Fronte Unito di Russia e Siria contro il terrorismo

Pjotr Iskenderov Strategic Culture Foundation 09/10/201516prexy-1-master675L’operazione militare avviata dalla Russia in Siria ha evocato la reazione nervosa degli Stati Uniti. Il Pentagono definiva le azioni di Mosca “aggressive”, come se gli attacchi aerei degli USA contro la Siria fossero pacifici per definizione. Le azioni della Russia in Siria sono conformi a tutte le procedure standard rispondenti al diritto internazionale. Il presidente russo Vladimir Putin ha informato le comunità internazionale dell’intenzione della Russia di partecipare attivamente alle operazioni antiterrorismo nel territorio della Repubblica araba siriana, durante il suo discorso alla sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Poi il Consiglio della Federazione, la camera alta del parlamento russo, ha approvato all’unanimità la richiesta del presidente di usare le forze armate all’estero. Infine, la Russia aveva preavvisato gli Stati Uniti sui suoi piani. Dopo tutto questo, perché Washington reagisce così istericamente al fatto che l’Aeronautica russa comincia a colpire i terroristi? La risposta è semplice: la Russia rafforza la posizione di Bashar Assad. Washington ritiene che le misure adottate per sostenere Assad e, ancora più, aumentare la cooperazione militare tra Mosca e Damasco in coordinamento con Teheran, rappresentino una minaccia molto più grande dello Stato islamico. Le attività coordinate di Mosca, Teheran e Damasco in Siria ostacolano gli Stati Uniti che prevedevano di cambiare drasticamente i confini del Grande Medio Oriente. I terroristi dello Stato islamico hanno un ruolo importante da svolgere nella realizzazione di tale scenario. Washington voleva un cambio di regime in Siria con Assad che lasciava l’incarico tre-quattro anni fa. Ora il sostegno militare al governo legittimo della Siria può cambiare lo svolgersi degli eventi in Siria, così come aumentare il peso della Russia in Medio Oriente, la regione che gli Stati Uniti vedono sempre come loro ranch o poligono.
In sintesi, queste sono le principali conseguenze delle azioni congiunte intraprese da Russia e Siria:
In primo luogo, la Russia prende misure pratiche per espandere il suo ruolo nella lotta al terrorismo internazionale, minaccia diretta agli interessi russi ed influenza sempre più destabilizzante sull’Europa. Le centinaia di migliaia di richiedenti asilo che inondano i Paesi europei sono una diretta conseguenza della connivenza dell’occidente con le attività terroristiche in Siria.
In secondo luogo, la Russia fornisce supporto militare e politico ai governi legittimi in Medio Oriente, in contrasto con gli sforzi degli Stati Uniti nel diffondere il virus delle varie “rivoluzioni colorate”. L’occidente è ricorso alle interferenze internazionali in molte regioni del mondo (la regione serba del Kosovo, Afghanistan, Iraq e Libia) negli ultimi dieci anni e mezzo. Come mostra l’esperienza, ogni volta ha rafforzato le posizioni dei gruppi terroristici ed estremisti.
In terzo luogo, la Russia non ha mai lasciato completamente il Medio Oriente nell’ultimo quarto di secolo, anche se l’ha ritenuta una regione d’importanza secondaria per molto di tempo. Ora rafforza la propria posizione nella regione.
In quarto luogo, la Russia compie un passo importante sulla via della formazione di una nuova struttura di sicurezza internazionale basata sull’ampia coalizione di Stati che sostengono l’idea del mondo multipolare e che operano fuori dal controllo diretto degli Stati Uniti. Per molti aspetti costituirà un’alternativa a ciò che viene imposto da Washington ed alleati. La coalizione s’impegna a un nuovo ordine internazionale che presuppone interazione, compromessi e assenza del “doppiopesismo”, anche nella cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo.
