Turchia e Russia: Petrolio e Sanzioni

Alessandro Lattanzio, 3/12/2015

Sembra che Allah abbia deciso di punire la cricca dominante in Turchia privandola della ragione e del buon senso” – Vladimir Putin

1031026248Le sanzioni russe
12274287Il 28 novembre 2015, al fine di proteggere la sicurezza nazionale e gli interessi nazionali della Federazione russa, e proteggere i cittadini russi da atti illeciti e penali da terzi, in conformità alla legge federale del 30 dicembre 2006 N°281-FZ “Su misure economiche speciali” e alla legge federale del 28 dicembre 2010 N°390-FZ “Sulla sicurezza”, veniva emanato il Decreto N°583 “Su misure per garantire la sicurezza nazionale della Federazione russa e la protezione dei cittadini russi da attività illegali e criminali di terzi e le misure economiche speciali contro la Repubblica di Turchia”: gli organi statali della Federazione Russa, enti governativi federali, enti locali, soggetti giuridici, organizzazioni e individui sotto la giurisdizione della Federazione Russa e svolgenti attività temporaneamente effettive sul territorio della Russia:
a) Divieto o limitazione delle attività economiche estere che prevedano l’importazione sul territorio della Federazione Russa di talune merci provenienti dalla Repubblica turca, come indicato dal Governo della Federazione Russa (tranne per le merci importate per uso personale in quantità stabilite dai regolamenti dall’Unione economica eurasiatica);
b) Divieto o limitazione di certi tipi di lavori (servizi) resi sul territorio della Russia da parte di organizzazioni sotto la giurisdizione della Repubblica turca, in linea con l’elenco deciso dal Governo della Federazione Russa;
c) Divieto a datori di lavoro e imprenditori nei lavori (servizi) non elencati dal Governo della Federazione Russa d’impiegare, a partire dal 1° gennaio 2016, cittadini della Repubblica turca non vincolati da contratti di lavoro e/o civili legali con detti datori di lavoro al 31 dicembre 2015.
Il Presidente ha altresì deliberato dal 1° gennaio 2016, ai sensi della legge federale sugli accordi internazionali della Federazione Russa del 15 luglio 1995, e del punto 1 dell’articolo 10 dell’accordo tra il governo della Federazione russa e il governo della Repubblica di Turchia del 12 maggio 2010, sulle visite reciproche dei cittadini della Russia e della Turchia, di sospendere il suddetto accordo riguardo i viaggi dei cittadini turchi in possesso di passaporti stranieri ordinari, con l’eccezione di quei cittadini della Turchia che hanno permesso di soggiorno temporaneo o permanente sul territorio della Russia, così come per i cittadini provenienti dalla Turchia assegnati alle rappresentanze diplomatiche e consolari della Repubblica turca sul territorio della Russia, detenendo valido servizio e passaporti speciali, e loro familiari.
Il Ministero degli Esteri Federazione Russa notifica alla Repubblica turca, in linea con le procedure stabilite, la sospensione parziale del suddetto accordo. L’Ordine Esecutivo afferma anche che gli agenti di viaggio e gli operatori turistici devono sospendere la vendita ai cittadini russi di prodotti che prevedono la visita del territorio della Repubblica turca. Relative istruzioni sono state emesse per il Governo della Federazione Russa.
Il governo ha anche avuto istruzioni di adottare misure per introdurre il divieto dei voli charter tra la Russia e la Turchia; rafforzare il controllo sull’attività delle società di autotrasporti turche sul territorio russo per garantire la sicurezza; rafforzare il controllo nei porti e garantire la sicurezza dei trasporti nei porti marittimi russi nell’area del Mar d’Azov-Mar Nero, tra cui la prevenzione di presenza e movimenti illegale di marinerie e altre navi nelle acque dei porti marittimi russi. Il governo inoltre ha avuto istruzioni di presentare proposte, se necessario, su modifiche a durata o natura delle speciali misure economiche ed altre previste dal decreto esecutivo. L’ordine esecutivo entra in vigore il giorno della pubblicazione ufficiale e rimane in vigore fino a quando verranno annullate le speciali misure economiche e altre decise a norma dello stesso”.
