La guerra in Siria pone fine al dominio occidentale in Medio Oriente

MK Bhadrakumar Indian Punchline 26 ottobre 2015president-vladimir-putin-and-president-bashar-assad-20151020Tre settimane e 5 giorni dall’inizio delle operazioni militari russe in Siria, Mosca ha raggiunto l’obiettivo di costringere i principali attori esteri coinvolti a ripensare la posizione sulla crisi. Non sorprende che nuove linee di frattura sono apparse nella politica mediorientale. La scorsa settimana ha visto l’aumento dell’attività diplomatica per far fronte alle nuove linee di frattura. In primo luogo, naturalmente, per quanto agli Stati Uniti dispiaccia il ruolo militare russo in Siria, Washington e Mosca hanno concluso un memorandum d’intesa sulle regole di base per i velivoli dei due Paesi operanti nei cieli siriani, in modo che spiacevoli incidenti non si verifichino. In termini politici, Washington viene a patti con la presenza russa in Siria nel futuro prevedibile. (A proposito, l’analisi di FT conclude che la Russia può facilmente sostenere i costi finanziari delle operazioni militari in Siria). Ciò, a sua volta, intensifica gli scambi diplomatici USA-Russia sulla Siria. Il segretario di Stato USA John Kerry ha incontrato l’omologo russo Sergej Lavrov a Vienna, a una riunione con anche i ministri degli Esteri di Turchia e Arabia Saudita per discutere i vari approcci per portare le parti siriane ai colloqui di pace. Kerry ha rivelato che le discussioni possono continuare in un formato più largo (possibilmente Iran, Egitto e Giordania), suggerendo che sia sufficiente affinché le discussioni di Vienna seguano senza indugio. In altre parole, una sorta di coordinate che guidino USA-Russia sulla Siria nei prossimi giorni o settimane non si può escludere. I russi naturalmente desiderano collaborare con gli Stati Uniti, com’è evidente ampiamente dalle osservazioni del Presidente Vladimir Putin sulla Siria al Valdaj Club di Sochi. Il pubblico, prevalentemente statunitense, rimase nel dubbio che in realtà si rivolgesse all’omologo Barack Obama, mettendo in prospettiva la drammatico viaggio del presidente siriano Bashar al-Assad a Mosca, nell’ambito dell’approccio multivettoriale per avvicinare le parti nel conflitto siriano, esclusi i gruppi terroristici. (Vedasi Russia e Iran hanno una visione comune sulla Siria) Putin ha rivelato di aver consigliato Assad di “stabilire contatti di lavoro” con l’ELS, composto da gruppi ribelli addestrati dalla CIA e sostenuti da Turchia e Arabia Saudita, indicando in tal modo una notevole flessibilità (o pragmatismo, o qualsiasi altra cosa si possa chiamare) finora nella posizione di Mosca, secondo cui non c’è alcuna opposizione ‘moderata’ e l’ELS sia una creatura mitica della propaganda occidentale. Putin ha inoltre annunciato che Mosca privilegia le elezioni parlamentari e presidenziali in Siria, nonché le riforme costituzionali in Siria. In sintesi, la Russia non avrebbe obiezioni a un ‘cambio di regime’ in Siria, a condizione che sia ordinato, costituzionale e attraverso un processo democratico. L’unica avvertenza è che qualsiasi transizione o regolamento a lungo termine sia ‘inclusivo’, riflettendo le aspirazioni di tutti i gruppi etnici e religiosi della Siria.
