La rete terroristica della Turchia nel mirino russo

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 26 novembre 2015

sam batteryUn’attenta analisi delle ampie dichiarazioni russe negli ultimi tre giorni sulle tensioni con la Turchia suggerisce che Mosca ha (quasi) escluso la teoria del complotto che Ankara abbia preso la fatale decisione di abbattere il jet russo con il tacito incoraggiamento degli Stati Uniti. Dati il clima di riavvicinamento della Russia all’occidente, non dovrebbe sorprendere Mosca che il segretario generale della NATO Jen Stoltenberg abbia espresso il consueto supporto all’integrità territoriale della Turchia, o che il presidente Barack Obama veda l’incidente col prisma della fase finale in Siria. È importante sottolineare che Mosca avrebbe notato che NATO e Obama consigliavano alla Turchia la ‘de-escalation’ con la Russia chiarendo che si trattava di una questione tra Ankara e Mosca. (Vedasi il mio Stati Uniti e NATO dicono alla Turchia di ‘abbassare i toni ‘ con la Russia). Mosca da allora ha richiamato il memorandum Russia-Stati Uniti sulla sicurezza degli aerei da combattimento operanti in Siria, “in cui gli USA si sono assunti la responsabilità di far rispettare le norme vigenti da parte di tutti i partecipanti alla coalizione che conducono, compresa la Turchia”. Mosca ha concluso, dopo un esame minuzioso delle prove sul caso, che la Turchia ha commesso un atto premeditato. Una serie di spiegazioni sarebbe disponibile sul motivo per cui la Turchia ha agito così, ma Mosca sembra essere concentrata su due principalmente: a) La Turchia ha tentato di precipitare il confronto tra Russia e alleanza occidentale disorientando le operazioni militari russe in Siria; b) La Turchia ha cercato di far deragliare l’operazione russa nelle regioni frontaliere assai sensibili della Siria attraverso cui le principali vie di rifornimento ai gruppi estremisti (come Jabhat al-Nusra) passano. In effetti, per Mosca, le relazioni russo-turche non saranno mai più le stesse. C’è un profondo senso di tradimento verso la leadership turca. Come minimo, il Cremlino si sarebbe aspettato il presidente Recep Erdogan esprimere rammarico per l’incidente. (Mosca ha lasciato passare un po’ di tempo per permettere al sultano di farlo, se vuole, rinviando la decisione definitiva sulle ritorsioni contro la Turchia). Chiaramente, il fallimento del gioco diplomatico della Turchia per radunare la NATO nel confronto con la Russia significa che la ritorsione di Mosca rimarrà ‘Ankara-centrica’ e non sarà un ‘problema della NATO’. Mosca ha annunciato che non ha intenzione di usare la forza contro la Turchia. In altre parole, la Turchia non avrà alibi nell’invocare l’articolo V della Carta NATO. D’altra parte, Mosca non lascerà alla Turchia altra scelta che accettare la nuova realtà delle operazioni militari russe al confine nord della Siria. In realtà, gli aviogetti russi sono tornati in azione nella stessa zona in cui l’incidente ha avuto luogo con forza maggiore, intraprendendo una massiccia missione di bombardamento.
La linea di fondo è che Mosca e Damasco (e Teheran) non permetteranno alla Turchia di ritagliarsi una ‘zona di sicurezza’ o ‘no-fly zone’ nel nord della Siria. La spinta delle operazioni militari è volta a distruggere le vie di rifornimento dalla Turchia ai gruppi terroristici. La Russia ritiene che il successo della guerra contro lo Stato islamico dipenda in modo cruciale dalla distruzione delle vie di rifornimento del gruppo terroristico dalla Turchia. Mosca ha tra l’altro lasciato intendere che sa dell’implicazione di certi potenti turchi nel contrabbando di petrolio con lo SI. Se la versione iraniana della missione di salvataggio del pilota russo dalle grinfie dei terroristi ha fondamento, l’agenzia stampa Fars ha legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche, può solo significare che l’intelligence iraniana è brillantemente riuscita a penetrare i gruppi terroristici e ha la giusta idea delle attività clandestine della Turchia nelle regioni di frontiera e della relativa rete di terroristi. A dire il vero non ci sarà alcuna tregua nelle operazioni militari russe nel nord della Siria. L’incidente del 24 novembre, e le operazioni di soccorso, possono aver consolidato l’asse russo-iraniano-siriano-libanese (Hezbollah) a un livello operativo che non sarebbe stato concepibile la settimana prima. Mentre le operazioni militari su Aleppo avanzano, la Turchia sarà testimone della distruzione sistematica dei suoi centri di comando e controllo in Siria, venendo costretta a breve a ritirare le forze speciali che operano in Siria, e vedrà le proprie forze delegate subire la disfatta. Mosca, di conseguenza, ha apertamente annunciato una serie di misure per assicurarsi che la Turchia sappia che subirà una splendida sconfitta in Siria, aspettandosi che eserciti autocontrollo. Il dispiegamento dei missili S-400 è un chiaro avvertimento alla Turchia di non fare stupidaggini. La Russia ha anche rafforzato il sistema di difesa aerea della Siria. Gli aviogetti turchi non possono più operare liberamente nello spazio aereo siriano. Mosca ha anche ordinato che gli aviogetti da combattimento scortino tutte le missioni future. Ciò che la Russia si prepara a fare ad Erdogan è proprio ciò che l’occidente avrebbe dovuto fargli da tempo. Ma allora la convenienza era il filo-conduttore delle politiche occidentali verso Erdogan. Obama ha la priorità dell’accesso degli Stati Uniti alla base aerea di Incirlink, mentre l’UE si prostra ad Erdogan (e lo corrompe con miliardi di euro) per non sospingere i rifugiati siriani in Europa. Non ci s’inganni, Obama sapeva benissimo del conveniente sostegno segreto della Turchia ai gruppi estremisti in Siria. Se il suo vicepresidente Joe Biden lo sapeva uno anno fa, anche lui certamente lo sapeva, ma Obama ha scelto d’ignorarlo. Il minimo che Obama può fare ora, nell’interesse della sicurezza internazionale quindi, è lasciare la Russia fare il lavoro pesante distruggendo la rete terroristica della Turchia, che lui stesso aveva incoraggiato moralmente o istigato nel frattempo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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