La Turchia è ora “strettamente monitorata” anche dalla Cina

Evgenij Satanovskij, direttore dell’Istituto del Medio Oriente, VZ 22 dicembre 2015 – Histoire et Societéa49f6725bd1878fade7dc0862416c98aQuesto può sembrare sorprendente, ma gli esperti di Pechino seguono molto da vicino le azioni di Russia e Turchia, e i servizi segreti cinesi hanno tratto conclusioni spiacevoli e molto significative sulla Turchia. Ankara, con il suo solito mix di aggressività e speranza di ridurre al minimo i danni causati dalle conseguenze delle proprie azioni, è alla ricerca di nuove fonti di energia e di nuovi alleati nel confronto con la Russia, continuando i piani di aggressione contro Siria e Iraq. La più alta forma di “difesa attiva” degli interessi di Ankara nel conflitto siriano è stata la distruzione da parte di un caccia turco di un bombardiere russo. Ovviamente, i servizi segreti turchi, in coordinamento con i partner della NATO, prevedevano di catturare i piloti russi, ma gli islamisti sostenuti da Ankara non effettuarono parte dell’operazione a terra. Il fatto che i nostri analisti guardino da vicino la politica della Turchia in Siria, è noto. Ciò che è meno noto è che le azioni di Russia e Turchia sono accuratamente esaminate dagli esperti cinesi. Tuttavia, il loro punto di vista è molto rivelatore, dato che Pechino mantiene una politica di equidistanza verso la maggior parte dei Paesi del mondo. Le sue relazioni con la Russia non sono meno importanti dei suoi rapporti con Arabia Saudita, Qatar e Turchia, ma nel conflitto siriano, Pechino sostiene chiaramente Mosca. I cinesi osservano che il governo turco sostiene lo SI, distruggendo la Siria e capitalizzando sul contrabbando di petrolio. Secondo loro, la produzione dello SI solo dai giacimenti al-Tank e al-Umar, (lo SI ha circa 10 giacimenti di petrolio) è di 20-40000 barili al giorno. Al prezzo di 10 dollari al barile, i terroristi ottengono da 200 a 400mila dollari. Gli uomini d’affari turchi hanno sempre un margine di due o tre volte il prezzo del petrolio medio mondiale, pari a 39 dollari al barile. Secondo i media cinesi, lo stipendio di un soldato semplice dello SI è 400 dollari. Per mantenere 30000 armati, va garantito il funzionamento stabile di due campi petroliferi per una settimana al mese. La parte turca, anche considerando minori volumi delle forniture di petrolio siriano, guadagna centinaia di milioni di dollari ogni anno.
Geben-sich-trotz-Spannungen-versoehnlich-Der-tuerkische-Praesident-Erdogan-links-und-sein-chinesischer-Amtskollege-Xi-in-Peking I servizi d’intelligence cinesi hanno tratto conclusioni ben poco favorevoli alla Turchia dallo studio di documenti e video sull’attacco all’aereo militare russo. In un’intervista, uno dei capi del gruppo turco dei “Lupi grigi” ha vantato il proprio ruolo chiave nell’omicidio del pilota russo. Gli attivisti di tale organizzazione hanno partecipato a pogrom contro ristoranti e negozi cinesi, e nel 2015 a dimostrazioni con aggressioni ai turisti cinesi, e bruciato la bandiera cinese di fronte all’ambasciata della RPC. Secondo le agenzie d’intelligence della Thailandia, i membri di tale gruppo organizzarono l’attacco terroristico a Bangkok, il cui obiettivo erano i turisti cinesi. Secondo gli analisti cinesi, il ruolo di Ankara nella creazione dello SI è confermata dalle dichiarazioni dell’ex-ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu (ora primo ministro), fatte nel 2014 in connessione con l’arresto in Thailandia di 400 uiguri cinesi, che definì illegale. E’ noto che l’ambasciata turca consegnava a coloro che volevano andare in guerra contro gli “infedeli” in Siria, passaporti e biglietti per Istanbul. Per frenare il reclutamento a favore dello SI, i servizi segreti cinesi e tailandesi adottavano varie misure. Nei primi 10 mesi del 2015, i servizi del Ministero della Pubblica Sicurezza (MSP) cinese arrestarono 109 compatrioti di ritorno dalla Siria, e 20 cittadini turchi che reclutavano musulmani cinesi, sequestrando 653 passaporti in bianco di cittadini della Repubblica di Turchia e 200 visti d’ingresso presso l’ambasciata turca a Bangkok.
