L’eredità ucraina di Obama non è meno vergognosa

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 29 ottobre 2015ObamaPoroshenkoLe elezioni locali in Ucraina il 25 ottobre (eccetto nelle regioni separatiste del Donbas) forniscono un quadro reale sulla salute della democrazia nel Paese. Il previsto è successo, cioè la profondamente impopolare alleanza di governo del presidente Petro Poroshenko ha subito un’umiliante sconfitta. Il primo ministro Arsenij Jatsenjuk, al di sotto del 20 per cento, ha fatto una cosa intelligente rifiutandosi senza mezzi termini di partecipare alle elezioni locali. Chiaramente, coloro che a Kiev sono stati catapultati al potere dall’occidente non possono andare avanti e restano profondamente impopolari. In poche parole, un regime corrotto e decrepito gestito da oligarchi per gli oligarchi ha sostituito quello precedente. Probabilmente, le condizioni sono mature a che la Russia prepari una ‘rivoluzione colorata’ a Kiev, se volesse. Ma la Russia (post-sovietica) non traffica in ‘cambi di regime’ e ‘rivoluzioni colorate’, lasciandole in monopolio agli USA. La parte sorprendente del voto in Ucraina è che l’alleanza dell’ex-presidente Viktor Janukovich (rovesciato dal colpo di Stato filo-occidentale nel febbraio dell’anno scorso) ha conservato la base di appoggio nel sud e ad est. Particolarmente imbarazzante è il rigetto dei governanti a Kiev, in particolare del ‘compare’ di Poroshenko Mikheil Saakashvili (altra progenie di un’altra rivoluzione colorata), che ha perso le elezioni nella storica città portuale meridionale di Odessa. Nella strategica città portuale meridionale di Marjupol, il voto è stato abbandonato a seguito di polemiche su illeciti. Nelle regioni di Donetsk e Lugansk nel Donbas, le elezioni non potranno permettere il passaggio dell’amnistia.
- Tutto sommato, l’Ucraina rimane politicamente divisa quasi a metà, tra le regioni il ‘pro-occidentali’ occidentali e centrali, e le regioni orientali e meridionali in parte filo-russe. Venti mesi dopo la rivoluzione colorata, nulla è cambiato, tranne che l’occidente ha posto a Kiev un dominio ‘antirusso’. E’ un risultato dubbio, che mette in seria questione la necessità del colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti nel febbraio dello scorso anno. In altre parole, l’Ucraina avrebbe potuto evitare tali distruzione e caos se vi fosse stato un passaggio costituzionale di potere, concordato da Janukovich, attraverso nuove elezioni, invece che Stati Uniti ed alleati istigare il colpo di Stato. Il Wall Street Journal ha riferito che l’Ucraina è un caso senza speranza, oggi che il Fondo monetario internazionale è arrivato a dover modificare le politiche di prestito concedendo prestiti al Paese, anche se Kiev non può rimborsare gli eccezionali prestiti della Russia. Senza dubbio, Mosca vede tutto ciò con derisione e senso di Deja Vu. Mosca vede che l’occidente abbraccia il vaso di Pandora e si dissocia dai piani di prestito del FMI. Allo stesso modo, vede oltre le elezioni locali. Ironia della sorte, la cosa migliore in tali circostanze per l’Europa potrebbe essere una Russia convinta a darle una mano a raddrizzare la spina dorsale rotta dell’Ucraina. Questo è, infatti, il succo di ciò che il vicecancelliere della Germania Sigmar Gabriel ha detto al presidente russo Vladimir Putin, in occasione della riunione a Mosca. (Deutsche Welle).
Si spera, un giorno del 2020, che ci sia un atto di espiazione dal presidente Barack Obama, un’ammissione anticipata alla CNN sul suo grave errore e fallimento disastroso per non aver impedito ai neocon della sua amministrazione di portare avanti il loro programma settario verso la Russia. In effetti, non dovrebbe essere la misera scusa dell’ex-primo ministro inglese Tony Blair sull’invasione anglo-statunitense dell’Iraq nel 2003. La distruzione dell’Iraq fu un crimine di guerra orribile; non è cosa da poco, dopo tutto, invadere un sovrano Paese e uccidere più di un quarto di milione di persone con un atto di barbarie pianificata. In confronto, però, i dolori dell’Ucraina richiamano l’attenzione sul caos creato dalle ‘rivoluzioni colorate’ quale strumento della politica estera degli Stati Uniti. Una macchia sull’eredità presidenziale di Obama che altrove ha un’impressionante record in politica estera.Ukraine-Map_WEBTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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