La svolta globale di Putin

Oriental Review, 1 ottobre 2015putin3Contrariamente alle aspettative di molti esperti che prevedevano una “seconda Monaco” di Vladimir Putin a New York, il presidente russo non ha fatto proclami grandiosi nel suo indirizzo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In realtà, è esteriormente molto più mite di quanto si possa immaginare. In confronto, l’emotivo discorso di Obama, pieno di pretese altisonanti ma non comprovate, sembrava triste e perfino anche comico. Ad esempio, c’era un passaggio sulla cacciata di Assad, ma poi il giorno dopo la posizione degli Stati Uniti si capovolgeva… Dopo i discorsi, Putin e Obama hanno conversato per quasi due ore, dopo di che il presidente degli Stati Uniti non poteva neanche permettersi di parlare con i giornalisti. Il presidente russo ha condotto un’esaustiva conferenza stampa per conto proprio. Qual è il risultato degli ultimi tre giorni di settembre che, secondo molti osservatori, seppelliscono l’idea del mondo unipolare?
Prima di tutto, gli Stati Uniti compivano profondi cambiamenti nell’atteggiamento verso il regime di Poroshenko in Ucraina, assemblando un gruppo di “politici” di riserva e revocando il via libera all’azione militare. L’attuale premier Jatsenjuk probabilmente sarà sostituito da Sergej Ljovochkin, ex-capo dell’amministrazione e membro del “Blocco Opposizione” dell’ex-presidente Janukovich. Considerata la pacificazione di Kiev e del sud-est in conformità con i termini del Cremlino, il ritiro degli Stati Uniti dall’Ucraina, e il ritiro occultato dell’Ucraina dall’agenda mondiale, la scommessa degli Stati Uniti sul “Blocco Opposizione” ha perfettamente senso. Il giorno dopo, a Minsk, Aleksandr Zakharchenko e Leonid Kuchma confermavano che le armi di calibro inferiore a 100mm venivano ritirate a 15 km dalla linea del fronte, che significa in realtà la fine delle ostilità. Nei precedenti sette mesi nessuno poté raggiungere un accordo su questo punto. Allo stesso tempo, Kiev ammette di avere commesso crimini di guerra nel Donbas: vari articoli su questo argomento sono apparsi in un solo giorno sui media ucraini, dall’ammissione che Oles Buzina è stato ucciso da un commando di forze speciali del ministero degli Interni, al riconoscimento dei crimini commessi dai battaglioni “territoriali”. Ovviamente non sarebbe successo senza un ordine dell’ambasciata degli USA. A ciò vanno aggiunte le dimissioni di Evelyn Farkas, alta funzionaria del Pentagono per la supervisione delle relazioni militari con la Russia e l’Ucraina. Farkas aveva tale posizione da cinque anni. Ufficialmente lascerà a fine ottobre. Va notato che tale funzionaria aveva insistito su misure di ritorsione contro la politica della Russia in Ucraina e aveva anche facilitato gli aiuti finanziari a Kiev. E tutto questo è avvenuto il giorno dopo il discorso di Vladimir Putin a New York e il suo incontro con Obama. Ciò significa che tali eventi sono il risultato di un accordo. E infatti, ne sono solo i primi frutti. Chiaramente ci sarà altro. Ma la tendenza è chiara, gli Stati Uniti riconoscono la legittimità delle richieste russe sull’Ucraina nella sfera d’interesse della Russia.
In secondo luogo, la situazione in Siria è cambiata radicalmente nel corso di una giornata. Gli Stati Uniti non insistono più sulle dimissioni di Assad. Gli Stati Uniti non si oppongono al coinvolgimento militare russo nelle operazioni contro il SIIL e sono pronti ad avviare negoziati immediati con la Russia sulla formazione di un fronte unito contro i terroristi. La forza aerea della Russia ha lanciato attacchi contro le roccaforti del SIIL dopo che Assad ha chiesto a Mosca aiuto militare, e il Consiglio della Federazione ha approvato l’uso della forza aerea russa contro i terroristi in Siria. Sarebbe stato impensabile solo la mattina del 28 settembre, ma un giorno e mezzo dopo era realtà, prova del cambiamento drammatico nel quadro geopolitico globale. La rivista Time aveva scritto di ciò solo il giorno prima. “Se Putin avrà Obama consenziente alla sua proposta, segnerà uno dei più grandi trionfi diplomatici dei suoi 15 anni di potere”. Ciò significa che la vittoria della Russia è ufficiale. L’unica domanda è, vittoria su chi?
Ciò che voglio dire è, vorrei sottolineare che non si tratta di una vittoria su Obama, come molti esperti semplicisticamente cercano di presentare, ma su un potente gruppo sovranazionale che utilizza gli Stati Uniti come ariete per precipitare il mondo nel nuovo Medioevo. E la reazione di tale gruppo all’accordo tra Putin e Obama è seguita rapidamente. Di punto in bianco Hillary Clinton s’è lanciata in una filippica contro Obama. Ma non l’attaccava sugli accordi con la Russia su Siria e Ucraina, come ci si potrebbe aspettare, ma su una questione puramente interna, ObamaCare. Lasciando da parte per il momento il contenuto del discorso, già citato, cerchiamo di rispondere alla domanda principale, perché Putin si è rivolto alla “comunità internazionale”? Non poteva solo pubblicare un articolo su qualsiasi organo della stampa internazionale? La risposta è molto semplice, per la stessa ragione per cui aiutò uno stormo di giovani gru siberiane ad arrivare dove dovevano. Il contenuto del discorso a New York di Putin si distacca dalla componente psicologica del messaggio ai leader della comunità mondiale e ai decisori globali occidentali. Il tempo ne rivelerà il significato. Ma guardando come si evolveva il quadro globale tra il 29 e il 30 settembre, possiamo vedere che Putin ha realmente raggiunto i destinatari delle sue dichiarazioni. Ed è stato più che solo sentito, accordi specifici sono stati ormai raggiunti con Mosca sui primi passi per uscire dal pantano in cui le élite occulte hanno portato il mondo.hi-obama-putinTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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