Obama e Putin cooperano contro il jihadismo globale

Alfredo Jalife-Rahme, Rete Voltaire, Messico (Messico), 1 ottobre 2015

Il professor Alfredo Jalife-Rahme, uno dei maggiori geopolitici attuali e docente in molte accademie militari e diplomatiche, occidentali nonché russe e cinesi, dedica la sua rubrica sul principale quotidiano dell’America Latina alla nuova situazione in Siria. Osserva che la maggior parte dei giornalisti sbaglia a proposito della guerra, così come sull’entrata in scena di Russia e CSTO. Ha reso omaggio al nostro lavoro pionieristico.1279145La seconda metà di settembre ha visto finire la minaccia della Terza Guerra Mondiale, grazie alle visite di Papa Francesco, del Mandarino Xi Jinping e del Presidente Vladimir Putin negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite, per non parlare del viaggio significativo del primo ministro indiano Narendra Modi. Hanno fatto la scelta di una sana trattativa, per il loro complesso contenzioso. Thierry Meyssan, presidente di Réseau Voltaire e solo giornalista straniero presente a Damasco dal 2011, è stato il primo al mondo ad annunciare, il 24 agosto, che l’esercito russo si stava impegnando in Siria, ripresa sette giorni dopo dal sito israeliano YNet [1], ma senza riconoscere il merito del giornalista francese. Ho incontrato Thierry Meyssan dieci giorni dopo presso l’Hotel Sheraton di Damasco. Secondo lui, “la Russia che ha negoziato un’alleanza regionale contro l’Emirato islamico coinvolgendo Arabia Saudita, Siria e Turchia, ha dovuto cambiare strategia dopo la svolta turca” [2]. A quel tempo, non prestai l’attenzione necessaria alla sua diatriba con il controverso generale in pensione John Allen, licenziato da Obama a causa della lotta al jihadismo islamico che de facto aveva incoraggiato sottobanco [3]. Obama ha epurato diverse decine di vecchi miltairi [4]. Che cosa succede allora? L’ipotesi di Thierry Meyssan è che la cabala dalla linea dura del dipartimento di Stato e del Pentagono, vale a dire i generali David Petraeus e John Allen, associati all’aggressivo senatore John McCain e al pervertito “diplomatico” israelo-statunitense Jeffrey Feltman, miravano a sabotare l’accordo di pace tra Stati Uniti ed Iran [5], che ha sconvolto la geopolitica lungo la linea di faglia principale dell’Asia Minore, attraverso la Siria. Almeno per ora, la terza guerra mondiale nucleare non ci sarà [6].
Secondo Thierry Meyssan, il nuovo leader del Pentagono Ashton Carter [7] torna ai giochi geopolitici in stile Kissinger, relegando nell’oblio il confronto con Russia e Cina, nello stile Brzezinski, con le montature hollywoodiane delle pseudo “rivoluzioni democratiche” e contigui anarchici “cambi di regime”. L’articolo di Thierry Meyssan era profetico riferendo del coordinamento esclusivo tra Mosca e Washinton, che hanno deciso di rimuovere tutti i missili Patriot schierati in Turchia, annullando la “no fly zone” della NATO ai confini tra Turchia e Siria, ed anticipando il vertice dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva Organization (CSTO), avutosi pochi giorni dopo a Dushanbe, capitale del Tagikistan, com’è accaduto con puntualità; e commenta che “Contrariamente alla credenza popolare, il dispiegamento militare è volto meno a difendere l’Iraq e la Repubblica araba siriana che gli Stati membri della CSTO” [8]. Un’informazione selezionata… Il giornalista francese dalle rispettabili origini ebraiche (qualunque cosa significhi questo termine), sefardita e feroce antisionista, traccia anche i limiti della cooperazione tra Cremlino e Casa Bianca, mentre la Russia vuole farla finita con i jihadisti prima che si volgano contro di essa, “come avvenne in Afghanistan, Bosnia-Erzegovina, Cecenia e Kosovo“. Ritiene che in questo momento elementi dell’Emirato islamico siano arrivati nella regione di Kherson, in Ucraina, dove c’è già un auto-proclamato “governo in esilio della Crimea” [9]. Vi è quindi il grave rischio di contaminazione e collegamento jihadista con i neonazisti in Ucraina. Thierry Meyssan non crede alla celestiale cooperazione tra Obama e Putin. “E’ ovvio che, per gli Stati Uniti, il ritiro dei Patriot sia una trappola. Washington sarebbe felice che la Russia decimi i jihadisti, ma non sarebbe infelice se non s’impantanasse in Siria. Perciò l’orso russo avanza con cautela“.