A dire il vero, Putin si aspetta che Obama ricambi consentendo a USA-Russia di muovere lungo le coordinate il processo di pace siriano. Nel frattempo, dopo i colloqui di Vienna, Lavrov ha telefonato a Kerry da Mosca, evidentemente su ulteriori idee su come andare avanti. È interessante notare che Lavrov e Kerry contattavano i rispettivi alleati, Iran e Arabia Saudita. Lavrov ha informato l’omologo iraniano sui colloqui di Vienna, mentre Kerry ha fatto un improvviso viaggio in Arabia Saudita per incontrare re Salman. Se queste siano mosse calibrate è difficile dirlo, ma sembrano completarsi a vicenda. Washington e Mosca vogliono che l’Iran entri e partecipi a pieno titolo nelle prossime discussioni, ma sanno che è una questione problematica per l’opposizione interna al regime iraniano su qualsiasi tipo di colloqui che coinvolga gli Stati Uniti, nonché per l’acuta ostilità saudita verso l’idea. Nel frattempo, Egitto e Giordania si sono avvicinati a Mosca. Russia e Giordania hanno deciso, infatti, d’istituire un centro di coordinamento per cooperare sul terreno nella lotta contro lo Stato islamico. Si tratta di un successo diplomatico di Mosca essendo la Giordania in ‘prima linea’ nell’agenda del ‘cambio di regime’ imposto in Siria da Stati Uniti ed alleati. In effetti, la Giordania si ritira dall’impresa di rovesciare Assad. L’Egitto ha parlato in favore delle operazioni russe in Siria e dichiarato che la lotta al terrorismo deve avere la priorità assoluta e che, inoltre, unità e stabilità della Siria sono della massima preoccupazione. La posizione dell’Egitto dispiace all’Arabia Saudita, spiegando la corsa del ministro degli Esteri Adil al-Jubayr a Cairo. Sembra che al-Jubayr non abbia convinto l’Egitto a seguire l’approccio saudita, che continua ad basarsi sul pre-requisito che Assad sia rimosso dal potere prima di qualsiasi processo di pace. In effetti, se Giordania ed Egitto ‘disertano’ dal campo saudita, isoleranno malamente Riyadh a livello regionale. Tuttavia, la migliore speranza di Mosca è ancora il cambio di rotta dell’Arabia Saudita sull’accordo. Innanzitutto, l’Arabia Saudita aderisce a una linea dura, ma ogni prova empirica dimostra che tale corso è insostenibile. L’Arabia Saudita è sovraestesa nella guerra nello Yemen; il FMI ha appena avvertito che l’Arabia Saudita potrebbe essere a corto di fondi entro 5 anni, a meno che non spende prudentemente; senza dubbio vi è crescente disaffezione nel Paese ed è un segreto di Pulcinella che il regno di re Salman risieda nei potenti nella famiglia reale.
La diplomazia russa ha avuto un successo magistrale nel promuovere relazioni amichevoli con Giordania ed Egitto negli ultimi anni. Ma la realtà di fondo è che tutti sono interessati alla lotta contro lo SI. In tutto questo, però, la Turchia rimane il jolly, critica Stati Uniti e Russia per l’allineamento ai curdi siriani, mantenendo un atteggiamento ambivalente sui gruppi estremisti che operano in Siria e chiedendo il ‘cambio di regime’ in Siria. Fin quando le turbolenze nella politica interna turca si assesteranno, le elezioni parlamentari saranno domenica prossima, un nuovo governo sarà formato e nuove politiche attuate, Stati Uniti e Russia non avranno altra scelta che eludere la Turchia quale interlocutore. La Turchia è isolata nella regione e ha un acuto senso di vulnerabilità sulla questione curda, di natura esistenziale. La cosa buona è che la Turchia difficilmente andrà avanti come un ranger solitario in Siria. Può infine scegliere di salvaguardare preoccupazioni principali e interessi vitali; impedire che qualsiasi entità curda siriano prenda forma autonoma lungo le regioni di confine, sarà la priorità assoluta. I turchi sanno che l’occidente non ha intenzione di farsi coinvolgere in Siria. Hanno anche un sano rispetto della potenza russa, insediatosi nel profondo della loro coscienza storica. Soprattutto, la Turchia è divisa oggi e non vi è alcun consenso su questioni cruciali come la Siria. La polarizzazione tagliente continuerà fin quando il presidente Recep Erdogan sarà al potere. Uno dei principali risultati della guerra civile siriana nella politica regionale potrebbe essere una Turchia destabilizzata, diventata la pallida ombra della fiorente democrazia modello musulmana in Medio Oriente, quale era fino a poco tempo prima. (Vedasi l’analisi approfondita delle difficoltà della Turchia, Vecchi demoni dal volto nuovo. Lo ‘Stato profondo’ incontra la ‘Nuova Turchia’ di Erdogan).
E’ questione di tempo prima che la Russia riceva la richiesta dal governo di Baghdad di sostegno nella lotta contro lo Stato islamico. La guerra degli Stati Uniti contro lo SI si rivela un fallimento. Baghdad è esasperata e, nonostante il braccio di ferro con Washington per non portare la Russia sul teatro iracheno, le cose potrebbe evolversi in questa direzione. Egitto, Siria e Iraq formano il cuore pulsante dell”arabismo’ nella storia moderna del Medio Oriente. In termini complessivi, di conseguenza, il sipario sembra essere calato sul secolare predominio occidentale in Medio Oriente.41d4fa8c123800a4f342Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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  1. Pingback: “Americani” se volete la guerra fatela a casa vostra. ASSASSINIII!! | Disquisendo

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