La Russia osserva diffidente l’Afghanistan

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 8 ottobre 20152300-Afghanistan-Kunduz-9-25-15Le visite precipitose a Mosca del presidente del Tagikistan Emomali Rahmon e del presidente del Kirghizistan Almazbek Atambaev e gli incontri con il Presidente russo Vladimir Putin, sottolineano che gli sviluppi nel nord dell’Afghanistan sono un campanello d’allarme nelle steppe dell’Asia centrale. Il Tagikistan è ‘in prima linea’ condividendo una frontiera di 1200 chilometri con l’Afghanistan, mentre il Kirghizistan è il centro delle forze della Collective Security Treaty Organization (CSTO) nell’Asia centrale. Il Cremlino cita Rahmon dire, “Mi piacerebbe riprendere (con Putin) ai problemi della sicurezza nella zona di responsabilità della CSTO, perché il confine tagiko-afgano attraversa quella zona. La situazione in Afghanistan peggiora ogni giorno. Le ostilità sono in corso su oltre il 60 per cento del confine. Questo è molto allarmante e pertanto vorrei occuparmi in particolare del compito di garantire la sicurezza nella regione“. Putin stesso ha detto, “la situazione nella regione non può non destare preoccupazione“. La cosa buona, dal punto di vista russo, è che il Kirghizistan, che ha appena tenuto le elezioni parlamentari annunciate come le più belle e trasparenti nella storia della regione, ha eletto i partiti pro-russi per il prossimo governo. Gli Stati Uniti sono stati sfrattati dalla base aerea di Manas in Kirghizistan, che ora passa ai militari russo con un contratto di affitto di 15 anni da inizio 2017. Basti dire che il Kirghizistan non è più al centro delle trame ordite dagli Stati Uniti per indebolire la presenza russa in Asia centrale. Ciò ha importanti implicazioni strategiche in un momento in cui la Russia non può permettersi distrazioni dal ‘grande gioco’ e ha bisogno di partner locali affidabili per contribuire a consolidare la risposta alla sfida della sicurezza proveniente dall’Afghanistan. Gli sviluppi nella città settentrionale afghana di Kunduz segnalano che la regione affronta una seria sfida alla sicurezza nel prossimo periodo. Il punto è che una grande fascia di territorio nel nord dell’Afghanistan, a cavallo dei confini tagiki, uzbeki e turkmeni, delle province di Faryab, Badghis e Jowzjan, nel nord-ovest, e di Baghlan, Kunduz, Takhar e Badkhshan nel nord-est, è instabile. C’è molta fluidità nella regione e la capacità delle forze governative afghane e dei gruppi miliziani affiliati ad invertire la tendenza e avere il sopravvento appare molto dubbia, al momento. Un recente articolo della BBC, infatti, paragona la situazione nel nord dell’Afghanistan alla regione del Waziristan, al confine tra Pakistan ed Afghanistan. In effetti, le somiglianze sono piuttosto impressionanti. Proprio come in Waziristan, i gruppi militanti dell’Asia centrale si collegano ai cartelli della droga e ai taliban. Numerosi combattenti dell’Asia centrale hanno giurato fedeltà allo Stato islamico. Chiaramente, sperano nel ritorno drammatico in Asia centrale dai santuari nel nord dell’Afghanistan. Senza dubbio, l’improvvisa apparizione del Primo Vicepresidente afgano Rashid Dostum in Russia può essere visto in tale contesto tempestoso. Dostum s’è recato a Mosca per una visita ufficiale, la scorsa settimana, e da lì s’è recato in Cecenia per incontrare l’uomo forte Ramzan Kadyrov a Groznij, il 5 ottobre. I rapporti indicano abbia avuto colloqui a Mosca con “alti funzionari della sicurezza russi, implorando armi pesanti ed elicotteri da combattimento” per le forze armate afghane. Il portavoce di Dostum, Sultan Faizy, ha detto: “La parte russa si è impegnata a sostenere e aiutare l’Afghanistan con aiuti dalle proprie forze aeree e militari. Ci mancano supporto aereo, armi, munizioni“.
