendo, “E’ possibile che questo processo (di transizione in Siria) vada senza Assad e che il processo di transizione possa continuare con Assad. Tuttavia, nessuno vede un futuro di Assad in Siria. E’ impossibile per loro (i siriani) accettare un dittatore che ha causato la morte di 350000 persone”. Le osservazioni polemiche, tipicamente ‘erdoganesche’, quasi riuscivano a far passare ciò che può essere visto solo come drammatico ammorbidimento della posizione turca sulla transizione siriana. Significativamente, Erdogan era arrivato Istanbul il 25 settembre pomeriggio direttamente da Mosca, dopo un incontro al Cremlino con il Presidente Vladimir Putin. Il Cremlino non ha dato alcun indizio sui pensieri che turbinavano nella mente profondamente turbata di Erdogan sulla Siria, o se Putin ne abbia suscitato i processi mentali. Tuttavia, è ovvio che Erdogan si sia deciso a parlare con Putin ritenendo che la Turchia si muova in sincronia con lo spirito dei tempi. In effetti, lo stesso Putin potrebbe essere andato ben oltre tutto ciò che ha detto finora su Assad, durante l’intervista con CBS News, dove ha detto che non c’è altra soluzione alla crisi siriana che rafforzare le strutture del governo a Damasco e fornirgli assistenza nella lotta al terrorismo. Secondo Putin, “E’ mia profonda convinzione che qualsiasi azione in senso contrario, per distruggere il governo legittimo, creerà una situazione cui si assiste ora in altri Paesi della regione o altre regioni, ad esempio in Libia, dove vengono disintegrate le istituzioni statali. Vediamo una situazione simile in Iraq, e non vi è altra soluzione alla crisi siriana che il rafforzamento delle strutture di governo, aiutandole nella lotta al terrorismo”. Putin ha aggiunto che vi è la necessità di sollecitare il governo siriano ad “impegnarsi a un dialogo positivo con l’opposizione razionale e guidare la riforma… è solo il popolo siriano che ha diritto di decidere chi deve governare il suo Paese e come”. In sintesi, Erodgan ha capito che la Russia insisterà sulla transizione in Siria comprendente Assad (previsto nell’ambito dell’accordo di Ginevra). Putin gli avrebbe chiarito che la Russia ha pochissime opzioni se non mantenere la leadership della Siria, data la tempesta che danneggerebbe gli interessi vitali della sicurezza della Russia. Solo il giorno prima, un gruppo di 1500 combattenti ceceni, uzbeki e tagiki in Siria aveva giurato fedeltà ad al- Nusra, gruppo di al-Qaida in Siria che ha il sostegno segreto di Israele e Arabia Saudita. (Questo probabilmente spiega la freddezza di Putin quando ha incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Mosca).
In secondo luogo, i colloqui a Mosca avrebbero lasciato Erdogan nel dubbio se Putin intenda proseguire l’intervento militare russo in Siria, con o senza alleati. Bloomberg ha riferito, citando due fonti russe, che “naturalmente la Russia avrebbe preferito un’azione, però, in cui USA ed alleati accettavano di coordinare la campagna” in Siria, ma Putin “si prepara a lanciare attacchi aerei unilaterali contro lo Stato islamico in Siria se gli Stati Uniti rifiutano la proposta di unire le forze“. Naturalmente Erdogan sa che Putin dovrà incontrare il presidente Barack Obama a New York. In terzo luogo, soprattutto, Erdogan è scaltro e già intuiva che la terra sotto i suoi piedi trema. La scorsa settimana, con una serie di dichiarazioni, gli Stati Uniti hanno espresso la volontà di discutere la transizione siriana senza chiedere che Assad si dimetta immediatamente. Le maggiori potenze europee, Germania, Francia e Gran Bretagna, hanno espresso opinioni simili. Da Paese della NATO, la Turchia non può permettersi di non seguire. (Vedasi L’Europa segue Stati Uniti e Russia sul discorso sulla Siria). Allo stesso modo, Erdogan è un politico di talento che vede lo stato d’animo in Turchia volgersi con veemenza contro l’intrusione continua del Paese nel conflitto siriano. Il Paese ospita 2 milioni di rifugiati ed è esausto. Nel frattempo, la ferita curda s’è riaperta, i curdi siriani sostengono i separatisti del PKK in Turchia, e il Paese barcolla pericolosamente verso la guerra civile, avendo anche pochi amici nella regione. Da qui la Turchia si dirige verso un’elezione parlamentare di cruciale importanza ai primi di novembre. Basti dire del rapido abbandono di Erdogan del ‘cambio di regime’ in Siria, che se si cristallizza sul terreno nei prossimi giorni e settimane (c’è un’elevata probabilità) sarebbe il punto di svolta del conflitto. L’agenda del cambio di regime sarà priva di senso se la Turchia dovesse voltargli le spalle. L’attenzione ora punterà sui compari della Turchia nel caso siriano, Arabia Saudita, Qatar e Giordania. Ci sono strani giri in corso anche lì. E’ estremamente importante che alcuno di questi tre Paesi gridacchi, secondo lo stile arabo, condannando la presenza della Russia in Siria. Probabilmente, guardano piuttosto imbarazzati, lontani e persi nella mente. Dei tre moschettieri, le mosse dell’Arabia Saudita sulla Siria saranno le più decisive. Senza dubbio, la ressa vicino Mecca che ha causato la morte di centinaia di pellegrini musulmani è una grande sconfitta politica di Riyadh e del prestigio del custode delle Due Sacre Moschee (Servo dei Due Nobili Santuari, Protettore delle Due Città Sante). Il morale saudita dev’essere al minimo. Teheran ha reagito furiosamente, 122 pellegrini iraniani sono morti, e ha chiesto che “l’Arabia Saudita ne sia responsabile verso Repubblica islamica (Iran) e gli altri Paesi“, sostenendo che la tragedia avveniva dopo che le forze di sicurezza saudite avevano cinicamente bloccato due strade. Tenendo conto della sovraestensione nello Yemen, è difficile che l’Arabia Saudita si scateni con entusiasmo ad affrontare russi, iraniani ed Hezbollah nei campi di sterminio in Siria. Tutto sommato, il processo di pace sta nascendo a New York ed Erdogan si agita per seguirne la traccia diplomatica. (Da non perdere l’eccellente analisi su FT delle mosse russe, La presenza in Siria, Putin da paria ad attore di Potere).

al-Assad_2314516bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...