La potenza della Russia culmina in Siria

MK Bhadrakumar Indian Punchline 18 novembre 20151447794473824Il formale riconoscimento delle Servizio Federale di Sicurezza russo (ex-KGB) che l’aereo A321 russo è stato fatto saltare in Egitto con un atto terroristico è la svolta nelle operazioni militari russe in Siria. Il Ministro della Difesa Sergej Shojgu ha riferito al Presidente Vladimir Putin che nelle operazioni della giornata aerei strategici a lungo raggio russi avevano condotto attacchi contro lo Stato islamico. E’ una mossa estremamente simbolica del Cremlino. Shojgu avrebbe detto: “un massiccio attacco aereo” è iniziato contro obiettivi dello SI in Siria e le sortite russe sono raddoppiate. 12 bombardieri Tu-22 colpivano Raqqah; bombardieri strategici Tu-160 e Tu-95MS lanciavano 34 missili da crociera aerolanciati contro obiettivi terroristici ad Aleppo e Idlib. (Independent). La tempistica è significativa, dopo l’incontro di Putin in Turchia con il presidente statunitense Barack Obama. Mosca si è trattenuta fino all’atteso incontro con Obama proponendosi di andare fino in fondo nelle operazioni in Siria senza attendere ulteriormente la risposta positiva alle ripetute richieste russe di coordinarsi con gli Stati Uniti. Non c’era gioia a Mosca dopo l’incontro Putin-Obama. Mosca avvertiva che Washington ancora gioca al ‘gatto col topo’. Alla conferenza stampa in Turchia a margine del G20, Putin sembrava stoico, esasperato e talvolta irritato dicendo: “Abbiamo stabilito che il finanziamento (allo SI) proviene da 40 Paesi, anche del G20“. Ha fatto di tutto per far capire che gli Stati Uniti non sono limpidi nella loro cosiddetta lotta per “degradare e distruggere” lo SI, rilevando sarcasticamente che gode di mano libera finanziandosi con la vendita di petrolio: “Ho anche mostrato le nostre immagini satellitari e fotografie aeree ai colleghi dimostrando molto chiaramente la portata del contrabbando di petrolio e prodotti petroliferi (dello SI). Vedete le colonne di autoveicoli per il rifornimento di carburante che si estende per decine di chilometri in linea, in modo che da un’altezza di 4000-5000 metri svanisce all’orizzonte. Sembra più un sistema di oleodotti. (Trascrizione)
Fu il momento più vicino in cui Putin denunciava il doppio gioco degli Stati Uniti sulla minaccia dello SI. A differenza di Putin, tuttavia, il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov senza mezzi termini in una intervista televisiva accusava gli Stati Uniti di usare lo SI come strumento per indebolire il regime del presidente Bashar al-Assad: “Il problema della coalizione guidata dagli USA è che, nonostante il fatto che abbia dichiarato obiettivo della lotta esclusivamente lo Stato Islamico e altri terroristi, impegnandosi a non intraprendere alcuna azione contro l’esercito siriano, l’analisi degli attacchi degli Stati Uniti e della loro coalizione alle posizioni terroristiche nell’ultimo anno ci spinge a concludere che tali attacchi erano selezionati, direi risparmiati, e nella maggior parte dei casi risparmiando quei gruppi dello Stato islamico che potevano far pressione sull’esercito siriano. Sembra un gatto che vuole mangiare un pesce, ma non vuole bagnarsi le zampe. Vogliono che lo Stato Islamico indebolisca Assad il più presto possibile per costringerlo a dimettersi, in qualche modo, ma non vogliono vedere lo Stato islamico abbastanza forte da prendere il potere. Il nostro parere sugli sviluppi dell’operazione antiterrorismo lanciata nell’agosto 2014 si basa su quello che vediamo, e non vediamo risultati concreti se non l’espansione dello Stato Islamico in questo periodo“. (TASS).
