La guerra per l’energia si accende: Turchia, Israele e Qatar

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30/12/2015Tamim_ErdoganDopo aver abbattuto un bombardiere tattico russo Sukhoj Su-24M che operava nello spazio aereo siriano, ai primi di dicembre 2015, il governo turco inviava un battaglione pesante nella base militare di Zilqan in Iraq. La mossa ha acceso le tensioni tra Ankara e il governo federale iracheno, che denunciava l’atto di aggressione turca. Nella guerra per le risorse e l’energia, il dispiegamento militare turco è una mossa del governo turco per assicurasi il contrabbando di petrolio con il cosiddetto Stato islamico (SIIL/SIIS/SI/ DAASH).

La base militare turca nel Golfo Persico
Settimane dopo il dispiegamento militare turco a Zilqan, lo Stato Maggiore russo riferiva di aver rintracciato 11755 autocisterne e camion presso Zakho, su entrambi i lati del confine iracheno-turco, il 25 dicembre 2015. Nonostante le affermazioni del Governo Regionale del Kurdistan, secondo cui autocisterne e camion avevano formato una coda per la chiusura della frontiera irachena-turca causata dalle operazioni militari di Ankara contro i curdi nel sud-est della Turchia, si capiva che gli automezzi seguivano la rotta del contrabbando del petrolio siriano rubato dallo SIIL. Il governo turco adottava diverse misure per reindirizzare i legami energetici con Russia e Iran. E’ proprio per garantirsi le riserve di energia che Ahmet Demirok, ambasciatore turco in Qatar, annunciava i piani di Ankara per aprire una base militare in Qatar, nel Golfo Persico, il 16 dicembre 2015. In una intervista alla Reuters, l’ambasciatore Demirok ha detto che la base turca veniva istituita secondo l’accordo di sicurezza firmato tra Ankara e Doha nel 2014, e che la base militare aiuterà Turchia e Qatar ad “affrontare congiuntamente le minacce comuni” da certi Paesi, che Demirok non nominava. I Paesi innominati a cui l’ambasciatore Demirok faceva intendere non possono essere altri che Iran e Russia. Inoltre, l’annuncio della Turchia sulla creazione di una base militare in Qatar coincideva con l’annuncio del giorno successivo, il 17 dicembre, di Salim Mubaraq al-Shafi, ambasciatore del Qatar in Turchia, secondo cui Doha era disposta a fornire gas naturale liquefatto (GNL) alla Turchia nelle quantità necessarie.

Israele e Turchia si avvicinano: il gas del Mediterraneo orientale
Il giorno dopo che l’ambasciatore del Qatar Salim Mubaraq al-Shafi annunciava che Doha avrebbe fornito alla Turchia la quantità necessaria di GNL, il 18 dicembre veniva annunciato che Israele e Turchia avevano firmato un accordo quadro per l’esportazione di gas da Israele alla Turchia. Anche se le tensioni turche con Russia, Iran e Iraq avrebbero accelerato l’accordo sul gas naturale tra Ankara e Tel Aviv, l’accordo quadro israelo-turco sul commercio energetico fu negoziato per diversi mesi dai governi israeliano e turco. Analisti e giornalisti hanno presentato l’accordo sul gas tra Israele e Turchia come parte della mossa turca per normalizzare le relazioni diplomatiche e militari con Israele controbilanciando Russia, Iran, Iraq, Siria e i partner regionali. Questi punti di vista ed affermazioni, tuttavia, trascurano i chiari segnali indicanti che Israele e Turchia mantenevano la cooperazione, se non stretti rapporti economici e militari. I militari turchi e israeliani avevano addirittura sincronizzato movimenti e operazioni sul confine siriano. Mentre Israele riesportava il petrolio di contrabbando che la Turchia importava da Siria e Iraq, Tel Aviv cercava di legittimare l’appropriazione dei giacimenti di gas palestinesi al largo della Striscia di Gaza. In parallelo, Tel Aviv esercitava piena influenza per avere il controllo dei giacimenti di gas egiziano a nord del delta del Nilo. Questo mentre Israele cercava di rivendicare il territorio marittimo libanese dai grandi giacimenti di gas e corteggiava Cipro per controllarne i giacimenti di gas nel Mediterraneo.

I contorni della grande guerra per l’energia emergono
Gli accordi energetici con Israele e Qatar fanno parte della guerra per l’energia ben prima delle tensioni russo-turche. Infatti, l’ambasciatore al-Shafi e l’ambasciatore Demirok avevano solo ripetuto le informazioni sugli accordi raggiunti tra Erdogan e l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani, durante la visita di Erdogan in Qatar, della conferenza stampa dei militari russi che ne annunciavano il coinvolgimento nel contrabbando di petrolio dello SIIL. Inoltre, la configurazione israelo-turco-qatariota riflette le dimensioni del conflitto energetico nel Medio Oriente. La Turchia ha fatto quasi tutto il possibile per fermare la creazione del corridoio energetico Iran-Iraq-Siria che bypassa la Turchia. Il dispiegamento militare turco presso Mosul in Iraq e la creazione di una base militare turca in Qatar sono legati al raggiungimento degli obiettivi comuni di Turchia e Qatar per creare il corridoio energetico rivale dal Golfo Persico all’Europa attraverso Iraq e Turchia. La richiesta pubblica che Israele dia alla Turchia accesso “senza restrizioni” alla Striscia di Gaza potrebbe anche essere legata ai giacimenti di gas al largo delle coste palestinesi di Gaza. Inoltre, per anni Israele e Turchia hanno collaborato per creare un corridoio energetico levantino dove il gas del Mediterraneo orientale verrebbe principalmente esportato in Turchia e Unione europea, mentre il petrolio verrebbe esportato soprattutto in Israele. La materializzazione di tale corridoio fu ostacolata principalmente dalla Siria. Questo è uno dei motivi per cui il governo turco sostiene il cambio di regime a Damasco. Mentre vi sono indicazioni che la Turchia agisce indipendentemente dal governo degli Stati Uniti, è assai improbabile che non ci sia alcun coordinamento turco-statunitense sull’obiettivo comune del cambio di regime a Damasco. Il riorientamento del commercio energetico turco è in linea con l’obiettivo degli Stati Uniti di paralizzare l’industria energetica russa ostruendone gli scambi con altri attori internazionali.TurkeyQatarPipelineLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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