Stalin e la geopolitica del revisionismo storico

Albert Naryshkin, PolitRussia, 28 ottobre 2015 – Fort Russstalin_5001Tra pace e guerra: la questione Stalin
Non sarebbe superfluo ripetere che il mondo è oggi di fronte la minaccia di una grande guerra, ben oltre contraddizioni parrocchiali come Ucraina, Medio Oriente e periodiche incomprensioni nel Mar Cinese Meridionale. Come è noto, la guerra è la politica con altri mezzi. E la politica della guerra mondiale in qualsiasi momento, come nel nostro tempo, consiste nella massa critica di influenti attori globali che cessa di mantenere l’ordine mondiale stabilito. I giganti indeboliti non rinunciano ai propri privilegi e i nuovi arrivati che acquistano slancio non possono migliorare status ed autorità senza combattere.

Vecchie regole
Il problema, o meglio, il segno dei nostri tempi è che viviamo ancora nel mondo di Jalta-Potsdam, lo stesso mondo che i Paesi vincitori della seconda guerra mondiale hanno creato, le cui regole hanno scritto, e le cui frontiere letteralmente e in senso figurato hanno delineato. Quindi, puntano verso questo nuovo ordine mondiale. E’ vero che dopo che i sistemi coloniali inglese e francese furono smantellati, Unione Sovietica e Stati Uniti li ereditarono, ma il resto del mondo non è cambiato molto. Il sistema di Bretton Woods e il dollaro come valuta di riserva sono rimasti, insieme a parità nucleare, limitazione della sovranità di Giappone e Germania, e mantenimento da parte della Russia di uno status elevato, anche dopo il crollo dell’URSS. Germania e Giappone, tra le principali potenze mondiali, sono già stufe della situazione. Molti vorrebbero ridurre status e autorità della Russia, ma gli Stati Uniti vogliono essere ufficialmente i leader mondiali. De jure, per così dire, e non solo de facto. La situazione dell’Asia, liberata da colonialismo e drammaticamente ferita, è stata quasi ignorata nel vecchio sistema. Dopo la guerra per l’eredità dell’Unione Sovietica, i Paesi del Patto di Varsavia furono in guerra per le repubbliche ex-sovietiche. Così, nel 1997, l’Atto istitutivo sulle relazioni reciproche Russia-NATO, in cui i Paesi dell’alleanza dichiaravano di non avere alcuna intenzione di schierare grandi contingenti militari sul territorio dei nuovi membri dell’alleanza, fu firmato. Ma dopo il vertice del Galles nel 2014, la NATO ha deciso di non rispettarlo.

Sull’orlo della guerra
Una lunga lista di contraddizioni globali e regionali può essere stilata. In realtà, le parole “siamo sull’orlo della guerra” sono piuttosto riduttive della situazione reale. Il potenziale militare di Russia e Stati Uniti non ha precedenti nella storia del mondo, e ancora oggi ciò ci tiene “sulla soglia”, e in ogni caso la guerra è già da tempo iniziata, e mai finita. Tutta la nostra vita tranquilla è una vita di debiti. Tutto il nostro benessere è a credito. Ne consegue che il tributo sarà pagato da coloro che vogliono vedere il mondo così com’è, senza lenti rosa. Se le contraddizioni non vengono risolte, la guerra inizierà comunque, non dobbiamo pensare che qualcuno possa abbandonare i propri arsenali nucleari. In realtà, le esercitazioni della NATO sul territorio europeo in questo momento riguardano direttamente scenari di guerra con la Russia in questi Paesi. Leggendo queste righe e torcendosi le mani, si potrebbe esclamare: “Che sciocchezze! Beh, ‘inverno nucleare!’ Distruzione reciproca””. I militari in questo momento già lavorano sugli scenari reali di questa guerra, che “semplicemente non può scoppiare”. Tra l’altro, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei Paesi più forti aveva enormi scorte di armi chimiche, più efficaci di quelle attuali. E come sappiamo, semplicemente non furono utilizzate. Firmarono capitolazioni e si arresero all’occupazione, ma (queste armi) semplicemente non furono utilizzate. Non ne consegue che non saranno utilizzate le armi nucleari, ma a giudicare dall’esperienza storica, è possibile.

Il motivo
I risultati della seconda guerra mondiale furono alla base dell’ordine mondiale esistente, e coloro che cercano di distruggerlo sono coloro che di questo ordine mondiale non sono contenti, in un modo o nell’altro. Sì, parliamo della famigerata “revisione dei risultati della seconda guerra mondiale”, che tutto l'”occidente civilizzato” afferma incessantemente essere inaccettabile, e in ciò s’è impegnato costantemente negli ultimi venti anni. L’esperto di relazioni internazionali, il politologo Aleksej Fenenko, dice: “L’amministrazione Clinton ha proclamato il concetto dell'”espansione della democrazia”, l’accettazione dei Paesi ex-socialisti e delle repubbliche dell’ex-Unione Sovietica (tranne la Russia) nelle istituzioni transatlantiche comuni. Gli statunitensi, in tal modo, si assicurano i risultati geopolitici del crollo del Patto di Varsavia e dell’URSS. Questo fu sostenuto da un segmento dell’élite di quei Paesi che sostenevano il massimo distacco dalla Russia. Ecco perché la diplomazia statunitense chiude un occhio alla rinascita di movimenti nazionalisti e anche apertamente filo-fascisti negli Stati baltici, Ucraina e Georgia: per la Casa Bianca la cosa principale è ridurre l’influenza russa nell’ex-blocco sovietico“. In tale ragionamento ovvio c’è un’ulteriore verità: una nuova percezione della seconda guerra mondiale si assesta nella coscienza delle masse, in cui la Russia svolge il ruolo dell’aggressore, nonostante il fatto che fummo vittime di un’aggressione. S’insegna diligentemente che la guerra con l’Unione Sovietica e la collaborazione con l’esercito nazista in quella guerra furono buone e giuste. E’ lecito sfidare le sentenze dei processi di Norimberga e tenere parate dei veterani delle SS. L’occidente ha bisogno semplicemente di un motivo per ridurre lo status della Russia, giustamente meritato dai risultati della seconda guerra mondiale. Per farlo, le interpretazioni gesuitiche dei fatti storici e la menzogna totale, impregnate dal silenzio totale su molti lerci episodi della politica europea di questi anni, vengono diffuse. Ma il ruolo principale qui è la demonizzazione dell’URSS e di Stalin quale leader nel periodo precedente e successivo la guerra.

