Erwan Castel: I risultati dei primi otto mesi trascorsi nel Donbas

“Servire” o “servirsi”, non è il problema!
Erwan Castel, Alawata12112319Ieri mattina, un ufficiale dello Stato Maggiore ci ha portato i nostri passaporti militari ufficiali della RPD, e ammetto che abbiamo ricevuto questi piccoli libretti militari come bambini che aprono i regali di Natale… Infatti questi piccoli passaporti militari da 10x8cm, al di fuori dei vantaggi amministrativi e di movimento che rappresentano, sono soprattutto un riconoscimento del nostro impegno sul fronte del Donbas. Se questi documenti si facevano attendere, è perché un’indagine si era svolta per convalidarli, e ciò a seguito delle esperienze negative con i volontari francesi della prima unità continentale.

“Servirsi”? o…
Ciò non sembra una semplice formalità amministrativa, è in realtà il punto di arrivo di un lungo percorso a ostacoli, molti dei quali, ho amaramente notato, posti per lo più da persone provenienti dalla Francia. Tali narcisisti ambiziosi che preferivano gli onori all’Onore, immaginavano di trovare notorietà nel Donbas, impossibile da raggiungere a causa dei loro vari errori o frustrazioni. Oggi, alcuni di questi egocentrici, smascherate le intenzioni reali della loro presenza in questa guerra (o intorno), cercano di dilagare impegno e azioni che non riuscirono a compiere, coloro che non sono rimasti sul terreno… Gli intriganti si riconosceranno, e vorrebbero che mi abbassi al loro livello di meschinità degenerata nel difendermi dalle loro calunnie… Ma è tempo perso, perché non ho nulla da imparare da furfanti che cercano nella calunnia la vendetta per essere stati denunciati arrivando a sacrificare la lotta per la quale siamo giunti qui. (Ciò dimostra che la guerra era solo un pretesto per seguire propri interessi egoistici). Finché dura la guerra, lascio questi miserabili individualisti annegare nei loro fiele e amarezza e nel frattempo continuo, anche se lentamente, a fare progressi sulla strada tracciata un anno fa, il giorno in cui decisi di venire semplicemente a servire nelle file dell’esercito della Repubblica di Donetsk. Questo è ciò che ho fatto!
Ora consentitemi di discutere gli aspetti positivi, per fortuna molto più numerosi e importanti, delle pose risibili dei falliti insabbiatisi temporaneamente nel conflitto del Donbas.