Dopo il vertice tra Obama e Putin all’ONU, Meyssan invoca il sostegno alla nuova coalizione del Presidente Putin: “Con il supporto dei Fratelli musulmani, abbiamo aperto le porte dell’inferno. Aiutiamo siriani e iracheni a chiuderla. Aderiamo all’appello del Presidente Putin“[10]. Secondo Thierry Meyssan, “Il conflitto che addolora la Siria non è una guerra civile tra comunità, ma una guerra tra due progetti di società“. Ha ricordato che il generale “David Petraeus, contro il parere della Casa Bianca, sostenne la “primavera araba “. (Ma) nel 2012, la Casa Bianca, esasperata, chiese l’abdicazione dell’emiro del Qatar e si sbarazzava di David Petraeus“. Aggiunge che “Dato il diluvio ininterrotto di jihadisti provenienti da tutto il mondo, anche dai nostri Paesi occidentali (indipendentemente dai confini occidentali che s’immaginano), i siriani hanno scelto di salvare il popolo prima di difendere la terra“. Finora, “4000000 (di siriani) hanno cercato rifugio nei Paesi vicini, mentre 8000000 si sono potuti proteggere raggiungendo i territori amministrati dalla Repubblica. Dei 19 milioni rimasti in Siria, quasi 500000 sono sotto l’influenza dei jihadisti su una vasta area“. Questo è esattamente l’origine del tragico esodo in Europa. Afferma che 30000 jihadisti stranieri sono arrivati in Iraq e in Siria e se ne andranno presto a destabilizzare la Russia nel Caucaso e in Cina nella provincia musulmana dello Xinjiang. Thierry Meyssan ritiene che “siamo accecati dalla propaganda di guerra dei nostri alleati (sic), come ad esempio l'”OSDH”, uno spaccio londinese dei Fratelli musulmani, o del “Consiglio nazionale”, un’assemblea nominata e dominata dai Fratelli“. Ahimè!
Il primo ministro israeliano Bibi Netanyahu comprendendo la nuova situazione in Siria, si precipitava a Mosca per un incontro con lo zar Vlady Putin [11]. Anche il Financial Times, portavoce guerrafondaio del neoliberismo finanziarista globale ritiene che, nonostante lo scambio di accuse all’ONU, i presidenti Obama e Putin hanno deciso di collaborare, per quanto possibile, nel por fine alla guerra in Siria [12] e, infine, arginare la pandemia jihadista nel Medio Oriente, che destabilizza l’Europa. Vedremo come reagiranno le quattro principali potenze islamiche di fronte alla nuova situazione: Iran, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto. Per ora una portaerei cinese è di stanza nel Mediterraneo, nel porto siriano di Tartus, a sostenere Iran e Russia, secondo Debka, un sito legato al Mossad.560a606dc3618810618b458eNote
[1] “Russian jets in Syrian skies”, Alex Fishman, YNet, 31 agosto 2015. Informazione confirmatya da Israel Shamir, sulla base di fonti del gabinetto del Presidente Putin: “Russia and Syria: The Die Is Cast”, Israel Shamir, 3 settembre 2015.
[2] “L’armée russe commence à s’engager en Syrie“, par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 24 agosto 2015.
[3] “Obama’s Islamic State War Czar Stepping Down”, Josh Rogin & Eli Lake, Bloomberg, 22 settembre 2015.
[4] “Why Are Dozens Of High Ranking Officers Being Purged From The U.S. Military?”, Michael Snyder, End of the American Dream, 16 gennaio 2014.
[5] “La tentative Allen-Erdo?an de sabotage de l’accord de paix USA-Iran“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 31 luglio 2015.
[6] “La 3ème Guerre mondiale n’aura pas lieu“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 28 settembre 2015.
[7] “Ashton Carter nomme le nouveau stratège du Pentagone“, Réseau Voltaire, 17 maggio 2015.
[8] “L’OTSC arrive en Irak et en Syrie“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 21 settembre 2015.
[9] “L’Ukraine et la Turquie créent une Brigade internationale islamique contre la Russie“, par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 12 agosto 2015.
[10] “Unissons-nous contre le projet d’Al-Qaïda et de Daesh“, Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 30 settembre 2015.
[11] “Putin’s Speech Shows UN Who’s in Charge”, Anshel Pfeffer, Haaretz, 29 settembre 2015.
[12] “US and Russia cast some light on Syria”, Geoff Dyer, Financial Times, 29 settembre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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