Damasco e Mosca nella lotta al terrorismo

Viktor Titov New Eastern Outlook 11/12/201512250056Nonostante il fatto che la potenza dello “Stato islamico” (IS) in Iraq e Siria resti abbastanza alta, il processo di raggruppamento delle truppe è iniziato, muovendosi dalla Siria all’Iraq, e più importante, il sostegno finanziario dal contrabbando di petrolio in Turchia s’è indebolito. Attualmente, vi sono sempre più disertori dalle truppe dello SI e le tensioni con le comunità locali crescono. Vi sono prove che i seguaci dello SI impediscano ai residenti di al-Raqqah di fuggire minacciandoli con la repressione. E per lo SI al-Raqqah è sacra. Questa città, la capitale del “califfato islamico”, in passato è stato uno dei centri del califfato abbaside. Ora il fatto che sia un importante snodo del traffico di petrolio la rende ancor più importante. Mentre gli attacchi delle forze aerospaziali della FR e delle forze aeree della RAS s’intensificano, la delusione della popolazione dello SI cresce, soprattutto per la grave distruzione delle infrastrutture del contrabbando di petrolio e della sua distribuzione, riducendo le ‘entrate’ dei terroristi (l’importo mensile è sceso da 600 a 300 dollari) ma soprattutto è caduto il reddito personale di coloro che traggono profitto dal contrabbando, tra cui i capi dello SI, il capo curdo Barzani e il presidente turco RT Erdogan. Sempre più sunniti, la base dello SI, seguono Bashar al-Assad o formano gruppi di opposizione armata a Qatar e Turchia. Tutto ciò sfida le prospettive dell’influenza turco-qatariota in Siria. E’ evidente cioè che molti che si oppongono a Bashar al-Assad, alla fine, saranno espulsi dalla Siria. I ‘Fratelli musulmani’ in Siria sono ancora molto deboli. Inoltre, in questa situazione l’Arabia Saudita farà di tutto per far scomparire tali gruppi dalla scena politica in Siria. I ‘Fratelli musulmani’ sono considerati una minaccia globale a Riyadh. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è attualmente lacerato. La sua visita improvvisa in Qatar è stato un tentativo di creare un fronte anti-russo. A Doha ha negoziato un programma di sostegno ai gruppi di ribelli a lui fedeli, che il Qatar continua a finanziare. Così le chiacchiere sul gas del Qatar che presumibilmente sostituirebbe il gas russo, sono vuote. Con un terminale secondario per il gas naturale liquefatto in Turchia, ciò è tecnicamente improbabile. Tuttavia Ankara (su pressione di ambienti economici turchi) è interessata a stabilire relazioni bilaterali con la Russia e cercherà di raggiungerle con qualsiasi mezzo, compresi canali diplomatici informali. Tuttavia, ciò non impedisce alla Turchia d’intensificare gli sforzi militari in Siria. Dal 2011 la frontiera terrestre è utilizzata per il trasferimento clandestino di armi e attrezzature militari, saccheggiati dai depositi delle Forze Armate libiche, dalla città portuale di Iskenderun (provincia di Hatay) alla Siria. Nelle basi militari in prossimità della città, istruttori militari inglesi e francesi addestravano i militanti antigovernativi siriani; e CIA e Comando Operazioni Speciali degli Stati Uniti li dotarono di sistemi di comunicazione e gli trasmettevano informazioni d’intelligence. L’addestramento dei gruppi antigovernativi siriani dalle unità delle Forze armate turche, effettuato contemporaneamente, permise la necessaria comprensione tra i signori della guerra in Siria e l’esercito turco. Inoltre, Ankara istituì un centro di addestramento nei pressi della città di Adana (la base militare ‘Adana’ è usata per inviare armi dalla Turchia) a 130 km dal confine con la Siria. Un centro del contrabbando di armi, sistemi di comunicazione e altre attrezzature militari ai militanti dello ‘Stato islamico’ (SI) ha sede ad Istanbul. Il picco della ‘difesa attiva’ degli interessi turchi nel conflitto siriano fu la distruzione del bombardiere russo da parte di caccia turchi. Probabilmente, i servizi speciali turchi, in coordinamento con i loro omologhi della NATO, avevano intenzione di rapire i piloti russi, ma gli islamisti, sostenuti da Ankara, non riuscirono a completare la parte terrestre dell’operazione.