“Servire”!
Un’avventura militare unica
Il nostro impegno qui è soprattutto un impegno militare con i difensori del Donbas, i miliziani improvvisati sono diventati soldati professionisti. È perciò che inizio da questa dimensione essenziale, permettendo, sotto la protezione delle armi da fuoco repubblicane, altre avventure umane e interiori fiorenti in questa terra del Donbas, fedele al suo passato ed esempio per il nostro futuro. Quando la ribellione fu improvvisata nel 2014, data la sproporzionata speciale operazione lanciata da Kiev, rivelandone la natura genocida, mancanza di organizzazione e mezzi ebbero la conseguenza vantaggiosa di aprire le porte del Donbas a tutti i militari e civili disposti ad aiutare la strenua resistenza di questo popolo coraggioso. La quota di volontari stranieri provenienti da Russia, Cecenia, Serbia e altri Paesi dell’Europa orientale è significativa, perché era una forza motivata e con esperienza, che spesso non solo risparmiò ai santuari di Donetsk e Lugansk la nuova occupazione fascista, ma confermava la vera e propria identità comunitaria dei popoli slavi superstite alla mutevole geopolitica degli Stati. Rapidamente, altri volontari si unirono ai ranghi della milizia, come spagnoli, tedeschi, francesi, brasiliani e anche statunitensi! Penso, senza esagerare, di poter indicare oltre trenta nazionalità che bloccano oggi, sul fronte, l’avanzata dei battaglioni di Kiev. (Solo nella nostra unità ne contiamo 9!)
Abbiamo confermato sul terreno, per otto mesi, ciò che sentivo seguendo le notizie in rete dalla Guyana:
– Il sacrificio disinteressato dei volontari giunti a combattere a loro spese, lasciando i familiari a casa senza la speranza della certezza di ritornare sani e salvi. Molti hanno accettato la sfida di venire in un Paese senza parlarne la lingua.
– Un coraggio senza precedenti in battaglia, al limite dell’incoscienza a volte, ma necessario per compensare la mancanza di mezzi materiali e capacità tattiche di un addestramento improvvisato.
– Una speciale fratellanza dei combattimenti, saldando questi combattenti provenienti da ogni dove contro un nemico comune. Questa fiamma illumina ancora il cuore dei miliziani divenuti soldati professionisti e che eleva ancora la capacità operativa forgiata dalla prova del fuoco…
Integrare questo esercito non è stato facile, perché dovemmo essere pazienti, farci forza e sottoporci alle inerziali procedure burocratiche post-sovietiche ancora vigenti (ma che in ultima analisi, avanza lentamente!) All’inizio di quest’anno, è stata la volta dei battaglioni della Guardia Repubblicana nella necessaria transizione da gruppi di autodifesa al Corpo di Difesa professionale in divenire… I volontari francesi sono stati poi dispersi nel 3°, 4 ° e 8° battaglione della Guardia e poi impegnati in diversi settori (Aeroporto, Marinka, Aleksandrovka, Debaltsevo ecc…) I battaglioni della Guardia Repubblicana ora sono l’anticamera del “Corpo Abarone”, un esercito in formazione e pieno di promesse, beneficiando di inquadramento professionale, attrezzature moderne e varie, e dell’efficienza basata su disciplina e addestramento quotidiano. Ci siamo riuniti e siamo stati incorporati ad agosto nel Corpo, poche settimane dopo abbiamo aderito alla compagnia ricognizione della 5.ta Brigata motorizzata, dove ora addestriamo la terza sezione, composta per lo più da volontari stranieri. E con piacere che ho trovato in questa unità un rigore militare e procedure professionali molto vicine a quelle della NATO…
Ora siamo già operativi e sul fronte, in missioni d’intelligence molto interessanti, per lo più infiltrazione nelle linee nemiche.

Un’avventura umana straordinaria
Il confronto armato è già un’intensa avventura umana, come ho appena detto, ma senza la presenza della popolazione, tale impegno non è altro che uno scontro inutile, al massimo il mercenario egocentrico che appare su molte pagine personali dei combattenti che parlano solo di se stessi con una successione di selfies narcisistici (purtroppo anche da noi, come dimostra la “produzione” e le interviste dei fuggiaschi dell’Unità continentale, per esempio). Un soldato, anche se può provare sensazioni esilaranti in combattimento, non deve dimenticare il motivo per cui, o più precisamente per chi, combatte, perché senza questa dimensione del servizio verso gli altri, può perdersi nella foga del momento. Questo lega segretamente la sua azione a un ideale superiore e gli dà coraggio e moderazione, qualità che lo differenziano dalla soldataglia affamata e ubriaca d’odio. Quando incontrai il popolo del Donbas, tolta l’immagine veicolata dalla propaganda, rimasi sorpreso dalla sua bellezza e nobiltà, mantenute con dignità sotto i bombardamenti… Infatti, la popolazione continua a vivere secondo i costumi ereditati dal passato e si sforza di mantenere attività normali e senza spavalderia a poche centinaia di metri dal fronte… E’ una popolazione coraggiosa dove i minatori e i contadini incarnano i due pilastri radicati sulla terra, di una società elevata alla memoria del grande vento della Storia che spazzò diverse volte, dall’Orda d’Oro di Genghis Khan alle orde blindate di Adolf Hitler…
Ciò che sorprende l’Europa occidentale sono queste azioni quotidiane praticamente scomparse in occidente, ma qui si osservano tutto il giorno intorno a noi: uomini che lasciano i loro posti alle donne e agli anziani sugli autobus affollati, dove il denaro passa senza paura di mano in mano fino all’autista, alle nonne che alimentano con tenerezza cani e gatti randagi tra innumerevoli giardini e parchi curati, il segno della croce alla vista delle chiese dalle cupole dorate scintillanti come fari nel mezzo della notte, ai mazzi di rose portati dagli uomini che escono dal lavoro, dalle rughe della fatica cancellate dal sorriso della gioia di vivere nonostante tutto… Questa popolazione è nobile nel senso della nobiltà naturale, forgiata nel cuore di tutti da storia e cultura trasmesse e memorizzate di generazione in generazione… Qui gli uomini sono virili e forti, le donne graziose ed eleganti e i bambini innocenti ed allegri. In questo Paese tradizionale ciascun resta sé stesso, senza inganno o artificio ipocrita imposti da una società schiavista del consumo e amorale. Descrivere l’ammirazione che ho per le donne e gli uomini del Donbas sarebbe troppo lungo, ma ringrazio con tutto il mio cuore la loro ospitalità e soprattutto l’esempio semplice ed eroico che s’è inciso con umiltà nel mio cuore. Sono venuto animato da una fede meta-politica e anti-mondialista, offrendo i miei servizi alla Repubblica di Donetsk. Se questa motivazione è intatta, nel frattempo il mio impegno s’è rafforzato di questo amore condiviso e portato dal popolo coraggioso di Novorossija.

