Occhio agli “analisti”: come valutare le operazioni russe in Siria

Valentin Domogadskij, PolitRussia, 16 novembre 2015 – Fort Russ676731“Sulla ‘lentezza’ delle operazioni in Siria”
Già alla quinta settimana, gli aerei russi hanno metodicamente e in maniera abbastanza efficace spazzato gli islamisti dalla faccia della Siria, aiutando attivamente le forze governative siriane ad avviare un’offensiva su larga scala il 6 ottobre. Nonostante queste operazioni politiche e militari siano ampiamente, quasi comodamente, presentate oggi, la blogosfera è piena di delusione e tristezza. Più di un mese fa, decine di analisti competenti ed esperti sulla crisi ucraina, scoprendosi analisti negli affari militari, nelle strutture organizzative del terrorismo moderno e del mosaico etnico-religiosi del Medio Oriente, sottolineavano di non vedere successi nelle operazioni offensive dell’Esercito siriano sostenute dall’Aeronautica russa. Aleppo apparentemente non è stata presa, Palmyra non è stata presa, e Idlib non è stata presa. Da ciò concludevano che i nostri bombardamenti non avevano alcun effetto e che l’Esercito arabo siriano non sapesse combattere. Tuttavia, tale ragionamento non è recente.

Come hanno “mollato” il Donbas
Osservammo un fenomeno simile durante il conflitto nel sud-est dell’Ucraina. Molti prestarono attenzione a coloro divenuti improvvisamente noti capi del “movimento antifascista”. Figli fedeli della Patria ieri, schioccando le dita cambiarono indirizzo unendosi a coloro che dicevano che “Putin li ha mollati”. Molti presumono che costoro fossero sponsorizzati. Tuttavia, questo “salto dei patrioti” ha una spiegazione molto più semplice. I top blogger e attivisti che al momento furono costretti a lasciare l’Ucraina, consideravano l’inizio della rivolta in Donbas come il loro biglietto per la grande politica. Supponendo che il Cremlino avesse bisogno di gente fedele e popolare sul campo per realizzare la presunta idea della “Novorossija da Kharkov a Odessa”, i top blogger iniziarono a darsi un’immagine. E in politica, è noto, la cosa principale è farsi bello e non scomparire dai notiziari. Vedendo la necessità di aumentare peso politico, “gli attivisti antifascisti” furono costretti a prendersi cura della propria immagine. Così cominciarono maratone di analisi interminabili sui social media, ad apparire su show politici popolari, su trasmissioni in diretta via Skype, a partecipare a numerosi convegni e presentazioni nei rispettivi club. L’uomo d’affari più intelligente organizzò consegne umanitarie, all’epoca lo strumento più efficace per entrare nell’élite manageriale locale. Dopo tutto, chi “nutre” poi “dirige lo spettacolo”. Così, il sorprendente attivismo di numerosi blogger e attivisti antifascisti non va spiegato con la filantropia (anche se c’era), ma da banale interesse personale. Costoro semplicemente desideravano entrare nella politica ucraina con le baionette delle Forze Armate della Federazione russa o delle Forze Armate della Novorossija. Si ritagliarono dei feudi succosi per se stessi, coltivando una buona immagine, buoni rapporti con l’élite locale e alimentando gente. Tuttavia, i sogni bagnati dei “rifugiati ucraini” non si avverarono mentre la leadership politico-militare russa aveva una propria visione del futuro dell’Ucraina. E questo futuro non era risolvere il conflitto con carri armati che sfilasero fino al confine moldavo. Ciò istantaneamente azzerò tutti i piani ambiziosi di queste persone per ritornare nella grande politica ucraina. Il risentimento verso il Cremlino che aveva “abbandonato tutto” e “preso a calci” respingendo il Donbas, apparve proprio allora. Molti semplicemente si consideravano i futuri assistenti dei sindaci di Odessa o Dnepropetrovsk. Altri videro nel loro futuro, come minimo, la nomina a feldmarescialli bianchi della