Russia e Turchia in rotta di collisione

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 31 dicembre 20151032272354Le tensioni russo-turche in seguito all’abbattimento dell’aereo militare russo il 24 novembre sono sulla soglia di nuove ostilità. L’intervista di un quotidiano turco di tre giorni fa al turco Alparslan Celik, che a quanto pare aveva ucciso a sangue freddo il pilota russo, non può che essere che una provocazione di Ankara, quasi accennando a una sua complicità nell’omicidio. Il Ministero degli Esteri russo ha reagito con fermezza definendola “oltraggiosa” e chiedendo che Ankara indaghi Celik. Ma Ankara ignorerà le proteste russe. Celik sembra essere un agente turco attivo in operazioni segrete nel nord della Siria. Ankara insulta Mosca dopo la mossa provocatoria di quest’ultima con la riunione la settimana prima a Mosca tra il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov e il leader del partito curdo della Turchia Selahattin Demirtas. Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha poi bollato Demirtas come ‘traditore’. In seguito all’intervista a Celik, il Ministero degli Esteri russo pubblicava un’affermazione straordinaria sull’insurrezione curda nella Turchia sud-orientale. La dichiarazione di Mosca si dice “allarmata per l’escalation delle violenze” nella Turchia sud-orientale “provocata dalle operazioni attive turche nelle province curde” ed esortava il governo turco a riprendere la via del dialogo dato che l’uso della forza può aggravare la situazione e “portare a conseguenze imprevedibili“. Mosca e Ankara sono in rotta di collisione. Nel frattempo, il presidente turco Recep Erdogan visitava Riyadh incontrando re Salman. E i due capi decidevano di creare un ‘consiglio di cooperazione strategica’ per “compiere un salto di qualità nella forza delle relazioni tra i due Paesi sia strategico che utile agli interessi dei Paesi e dei loro popoli, contribuendo a creare sicurezza e stabilità nella regione“, (Asharq al-Awsat). Evidentemente, l’intesa turco-saudita si basa su congruenza degli interessi. Un importante commentatore russo, Evgenij Satanovskij, che dirige il Middle East Institute di Mosca, avvertiva che Turchia e Arabia Saudita progetterebbero d’intensificare il vecchio sostegno segreto ai gruppi islamisti che operano nel Caucaso settentrionale. (RBTH)
Nelle ultime dichiarazioni il Presidente Vladimir Putin aveva anche segnalato che la pazienza di Mosca si esauriva sull’aiuto turco ai sovversivi in Russia e la cosa era sul punto di mutare le relazioni bilaterali anche prima dell’abbattimento dell’aereo da guerra russo. Quali opzioni ha la Russia? La Turchia è una potenza della NATO, lasciando Mosca chiedersi come la mente contorta del presidente Barack Obama operi. Ma la Russia ha la possibilità di ricorrere alla guerra ‘asimmetrica’. Il problema curdo è il tallone d’Achille della Turchia. Allo stato attuale, i curdi siriani (allineati ai separatisti curdi in Turchia) sono la forza al fronte capace di affrontare lo Stato Islamico, un fatto che li rende utili come nessun altro alla comunità internazionale. La Russia può incassare da questa circostanza fortuita. In effetti, anche gli Stati Uniti vedono i curdi siriani come alleati. La Russia ha sempre richiesto la rappresentanza dei curdi siriani in tutte le trattative di pace intra-siriane, ed è del tutto concepibile oggi che un’entità autonoma curda prenda forma nella soluzione siriana, come nel Kurdistan iracheno. I curdi sono folklore per l’occidente oggi e non vi è disponibilità complessiva oggi a convenire che sia giunto il momento di consentirgli di avere una Patria autonoma. Ankara teme, giustamente, che un’entità curda siriana al suo confine meridionale possa mutare la situazione (o ‘moltiplicare la forza’) del nazionalismo curdo in Turchia. In effetti, i curdi siriani hanno agito molto bene sul campo di battaglia, quasi triplicando il territorio sotto il loro controllo nel nord della Siria, quest’anno, secondo un nuovo articolo di IHS Jane. (Vedasi l’articolo sul consolidamento dei curdi siriani al 2015).
Un commento della TASS della scorsa settimana faceva il punto dell’incontro di Demirtas con Lavrov, suggerendo che Mosca sia in procinto di giocare la ‘carta curda’ facendo pressione sulla Turchia. Erdogan ammiccherà? Improbabile. I sultani non ammiccano, dopo tutto. Inoltre, in questo caso, implica il rollback dell’agenda ‘neo-ottomana’, una terribile umiliazione personale per Erdogan. In ultima analisi, l’intesa della Turchia con l’Arabia Saudita ha un futuro incerto. La Turchia è interessata alle forniture energetiche dell’Arabia Saudita, che ne ridurrebbe la forte dipendenza dalla Russia. La Turchia ha sempre accolto con favore il ‘green money’ dei sceicchi del Golfo. Ma i sauditi sono a disagio coi legami di Erdogan con i Fratelli Musulmani e le ambizioni ‘neo-ottomane’ che evocano memorie storiche nella psiche araba. Allo stesso modo, la Turchia ha il suo modo di gestire le divergenze con l’Iran in modo diverso dai sauditi. È importante sottolineare che l’Arabia Saudita entra in acque inesplorate, secondo un articolo di analisi del Telegraph, brucia le riserve di valuta estera a un ritmo allarmante, oltre al pericolo d’impantanarsi nello Yemen in una guerra che già costa 6 miliardi di dollari al mese (al-Monitor). La sovra-estensione saudita si fa sentire e può fondersi con le tensioni latenti nel Paese, come la lotta di potere nella famiglia reale. Allo stesso tempo, l’avventurismo all’estero può essere utile come distrazione da Salman e dal figlio, il viceprincipe ereditario Muhamad bin Salman. D’altra parte, l’ordine del giorno del cambio di regime in Siria, pilotato da Turchia e Arabia Saudita, s’arrabatta e Obama non ha alcuna intenzione di puntellare il prestigio di Erdogan o Salman. Significativamente, sotto la fitta nebbia della propaganda occidentale, vi è l’ammissione avara che ultimamente Mosca potrebbe avere già raggiunto l’obiettivo centrale di stabilizzare il governo siriano guidato dal Presidente Bashar al-Assad. Inoltre, esperti statunitensi ritengono che le operazioni militari in Siria non intacchino il bilancio russo, e possano “svolgersi allo stesso livello di anno in anno” (Reuters). Non sorprende che ci siano segnali incipienti di un nuovo realismo nel pensiero statunitense. Bloomberg riferiva, citando funzionari russi e occidentali, che Washington è incline ad accettare l’affermazione di Mosca che il destino di Assad in Siria va deciso solo con le elezioni, vale a dire, Assad è invitato a partecipare a qualsiasi elezione futura sul mandato di presidente, se questo è davvero il desiderio del popolo siriano, e non c’è potenza estera (Erdogan o Salman) che possa negargli tale prerogativa di cittadino siriano.
Per quanto Erdogan riuscirà a resistere, rifiutando di capire, è la grande domanda. Il punto è che né NATO né Stati Uniti sono andati in soccorso di Erdogan, mentre Mosca continua a pestare forte. La reputazione sua e della famiglia è infangata dalla denuncia di Mosca del suo contrabbando di petrolio con lo Stato islamico. La scarsa considerazione di Erdogan in occidente può solo peggiorare se il suo flirt con lo Stato islamico continua, come il Wall Street Journal ha evidenziato questa settimana. (Qui).Turkish President Erdogan in Saudi ArabiaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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