Perché Assad ha visitato Mosca

Viktor Titov Nuovo Outlook orientale 22/10/2015Putin meets al-Assad in MoscowMosca ha ancora una volta inferto un colpo politico devastante all’occidente, in particolare contro la sua politica mediorientale, con la visita del Presidente siriano Bashar al-Assad a Mosca il 20 ottobre per incontrare l’omologo russo Vladimir Putin. Il portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, ha detto che i colloqui si sono svolti sia in forma stretta che ampliata con la partecipazione di figure chiave del governo russo. “I colloqui si sono svolti a lungo, e il loro soggetto è abbastanza chiaro”, ha detto Peskov. Assad ha comunicato a Putin la situazione in Siria e le prossime operazioni delle truppe del governo siriano. I due leader hanno anche discusso temi legati alla partecipazione degli aerei da guerra dell’Aeronautica russa nelle operazioni. “I temi più urgenti sono stati la lotta ai gruppi terroristici e l’estensione delle operazioni russe per sostenere l’offensiva delle forze armate siriane”, ha detto Peskov, che non ha specificato se il futuro politico di Bashar al-Assad sia stato discusso o meno. Inoltre, la Russia è disposta ad aiutare la Siria nella ricerca di una soluzione politica della crisi nel Paese. “Sulla base della dinamica positiva nei combattimenti, alla fine un accordo a lungo termine sarà raggiunto con la partecipazione di tutte le forze politiche e dei gruppi etnici e religiosi. Il popolo siriano certamente deve avere l’ultima parola, ha detto Vladimir Putin dopo la riunione. E’ chiaro che tale inaspettata visita non persegua l’obiettivo della discussione dettagliata di aspetti specifici della cooperazione bilaterale, di solito realizzati da esperti e capi di enti governativi, ma in questo caso sono state svolte dal Ministro degli Esteri Sergej Lavrov e dal Ministro della Difesa Sergej Shojgu. L’obiettivo principale dei colloqui russo-siriani era dimostrare la determinazione di Mosca e Damasco nel liquidare lo SIIL e qualsiasi altro gruppo armato illegale creato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar con l’amplissimo sostegno di Stati Uniti, Turchia e Giordania. Nelle ultime tre settimane, mentre gli aerei militari russi annientano i gruppi estremisti in Siria, la Russia più volte ha offerto alla Casa Bianca un’ampia cooperazione al massimo livello nella lotta allo SIIL, dal coordinamento degli attacchi aerei alla condivisione dei dati d’intelligence. Washington e Barack Obama personalmente hanno continuamente rifiutato questi appelli. Inoltre la scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti, dopo aver consultato l’assistente del segretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici Victoria Nuland, ha rifiutato di ricevere la delegazione di alto livello russa guidata dal Primo ministro Dmitrij Medvedev che cercava di discutere su una vasta gamma di temi riguardanti la situazione in Siria. Allo stesso tempo, Mosca ha apertamente dichiarato che è fondamentale, in questa fase, mantenere il governo di Bashar Al-Assad, mentre la Repubblica araba siriana è nel pieno di una guerra brutale, con orde di mercenari stranieri. Una volta che la guerra sarà finita, una soluzione politica interna può essere perseguita, ma solo a condizione che i siriani decidano le sorti del loro Paese, lasciando le forze straniere e regionali senza voce in materia.