88706259_SiriyaLe accuse occidentali contro la Russia di “azioni aggressive” in Siria vengono lanciate per distogliere l’attenzione dal fallimento della propria strategia in Medio Oriente. Come la rivista statunitense Newsweek sottolinea giustamente, non importa ciò che fa Mosca, “… i problemi legati al maggiore intervento degli Stati Uniti in Siria rimangono gli stessi di sempre. Ci sono pochi gruppi ribelli in Siria che potrebbero essere considerati “moderati” o accettabili ai politici statunitensi, mentre quelli esistenti non sono volti a combattere il SIIL, ma a rovesciare il regime di Assad. E anche se alcuni obiettivi della Russia sono chiaramente le forze antiregime moderate, ha preso di mira anche il Fronte Nusra e altri gruppi estremisti. Non vi è alcun dubbio sulle motivazioni della Russia, che si concentrano sull’eliminazione delle minacce al regime di Assad, non a combattere gli estremisti. Ma intensificare il sostegno a tali gruppi estremisti, semplicemente perché la Russia li ha presi di mira, sarebbe una follia; il nemico del mio nemico non è sempre mio amico”. Lo stesso si può dire della situazione in Iraq, altro Paese scelto da Washington come poligono. Il primo ministro iracheno Haydar al-Abadi ha detto che non ha obiezioni sugli aerei russi che colpiscono le posizioni dello Stato islamico sul territorio del suo Stato. Secondo al-Abadi, ha inviato la corrispondente richiesta a Mosca perché utile agli interessi dell’Iraq fare appello a chiunque abbia l’obiettivo di contrastare lo Stato Islamico. Nella precedente intervista a France 24, il leader iracheno ha detto che sarebbe favorevole agli attacchi aerei russi sulle posizioni dello “Stato islamico” in Iraq. Il Ministero degli Esteri russo ha risposto che non esclude la possibilità di attacchi aerei nel Paese nel caso riceva una richiesta dal governo iracheno. Alla domanda sul rischio di attacchi aerei, Ilija Rogachev, direttore del Dipartimento del Ministero per le nuove sfide e minacce, ha detto ai giornalisti, “Se avremo la corrispondente richiesta dal governo iracheno o una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la cui adozione incontra la volontà del governo iracheno… avremo motivi sufficienti, e quindi l’opportunità politica e militare sarà valutata”. La Russia prenderebbe in considerazione la possibilità di estendere gli attacchi aerei sull’Iraq solo se riceve una richiesta ufficiale, ha detto il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. L’intensa espansione dei contatti militari e politici tra Mosca e Baghdad potrebbe rappresentare un’altra sfida drammatica per gli Stati Uniti. Secondo Deutsche Welle, “un nuovo presidente degli Stato Uniti, non importa chi, non potrà ignorare la leadership russa. Lui (o lei) dovrà fare i conti con essa solo perché la Russia ha un punto d’appoggio in Medio Oriente. Putin riempie il vuoto lasciato dall’amministrazione Obama nella regione, senza problemi. Chi avrebbe mai pensato che il governo iracheno sostenuto dagli USA con il suo esercito sarebbe diventato un alleato della Russia?
Tali fattori spiegano la reazione nervosa di Washington all’operazione militare russa volta a dare stabilità e sicurezza alla regione, le cose di cui al presidente Obama piace così tanto parlare.
La riunione urgente della NATO a Bruxelles è stato un altro buon esempio dei “due pesi e due misure” praticato dalla leadership dell’organizzazione. Invece di studiare i modi d’interagire con la Russia nella campagna aerea contro i terroristi in Siria, la NATO ha deciso di prendere una posizione dura contro Mosca sostenendo di essere quasi pienamente responsabile dell’instabilità della regione. Questo è il risultato della politica attuata da Washington preoccupata dalla crescente influenza della Russia nel strategicamente importante Medio Oriente, e del gioco in proprio che Ankara non perde tempo a giocare. Un aereo russo ha violato lo spazio aereo turco per errore e la Turchia pone l’incidente in cima all’ordine del giorno della sessione della NATO. Nella dichiarazione finale i partecipanti hanno preso atto “dell’estremo pericolo di tale comportamento irresponsabile”. “Le azioni militari russe hanno raggiunto un livello pericoloso con le recenti violazioni dello spazio aereo turco, il 3 e il 4 ottobre da parte di aerei Su-30 e Su-24 dell’Aeronautica russa nella regione di Hatay”, dice la dichiarazione. In