Un famoso analista militare cinese, il Contrammiraglio Zhang Zhizhong, ha detto che la ragione della debole reazione della NATO è dovuta alle capacità dell’Aeronautica a lungo raggio della Russia. Secondo il Presidente del Consiglio per l’Informatizzazione dell’EPL, Contrammiraglio Yin Zhuo, le azioni della Turchia sono una provocazione pianificata da Washington e Bruxelles, ma non previdero la reazione del Presidente Putin. Secondo lui, l’esercito turco non si aspettava il rapido dispiegamento degli S-400, e un ulteriore fattore che calmava Ankara era la disposizione sui cacciabombardieri Su-34 dei missili aria-aria. I media cinesi, sulle azioni di Erdogan, hanno detto che non si trattava solo di una “pugnalata alla schiena”, ma che “il suo comportamento ricorda l’azione dei rettili velenosi che attaccano con gli agguati per poi ritirarsi in attesa dei risultati”. Gli esperti cinesi ritengono che l’élite turca continuerà la politica dei rapporti tesi con la Russia, ma alla fine sarà con le spalle al muro, perché la NATO comprende la reale potenza militare della Russia e si rifiuta di sostenere Ankara. La Turchia è il secondo maggiore acquirente di gas naturale russo, un grande importatore di petrolio, carbone, metalli, grano e olio di girasole russi. Teoricamente, Ankara potrebbe trovare altri fornitori, ma solo a prezzi maggiori. Doha non trova redditizio fornire gas naturale alla Turchia: Ankara come partner strategico del Qatar richiede sconti e prestiti preferenziali e per Doha è più redditizio vendere le materie prime in Asia e in Europa. La Turchia può fare scorta di petrolio dal Kurdistan iracheno, controllato personalmente da Erdogan e Barzani. Sono i loro affari di famiglia. Le difficoltà in questo settore sono legate ad azioni militari contro lo SI, all’eliminazione delle rotte del contrabbando di petrolio (un “mix” curdo e turco) e alla repressione turca dei gruppi armati del Partito dei Lavoratori Kurdistan (PKK). Distaccamenti del PKK nel Kurdistan iracheno svolgono un ruolo importante nella lotta allo SI, controllando Qirquq ricca di petrolio. Tuttavia, questo vale solo se il regime turco attuale continuerà. In caso contrario, le cose possono cambiare molto rapidamente.
Il piano per rilanciare il gasdotto Trans-Anatolian (TANAP) dall’Azerbaijan alla Turchia è favorito da Ankara, ma ci sono alcuni seri ostacoli alla realizzazione. Baku, né oggi né in futuro non solo non può riempirne l’intera domanda di gas. Può solo darne 16 miliardi di metri cubi. Per portare il volume al livello di consumo interno turco, è necessario colmare un deficit di 40 miliardi di metri cubi. Ci sono due modi per acquistare il gas, dalla Russia o dal Turkmenistan. Ma Ankara non otterrà lo sconto offerto da Gazprom nell’ambito di “Blue Stream” o “Turkstream” messi da parte. Tutti gli altri modi per aver petrolio saranno più costosi per la Turchia e richiederanno ulteriori investimenti nella costruzione di infrastrutture. E ciò riguarda principalmente la fonte turkmena. Per l’attuazione, bisogna realizzare un gasdotto nel Mar Caspio, richiedendo il consenso degli Stati costieri, compresi Russia e Iran. Erdogan, tuttavia, cercherà di sviluppare l’opzione del gas turkmeno.9510DDBB-F31D-4E7B-A416-C8B1A5265E9D_cx0_cy1_cw0_mw1024_s_n_r1Fonte: “Military Industrial Courier” (pubblicato in versione ridotta, la versione completa dell’articolo è disponibile sul sito web)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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