Le autorità turche hanno sostenuto lo SI per due motivi: il desiderio di distruggere la Siria e le sue autorità legittimamente elette, e sfruttare il contrabbando di petrolio. Dai giacimenti petroliferi al-Tank e al-Umar (lo SI ne ha circa 10 a disposizione), lo SIIL estraeva da 20 a 40 mila barili al giorno, che al prezzo di 10 dollari al barile i terroristi guadagnavano tra i 200 e i 400mila dollari; e gli uomini d’affari turchi ne avevano un ‘margine’ due-tre volte superiore all’importo, essendo il prezzo medio mondiale del petrolio pari a 39 dollari al barile. Lo stipendio del terrorista medio dello SI è 300 dollari, e per sostenerne 30000 (il numero minimo effettivo) bastano solo due campi petroliferi che operino continuamente solo una settimana al mese. È evidente che i turchi, anche ai volumi minimi delle forniture di petrolio siriano, guadagnavano centinaia di milioni di dollari all’anno. Nel contesto dell’avanzata siriana e dell’intensificarsi degli attacchi aerei ai gruppi armati dell’opposizione, così come nell’incertezza di ciò che Ankara può fare, nella cosiddetta ‘opposizione moderata’ appaiono segni di attività di coloro che contrastano al-Assad ma senza essere radicali come le organizzazioni estremiste o terroristiche. Così, alla viglia della riunione degli oppositori al governo legittimo di Damasco, organizzato dai sauditi, i capi di numerosi partiti dell’opposizione patriottica interna annunciavano l’intenzione di riunirsi contemporaneamente con lo stesso ordine del giorno, nella capitale della RAS. Secondo il Segretario Generale del Partito della solidarietà araba siriana Abu Qasim, gran parte dell’opposizione non sarà presente a Riyadh. Il capo del Comitato per l’Azione democratica patriottica, Marai, ha detto che la riunione a Riyadh non ha alcun senso, dato che tutte le decisioni dei suoi partecipanti furono prese molto tempo prima da Stati Uniti, Arabia Saudita e Qatar e che i siriani presenti semplicemente approveranno. Dato che i sauditi non hanno invitato i curdi, questi ultimi annunciavano l’intenzione di tenere la loro riunione con lo slogan ‘per la costruzione di una libera e democratica Siria’. L’incontro, secondo il leader del Partito dell’Unione democratico, si terrà nella provincia di Hasaqah, a Malyaqiya. In ogni caso, è chiaro che Arabia Saudita, Qatar e Stati Uniti, quando hanno visto il successo dell’esercito siriano e delle forze aerospaziali russe, decidevano di uscire dal dialogo sulla riconciliazione intra-siriano sotto la supervisione internazionale, in cui l’Iran è presente con la Russia. E colloqui con i rappresentanti di Damasco, che lentamente ma chiaramente vincono, hanno perso senso per loro, dato che è chiaro che Bashar al-Assad non ha intenzione di lasciare ma intende partecipare alle elezioni dopo la fine del conflitto, con tutte le possibilità di vincere. Allora la domanda sorge spontanea: qual è il vantaggio per la Russia in tale dialogo, nel formato Ginevra o Vienna, anche se gli Stati Uniti hanno proposto di tenere il prossimo round a New York? In particolare, dato che la reazione di Mosca è un segnale: non ci sono obiezioni, ma prima alcune condizioni devono essere soddisfatte. Il discorso del vincente con il perdere per sostituire il leader vincente è dannoso e pericoloso. Invece di scarsi colloqui con i rappresentanti di chi era sempre all’estero o combatteva armi in pugno il proprio popolo per soldi dagli sponsor esteri, è meglio accelerare l’avanzata su tutti i fronti, distruggendo terroristi e loro seguaci. Inoltre, non c’è nulla che Arabia Saudita e Qatar possano fare, visto che non hanno nemmeno una frontiera comune con la RAS, ma che per 4 anni hanno alimentato la guerra civile nel Paese. Se vogliono incontrare i rinnegati del popolo siriano a Riyadh, è affare loro. Ma i sauditi non hanno un posto a Vienna.
In questa situazione, Ankara ha avviato la ricerca attiva di nuovi partner nella lotta alla Russia. E’ degno di nota che aziende dalla difesa turche e ucraine siano impegnate nello sforzo congiunto di sviluppare blindati. Così i progettisti turchi hanno invitato esperti ucraini per collaborare nello sviluppo del sistema di protezione attiva Akkor per il nuovo carro armato turco Altay. Il problema principale del sistema è la bassa efficienza del radar antimissile. Recentemente si è saputo che, con denaro del Qatar, i turchi hanno comprato MANPAD Igla in Ucraina (circa 170 unità), alcuni dei quali consegnati ai turcomanni siriani. Uno di essi, tra l’altro, è stato utilizzato per distruggere l’elicottero russo della missione di ricerca e soccorso del navigatore del Su-24. Così Kiev e Ankara potrebbero essere perseguite per la fornitura di MANPAD ad organizzazioni terroristiche, severamente vietato dalla relativa convenzione internazionale. Finora si potrebbe concludere che l’élite politica turca continuerà ad esacerbare le relazioni con la Russia, quindi finire in un angolo appena la NATO capirà la reale potenza militare della Russia, e molto probabilmente respingendo l’idea del confronto militare con Mosca, anche se può continuare a spingere Ankara a farlo. In occidente sognano come sbarazzarsi in un solo colpo dei due principali concorrenti in Medio Oriente: la Russia guidata da VV Putin, e la Turchia guidata da RT Erdogan. Tuttavia, Mosca lo sa. E’ un peccato che ciò non sia ancora compreso da Ankara.12107228Viktor Titov, dottore di ricerca in Storia e commentatore politico sul Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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