Chiarezza e decisione definiscono il successo della Russia in Siria

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 03/12/2015vladimir-putin-delivers-his-annual-presidential-address-to-the-federal-assemblyC’è una marcata differenza tra quello che succedeva in Siria prima della campagna russa contro le organizzazioni terroristiche e ciò che accade oggi. Se le organizzazioni terroristiche, come lo SIIL, sono in fuga, è principalmente per via dei bombardamenti della Russia di ciò che era letteralmente la ‘morsa’ di SIIL e altri gruppi terroristici della CIA, grazie al tempestivo ingresso di Vladimir Putin nella saga siriana con chiarezza di obiettivi politici e risolutezza militare. L’approccio realistico della Russia verso la risoluzione dei conflitti in Medio Oriente ancora una volta dimostra di avere ragione quando lo SIIL colpiva il cuore della Francia: Parigi. L’attacco sembra avere ‘scioccato’ l’occidente e costretto a vedere la vera minaccia che lo SIIL comporta nella situazione attuale. Il cambiamento portato da tale attacco è abbastanza evidente, solo un mese fa il presidente francese aveva dichiarato che la Russia “non è nostra alleata”. Tuttavia, ora è abbastanza disposto ad impegnarsi in colloqui con Vladimir Putin in Russia per “unire le forze” contro il terrorismo. Anche se la proposta d’istituire una “grande coalizione” non significa che accadrà, essendovi varie questioni politiche e strategiche da risolvere, tuttavia il fatto che Putin possa riunire le potenze occidentali intorno l’idea di una tale coalizione è un’altra vittoria sua e della Russia sul terrorismo. Ciò che la Russia ha realizzato con una scarna forza costituita da 3 dozzine di aerei da guerra e un corpo di 5000 effettivi non è solo notevole, ma ha anche costretto l’occidente guidato dagli Stati Uniti a cambiare politica, altrimenti distruttiva. Obama-Putin che decidono la “transizione politica siriana per mano siriana” è ancora un’altra prova del successo di Putin nel convincere l’occidente della vitalità di transizione, se avviene attraverso mezzi politici piuttosto che militari. I passati quattro anni e mezzo di combattimenti in Siria sono prova inequivocabile della futilità della famigerata politica occidentale nell”imporre” la cosiddetta “transizione”, praticamente distruggendo il Paese bersaglio. Il successo della narrativa russa contro lo SIIL e le altre organizzazioni terroristiche, nonché il successo del suo esercito contro essi sul campo certamente portano la Russia a un livello globale completamente nuovo. E come attore globale, ora può guidare la sedicente “grande coalizione” in Siria. Già, Vladimir Putin avrebbe ordinato ai suoi comandanti di cooperare con i francesi negli attacchi aerei contro lo SIIL in Siria. La disponibilità della Russia a coordinarsi con i francesi è abbastanza evidente dalla decisione di Putin, dove si legge: “Un gruppo navale francese guidato da una portaerei arriverà nel vostro teatro d’azione al più presto. È necessario stabilire un contatto diretto con i francesi e collaborarvi da alleati”. Il fatto che i francesi (e l”occidente’) siano ora disposti a coordinarsi con la Russia è, infatti, una forte approvazione dei metodi russi che, fino ad un mese prima, erano considerati “controproducenti” e “inefficaci”, dato che gli attacchi russi venivano deliberatamente spacciati rafforzare indirettamente lo SIIL piuttosto che eliminarlo. In realtà, la maggiore differenza tra Russia e occidente, a parte il fatto che l’occidente sostiene le organizzazioni terroristiche in Medio Oriente, è la risolutezza militare. Di fronte a un presidente statunitense che non vuole combattere, e agli alleati europei dalle capacità militari quasi insignificanti, Putin può garantire alla Russia un posto formidabile in Medio Oriente che, fin quando la Russia non è arrivata, stava diventando la Terra Desolata di Eliot.
La decisione russa e l’indecisione statunitense sono ben visibili sul campo. Mentre la Russia prende indiscriminatamente di mira tutti i terroristi in Siria, solo una su quattro sortite statunitensi colpiva i territori occupati dallo SIIL. È un fatto che quasi il 75 per cento delle incursioni degli Stati Uniti in Iraq e Siria rientrava alla base senza sparare, nei primi quattro mesi del 2015. Gli Stati Uniti hanno condotto 7319 sortite su Iraq e Siria nell’operazione Inherent Resolve. Di questi, solo 1859, il 25,4 per cento, “sganciava almeno un’arma”, secondo i dati forniti dal Comando Centrale dell’United States Air Force. Anche se il motivo ufficialmente indicato per i mancati bombardamenti era (ed è tuttora) la mancanza d’intelligence sul campo. Tuttavia, i mancati tiri sollevavano questioni negli Stati Uniti sulla risolutezza del presidente Obama a respingere un nemico giunto a minacciare il cuore dell’occidente stesso. L’indecisione statunitense è, tuttavia, più un riflesso, negli Stati Uniti, in particolare, e in occidente in generale, della politica ancora immutata verso lo SIIL. Con Vladimir Putin che rivelava al vertice del G20 sui finanziamenti dello SIIL, che continua da quasi 40 Paesi tra cui certi membri del G20. Anziché denunciare i famigerati “quaranta”, Putin forniva le immagini satellitari delle lucrose operazioni di contrabbando di petrolio dello Stato islamico. Queste rivelazioni imbarazzanti, per l’occidente, ebbero impatto immediato. Sembrava una notevole “coincidenza” che, non appena Vladimir Putin mostrò queste immagini, gli Stati Uniti annunciassero che i loro bombardieri avevano cominciato a bombardare le autocisterne dello SIIL, implicando di conoscere la posizione precisa di queste autocisterne, ma che non ritenessero necessario distruggerle finché le rivelazioni di Putin sul ruolo dell’occidente nel finanziare lo SIIL vennero alla ribalta. Considerando che le rivelazioni di Vladimir Putin amplificano chiaramente decisione e serietà russa nello sconfiggere ed eliminare completamente la “più ricca” organizzazione terroristica del mondo, si rafforza anche la prosecuzione della tacita risolutezza occidentale non solo ad eliminare lo SIIL, ma anche i rapporti con esso.1030369712Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari stranieri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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