1447794458532 E’ un duro attacco alle politiche dubbie degli Stati Uniti nel conflitto siriano e la cosa stupefacente è che avviene 48 ore dopo l’incontro di Putin con Obama in Turchia. In teoria, Mosca apprendeva che l’amministrazione Obama, sorpresa dagli attentati terroristici a Parigi, cercasse un incontro in Turchia con Putin, mentre in realtà più le cose sembrano cambiare, più cercano che rimangano le stesse. Il deficit di fiducia è palpabile. A un certo punto Putin ha detto, nella conferenza stampa in Turchia, che gli Stati Uniti “hanno paura di darci (alla Russia) l’elenco dei territori (in Siria) da non colpire, perché temono che è esattamente lì che attaccheremo, ingannandoli. Sembrano giudicarci con il metro delle proprie nozioni della decenza“. Putin ha rivelato che l’intelligence russa ha fatto breccia nei cosiddetti gruppi ‘moderati’ dell’opposizione siriani, che hanno chiesto che la Russia li risparmi dagli attacchi. Putin ha detto criptico, “Abbiamo raggiunto accordi e loro li seguono“. Tali gruppi dell’opposizione sperano di combattere lo SI con il supporto aereo russo, e “siamo pronti a fornire tale sostegno“. In termini diplomatici, sembra che la Russia abbia aggirato Stati Uniti e alleati sottraendogli i gioielli della corona mentre i siriani avanzano.
Il 17 novembre Putin telefonava al presidente francese Francois Hollande e i due leader decisero d’incontrarsi a Mosca il 26 novembre. Secondo un comunicato del Cremlino, Putin e Hollande avevano discusso la possibilità del coordinamento russo-francese nella lotta allo SI. La dichiarazione dice: “Si è deciso, in particolare di garantire contatti più stretti e il coordinamento delle attività tra le agenzie militari e i servizi di sicurezza dei due Paesi nelle operazioni di Russia e Francia contro le strutture terroristiche in Siria“. La telefonata di Putin seguiva l’indirizzo del tutto inusuale al parlamento francese di Hollande, in cui ha invitava Stati Uniti e Russia ad “unirsi alle nostre forze” nella coalizione per distruggere lo SI. Hollande chiedeva una “coalizione ampia e unita” contro lo SI e accusava la “comunità internazionale” di essere “divisa e incoerente” da troppo tempo. Due cose spiccavano in tutto ciò. Uno, la Russia non attende più che gli Stati Uniti tendano la mano nella lotta contro lo SI (in attesa di un cambiamento nella posizione del Cremlino sul destino di Assad) e due, l’iniziativa sulla Siria (e il destino di Assad) sfugge rapidamente agli statunitensi. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha detto, “la posizione della Russia sul futuro di Assad è che nessuno può dettare se Assad se ne vada o meno. Il futuro di Assad e il futuro del governo siriano può essere deciso solo dal popolo siriano“. (Il Viceministro degli esteri iraniano Hossein Amir Abdollahian faceva un passo ulteriore dicendo che “solo Assad può decidere sulla sua partecipazione o meno alle prossime elezioni, ed è solo il popolo della Siria che può dire se voterlo o no“). Peskov valutava positivamente il lavoro del Gruppo di supporto internazionale sulla Siria, finora. “Sono stati fatti sforzi. Molto va ancora fatto. Speriamo che le cose si sviluppino come previsto“, aveva detto. Paradossalmente, Obama è prigioniero della politica ossessiva della sua amministrazione per “isolare” la Russia sulla scena internazionale. Tale politica ha solo isolato gli Stati Uniti. Senza dubbio, Putin ha guidato il vertice del G20. Il presidente turco Recep Erdogan e re Salman d’Arabia Saudita sono tenuti a recarsi a Mosca, mentre Putin sarà a Teheran il prossimo 23 novembre.1DFBFD9A-B072-42D1-B150-FD76DE32A2D4_mw1024_s_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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