Gli stretti legami di Erdogan con lo Stato islamico

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 27/11/2015240220140958251359640_2Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in contrasto con le politiche dichiarate inizialmente del suo Partito Giustizia e Sviluppo (Adalet ve Kalkinma Partisi o AKP), non è un musulmano moderato. Erdogan sta lentamente trasformando la sua nazione in un’entità islamista che rispecchi l’impero ottomano. In realtà, ammassando ricchezze personali e costruendosi un palazzo presidenziale opulento ad Ankara, Erdogan ricorda i vecchi imperatori musulmani selgiuchidi. Erdogan sembra apprezzare il passato imperialista della Turchia in ogni aspetto immaginabile. La ricchezza di Erdogan è una gentile concessione dello Stato Islamico di Iraq e Levante (SIIL), che ha utilizzato intermediari turchi per spacciare petrolio da Siria e Iraq ad altri Paesi attraverso la Turchia. Uno di tali intermediari turchi sarebbe il figlio di Erdogan, Necmettin Bilal Erdogan. Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti stima che lo SIIL realizzi 1 milione di dollari al giorno dal contrabbando di petrolio sul mercato mondiale, con famigliari e compari di Erdogan che ricevono una buona parte di tali proventi. I media turchi hanno pubblicato le foto di Bilal Erdogan, laureato ad Harvard, a cena in un ristorante d’Istanbul con un noto capo dello SIIL, responsabile di genocidio a Homs e nel Kurdistan occidentale, nel nord-est della Siria. Bilal Erdogan opera proprio nel business del petrolio contrabbandato dal SIIL. E’ uno dei tre azionisti del BMZ Grpup Denizcilik ve Insaat Sanayi Anonim Sirketi, una compagnia marittima. Non c’è dubbio che Erdogan usi lo SIIL per combattere i suoi molti nemici, che contrastano la politica islamista e jihadista di Erdogan. Erdogan, attraverso SIIL e surrogati come al-Nusra e gruppo Qurasan, ha aggredito il governo laico della Siria del Presidente Bashar al-Assad; gruppi curdi in Turchia, Siria e Iraq; sciiti e cristiani armeni e greci in Libano; e il governo sciita dell’Iraq. Erdogan ha favorito il passaggio di commando dello SIIL in Iran e continua a sostenere la Fratellanza musulmana in Egitto e le brigate salafite in Libia. Eppure Erdogan, che ha anche permesso l’infiltrazione in Europa dei terroristi dello SIIL mascherati da rifugiati della Siria, si affida alla tutela del mutuo ombrello difensivo della NATO. Con l’assicurazione militare della NATO, Erdogan è stato incoraggiato ad usare lo SIIL e i suoi affiliati come ascari per i maggiori obiettivi della Turchia: l’istituzione di un blocco islamista dominato dai turchi dal Marocco alla Cina occidentale, obiettivo di ogni imperatore ottomano e selgiuchide.
12308840Uno degli attori finanziari coinvolti nel sostegno ad al-Qaida prima degli attentati dell’11 settembre contro gli Stati Uniti, Yasin al-Qadi, cittadino saudita, ebbe libero accesso in Turchia da Erdogan. Tra febbraio e ottobre 2012, al-Qadi entrò in Turchia quattro volte anche se era sanzionato dal viaggiare dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Su pressione turca e saudita l’ONU tolese al-Qadi dall’elenco dei sanzionati dopo il quarto viaggio in Turchia nell’ottobre 2012. Mentre Erdogan ha dichiarato pubblicamente che è un partner di Stati Uniti e NATO contro lo SIIL, i fatti parlano da soli. Le operazioni militari di Erdogan contro lo SIIL sono effettivamente una feroce campagna contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel sud-est della Turchia e il gruppo curdo siriano PYD/YPG (Partito dell’Unione Democratico) nel nord-est della Siria. Erdogan non ha mai avuto il desiderio di condurre la guerra contro lo SIIL quando, in realtà, lo SIIL attua una feroce guerra genocida contro i curdi in Siria e in Iraq. L’US Congressional Research Service (CRS) ha sottolineato che la Turchia è la via privilegiata dei terroristi dello SIIL per la Siria. Un rapporto del CRS del 5 ottobre 2015 dichiara: “il Congresso e altri politici statunitensi, insieme a molti attori internazionali, hanno mostrato notevole preoccupazione per l’uso del territorio turco da diversi gruppi e individui coinvolti nel conflitto in Siria, tra cui combattenti stranieri provenienti da