Come sono arrivati a paragonare Stalin e Hitler
Qui si arriva al punto chiave: l’era di Stalin e la valutazione degli eventi che ebbero luogo in quel momento. Abbiamo a lungo e con affetto creduto che fu proprio questo il nostro problema interno, valutando figure e fatti storici, traendo conclusioni, monumenti e nomi delle strade. Sembra che non valga neanche la pena di scriverne. Ma! La verità dietro le cose di solito è molto più interessante. Ecco cosa ha detto Aleksej Fenenko sulle conseguenze globali di tali decisioni: “La legittimità del moderno ordine mondiale è legata ai risultati della seconda guerra mondiale. Se i Paesi occidentali perseguono la politica di eliminare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nell’attuale composizione (e ci sono segni di ciò), allora è necessario crearne le basi ideologiche. Perché il tema dello stalinismo, anche se Stalin morì a metà del secolo scorso, è così popolare in occidente? Perché è la base per trasformare le Nazioni Unite. Se per un momento si ammette che “Stalin e Hitler erano ugualmente responsabili della guerra”, allora la questione viene immediatamente sollevata: cosa esattamente ci fa la Russia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite? In Germania e in Giappone, credo, un’altra questione si pone, la mera questione dell’esistenza o meno dei confini organizzati dal solo Stalin“. E poi si trae tale conclusione dall’analisi politica del problema: “Qualcosa di molto simile già successe nella storia. Nel 19° secolo, non meno di una frattura fu causato dalla figura di Napoleone Bonaparte. L’imperatore battuto fu adorato e fortemente romanzato in Francia, Paese che volle rivedere i risultati del Congresso di Vienna del 1815. I movimenti nazionali idolatravano Bonaparte, tra cui, polacchi ungheresi irlandesi ed italiani che non avrebbero avuto la possibilità di creare i propri Stati senza nuovi fermenti in Europa. E viceversa le potenze vincitrici, Russia, Gran Bretagna e Austria, non gradivano Bonaparte. Il punto non era nemmeno Napoleone, ma piuttosto le controversie sulla necessità di rivedere i risultati del Congresso di Vienna. Oggi sentiamo un pericolo simile provenire dalle dispute sullo stalinismo e l’inizio della seconda guerra mondiale: non parliamo di Stalin in quanto tale, ma della trasformazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU a svantaggio oggettivo della Russia”.

Diplomazia
Le relazioni internazionali contemporanee sono caratterizzate da un’attività senza precedenti dei principali attori nella dinamica vita attiva. Ciò è dimostrato da sorprendente impegno e, in altri casi, da incredibile flessibilità. Il punto è che nella maggior parte delle capitali non s’è dimenticato che tipo di “gioia” sia la guerra mondiale, e cercano di evitarla. Ciò distrugge vecchie alleanze e ne crea di nuove, del tutto inaspettate, come ad esempio la convergenza tra monarchie arabe e Mosca e il netto peggioramento delle loro relazioni con Washington. La famosa mossa in cui i capi di quattro di tali Stati non parteciparono a una cena pianificata con Obama, è più che eloquente. Mentre le guerre regionali già cominciano a diffondersi in molte parti del mondo, e i nostri “partner” d’oltremare sono troppo felici di soffiare sul fuoco, Europa continentale (il Regno Unito, a tal proposito, cessa di appartenere all’Europa), Medio Oriente e Asia cercano di uscire da questa situazione. Perché non iniziare a vendere il nostro petrolio in rubli? Perché non traduciamo i nostri calcoli in yuan cinese? Perché non lasciamo il Consiglio d’Europa? Perché non fare più stupide ma efficaci manovre populiste? Perché ognuno capisca che, da un lato gli Stati Uniti semplicemente non rinunciano a dollaro come moneta mondiale, sistema di Bretton Woods e predomino nel FMI e altre organizzazioni senza una guerra, una vera e propria guerra calda. Dall’altra tutti possono vedere che il corso oggettivo della storia mondale alimenta i problemi interni degli Stati Uniti, gradualmente minandone il potere e, quindi riducendo con il passare del tempo la capacità di scatenare una grande guerra a proprio vantaggio. In tale situazione, Stalin è molto più di un paio di capitoli di un libro di storia. I numeri della “destalinizzazione”, la “riabilitazione” e altre questioni che con insistenza ci vengono imposte dall’occidente vanno considerati non solo piccoli ritocchi sui temi per stabilire la verità storica, ma come i nostri “cari soci” pensano, sono l’arma più forte nel grande gioco geopolitico che con inaudita ferocia si svolge sul pianeta.RV-AP784_BKRVFD_J_20150312122211Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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