Il parlamentare russo Aleksej Pushkov, commentando le sanzioni della Russia alla Turchia, affermava “E’ già chiaro che Erdogan ha sparato un missile aria-aria contro l’economia turca. Quattro settori economici turchi ne saranno colpiti“. In primo luogo, il turismo sarà gravemente danneggiato, “Ogni anno, la Turchia guadagnava 3,5-4 miliardi di dollari dai turisti russi, il 12-18 per cento dell’industria turistica globale” turca. In secondo luogo, colpisce le aziende turche che operano in Russia. Secondo Pushkov, nel 2014 il loro reddito complessivo fu di circa 750 milioni di dollari. In terzo luogo, le aziende turche che esportano prodotti in Russia subiranno perdite, “Tenendo conto del fatto che negli ultimi anni gli scambi tra Russia e Turchia avevano raggiunto i 30 miliardi di dollari, ci sarà un serio problema per il business turco. Le aziende turche dovranno cercare altri mercati, e non tutte avranno successo“. Infine, la Russia infliggeva un serio colpo al bilancio turco perché redditi da esportazioni e turismo diminuiranno. “Coloro che hanno contratti firmati prima del 31 dicembre 2015 non perderanno il posto di lavoro. E’ vietato solo assumere nuovi dipendenti turchi dal gennaio 2016. Inoltre, i cittadini turchi con permesso di soggiorno in Russia non saranno influenzati dalle restrizioni sui visti“.
Il Primo ministro russo Dmitrij Medvedev ordinava al governo di elaborare misure economiche comprendenti la sospensione di progetti economici congiunti, restrizioni su operazioni commerciali e finanziarie, revisione delle tariffe commerciali, turismo e trasporti aerei e marittimi. Mosca annunciava il rafforzamento del controllo sulle forniture alimentari dalla Turchia e adottava controlli supplementari ai confini, secondo il Ministero delle Politiche Agricole russo. “Circa il 15% dei prodotti agricoli turchi in media non soddisfa gli standard russi“, dichiarava il Ministro dell’Agricoltura Aleksandr Tkachev. Secondo il Ministero dell’Agricoltura russo, la Russia ha importato alimenti e prodotti agricoli dalla Turchia per 1,7 miliardi di dollari nel 2014, il 4,3% del totale delle importazioni alimentari russe. Inoltre, le esportazioni russe di alimenti e prodotti agricoli in Turchia è aumentato di un terzo nel 2014, pari a 2,4 miliardi di dollari. Inoltre, le sanzioni colpiscono le imprese edili della Turchia, ma secondo il Ministro dell’Industria Edilizia russo Mikhail Men, il mercato russo non ne sarà gravemente colpita avendo compagnie russe pronte a sostituirle. Solo nel 2013, le imprese edili turche avevano progetti in Russia per 5,7 miliardi di dollari. Secondo Uljukaev, la Russia non subirà alcuna difficoltà da queste sanzioni. Un altro aspetto che può essere preso in considerazione per le sanzioni, riguarda la Centrale nucleare di Akkuyu, in Turchia, attualmente in costruzione da parte della compagnia Rosatom, del valore di 22 miliardi. Il contratto fu firmato nel 2010, e la costruzione doveva iniziare a giugno, ma fu rinviata per problemi sull’accordo, e anche la costruzione del gasdotto Turkish Stream, che doveva iniziare nel dicembre 2015, secondo il Ministro dello Sviluppo Economico russo Andrej Uljukaev, rientra nelle sanzioni imposte alla Turchia. Nel 2014, Gazprom aveva esportato 23,7 miliardi di metri cubi di gas, pari al 5,3% della produzione complessiva. Inoltre, la Turchia compra petrolio e carbone russi. Il Vicecapo della Commissione Internazionale della Duma, Leonid Kalashnikov, aveva proposto che la Russia interrompesse anche le relazioni diplomatiche con la Turchia, “Dobbiamo bloccare immediatamente le relazioni economiche con la Turchia, i rapporti diplomatici devono essere interrotti“. Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov annunciava, durante la conferenza stampa con Walid Mualam, Ministro degli Esteri siriano, che “Il governo russo decide la sospensione del regime senza visti tra Russia e Repubblica turca. La decisione entrerà in vigore il 1º gennaio 2016”. Il governo russo, il 1° dicembre, approvava la risoluzione sulle sanzioni contro la Turchia, vietando dal 1° gennaio 2016 l’importazione di prodotti alimentari, tra cui pollame, frutta e verdura, chiodi di garofano e sale da tavola; sospensione dell’attività della Commissione intergovernativa russo-turca per la cooperazione commerciale ed economica, nonché degli scambi e investimenti negoziati; riduzione delle licenze annuali concesse ai trasportatori turchi; i cittadini turchi senza un contratto di lavoro o un contratto civile firmato entro il 31 dicembre, non potranno lavorare sul territorio della Russia; sospensione dell’accordo bilaterale sull’esenzione dei visti e dei voli charter tra i due Paesi. Inoltre l’Associazione dei Tour Operators della Russia smetteva di vendere tour in Turchia a tempo indeterminato, mentre il Ministero della Pubblica Istruzione e della Scienza limitava la cooperazione con le università turche e prevedeva di rimpatriare tutti gli studenti russi. Il Premier Medvedev aveva dichiarato che le sanzioni potrebbero essere ampliate in caso di necessità. Le importazioni della Russia dalla Turchia erano pari a 3,1 miliardi di dollari nel gennaio-settembre 2015, e le esportazioni della Russia in Turchia erano costituite principalmente da risorse minerali e idrocarburi, e i principali beni d’importazione turchi erano verdura, frutta e tessuti. Infine il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak dichiarava che i negoziati sul gasdotto Turkish Stream erano stati sospesi.
1424170133Nel frattempo, con il ‘vertice sui rifugiati’, la Turchia riceveva dall’UE 3,2 miliardi di euro per evitare che i profughi che ospita si riversino in Europa. Quindi Erdogan piegava l’UE con l’arma dei migranti pronti ad inondare l’Europa dai campi profughi in Turchia. E non solo, i negoziati per l’adesione all’UE della Turchia, iniziati nel 1999 e mai decollati, riceveranno nuovo slancio. Il premier turco Ahmet Davutoglu affermava soddisfatto “ora possiamo andare avanti nella gestione del nostro continente“, mentre però la Grecia notava un drastico calo delle violazioni dello spazio aereo da parte degli aerei militari turchi, dall’abbattimento del velivolo russo sulla Siria. Lo Stato Maggiore greco rilevava come le 50 violazioni al giorno dello spazio aereo greco, registrate solo nel novembre 2015 da parte degli aerei turchi, passassero a zero dal 26 novembre al 2 dicembre, quando 6 aviogetti turchi violavano lo spazio aereo greco su Lesbo, Samo, Chio e Fourni. Difatti, il Primo ministro greco Alexis Tsipras aveva criticato severamente Ankara per l’agguato al jet russo, accusando il premier turco Davutoglu delle continue violazioni dello spazio aereo della Grecia, creando una situazione “oltraggiosa e incredibile” sul Mar Egeo. Tsipras concludeva “per fortuna i nostri piloti non sono mercuriali come i tuoi. Spendiamo miliardi in armi. Violate il nostro spazio aereo e noi v’intercettiamo. Abbiamo i più moderni sistemi d’arma e aerei, eppure a terra non possiamo prendere i trafficanti che annegano innocenti”. E alla riunione del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Belgrado, il 27 novembre, il presidente serbo Tomislav Nikolic affermava che Ankara deve riconoscere che l’incidente non doveva accadere, e cosa più importante, che era colpa sua. Inoltre, Nikolic si aspettava che la Turchia venisse condannata per aver commesso un grave crimine senza motivo, e che la Russia non dovesse riconciliarsi con l’omologo turco, perché è stato lui ad aver avviato tale conflitto, senza neanche mostrare rimorso o assicurare che tali incidenti non si ripetino.