tutto il mondo, che vi hanno passaggio, porto sicuro e contrabbando”. Il rapporto cita una testimonianza al Congresso del febbraio 2015 del direttore del National Counterterrorism Center (NCTC) Nicholas Rasmussen: “Violenti estremisti seguono diverse vie su terra, aria e mare. La maggior parte dei transiti passa per la Turchia per la sua vicinanza geografica alle zone di frontiera siriane, dove la maggior parte di questi gruppi opera”. Rasmussen, nella stessa testimonianza al Congresso, prese di mira il supporto di Erdogan ai terroristi in Siria: “La Turchia baderà sempre ai propri interessi attraverso il prima del proprio interesse, e prioritariamente le loro richieste specifiche di cooperazione non sempre si allineano con le nostre priorità”. L’“interesse personale” della Turchia è promuovere jihadismo e ideologia islamista pan-turca a spese della stabilità politica di Siria, Iraq, Iran, Azerbaigian, Libano, Turkmenistan, l’Uzbekistan, Afghanistan, Kirghizistan, il Kazakistan, Tagikistan, Pakistan, Egitto, Libia, Tunisia, Sudan, Yemen, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Bulgaria e Marocco. Erdogan ha detto anche che la minoranza alevi della Turchia, affiliata agli alawiti siriani, ha vecchi legami sciiti e sufi e aderendo a credenze religiose anatoliche e cristiane pre-islamiche, tradisce lo Stato turco. Il dipartimento di Stato ha riassunto la politica di Erdogan verso gli aleviti sul Religious Freedom Report 2013: “Il governo considera l’alevismo una setta musulmana eterodossa e non supporta finanziariamente il culto dei musulmani alevi”. Il capo del Partito Repubblicano del Popolo della Turchia (CHP), Kemal Kiliçdaroglu, è un alevita e sostiene il governo di Assad in Siria contro i suoi nemici. Erdogan ha definito Kiliçdaroglu traditore della Turchia.
Erdogan ha dimostrato il suo impegno al terrorismo dello SIIL quando, dopo l’attentato dello SIIL all’Airbus russo della Metrojet (Kogalymavia) in volo da Sharm al-Shayq a San Pietroburgo, che uccise i 224 passeggeri e membri dell’equipaggio, disse a Dubai TV, “Gli aerei russi prendono di mira i Mujahidin in Siria e i partigiani che lottano per rovesciare il dittatore siriano Assad. In Siria, Mosca cerca di mutare la situazione contro ‘i nostri fratelli’. Di conseguenza, non ci dovrebbe sorprendere se lo Stato islamico si vendica”. Erdogan aggiunse, “Come posso denunciare lo Stato islamico per l’abbattimento di un aereo russo quando i suoi passeggeri tornavano da una vacanza felice in un momento in cui i nostri correligionari in Siria sono bombardati dai caccia di Putin?… È il risultato naturale delle azioni di Mosca in Siria e del supporto ad Assad”. Erdogan ha ancora più motivi per sostenere gli attacchi terroristici sul suolo egiziano, continuando a sostenere i fuorilegge Fratelli musulmani in Egitto e il loro ex-presidente incarcerato Muhamad Mursi. La Russia sostiene il presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi. In altre parole, Erdogan, il giorno dopo la strage terroristica dei cittadini russi, tra cui donne e bambini, non vide l’ora di lodare lo SIIL e l’affiliato nel Sinai Ansar Bayt al-Maqdis per aver colpito il Volo 9268 della Metrojet, il 31 ottobre 2015. Più oltraggiosamente, Stati Uniti e NATO sostengono il terrorismo di Erdogan, dimostratosi ancora una volta quando i guerriglieri turcomanni siriani supportati dai turchi operanti nell”esercito libero siriano’ della NATO, spararono ai membri dell’equipaggio del Sukhoj Su-24 dell’Aeronautica russa paracadutatisi dopo che il loro aereo era stato abbattuto dagli intercettori F-16 turchi. Gli stessi jihadisti turcomanni spararono un missile TOW fornito dagli statunitensi all’elicottero di ricerca e salvataggio russo inviato a salvare i piloti abbattuti. Un pilota russo e un marine furono stati uccisi in ciò che costituiva la violazione turca delle Convenzioni di Ginevra sulla guerra. Erdogan e il suo governo sono i veri terroristi e Stato jihadista, intenti a seguire sauditi e qatarioti nel sostenere il terrorismo di Stato.

Islamisti dello SIIL ed èlite turca

Islamisti dello SIIL ed élite turca

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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