Tuttavia, pur non volendo chiedere alcuna forma di cooperazione, gli Stati Uniti erano fortemente impegnati a sabotare le iniziative russe, mentre spingevano Arabia Saudita e Turchia a fornire ancor più sostegno alla cosiddetta “opposizione” siriana. Inoltre, Washington ha anche armato e preparato le forze di una “nuova opposizione moderata”, spendendo circa 500 milioni di dollari in questo ultimo progetto, solo per vedere tale “opposizione” aderire a SIIL, Jabhat al-Nusra, Ahrar al-Sham e altri gruppi islamici radicali. E, curiosamente, non un solo generale o ufficiale degli Stati Uniti è stato punito per tale “errore di calcolo”. Ed è perfettamente logico, dato che l’obiettivo di rafforzare lo SIIL è stato infine raggiunto dagli alleati, anche se alcuni probabilmente credono che i “terroristi” moderati abbiano in qualche modo ingannato gli istruttori statunitensi che gli insegnavano a combattere l’esercito siriano. Allo stesso tempo, Washington era attiva nel rovinare le relazioni tra Ankara e Mosca, spingendo Tayyip Erdogan a fare dure dichiarazioni antirusse. Non ha senso menzionare l’Europa qui, dato che la pratica di rigettare le delegazioni ufficiali russe è diventata tragica norma tra i Paesi europei. Ciò che è degno di nota sono le provocazioni, come il recente inseguimento dell’aereo russo con il Presidente della Duma di Stato Sergej Naryshkin a bordo da parte di un aereo della NATO nello spazio aereo svizzero, una provocazione scandalosa. Putin è facilmente comprensibile. Per mesi e mesi ha teso la mano nel tentativo di risolvere pacificamente il conflitto in Ucraina che l’occidente ha creato soprattutto per minare la crescente forza militare ed economica della Russia. Gli USA non possono digerire il fatto che qualcuno possa contestarne la leadership mondiale che, di fatto, ha cessato di esistere da qualche tempo. Dopo tutto, in termini di PIL, la Cina ha battuto a man bassa gli Stati Uniti, e i missili russi Kalibr che colpiscono i loro obiettivi in Siria dopo aver percorso 900 miglia, rivelano la vulnerabilità dell’intero sistema di difesa degli Stati Uniti. Inoltre, gli USA non hanno sistemi d’arma paragonabili al Kalibr. Le capacità militari degli aerei russi sono chiare a tutto il mondo nelle ultime tre settimane. Una manciata di aerei da guerra russi ha inflitto più danni alle infrastrutture terroristiche in Siria degli attacchi di tutta la coalizione degli Stati Uniti in un anno. Inoltre, l’esercito siriano ha già lanciato una controffensiva e ora riconquista il territorio occupato dai militanti sostenuti da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. In risposta, turchi e sauditi cercano di aumentare il flusso di rifugiati verso l’UE utilizzando le loro agenzie d’intelligence, per poi dire al mondo che siriani fuggono dagli attacchi aerei russi, e in alcun modo per causa dell’Arabia Saudita che li finanzia mentre la Turchia li spedisce in Europa. E poi c’è la voce che il viceprincipe ereditario Salman bin Muhamad al-Saud abbia cercato di convincere la Russia ad abbandonare la Siria offrendo ai suoi funzionari 300 miliardi di dollari. L’unica domanda è dove Riyadh troverebbe tale denaro, quando il proprio bilancio si esaurisce rapidamente. L’occidente è ormai abbastanza disperato da pubblicare qualsiasi tipo di propaganda, anche se totalmente assurda.
In definitiva, come dice il proverbio arabo, “la pazienza ha un limite”. Vladimir Putin inviava segnali positivi all’occidente, ma la visita di Bashar al-Assad a Mosca ha dimostrato che la linea è stata tracciata, il troppo è troppo. Se l’occidente è riluttante a unirsi alla lotta, la Russia ne farà a meno, sarà insieme a Iran e Iraq. La vittoria contro il terrorismo sarà totale e completa, ma sarà una vittoria russa. Anche se la porta non è completamente chiusa, a quanto pare nella speranza che alcuni in occidente siano un po’ più saggi. Tutti ugualmente, ad un certo momento, dovranno avviare il dialogo politico con la Siria. Per il momento non ci sono Stati Uniti, Unione europea, Arabia Saudita e Turchia. Ma forse non è meglio?ap_153584550748_wide-b585d4b104c69da20795aefb281bbc2228213c97-s900-c85Viktor Titov, Ph.D, è un commentatore politico sul Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online Nuovo Outlook orientale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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