Il petrolio ‘turco’
TankerRatesIl 16 novembre, aerei da guerra statunitensi distruggevano 116 autocisterne dello SIIL in Siria. 45 minuti prima, furono lanciati dei volantini consigliando agli autisti di “uscire dai camion e scappare“. Al Pentagono c’erano voluti 14 mesi per capire che il modo più efficace per paralizzare il commercio petrolifero dello Stato islamico era bombardare le autocisterne… Ma perché il CENTCOM perseguisse una campagna antiterroristica così inefficace viene spiegato da Nafeez Ahmed: “La Turchia ha giocato un ruolo chiave nel facilitare l’espansione dello SIIL: le vendite di petrolio sul mercato nero da parte di politici ed intelligence in Turchia e Iraq confermano che le autorità turche hanno attivamente favorito il traffico di petrolio dello SIIL nel Paese. Mehmet Ali Ediboglu, parlamentare del Partito Repubblicano del Popolo, stimava le vendite di petrolio dello SIIL in Turchia pari a circa 800 milioni di dollari nel 2014. Quindi la Turchia avrebbe favorito le vendite di petrolio dello SIIL sul mercato nero, per oltre 1 miliardo di dollari fino ad oggi“. Ediboglu disse: “800 milioni di dollari in petrolio che lo SIIL ha ottenuto dalle regioni che aveva occupato (come i giacimenti petroliferi di Rumaylah nella Siria settentrionale e a Mosul) viene venduto in Turchia. Hanno creato degli oleodotti nei villaggi al confine con la Turchia, ad Hatay. Esistono oleodotti simili a Kilis, Urfa e Gaziantep che trasferiscono petrolio in Turchia dove viene comprato in contanti. Prendono il petrolio dalle raffinerie a costo zero, e utilizzando mezzi primitivi lo raffinano vicino al confine con la Turchia, dove poi lo vendono. Il tutto vale 800 milioni di dollari“. Ediboglu confermò ai media russi che “lo SIIL possiede la chiave di questi giacimenti e insieme a un certo gruppo di persone, vicine a Barzani (presidente della Regione del Kurdistan iracheno) e a certi uomini d’affari turchi, vende questo petrolio“.
Vladimir Putin, incontrando a Mosca il presidente francese Francois Hollande, dichiarava “I veicoli per il trasporto del petrolio erano allineati fino all’orizzonte. La visione assomigliava ad un oleodotto vivente che andava dalle aree controllate da SIIL e ribelli in Siria alla Turchia. Giorno e notte vanno in Turchia. Gli autocarri entrano sempre carichi e tornano vuoti. Parliamo di forniture su scala commerciale dai territori siriani occupati dai terroristi. Da tali aree proviene il petrolio, e tutti possiamo vedere… dall’aria dove questi autoveicoli vanno. Partiamo dal presupposto che la leadership politica della Turchia possa non saperne nulla, anche se è difficile crederlo, e se la leadership politica non ne sa nulla, facciamoglielo notare“.
