Il confronto nel Mar Cinese Meridionale

Brian Cloughley Strategic Culture Foundation 20/11/2015000_TS-Was8943850-e1436224581169Una delle più grandi minacce alla pace nel mondo è il segretario della Difesa
US Navy Times titolava il 5 novembre il riassunto della politica di Washington sul Mar Cinese Meridionale registrando che “il capo del Pentagono avverte la Cina dalla portaerei”. Tale aspetto interessante della politica ufficiale degli Stati Uniti sulla Cina è uno dei risultati della visita del segretario della Difesa Ashton Carter all’USS Theodore Roosevelt, la portaerei nel Mar Cinese meridionale dove, dieci giorni prima, il 27 ottobre, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Lassen ebbe l’ordine di provocare la Cina deliberatamente, entrando in modo ostile nelle acque territoriali da essa reclamate. Carter era in Asia al momento, per manifestare la presenza e il potere militare del suo Paese nel mondo, deciso a sottolinearne il dominio con una conferenza stampa a bordo di una delle più grandi navi di attacco. L’USS Theodore Roosevelt è dotata di armi nucleari ed è a propulsione nucleare, molto probabilmente (il Pentagono si rifiuta di commentare) è la nave più importante del 12.th Carrier Strike Group (CSG-12) che dispone di 44 cacciabombardieri F-18, 5 velivoli Boeing EA-18G Growler da guerra elettronica e innumerevoli elicotteri. In compagnia della portaerei vi sono normalmente l’USS Normandy, incrociatore lanciamissili; tre cacciatorpediniere lanciamissili (Forrest Sherman, Winston S. Churchill e Farragut). Poi oltre l’orizzonte, secondo IHS Jane, c’è “un Gruppo d’assalto anfibio (ARG) che imbarca un’unità d’assalto dei marine” con cui “l’US Navy non esclude la possibilità che l’ARG sia schierato per operazioni nel Mar Cinese Meridionale”. Tale forza enorme “comprende la nave d’assalto anfibio classe Wasp USS Essex (LHD 2), la nave d’assalto anfibio classe San Antonio USS Anchorage (LPD 23) e la nave d’assalto anfibio classe Whidbey Island USS Rushmore (LSD 47)… che imbarcano la 15.th Marine Expeditionary Unit (MEU), che comprende la squadriglia media di convertiplani VMM 161 (Reinforced)”. Vi sono circa 5000 marines a mollo nella regione del Mar Cinese Meridionale e (sopra e sotto), la capacità d’attacco statunitense è colossale. Il numero di sottomarini d’attacco nucleari nelle acque circostanti la Cina è segreto, ma si ricordi che l’US Navy ne ha decine. Non ci s’inganni: la nuova e crescente tensione nel Mar Cinese Meridionale è intenzionalmente promossa e alimentata da Washington. Il 7 novembre il Presidente Xi Jinping chiariva che “la libertà di navigazione e di sorvolo nel Mar Cinese Meridionale non era e non sarà ostacolata”, sottolineando che “la Cina ha bisogno di un passaggio senza ostacoli nello specchio d’acqua più di ogni altro Paese”. Allora, qual è il problema di Washington?
