Russia: principale avversario geopolitico degli USA

Stephen Lendman, Global Research, 31 dicembre 2015

Poster131Dopo la rivoluzione del 1917, quando l’Unione Sovietica sostituì la Russia zarista, Stati Uniti e Gran Bretagna vollero il cambio di regime. Tre mesi dopo che la prima guerra mondiale si concluse, la Gran Bretagna inviò una forza multi-nazionale contro la Russia sovietica. A quel tempo, Lloyd George era primo ministro e Churchill era ministro della guerra e dell’aeronautica inglesi. Woodrow Wilson era presidente degli Stati Uniti. Migliaia di marines statunitensi furono coinvolti, invadendo la Russia, intervenendo contro le forze bolsceviche, rimanendo fino all’aprile 1920, uno dei primi esempi d’illegalità imperiale statunitense. Da un lato, la Russia sovietica e la Federazione russa, la cui massa terrestre oggi è un premio enorme, ricca di risorse notevoli per cui gli USA sono disposti alla guerra per controllarle. Dall’altra parte, la Russia di oggi è ben lungi dai giorni sovietici:
– Estremamente potente militarmente con armi avanzate, e quelle importanti probabilmente tenute segrete; e un arsenale termonucleare corrispondente a quello degli USA, capace di colpire obiettivi in tutto il mondo con estrema precisione e forza estremamente distruttiva;
– Spende giudiziosamente una piccola frazione (forse il 10%) del gonfio bilancio della difesa di Washington, che spreca migliaia di miliardi di dollari negli ultimi decenni, soldi letteralmente buttati, uno dei tanti esempi delle politiche idiote degli USA;
– Capace di affrontare gli Stati Uniti e forse soverchiarli in certi aspetti;
– Tecnologicamente sofisticata, pari a qualunque possibile avversario;
– Avanza politicamente ed economicamente a spese degli Stati Uniti, un processo lento e costante con l’amministrazione Putin, una nazione in ascesa e l’altra in declino, secondo alcuni osservatori significativa nell’era post-11 settembre, nel processo iniziato anni prima.
La brama degli USA per il potere è delirante, mostrando di non aver imparato la lezione dagli imperi del passato, sfracellatisi sulle rocce dell’arroganza e della prepotenza, destino finale della sedicente “nazione indispensabile”, sempre più vista negativamente da un numero crescente di nazioni che vogliono pace, stabilità e prosperità, e non infinite guerre di conquista, con una nazione dopo l’altra sistematicamente distrutta. Gli USA hanno interessi, non alleati, nell’usare Stati nazionali per la propria agenda imperiale, soprattutto la NATO controllata dal Pentagono, Israele e gli Stati arabi canaglia, nell’alleanza per le infinite guerre di conquista, i massacri e le distruzioni di Paesi sistematicamente devastati, dalle risorse rubate e dai popoli sfruttati. L’innesco di aree dal notevole rischio avvierebbe la guerra termonucleare globale, come in Ucraina, Siria e altre aree del Medio Oriente dove gli interessi russi e statunitensi si scontrano. Washington ha fatto dell”Ucraina una dittatura nazifascista da usare per pugnalare al cuore la Russia, insieme ad altri Paesi ai confini, spinti a giocare sporco dagli Stati Uniti, senza badare ai danni ai loro interessi.
Preservare la sovranità siriana è fondamentale per evitare l’isolamento dell’Iran e impedire che la regione diventi una colonia di Stati Uniti/Israele, che collaborano coi tiranni sauditi e l’organizzazione criminale internazionale di Erdogan che domina la Turchia. Riyadh e Ankara sono Stati canaglia senza scrupoli che minacciano pace, stabilità e sicurezza che hanno creato il cosiddetto “Consiglio di cooperazione strategica”, concentrandosi su questioni militari, politiche ed economiche. Il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr ne annunciava il programma, omettendo di spiegarne gli scopi imperiali, dicendo che è stata organizzata durante le discussioni tra Erdogan e re Salman a Riyadh, quella settimana, incontratisi per la terza volta quest’anno, unendosi contro la Siria di Assad. Spodestarlo è coerente con gli obiettivi degli Stati Uniti, che utilizzano questi e altri Paesi come strumenti delle politiche anti-russe, cercando di distruggerne l’indipendenza sovrana, rischiando il possibile confronto termonucleare per raggiungere tali obiettivi maniacali, una chiara agenda folle. Nella lettera all’ente mondiale, l’inviato della della Siria all’ONU Bashar al-Jafari accusava Erdogan di gravi crimini contro la Repubblica Araba Siriana, a sostegno occulto di SIIL e altri gruppi terroristici, avvertendo sull’obiettivo delirante di far “rivivere” l’impero ottomano. “Dal 2011, una guerra terroristica senza precedenti è condotta contro la Repubblica Araba Siriana da gruppi terroristici armati, i cui membri provengono da oltre 100 Paesi”, spiegava Jafari. Tali gruppi ricevono finanziamenti, armi, materiale e supporto logistico da Stati e regimi della regione e altrove. Al confine con Siria e Iraq, la Turchia svolge un ruolo di primo piano, sottolineava Jafari. E l'”interferenza negli affari interni della Siria assume molte forme, tra cui il coinvolgimento diretto del regime di Erdogan e delle forze armate turche in operazioni offensive a sostegno dei terroristi, fornendo tiro di copertura ai movimenti dei terroristi nel territorio siriano o lungo le aree di confine, per facilitare l’infiltrazione dei mercenari terroristi dal territorio turco a quello siriano“. Erdogan continua a commettere atroci crimini con il pieno sostegno e incoraggiamento di Washington. L’intervento antiterrorismo russo sventa il suo piano per una no-fly zone/santuario nel nord della Siria. Restano i suoi piani su Mosul, i campi petroliferi iracheni, Baghdad impegnata a liberare le zone dal controllo dello SIIL e ad avere il supporto del mondo contro le forze turche che operano illegalmente oltre frontiera. L’appello di Jafari alle Nazioni Unite “di prendere una posizione ferma mettendo fine a violazioni e crimini di (Ankara)” cade nel vuoto con Washington che detta legge. Il suo potere di veto del Consiglio di Sicurezza gli permette di continuare a perseguire l’agenda regionale senza la condanna ufficiale dall’ente mondiale. Allo stesso tempo, l’intervento della Russia ha cambiato le cose in modo drammatico. Le forze siriane continuano a compiere lente ma costanti avanzate, SIIL e altri gruppi terroristici arretrano moltissimo. Sconfiggerli è un altro problema, non è un compito semplice finché gli Stati Uniti con varie forme continuano a sostenerli. Controllano il territorio iracheno e libico, sono infiltrati in Asia centrale, hanno santuari fuori dal territorio siriano, le reclute a quanto pare continuano ad arrivare e i proventi continuano ad essere da milioni di dollari al giorno.saeedian20130429044941810Stephen Lendman vive a Chicago. Il suo nuovo libro s’intitola “Lampi sull’Ucraina: La corsa degli USA all’egemonia porta alla III GM”. Visitate il suo sito blog.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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