Novorossija. Tuttavia, niente di tutto ciò è avvenuto. Ma tale insignificante categoria di disfattisti c’interessa solo nel contesto della prostituzione politica. La natura dell’origine del basso morale nella società è molto diversa nel caso dei patrioti adeguatisi nella parte di chi si vedeva nel campo dei “futuri funzionari della Novorossija”. La categoria di coloro che affermano “ci hanno piantato in asso” è costituita principalmente da osservatori e analisti politico-militari che, per la natura stessa della loro professione, sono obbligati a fare previsioni. E questi esperti, come molti altri, hanno una certa caratteristica. Ricorrono alla pratica banale della “traduzione” del punto di vista delle autorità ufficiali politico-militari, avanzando le proprie personali visioni dei problemi come verità…
Così, nel tempo apparve l’idea dell’assalto inevitabile a Marjupol, Perekop, Kiev e Lvov da parte delle milizie. Tali autori dichiararono categoricamente che le FAN avevano tutte le risorse e la forza necessarie, che tali piani erano già sui tavoli dei rappresentanti della leadership politico-militare e che tutto ciò poteva iniziare da un giorno all’altro. Ma poi il Cremlino intervenne e costrinse le repubbliche agli “accordi traditori di Minsk”. In questo caso si tratta di un grazioso sofisma. L’autore, privo di qualsiasi dote letteraria, avanza materiali analitici basati esclusivamente su una comprensione personale di problemi, condizioni e politica dell’alta dirigenza. In parole povere, questi analisti si agitano come traduttori ufficiali di Mosca, mettendo il loro timbro come se fossero il Cremlino. In poche parole, quest’armata di analisti e blogger, dopo il referendum in Crimea e la comparsa di Strelkov a Slavjansk, si convinse che Mosca volesse riprendersi tutta l’Ucraina con l’ausilio di strumenti coercitivi. Cioè, domani ci prenderemo Kharkov e dopodomani Odessa, e dopo una settimana Kiev. Ma a un certo punto, la fragile immagine del mondo di questi analisti s’infranse contro la dura realtà in cui non vi era alcun intervento militare diretto delle Forze Armate della Federazione Russa nella crisi ucraina. Cosa fare con le migliaia di analisi e previsioni pubblicate co n l’etichetta “Mondo russo” e “Novorossija da Kharkov a Odessa”, era completamente ignoto. Autori decenti o modesti hanno ignorato la nuova configurazione politica e riconosciuto di essersi esaltati. Il resto ha perseverato. Presumibilmente, l’analista ha ragione, la convinzione è immutata, ma il problema è la leadership politico-militare del Cremlino che non capisce quello che fa (“un passo avanti, due indietro”) o è semplicemente spaventato. Cioè, questi autori agivano per conto del Cremlino, senza alcuna idea di ciò che accadeva al Cremlino. E oggi oppongono alla leadership politico-militare della Russia le proprie idee dello scorso anno._85957922_syria_us_russian_airstrikes_624Come “abbandonano” la Siria
Qualcosa di analogo accade oggi. Ai primi di ottobre, dopo i primi bombardamenti delle forze aeree russe, quest’armata di analisti “ucraini” ha cominciato a indossare i berretti dei combattenti siriani. Presumibilmente, dopo un mese o due le forze governative avrebbero guadato l’Eufrate. La forza aerea russa è intervenuta comunque. L’insaziabile desiderio di battere il nemico senza una lotta seria e senza prenderlo sul serio costituisce la radice della “frustrazione” attuale per la situazione in Siria. Come nel caso del conflitto in Donbas, gli analisti bollano come se fossero al Cremlino e avanzano le proprie opinioni personali sulla prossima offensiva delle forze governative sostenute dagli aerei russi, come se fossero i piani del nostro (o siriano) Stato Maggiore generale. Abbiamo tracciato il processo di “evoluzione analitica” di un certo numero di esperti popolari, notando un modello interessante: ai primi di ottobre, gli osservatori si precipitarono a dare le loro previsioni sulle prospettive dell’operazione, personalizzando informazioni e rapporti dal fronte, ma ignorando le notizie. Così, all’inizio della terza settimana delle operazioni di terra governative, il divario tra ciò che accade in Siria e le analisi divenne evidente, e gli autori incolparono delle discrepanze Ministero della Difesa ed Esercito arabo siriano. Proprio come nel caso del Donbas, le previsioni dei blogger non si realizzarono non a causa della totale incompetenza dei preveggenti, ma a causa degli “errori di calcolo” della leadership militare-politica russa. È un classico. Tuttavia, la fonte principale degli umori disfattisti e decadenti non è chi non tratta seriamente la situazione, ma analisti abbastanza competenti e rispettati. Sono specializzati, di regola, sulla crisi ucraina, cabala russo-americana e tematiche europee. Tuttavia, la decisione della nostra leadership politico-militare ha modificato l’agenda delle informazioni, e in relazione a questo, costoro si sono rivolti al conflitto siriano. E la rapida lettura delle loro analisi sugli eventi in Siria gli dà una “scorciatoia” nel raccontare il conflitto. Purtroppo, tutta questa “bella scrittura”… sembra abbastanza convincente, soprattutto per coloro che hanno iniziato a seguire il conflitto siriano dal 30 settembre di quest’anno.

“Non leggere i giornali sovietici prima di pranzo”
Se ci estraessimo da tale orgia letteraria sul conflitto siriano, l’avanzata delle forze governative con l’appoggio degli aerei russi va sicuramente definita un successo. In un mese, più di 120 aree residenziali, dieci delle quali nodi di comunicazioni strategicamente importanti, sono state liberate. Circa 60 capi ed emiri sono stati liquidati. La direzione degli islamisti a Idlib, Hama e Homs è stata parzialmente disorganizzata, e più di 300 strutture di comando sono state distrutte. Hanno anche problemi con i rifornimento ai combattenti. Circa 200 officine e fabbriche per la produzione di munizioni sono state distrutte. In particolare, ciò è dimostrato dal rapido declino dei lanci di missili anticarro… Tra l’altro, il processo della soluzione politica del conflitto ha recentemente raggiunto un nuovo livello: i partiti hanno già scambiato le liste di terroristi e “moderati”, riconoscendo la necessità di mantenere lo Stato laico e deciso che Assad non debba necessariamente andarsene… Sulla “lentezza” dei progressi delle forze governative, concentriamoci su due operazioni militari che hanno alcune somiglianze con l’attuale offensiva dell’EAS.
La prima operazione è stata l’assalto alla città irachena di Falluja da parte delle forze della coalizione statunitense nel novembre 2004. Il contingente d’occupazione di 14000 combattenti si oppose a quasi 3000 islamisti. Prima dell’assalto, alcuni isolati della città furono bombardati dagli aerei della coalizione. L’operazione a terra durò tre settimane. Cioè, l’esercito professionale statunitense, quattro volte la forza degli islamisti… impiegò tre settimane per affrontare 3000 combattenti. L’esercito siriano ha avuto una dozzina di Falluja con militanti in prima linea. Tuttavia, il livello di prontezza al combattimento delle forze governative non è paragonabile all’esercito statunitense del 2004. E, ancora una volta, la forza aerea russa non ha la possibilità di radere al suolo sistematicamente città secondo il principio “niente casa, niente problemi”. I ribelli in Siria oggi, in confronto alle forze che resistettero agli statunitensi nei primi anni dell’occupazione dell’Iraq, sono guerrieri senza paura o vergogna. L’Esercito arabo siriano è da tempo in lotta contro gruppi cui numerosi Stati regionali probabilmente non saprebbero resistere. Inoltre, le forze governative non hanno la superiorità numerica.
