La “Coalizione antiterrorismo” saudita è una facciata per nascondere altro terrorismo

Tony Cartalucci LD 30 dicembre 2015

30-riyadh-afpL’appena annunciata coalizione “antiterrorismo” saudita è stata accolta con grande scetticismo. Questo non per i soli dubbi sulla sincerità dell’Arabia Saudita, ma dal fatto che gran parte del terrorismo, che la “coalizione” dovrebbe combattere, è una creazione intenzionale della politica estera saudita. L’articolo della CNN, “le nazioni musulmane creano la coalizione per la lotta al terrorismo, definiscono l’estremismo islamico ‘malattia’“, afferma: “Chiamando l’estremismo islamico malattia, l’Arabia Saudita ha annunciato la formazione di una coalizione di 34 nazioni in gran parte musulmane, per combattere il terrorismo. L’annuncio arriva come avvertimento al mondo islamico sulla lotta a tale malattia, ad essere partner nel gruppo di Paesi che lotta contro tale malattia”, ha detto il viceprincipe ereditario e ministro della Difesa saudita Mohamad bin Salman. Alla domanda se la nuova coalizione potrebbe includere forze di terra, il capo della diplomazia saudita ha detto ai giornalisti a Parigi che “nulla è escluso“”. In realtà, decenni di prove documentate rivelano che i sauditi sono il canale principale con cui contanti, armi, supporto e direttive occidentali arrivano agli eserciti di mercenari estremisti indottrinati dal wahabismo saudita, perversione a sfondo politico dell’Islam, e attivati dalle ambizioni geopolitiche occidentali-saudite su Medio Oriente e Nord Africa (MENA) e altrove. Infatti, per decenni si può vedere la relazione diretta tra crescente impotenza delle forze convenzionali occidentali e incapacità di proiettare potenza sul pianeta, e ascesa delle forze terroristiche non convenzionali che arrivano in regioni altrimenti inaccessibili, al loro posto. Non c’è altro che finta ignoranza e sorpresa dell’occidente nel spiegare perché, dopo un anno di presunta lotta al cosiddetto “Stato islamico” (SIIS, SIIL o Daash) in Siria, gli Stati Uniti abbiano fatto pochi progressi, e solo dopo il recente intervento della Russia, l’esistenza dell’organizzazione terroristica sia in pericolo. L’ascesa dello SIIL è dovuta alle macchinazioni premeditate dell’occidente e dei partner regionali. Un rapporto redatto nel 2012 dalla Defence Intelligence Agency (DIA) ammette: “Se la situazione si dipana vi è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o no nella parte orientale della Siria (Hasaqa e Dair al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che sostengono l’opposizione vogliono, isolando il regime siriano considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Chiarendo che tali “potenze in aiuto” volevano creare un “principato” (Stato) “salafita” (islamico), il rapporto della DIA spiega: “occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. Il rapporto della DIA chiarisce che la “coalizione” dell’Arabia Saudita è la fonte del terrorismo, non la soluzione, e che esiste già una coalizione sinceramente impegnata a sterminare il flagello dell’estremismo nella regione MENA, Russia, Cina, Iran e naturalmente la stessa Siria.

Una facciata per nascondere il terrorismo continuo
Probabilmente ciò che l’Arabia Saudita fa, è tentare di riavviare una narrazione che, ultimamente, sempre più l’implica, con molti membri della sua “coalizione”, nell’origine stessa del terrorismo globale. Inoltre, l’Arabia Saudita è sempre più coinvolta direttamente nelle operazioni militari all’estero. Le sue forze combattono nel vicino Yemen, e con i vicini del Golfo Persico combattono segretamente e in modo semi-occulto nelle operazioni dalla Libia alla Siria. La creazione di una “coalizione” per combattere il “terrorismo” darebbe ai sauditi un altro stratagemma retorico per nasconderne il ruolo, sempre più diretto, nel sostenere militarmente i terroristi che hanno schierato e che ora sono confitti in tutta la regione MENA. Proprio come gli Stati Uniti hanno fatto in Siria, utilizzando lo SIIL come pretesto per impegnarsi direttamente e militarmente nel conflitto siriano senza mai combattere lo SIIL, l’Arabia Saudita cerca di darsi una copertura plausibile per fare lo stesso. Chi è veramente interessato a sconfiggere il terrorismo globale, riconosce gli sponsor del terrorismo e li esclude categoricamente dalla soluzione del problema fin quando non ne saranno più i primi responsabili. L’annuncio dell’Arabia Saudita è stata accolto con scetticismo, perfino ridicolizzato per tale motivo. Inoltre, per sconfiggere il terrorismo globalmente, coloro veramente interessati ad investire in tale battaglia dovranno farlo con chi dimostra sincero desiderio di sradicare tale flagello. Grazie alla DIA per l’elenco delle nazioni che guidano la lotta.ISIS-presence-in-Saudi-Arabia-Feasible-or-notTony Cartalucci, ricercatore geopolitico e scrittore di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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