realtà il testo riecheggia la versione turca di quanto accaduto, ignorando completamente l’essenza degli eventi in Siria. L’intenzione della Turchia è più che evidente. Il suo obiettivo principale è rovesciare con la forza il presidente siriano Bashar Assad e garantirsi che l’ulteriore sviluppo degli eventi incontri i propri interessi. Ankara sa bene che gli attacchi aerei lanciati dalla Russia complicano tale missione rinviandone l’attuazione per un periodo indefinito. In sostanza, l’alleanza USA-UK-Turchia si forma per contrastare non solo la Russia, ma anche le principali potenze europee, Germania e Francia, per non parlare dell’Europa centrale e orientale. L’establishment politico turco interpreta tale tendenza nel modo seguente: un funzionario degli USA ha detto che non crede che l’incidente sia stato accidentale, accusando la Russia. L’ambasciatore inglese in Turchia Richard Moore ha twittato: “Le incursioni della Russia nello spazio aereo turco sono avventate e preoccupanti. Il Regno Unito e gli altri alleati della NATO sono a fianco della Turchia”. In effetti, Obama ha dato un segnale a reagire così. Inoltre, la Turchia in qualsiasi modo fa sentire la propria voce nella NATO e in contrasto all’Unione Europea, l’organizzazione con cui ha praticamente congelato i rapporti. Secondo le informazioni disponibili, il tacito incoraggiamento del flusso di richiedenti asilo verso l’Europa è visto da Ankara quale leva per influenzare l’Unione europea e farla aderire agli interessi della Turchia. L’obiettivo principale della politica nella NATO è concentrare l’alleanza sulla situazione al confine turco-siriano. Incitando l’isteria antirussa, Ankara cerca di posizionarsi da alleato chiave della NATO nella regione. Utilizza frasi tipiche da solidarietà euro-atlantica per coprire propri piani ed intenzioni reali. In Azerbaigian, Paese amico della Turchia, ne parlano più chiaramente. “La Turchia ritiene che le azioni militari della Russia rafforzeranno Assad. Questo è ciò che la Russia cerca. Dal punto di vista di Ankara, Assad sarà più forte con il totale fallimento della politica turca sulla Siria”, scrive l’agenzia azera Trend.
Più spesso i politici europei hanno giudizi fondati. Ad esempio, il Ministro della Difesa ceco Martin Stropnický ha detto che gli attacchi aerei russi contro i terroristi di Stato islamico potrebbero stabilizzare la Siria. Il funzionario ritiene che sia ragionevole accogliere tutto ciò che può calmare la situazione. Ha indicato come esempio la grave crisi dei rifugiati europea, conseguenza diretta del conflitto in Siria. I membri conservatori del comitato scelto sulla Difesa del Parlamento del Regno Unito sostengono la decisione della Russia di utilizzare la propria Aeronautica per colpire i terroristi in Siria. In particolare, Bob Stewart ha invitato l’occidente ad appoggiare il governo di Bashar Assad affermando che “per sconfiggere il grande Satana potrebbe essere necessario allearsi con il piccolo diavolo”. James Gray, collega al comitato scelto sulla Difesa, ha detto, “Non si può combattere Assad ed allo stesso tempo lo SI”. Julian Lewis, presidente del comitato scelto sulla Difesa, ha riassunto i risultati del dibattito dicendo che a differenza dell’occidente, la Russia ha una strategia coerente sulla Siria. Oggi la strategia costante della Russia in Siria, che si applica a tutto il Medio Oriente, non solo alla Siria, viene intensamente applicata, suscitando il panico totale in occidente. La strategia è ciò che Stati Uniti ed alleati non hanno. Le loro azioni sono per metà motivate dall’interesse a destabilizzare la situazione e creare terreno fertile per il terrorismo, divenuto la principale minaccia per il mondo e l’Europa in particolare. La Turchia gioca il suo gioco che non è per nulla costruttivo e multilaterale. Le classi dirigenti europee sono estremamente riluttanti ad ammettere che gli esperimenti geopolitici occidentali in Nord Africa e Medio Oriente sono direttamente legati ai flussi di centinaia di migliaia di rifugiati, mentre il terrorismo allevato dall’occidente infuria in Siria e in Iraq. Certamente lo capiranno col tempo solo se le élite nazionali che non saranno estromesse da forze politiche più sagaci che danno priorità agli interessi nazionali.imageLa ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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