Il piano di difesa giapponese tenta di mutare la situazione con la Cina

The Japan Times 18 dicembre 20151433_JAPANIl Giappone fortifica i suoi arcipelaghi sul Mar Cinese orientale secondo una strategia in evoluzione che mira a ribaltare i rapporti con la Marina militare cinese e impedirle di dominare l’Oceano Pacifico occidentale, secondo fonti militari e del governo giapponesi. Gli Stati Uniti, ritengono che gli alleati asiatici, e il Giappone in particolare, devono contribuire a contenere la crescente potenza militare cinese, spingendo il Giappone ad abbandonare la sua decennale scarna difesa delle isole a favore di un maggiore potere militare in Asia. Tokyo risponde schierando una serie di batterie di missili antinave e antiaerei sulle 200 isole nel Mar Cinese orientale che si estendono per 1400 chilometri, parallele al continente, dal Paese a Taiwan. Le interviste a una dozzina di pianificatori militari e politici del governo rivelano che l’obiettivo più ampio del Primo ministro Shinzo Abe nel rafforzare l’esercito arriva ad includere la strategia per dominare mare e cielo delle isole remote. Mentre gli impianti non sono segreti, è la prima volta che tali funzionari precisano che il dispiegamento aiuterà a mantenere a bada la Cina nel Pacifico occidentale, secondo una versione giapponese della dottrina dell'”area d’interdizione e divieto”, nota come A2/AD in gergo militare, che la Cina usa per cercare di scacciare Stati Uniti ed alleati fuori dalla regione. Le navi cinesi provenienti dalle coste orientali devono attraversare questa perfetta barriera di batterie di missili giapponesi per raggiungere il Pacifico occidentale, il cui accesso è vitale per Pechino sia per i rifornimenti dal resto degli oceani del mondo che per la proiezione del potere navale. Il Presidente cinese Xi Jinping ha dato grande importanza allo sviluppo della Marina “oceanica” in grado di difendere i crescenti interessi globali del Paese. A dire il vero, non c’è nulla che impedisce alle navi da guerra cinesi di navigare secondo il diritto internazionale, ma dovranno farlo entro la gitta dei missili giapponesi, hanno detto i funzionari alla Reuters. Con Pechino che afferma maggiore controllo sul vicino Mar Cinese Meridionale con le basi nelle isole quasi completate, gli arcipelaghi che si estendono dal Mar Cinese Orientale al territorio del Giappone e a verso le Filippine, possono divenire il confine tra le sfere d’influenza di Stati Uniti e Cina. I pianificatori militari chiamano questa linea la “prima catena di isole”.
Nei prossimi cinque o sei anni la prima catena di isole sarà cruciale per l’equilibrio militare tra Cina e Stati Uniti-Giappone”, ha detto Satoshi Morimoto, professore della Takushoku University, ministro della Difesa nel 2012 e consigliere del capo della Difesa attuale, Generale Nakatani. Una nave da guerra degli Stati Uniti a fine ottobre sfidò i limiti territoriali che la Cina afferma con le sue nuove basi sulle isole artificiali nell’arcipelago delle Spratly. Ma Pechino potrebbe già aver posto il “fatto compiuto” garantendosi il controllo militare del Mar Cinese Meridionale, secondo alcuni funzionari ed esperti. “Possiamo ritardare l’inevitabile, ma quel treno è partito qualche tempo fa“, ha detto una fonte militare statunitense con esperienza sull’Asia alla Reuters, in condizione di anonimato non essendo autorizzato a parlare ai media. L'”obiettivo finale della Cina è l’egemonia sul Mar Cinese Meridionale, sul Mar Cinese Orientale“, dichiarava Kevin Maher, per due anni a capo dell’Ufficio del dipartimento di Stato USA per gli affari in Giappone, fino al 2011. “Cercare di placare i cinesi li incoraggerebbe solo ad essere più provocatori”, ha detto Maher, ora consulente della NMV Consulting di Washington. La reazione del Giappone alla Cina sul Mar Cinese orientale iniziò nel 2010, due anni prima che Abe salisse al potere. Il precedente governo del Partito Democratico del Giappone passò dal proteggere l’isola settentrionale di Hokkaido contro l’invasione sovietica che non arrivava mai, a difendere gli