815b12ed-d865-43c4-9683-e65212cd42feSecondo lo studio di George Kiourktsoglou e Alec D. Coutroubis dell’Università di Greenwich “ISIS Gateway To Global Crude Oil Markets“, “i contrabbandieri dell’oro nero inviano convogli di trenta camion nei siti di estrazione. Impiantano i loro commerci con lo SIIL, incoraggiando i clienti con sconti e sistemi di pagamento differito. Così il greggio lascia i pozzi gestiti dallo Stato islamico attraversando le regioni occupate dai ribelli in Siria e Iraq per la Turchia. La catena logistica comprende le seguenti località: Sanliura, Urfa, Hakkari, Siirt, Batman, Osmaniya, Gaziantep, Sirnak, Adana, Kahramarmaras, Adiyaman e Mardin, finendo ad Adana, che ospita il grande porto petrolifero di Ceyhan, nel sud-est della Turchia. … Il porto di Ceyhan ospita il terminal petrolifero turco sul Mediterraneo fin dal 2006, ricevendo gli idrocarburi da esportare sui mercati mondiali… Il terminale è gestito dalla Botas International Limited (BIL), la società statale turca che gestisce anche l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan. La quantità di greggio esportato dal terminale in Ceyhan supera il milione di barili al giorno. Inserendo questa cifra nel contesto e dato che lo SIIL non ha mai potuto vendere in un giorno più di 45000 barili di petrolio, risulta evidente che il rilevamento di quantità simili di greggio di contrabbando non può avvenire attraverso i normali metodi contabili. Tuttavia, gli autori ritengono che ci sia un altro indicatore, molto più sensibile al contrabbando di greggio. Questo è il noleggio delle petroliere a Ceyhan… Dal luglio 2014 al febbraio 2015 si presentano tre picchi inusuali nel trend dei noli delle petroliere rispetto al resto del Medio Oriente: dal 10 al 21 luglio 2014, coincidente con la caduta del più grande giacimento di petrolio della Siria, Alumar, nelle mani dello SIIL; il secondo picco va dalla fine di ottobre alla fine di novembre 2014, dopo gli scontri tra terroristi ed Esercito arabo siriano per il controllo dei giacimenti di gas di Jahr e Mahr, nella provincia di Homs; il terzo picco dura da fine gennaio al 10 febbraio 2015, contemporaneo agli attacchi aerei alle basi dello SIIL presso Qirquq, la regione petrolifera dell’Iraq”. Secondo gli autori del documento… una rete di contrabbando del petrolio dello SIIL aveva lo sbocco principale a Ceyhan, inviando dal sud-est della Turchia il petrolio dello SIIL raccolto nel nord-est della Siria e nel nord-ovest dell’Iraq. Ed ogni volta che lo Stato islamico combatteva in prossimità di una zona petrolifera, si registravano picchi nelle esportazioni di petrolio da Ceyhan. Bilal Erdogan, figlio del presidente turco Recep Erdogan, possiede la compagnia di navigazione maltese BMZ, insieme ad altri membri della famiglia. Le attività del BMZ Group erano passate da 72 a 190 milioni di dollari tra giugno 2014 e luglio 2015. E il 15 settembre, la società acquistava due nuove navi cisterna, Armada Fiera e Turkter 82, dopo l’acquisto della Mecid Aslanov qualche mese prima. Le altre navi della flotta del BMZ Group sono Beykoz-E, Poet Qabil, Shovket Alekperov e Begim Aslanov. Tali navi, che trasportano il petrolio dello SIIL, visitano regolarmente (una volta alla settimana) i porti ucraini di Odessa e Nikolaev. Inoltre la PowerTrans, l’azienda che ha ricevuto la licenza esclusiva per trasportare petrolio curdo dal governo Erdogan nel 2011, è gestita dal genero di Erdogan, Berat Albayrak, assieme ad Ahmet Calik, affarista dagli stretti legami con Erdogan. Anche un altro figlio di Erdogan, Burak, possiede una flotta di navi che compiono regolari visite nel porto israeliano di Ashdod. Secondo il Ministro dell’Informazione siriano Umran al-Zubi, “Tutto il petrolio viene consegnato ad una società appartenente al figlio di Recep Tayyip Erdogan. Perciò la Turchia è ansiosa da quando la Russia ha iniziato a bombardare le infrastrutture dello SIIL e distrutto più di 500 autocisterne, innervosendo Erdogan e la sua azienda, che importa non solo petrolio, ma anche reperti storici e grano“. E l’ex-Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Iraq Muafaq al-Rubayah affermava: “In primo luogo, i turchi aiutano i terroristi vendendo il petrolio rubato a iracheni e siriani per 20 dollari al barile, la metà del prezzo di mercato”. Nel frattempo, “il Tesoro (degli Stati Uniti) accusava un uomo d’affari di origine siriana, George Haswani, dalla doppia cittadinanza siriana-russa di usare la sua azienda, HESCO Engineering and Construction Co., per comprare petrolio dallo Stato islamico per conto del regime Assad“. Ovviamente si chiede il sito Zerohedge, “Perchè Assad dovrebbe acquistare petrolio da un gruppo che usa il denaro a disposizione per la guerra contro Damasco è una questione aperta, soprattutto se si considera che gli alleati più stretti di Assad (Russia e Iran) sono grandi produttori di petrolio”?