Vi è la completa libertà di navigazione sul Mar Cinese Meridionale che, come sottolinea Pechino, è importante per il commercio della Cina, e quindi il suo progresso economico. Un numero enorme di navi, comprese petroliere, arriva nei porti cinesi, da cui la Cina esporta semilavorati e manufatti in Asia, Medio Oriente e Europa. La PRC non ha intenzione d’intraprendere alcuna azione che possa paralizzarne il commercio. E’ quindi preoccupante che Washington, nella persona di Carter al Pentagono, affermi che “ci sia molta preoccupazione sul comportamento cinese”. Quando a Carter è stato chiesto della visita al Mar Cinese Meridionale, rispose che “Viene notato oggi in modo particolare per la tensione in questa parte del mondo, per lo più per le controversie territoriali nel Mar Cinese Meridionale, e la maggior parte delle attività nell’ultimo anno è opera della Cina”. Poi Carter ha osservato che “l’esercito statunitense ha contribuito a mantenere pace e stabilità nella regione per 70 anni”. Pace per settant’anni? Dimentica che le truppe statunitensi furono schierate nella guerra in Vietnam da metà degli anni ’50, e che nel 1959 i primi due (di 58220) membri delle forze armate statunitensi persero la vita in quel bagno di sangue catastrofico. La sua memoria è selettiva anche sugli anni dell’orribile conflitto “nel 1964-1973 quando gli Stati Uniti sganciarono più di due milioni di tonnellate di ordigni sul Laos in 580000 missioni di bombardamento, pari ad un aereo che scarica bombe ogni 8 minuti, 24 ore al giorno per 9 anni, rendendo il Laos il Paese più pesantemente bombardato pro-capite nella storia. I bombardamenti erano parte della Guerra Segreta degli Stati Uniti…
L’idea di Carter di ‘pace e stabilità’ è del tutto incompatibile con i fatti, come lo è la sua posizione bellicosa sulla libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale. La sua affermazione che gli Stati Uniti hanno contribuito a mantenere pace e stabilità in Asia per 70 anni è bizzarra ed ironica, visto che l’ha detto a bordo di una portaerei nucleare che navigava a poche miglia ad est di Vietnam, Laos e Cambogia, i Paesi che Washington ha bombardato senza pietà in tanti anni di una terribile guerra. Il presidente Obama, l’uomo che ha scelto Carter a segretario della Difesa, ha preparato il terreno all’approccio globale conflittuale di Washington, dicendo alla CBS a giugno, che la Cina è certamente “grande e potente” e “può darsi che alcune sue pretese siano legittime… Ma non dovrebbe solo cercare di stabilire basi sgomitando e scacciando gente”. Obama non ha specificato chi scacciasse la Cina, non più del suo bellicoso ministro della Difesa quando spiegava che il successo internazionale della Cina è una sorta di “sfida” agli Stati Uniti. Il 7 novembre Carter tenne un discorso al Forum annuale Reagan sulla Difesa Nazionale dove “spiegava come Russia e Cina sfidino la capacità degli Stati Uniti d’innovare e cambiare”. Il suo strano argomento includeva l’affermazione intrigante che “la Cina è una potenza in ascesa, sempre più ambiziosa per obiettivi e capacità”. Naturalmente la Cina è ambiziosa sul suo futuro, proprio come la Russia, su cui Carter dimostra paranoia dichiarando che “respingo l’idea che la Russia debba garantirsi una ‘sfera d’influenza’”. Washington non si rende conto di quanto risentimento crei nel mondo la continua enfasi che solo gli Stati Uniti abbiano il permesso a un’onnicomprensiva ‘sfera d’influenza’. La dichiarazione di Obama secondo cui gli USA “sono la nazione indispensabile negli affari mondiali” è considerata dai cittadini più sofisticati del mondo come supponenza immatura o addirittura innocua presunzione, ma lui e il Pentagono sono mortalmente seri, e la loro politica di antagonismo militare è destinata a contrastare ogni nazione che abbia l’ardire di essere “ambiziosa per obiettivi e capacità”.
Sottolineando l’ossessione di Washington a sfidare la Cina ed ostentare la propria potenza militare, 2 bombardieri B-52 sorvolarono il Mar Cinese Meridionale la notte dell’8-9 novembre. Esattamente cosa tale dimostrazione infantile doveva ottenere non è chiaro, ma una cosa è certa: a prescindere dalla sua inutilità, la Cina se lo ricorderà. Insultare e provocare le nazioni ambiziose per obiettivi e capacità potrebbe sembrare terribilmente intelligente e audace all’intellettuale arrogante Carter, ma Washington farebbe bene a ricordare che tutti i Paesi hanno un limite. Affrontare Cina e Russia potrebbe andare bene nelle stanze del potere di Washington, ma nella realpolitik i bellicisti giocano un gioco molto pericoloso.0_939fa_6ce83c22_origLa ripubblicazione è gradita un riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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