Il secondo esempio è di una scala diversa, ma valutando le prospettive del conflitto siriano, è nostra opinione che vada analizzato. È l’esperienza della seconda guerra cecena. La grande operazione militare delle Forze Armate russe iniziò nell’agosto 1999 e terminò dopo quasi un anno, nell’estate del 2000. Infine, il problema fu risolto nel 2009, quando l’operazione antiterrorismo fu chiusa. Se cerchiamo d’indovinare i tempi dell’operazione, allora dovremmo concentrarci sull’esempio della campagna cecena. Tuttavia, ci sono diverse avvertenze. L’Esercito siriano, purtroppo, non è all’altezza degli standard delle nostre forze armate, anche degli anni ’90. La scala delle operazioni è incomparabile. Basta dare un’occhiata alla mappa e calcolare quanti soldi gli sponsor del terrorismo diano ai militanti oggi. Eppure, nonostante una serie di incongruenze, valutare le prospettive dell’Esercito siriano è opportuno sulla base dell’esempio ceceno. Possiamo supporre che l’esperienza delle due guerre cecene sarà la base della pianificazione delle operazioni militari e del processo per la risoluzione del conflitto politico. Si può scommettere che gli specialisti russi sono già alla ricerca del loro “Akhmad Kadyrov siriano”.SAVX8669-1Nota da J. Arnoldski: Questo articolo potrebbe a prima vista sembrare fonte di confusione, irrilevante o troppo astratto per i lettori occidentali, quindi una breve spiegazione e impostazione del contesto sono necessarie. Domogadskij ha due obiettivi in questo pezzo: 1) avvertire i lettori del pericolo dei “patriottardi” e “analisti da spettacolo” che dal culmine della Primavera russa affermano che “il Cremlino ha abbandonato la Novorossija”, iniziando a dire lo stesso della Siria; e 2) affermare che le operazioni in Siria difatti sarebbero un successo finora. Sul primo punto, Domogadskij tenta di spiegare il fenomeno dei cosiddetti “analisti” che, al culmine della rivolta e guerra civile del Donbas, si sono posti come fronte politico del Cremlino. Quando le loro “previsioni” avventurose ed ambiziose sulla svolta degli eventi in Ucraina si sono rivelate infondate o ridicole, hanno ben presto accusato il Cremlino d’incoerenza, quando in realtà le proprie illusioni confondevano la situazione. Domogadskij afferma che la “delusione” per le decisioni della leadership russa in questo aspro conflitto geopolitico non è nemmeno colpa di questi “analisti” avventurosi che seguono propri interessi o illusioni, ma in realtà degli analisti competenti ma incapaci di una prospettiva a lungo termine, prima di dichiarare che la mancata attuazione delle previsioni sarebbe opera dell'”infido Cremlino”, dove tali “errori” vengono usati dal primo gruppo per sbandierare lo slogan “il Cremlino abbandona tutti”. È una controversia cruciale nell’ambito della guerra dell’informazione. Sul secondo punto, Domogadskij sostiene che le operazioni congiunte russo-siriane sono un enorme successo se messe nel giusto contesto. I “patrioti” di cui sopra, sbagliano a pensare che qualsiasi operazione militare russa sarà rapida, spietata e compiuta con un colpo di forza bruta. Invece, Domogadskij propone che l’approccio strategico, a lungo termine e prudente della leadership russa va preso come misura. Inoltre, la sintesi di Domogadskij sul confronto tra Siria e Cecenia, e l’affermazione che la Russia cerca una “soluzione cecena” alla Siria, è del tutto nuova e originale. Mentre questi punti che appaiono evidenti o ovvi per alcuni, sono importanti controversie per i protagonisti della guerra dell’informazione, e il lavoro di Domogadskij è una confutazione e una proposta a coloro che cercano di combattere la propaganda occidentale e di lavorare su coerenti analisi realistiche degli sviluppi geopolitici e delle azioni della leadership russa entro il limitato margine di manovra di una guerra su più fronti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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One Response to Occhio agli “analisti”: come valutare le operazioni russe in Siria

  1. iniorante says:

    credo che parli di cassad , amichetto di stelkov … o sbaglio lattanzio?

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