Turchia sempre più isolata
1627996Il 26 novembre il Presidente russo Vladimir Putin e il presidente francese Francois Hollande decidevano di condividere le informazioni sugli obiettivi in Siria e di colpire “solo terroristi”. Il 28 novembre gli Stati Uniti avrebbero fatto pressione sulla Turchia per chiudere il confine turco-siriano. Un funzionario dell’amministrazione Obama avrebbe detto “basta… è una minaccia internazionale che proviene dalla Siria e passa dal territorio turco“. Metin Gurcan spiega che dal 19 novembre le forze armate siriane combattono terroristi turcomanni, Jaysh al-Fatah e Jabhat al-Nusra nella regione di Bayirbuçak, a 15 km dal confine turco. La Siria ripuliva questa zona montagnosa e boschiva dai terroristi, in vista dell’avanzata su Idlib e Aleppo, “espellendo i terroristi ceceni da Bayirbuçak“. Il 22 novembre Ahmet Davutoglu, due giorni prima dell’incidente, disse “Siamo pronti a prendere tutte le necessarie misure diplomatiche e altre per proteggere i nostri fratelli ovunque si trovino, contro ogni minaccia, preservandone i diritti umani”. Per Semih Idiz le azioni della Turchia ne minano il sostegno ai terroristi turcomanni in Siria: “Una volta che il sentimento di orgoglio della Turchia di aver dimostrato determinazione e capacità militare nell’abbattere il caccia russo sarà finito, l’attenzione passerà alla diplomazia, vedendo la ricaduta politica di questo incidente… Dato che c’è poca simpatia in occidente per i gruppi islamici radicali dopo l’attacco di Parigi, e che la Francia agisce con la Russia bombardando obiettivi dello SIIL a Raqqa, è probabile che Mosca avrà il sopravvento al Consiglio di Sicurezza. Ciò significa che la Turchia non raccoglierà molta simpatia dagli alleati sui turcomanni o altri gruppi sunniti radicali in lotta contro il regime siriano. La Turchia resta, in ultima analisi, opposta agli alleati sulla questione della lotta al regime di Assad, tanto che il segretario di Stato degli USA, John Kerry, ha detto che non ciò non rientra nella loro missione militare in Siria, sostenendo la lotta allo SIIL e i gruppi impegnati a combatterlo. Senza il sostegno attivo degli alleati, però, c’è poco che la Turchia possa fare per rispondere a Russia e regime di Assad nel nord della Siria, al fine di assicurarsi il quadro politico sunnita regionale che desidera vedere“. Inoltre, Erdogan il 14 ottobre disse che non c’era “nessuna differenza” tra il Partito dell’Unione Patriottica della Siria (PYD), principale gruppo curdo-siriano, e lo SIIL, mentre gli Stati Uniti vedono nelle Unità di Protezione Popolare (YPG), braccio armato del PYD, il più efficace partner siriano. Cengiz Candar scrive che “Se la Russia dovesse fornire aperto sostegno alle YPG per eliminare lo SIil dalla regione di confine, ciò potrebbe complicare ulteriormente non solo le relazioni USA-Russia, ma anche la cooperazione tra Washington e Ankara. Dopo tutto, la Turchia è un membro della NATO, ma l’amministrazione Obama è sempre più riluttante ad impegnarsi in un qualsiasi intervento militare diretto in Siria, impedendo al ‘ragazzino indisciplinato dell’Alleanza transatlantica’ d’invocare l’articolo 5“. Orhan Cengiz riferisce che un’oscura forza paramilitare islamica, Esedullah (leoni di Allah), opera nelle regioni curde della Turchia contro il PKK, degradando la sicurezza in queste zone. Cengiz osserva, “che un gruppo nella polizia, dal greve sfondo religioso e ostile ai curdi, è sempre più all’avanguardia nelle operazioni di sicurezza nel sud-est. La gente del posto crede che tali poliziotti condividano la stessa mentalità dei terroristi dello SIIL e li vedano come forza paramilitare collegata ad esso”, creando tensioni e sfiducia. Un altro aspetto della nuova fase della guerra in Siria è il ruolo dell’Esercito arabo siriano nella battaglia contro SIIL e Jabhat al-Nusra, appoggiato da Iran, Hezbollah e Russia. È la forza araba più efficace contro i terroristi, mentre le forze arabe della coalizione sono inconsistenti.

