I russi vincono in Siria, secondo il Pentagono

Philippe Grasset, Dedefensa, 29 dicembre 20151018546336Sorpresa, sorpresa … dopo le dichiarazioni di Obama del 2 ottobre e 1 dicembre, secondo cui i russi incontravano grandi difficoltà in Siria, ottenendo scarsi successi a costi elevati e sprofondando nel nuovo Afghanistan (degli anni ’80, non del 2001 degli Stati Uniti, di cui sappiamo il successo operativo che è stato e continua ad essere). Reuters pubblicava il 28 dicembre un’analisi generale basata su interviste a vari analisti del Pentagono, da cui si capiva: 1) che la campagna di Russia in Siria, dopo tre mesi di attività, ha avuto ottimi risultati, come stabilizzare il regime di Assad seriamente minacciato questa estate; 2) che la campagna costa poco (1 – 2 miliardi di dollari all’anno) e può facilmente continuare senza problemi per il bilancio della Federazione russa. Gli analisti ammettono che l’impegno russo ha il vantaggio di essere estremamente flessibile e leggero in termini di materiali e forze, anche con infrastrutture ridotte (basi di Tartus e Lataqia), riflettendo ottime performance e materiali e forze di altissima qualità, estremamente adattabili e infine un coordinamento particolarmente fruttuoso con le forze sul campo (siriane in questo caso, e forse curde), che rafforza e sostiene. Un ulteriore vantaggio è visto nel fatto che i russi possono sperimentare nuovi materiali in condizioni di combattimento, e dimostrarne le capacità operative immediatamente disponibili (qualità raramente vista sui materiali degli Stati Uniti). La valutazione generale è che i russi sanno cosa fanno, ne erano preparati in modo tale da trarre sicuramente profitto, dimostrando un’ottima capacità di previsione. (“I russi non operano a casaccio”, ha detto il funzionario dell’intelligence statunitense, aggiungendo che “traggono sempre dei benefici dai costi”). Ancora, spiegando la differenza completa delle valutazioni dalle dichiarazioni di Obama, gli analisti del Pentagono arrivano a conclusioni poco congruenti con la posizione in politica generale, per come è valutata e guidata oggi: “secondo il presidente… l’azione non avrebbe avuto successo nel lungo periodo […] I russi si legavano a una guerra civile in modo estremamente difficile da districare...” Obama non l’ha mai affermato, ma si ammetta che l’abbia fatto, si capirebbe quanto sia del tutto irrilevante dato che l’intervento russo è volto prima a stabilizzare il regime di Assad a spese dei nemici, per poter avere una posizione centrale nei negoziati sulla soluzione politica della situazione, e s’intende riuscendo, secondo gli analisti del Pentagono, a fermare il conflitto che minaccia il regime di Assad senza impegnarsi nella “guerra civile” inesistente, dato che si tratta di una guerra ibrida/asimmetrica alimentata da aggressioni da tutte le direzioni e in competizione di potenze estere che, infine, a loro volta sono soggetti a destabilizzazione interna (Turchia). Ma possiamo perdonare gli analisti del Pentagono la spiegazione compulsiva dato che, ovviamente, seguono a una narrazione molto particolare, estranea alla realtà, emanata dalla “bolla” narrativa della Casa Bianca, il cui obiettivo principale è evidenziare le qualità retoriche del presidente.
Antiwar.com riassume tale analisi con un commento di Jason Ditz del 29 dicembre: “Mentre i funzionari dell’amministrazione Obama inizialmente erano netti sulla previsione di un rapido e disastroso fallimento della guerra russa contro lo SIIL in Siria, ora dicono che la loro valutazione è che la Russia raggiunge i suoi obiettivi nel conflitto. È un’ammissione incredibile dei funzionari degli Stati Uniti, anche se fatta in forma anonima, sebbene la Russia sia impegnata nella guerra da soli tre mesi. I funzionari dell’amministrazione ora ritengono che il governo di Assad sia in un'”indiscutibile” posizione sicura grazie al coinvolgimento della Russia. Oltre a ciò, i funzionari dicono, la Russia mantiene i costi del coinvolgimento militare relativamente bassi, ed è probabile che possa sostenerli all’infinito al prezzo di 1-2 miliardi all’anno. Con perdite minime, la Russia potrebbe continuare per un lungo periodo. I funzionari dicono che credono anche che il coinvolgimento della Russia sia volto in parte a testare nuove armi in condizioni operative, e ciò significa che l’esercito trae “benefici” dal costo del conflitto”.
Le osservazioni degli analisti del Pentagono sollevano notevoli questioni nella comunità della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nella misura in cui portano a considerazioni estremamente preoccupanti per la potenza degli Stati Uniti. In effetti, gli Stati Uniti hanno moltiplicato in quindici anni gli impegni, con molti più uomini e materiali e a costi molto più elevati dei russi, senza mai ottenere i risultati che i Russi hanno ottenuto in tre mesi d’intervento. Se tali considerazioni dovessero essere trascritte con approfondite analisi, significherebbe per gli Stati Uniti che le forze armate russe sono a un livello eccezionale, “miracoloso”, impiegando metodi appropriati, e constatando che il loro enorme potenziale militare è totalmente inadatto ai tipi di conflitti che l’oggi riserva. S’intende con ciò che il vero insegnamento per gli Stati Uniti dovrebbe essere che il proprio potere militare è in crisi profonda, prossimo a un vero e proprio collasso, mentre i russi hanno certamente compiuto un recupero magistrale dalla situazione degli anni ’90, e non si tratta di casi unici e irraggiungibili. I russi considerano le condizioni operative effettive, le condizioni culturali e umane, e vi si adattano, impiegando le tecnologie adattate alle condizioni operative. Il sistema americanista è totalmente incapace di tale sforzo perché parte dal presupposto che il proprio eccezionalismo renda inutili le condizioni operative e grottesco qualsiasi sforzo per adattarvisi da un parte, e dall’altra decide in base a ciò che crede della situazione mondiale, ad immagine della propria eccezionalità. Il compito principale è ora convincersi che le condizioni operative generali del mondo si adattino a un sistema d’arma catastrofico (il JSF F-35) senza pensare per un momento che la catastrofe riguardi progettazione e realizzazione, ad un costo che permetterebbe ai russi di mantenere per due o tre secoli la Siria, di tale sistema d’arma. Mentre i russi fanno ciò che fanno in Siria, gli Stati Uniti iniziano una grande esercitazione per l’integrazione tra F-22, Typhoon e Rafale di cui non si vede l’utilità, se non comunicare una dichiarazione di falsa integrazione “atlantista” delle tre forze aeree in un conflitto ipotetico di cui non si sa come, quando e contro chi si verificherà. Inoltre, anche se sappiamo che si tratta di una specie d'”integrazione” in un ambiente che si crede atlantista e americanista, abbiamo visto durante il conflitto libico del 2011 che i piloti francesi preferirono utilizzare i sistemi nazionali di supporto e identificazione dei bersagli offerti dall’intelligence francese sul posto, ampiamente sufficiente, piuttosto che avere il supporto made in USA dalle enormi risorse ma anche pesante e così lento da avere un valore operativo pari a zero, dato che le informazioni arrivavano a missioni completate.682831Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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