Un’emozionante avventura personale
Discutere la dimensione personale di un’avventura come questo impegno nel Donbas, non è facile, soprattutto quando non è finito… ma sento questo impegno più come elemento fondamentale che mero passo di un già lungo viaggio. Giungere nel Donbas non era una cosa semplice, né viverci, perché non conoscendo la lingua russa, avendo difficoltà normali o dovute ad altri, correndo i rischi di guerra, dato il tempo trascorso, creano uno strano miscuglio di singolarità, tra attesa infinita e intensità continua… L’impegno nel Donbas è infatti più per me culmine e realizzazione mentale che un’esperienza iniziatrice (anche se emozionante), come nel caso dei volontari più giovani presenti intorno a me. Non ho nulla da dimostrare giungendo qui, ma continuo ad imparare ogni giorno cercando di conservare lo sguardo candido affrontando senza pregiudizi nuove esperienze…
Impegnato nell’esercito francese alla fine della “guerra fredda”, per più di 10 anni guardai ad est da ufficiale dell’intelligence… Quando la cortina di ferro e il mondo sovietico caddero, confesso di non aver capito immediatamente la realtà della strategia statunitense, lobotomizzato dalla propaganda della NATO. Nel 1999, il conflitto in Jugoslavia m’inquietò, soprattutto quando raccolsi in Guyana le testimonianze di alcuni miei ex-compagni che vi parteciparono… Il ventesimo secolo si concluse bene come era post-moderna delle nuove minacce. A poco a poco, il velo della propaganda statunitense fu strappato, e ogni nuovo conflitto tracciava i contorni geopolitici della strategia aggressiva degli Stati Uniti al servizio degli interessi militari-industriali definiti dalla plutocrazia internazionale… Accanto a tale escalation guerrafondaia che ogni anno incendiava un nuovo Paese, l’indifferenza dell’opinione pubblica, lobotomizzata dalla propaganda del Nuovo Ordine Mondiale, confermava che la schiavitù nel mondo moderno era una realtà, perfino oltre le visioni orwelliane… Da all’ora sono un osservatore più attento, ma questa volta osservando verso ovest, sulla nuova grande scacchiera che andava formandosi agli inizi del XXI secolo. Quando parallelamente alla guerra in Siria, la crisi ucraina degenerò in conflitto armato, decisi d’impegnarmi con i ribelli del Donbas che rifiutano l’egemonia degli Stati Uniti, senz’altra ambizione che meglio testimoniare la verità di questa prima battaglia europea della terza guerra mondiale…
Gli ultimi otto mesi passati sul campo hanno ancorato le mie convinzioni in modo appassionato, convintomi più che mai che il futuro dell’Europa appartiene ancora ai suoi popoli, a condizione che mantengano la libera consapevolezza della propria identità naturale. Dopo il Donbas, la lotta continuerà con o senza di me, perché qui un movimento di liberazione è nato nel 2014, indicando con l’esempio della resistenza di un popolo sovrano, il percorso di una vera e propria rivoluzione conservatrice che sbarazzi il giogo del pensiero unico. Il Donbas ha vinto la guerra lanciatagli contro nel 2014, ora dobbiamo affrontare una sfida più grande: svegliare le coscienze dal sonno…
Grazie alla lotta, qui sappiamo che è possibile… Nel frattempo dobbiamo completare la vittoria liberando i territori occupati da Kiev…
La lotta continua…IMG_20150924_165650Erwan Castel, volontario della Novorossija

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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