Il patto petrolifero tra Turchia e Stato islamico
1031120786Il 2 dicembre, la Russia denunciava il traffico di petrolio di contrabbando tra Siria e Turchia. Lo Stato Maggiore delle Forze Armate russe esibiva le prove del coinvolgimento della Turchia nel contrabbando dello Stato islamico (SIIL). Sergej Rudskoj, a capo del Primo Direttorato Operativa dello Stato Maggiore Generale delle Forze armate russe, dichiarava “Abbiamo individuato tre principali rotte del petrolio:
La rotta occidentale verso i porti turchi di Dortyol e Iskenderun sul Mediterraneo
La rotta verso nord, per la raffineria di petrolio di Patma
La rotta orientale, per Jazri”.
La città di Dayr al-Zur è uno dei più grandi centri di estrazione del petrolio in Siria e riforniva la raffineria di Batman in Turchia. Solo il 16 novembre, 260 autocisterne cariche passavano il confine con la Turchia. Il Viceministro della Difesa russo Anatolij Antonov dichiarava “Abbiamo presentato le prove di come il contrabbando di petrolio finanzi i gruppi terroristici. Sappiamo quanto contino le parole di Erdogan. La Turchia è il principale acquirente del petrolio di contrabbando dall’Iraq e dalla Siria. I ricavi derivanti dalla vendita del petrolio sono una delle più importanti fonti dei terroristi in Siria. Guadagnano circa 2 miliardi di dollari all’anno, spendendoli per arruolare terroristi da tutto il mondo e dotandoli di armi e attrezzature. Il consumatore principale del petrolio sottratto ai legittimi proprietari in Siria e in Iraq è la Turchia. Secondo i nostri dati, la leadership politica del Paese, il presidente Erdogan e famiglia, è coinvolta in tale attività criminale“. Dall’inizio delle operazioni russe in Siria, il 30 settembre, i proventi dello SIIL dal contrabbando di petrolio erano passati da 3 milioni di dollari al giorno a circa 1,5 milioni al giorno.
Il Presidente della Federazione russa Vladimir Putin dichiarava alla Duma di Stato, “La Russia non potrà mai dimenticare l’aereo abbattuto dall’aviazione turca, i turchi si pentiranno di quello che hanno fatto. Non avremo una reazione nervosa, isterica e pericolosa per noi e il mondo. La reazione non avrà effetto all’estero o porterà dividendi nazionali immediati. Non succederà. Le nostre azioni saranno prima di tutto guidate dalla responsabilità verso il nostro Paese e il nostro Popolo. La Turchia non solo perderà contratti per le sue aziende edili e i suoi pomodori, ma avrà più di una possibilità di rimpiangere quello che ha fatto. Non capisco perché l’ha fatto. Solo Allah lo sa. Sembra che Allah abbia deciso di punire la cricca dominante in Turchia privandola della ragione e del buon senso”. La Russia, comunque “è pronta a cooperare con la Turchia sulle questioni di sicurezza regionale più sensibili“.

11215167Note:
Zerohedge
Zerohedge
The BRICS Post
Syria
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
Sputnik
South Front
South Front
Sic Semper Tyrannis
Russia Insider
al-Monitor
Kremlin
Global Times
Fort Russ

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