4961F8D9-4CC4-4CE3-8F39-78B5939E841D_cx0_cy19_cw0_mw1024_s_n_r1Non sorprende che le discussioni di Dostum con Kadyrov si concentrassero sui piani dello Stato Islamico per fare dell’Afghanistan una testa di ponte. Dostum avrebbe detto: “Ramzan Kadyrov e io combattiamo il terrorismo internazionale. In questo campo possiamo creare una coalizione sostanziale. Possiamo imparare gli uni dagli altri. Non abbiamo progetti concreti di cooperazione ancora, ma questo non significa che non ci saranno in futuro“. In effetti, Mosca ha messo Dostum in contatto con Kadyrov, un duro e agguerrito veterano della guerra brutale contro i gruppi islamici radicali che operano nel Caucaso settentrionale. Naturalmente, Dostum originariamente studiò presso l’Accademia Militare di Mosca negli anni ’80 per combattere i mujahidin afghani. Ma negli anni successivi, mostrò la volontà di collaborare per altri Paesi come Uzbekistan, Pakistan, Turchia e Stati Uniti. Tuttavia, presumibilmente, i suoi legami con l’intelligence russa non furono mai completamente tagliati e nelle attuali circostanze, in particolare, l’attacco dei taliban alla sua base di potere a Jowzjan e un fallito tentativo di ucciderlo, creano congruenza tra i suoi interessi e quelli dei suoi ospiti russi. E’ difficile valutare se il presidente afgano Ashraf Ghani, consigliato da Washington e conforme ai relativi diktat, approvi la missione di Dostum a Mosca e Groznij. E’ inconcepibile che Washington veda di buon occhio l’alleanza di Dostum con Kadyrov. Ma poi, il caos nel governo di unità nazionale afgano con molteplici centri di potere indipendenti, non è neanche un grande segreto.
Una questione importante sono gli Stati Uniti che hanno mantenuto l’esercito afgano al guinzaglio, insistendo su un ruolo puramente di fanteria. L’esercito afgano è quasi interamente dipendente dalla copertura aerea degli Stati Uniti. Ciò che la Russia può fare è aumentare la capacità delle forze afghane, fornendo armi ed elicotteri. Ma poi, un ruolo del genere della Russia sicuramente infastidirà gli Stati Uniti (e la NATO). Gli afghani darebbero il benvenuto a questo ruolo russo, permettendogli di gestire le minacce alla sicurezza con maggiori risorse. Una delegazione del Parlamento afghano recatasi a Mosca il 6 ottobre, infatti, “ha pienamente supportato le azioni della Russia in Siria” e ha chiesto alla Russia di fornirgli una simile assistenza tecnica e militare. L’importante deputato russo Igor Morozov, che l’aveva incontrata in un secondo momento, ha detto: “Oggi (la delegazione afghana) ha chiesto aiuto e sostegno alla Russia per equipaggiamenti militari, munizioni, elicotteri, sottolineando che i terroristi non avrebbero vinto a Kunduz se l’esercito afghano avesse avuto gli elicotteri“. Ma poi, ironia della sorte, Mosca aveva un programma bilaterale con Kabul per addestrare i piloti afgani e dotare le forze armate afghane di elicotteri, pezzi di ricambio e munizioni. Ma Washington s’impose su Kabul affinché fermasse il programma. E’ in momenti come questo che le reali intenzioni degli Stati Uniti nella guerra in Afghanistan appaiono dubbie. L’agenda occulta mira a mantenere l’Afghanistan instabile, giustificando la prolungata presenza di truppe statunitensi (e della NATO) (senza, ovviamente, intraprendere eventuali ‘missioni di combattimento’ che potrebbero comportare vittime di guerra). L’ex-presidente afghano Hamid Karzai aveva avvertito la Russia solo pochi mesi prima, durante una visita a Mosca, che lo Stato islamico è un fantoccio degli USA utilizzato per destabilizzare le regioni limitrofe per scopi geopolitici. Gli sviluppi a Kunduz lo confermano. I rapporti suggeriscono che i combattenti dello SI sono attivi nelle operazioni dei taliban nelle province settentrionali dell’Afghanistan.
Tutto sommato, la decisione di Putin di avere consultazioni urgenti con Rahmon e Atambaev e la visita di Dostum in Russia suggeriscono inequivocabilmente che una nuova crisi è sorta sul fronte della sicurezza regionale. Mosca ha tutte le ragioni di essere vigile per l’elevata possibilità che potenze straniere, che hanno allevato lo SI, soprattutto Arabia Saudita e Qatar, e che si oppongono all’intervento russo in Siria, possano pensare che sia il momento opportuno per colpire il ventre molle della Russia, l’Asia centrale. Chiaramente, Mosca deve avere un occhio allenato sulla minaccia dello SI dall’Afghanistan, mentre la mente è concentrata sull’operazione siriana. (Leggasi un commento perspicace, qui, della RFERL).

Rashid Dostum

Rashid Dostum

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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