E’ il momento dello scontro sul Mar Cinese Meridionale? Non ancora

MK Bhadrakumar Indian Punchline 28 ottobre 2015spratleyQuando una grande potenza inscena una ‘provocazione’ contro un’altra grande potenza, la cosa più sicura da fare è dare un preavviso, per evitare confusioni. Il 26 ottobre, gli Stati Uniti pubblicizzavano che nelle successive 24 ore una loro nave da guerra sarebbe passata a 12 miglia dalle isole artificiali che la Cina ha costruito nel Mar Cinese Meridionale. Il cacciatorpediniere lanciamissili dell’US Navy USS Lassen apparve debitamente il giorno dopo. Gli Stati Uniti dicono semplicemente di affermare la “libertà di navigazione” in varie parti del mondo. In effetti, gli Stati Uniti sfidano le rivendicazioni territoriali di 18 Paesi dall’anno scorso. Tuttavia, se la chiamano con un altro nome, resta una dimostrazione di forza dell’unica superpotenza. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter lo chiarisce dicendo, “Non sbagliatevi, voleremo, navigheremo e opereremo ovunque sia consentito dalla legge internazionale… Lo faremo nei tempi e luoghi decisi“. Gli Stati Uniti invocano il diritto del mare, che ancora devono ratificare. E la differenza qui è che si tratta della Cina, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quasi superpotenza. Gli Stati Uniti sfidano ufficialmente per la prima volta le rivendicazioni territoriali di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. La politica del rischio calcolato appare quando si decide una mossa militare in una regione ad alta tensione; in questo caso la decisione è stata presa dal presidente Barack Obama. A dire il vero, gli Stati Uniti provocano la Cina deliberatamente, quasi cercando una reazione. Ed è un fatto. Vi è anche un elemento spettacolare qui. Obama deve visitare la regione, Malesia e Filippine, e l’azione del 27 ottobre sottolinea ai partner del sud-est asiatico degli Stati Uniti che non c’è nulla di vero nel “nuovo modello di relazioni da Paesi importanti” tra USA e Cina, come Pechino afferma. Dopo tutto, i Paesi della regione si domanderanno delle connotazioni strategiche della visita riuscita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti, e dei grandi accordi commerciali firmati dal valore di decine di miliardi di dollari. Anzi, avrebbero solo notato che gli Stati Uniti prendono il meglio dai due mondi con la Trans-Pacific Partnership di Obama già pronta da un lato, e l’apertura presso la leadership di Xi del promettente panorama dell’espansione dei rapporti economici Stati Uniti-Cina, dall’altro. Obama deve iniettare nuova vita alla strategia del ‘riequilibrio’ radunando lo scoraggiato gregge asiatico, che in realtà sente il rombo sordo della ritirata della potenza degli Stati Uniti in Medio Oriente. Tuttavia, vi è un ‘noto sconosciuto’ fattore, cioè quale sarà la reazione di Pechino all’ultima provocazione? Tenendo conto delle implicazioni geopolitiche e del prestigio della leadership cinese sul problema che tocca sovranità e integrità territoriale del paese, Pechino è soltanto obbligata a reagire. Ovviamente, la Cina deve aver lavorato prevedendo la provocazione degli Stati Uniti. L’ambasciatore degli Stati Uniti è stato convocato al Ministero degli Esteri per trasmettergli le “rappresentazioni serie” di Pechino e il “forte malcontento” sulla “grave provocazione” che “minaccia sovranità e interessi della sicurezza della Cina“. Il processo è il seguente: “Il governo cinese salvaguarda risolutamente la sovranità territoriale e i legittimi interessi marittimi, e farà tutto il necessario per opporsi a deliberate provocazioni da qualsiasi Paese. La Cina ha inviato un cacciatorpediniere lanciamissili e un pattugliatore avvertendo l’USS Lassen (scortato da aerei da ricognizione marittima P-8A e P3” (China Daily). È una reazione misurata e ferma, ma calibrata. Quindi, qual è il quadro? Washington ha chiaramente dimostrato sostegno agli alleati regionali coinvolti in dispute territoriali con la Cina. Da parte sua, anche la Cina è apparsa ferma e risoluta. Naturalmente è improbabile che la Cina fermi i lavori di bonifica nel Mar Cinese Meridionale. Senza dubbio, la Cina si aspetta altri atti simili dagli Stati Uniti in futuro. E’ del tutto plausibile che la Cina rafforzi la presenza militare nelle aree contese e stabilisca zone anti-accesso. Un confronto con la Cina non può essere nei pensieri di Obama. Un conflitto armato è semplicemente impensabile. Screditare la leadership cinese sarebbe stupido. Non si uccide la gallina dalle uova d’oro. Pertanto, la curiosità riguarda l’inevitabile risoluzione.B8dE58pCcAA6NVT.jpg-largeTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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