arcipelaghi del sud-ovest. “La crescente influenza della Cina e il relativo declino degli Stati Uniti sono un fatto“, ha dichiarato Akihisa Nagashima, deputato del DPJ che da viceministro della Difesa contribuì ad avviare il cambiamento. “Abbiamo fatto ciò che potevamo per contribuire a garantire la sostenibilità del dispiegamento avanzato degli Stati Uniti“. La Cina investe in missili accurati, cercando di dissuadere l’US Navy tecnologicamente superiore dal solcare le acque o volare presso Taiwan o nel Mar Cinese Meridionale. Pechino, a settembre, ha mostrato ad amici e potenziali nemici la crescente potenza di fuoco nella sua più grande parata militare, commemorando la sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale. Fece il suo debutto il Dongfeng-21D, missile balistico antinave ancora in collaudo che potrebbe distruggere una portaerei degli Stati Uniti da 5 miliardi di dollari. Il Congresso degli Stati Uniti ha stimato un arsenale di 1200 missili a corto e medio raggio che possono colpire qualsiasi punto della prima catena di isole. La Cina sviluppa anche sottomarini e missili da crociera furtivi lanciati da terra. “Invece di A2/AD, usiamo la frase ‘supremazia marittima e superiorità aerea’” aveva detto a settembre Yosuke Isozaki, primo consigliere per la sicurezza di Abe, autore chiave della Strategia della difesa nazionale pubblicata nel 2013, che includeva questa frase per la prima volta. “Il nostro pensiero era che volevamo poter garantire supremazia marittima e superiorità aerea in accordo con l’esercito statunitense“, ha aggiunto. Toshi Yoshihara, professore dell’US Naval War College, ha detto che Tokyo potrebbe svolgere un ruolo importante nel limitare la capacità di manovra della Cina dal Mar Cinese Orientale al Pacifico occidentale, migliorando la libertà di movimento degli Stati Uniti e guadagnando tempo affinché l’alleanza reagisca in caso di guerra con la Cina. “Si potrebbe dire che il Giappone cambi la situazione della Cina“, ha detto Yoshihara.
ColeFMapNov11 Il ricordo dell’aggressione giapponese nella seconda guerra mondiale perseguita ancora i rapporti di Tokyo con i Paesi vicini, e le tensioni si sono acuite dal ritorno al potere di Abe, che i critici vedono come un revisionista che vuole minimizzare il passato bellico del Giappone. “Ogni tendenza militare giapponese suscita attenzione e perplessità nei Paesi vicini”, dice il Ministero della Difesa Nazionale cinese alla Reuters, via e-mail, in risposta alle domande sulla strategia delle isole del Giappone. “Sollecitiamo la parte giapponese a riflettere sulla storia, e adottare azioni nell’interesse di una crescente fiducia reciproca“. Il Viceammiraglio Joseph Aucoin, comandante della Settima Flotta statunitense, definì la presenza del Giappone nel Mar Cinese orientale complementare alla grande strategia degli Stati Uniti. “Il processo di pianificazione degli Stati Uniti su qualsiasi teatro prende in considerazione capacità e forze di amici e potenziali avversari“, ha detto alla Reuters. “I piani statunitensi hanno l’obiettivo ultimo di mantenere pace e stabilità non solo per il Giappone, ma anche per la regione“. Nei prossimi cinque anni, il Giappone aumenterà di un quinto le proprie Forze di AutoDifesa sulle isole nel Mar Cinese orientale, arrivando a quasi 10000 effettivi. Le truppe, con batterie di missili e stazioni radar, saranno supportate da unità di marine sulla terraferma, sottomarini furtivi, aerei da guerra F-35, veicoli da combattimento anfibi, portaerei grandi come quelle della seconda guerra mondiale e, infine, dalla 7.ma Flotta degli Stati Uniti di stanza a Yokosuka, nella Prefettura di Kanagawa. La stretta cooperazione tra le marine giapponese e statunitense diverrà ancor più stretta con la nuova legge di sicurezza di Abe che legittima l’autodifesa collettiva, permettendo al Giappone di aiutare gli alleati attaccati. Un cambiamento cruciale, ha detto Maher: i militari statunitensi e giapponesi possono ora pianificare ed entrare in guerra insieme, moltiplicando le forze. Le maggiori spese per la difesa aumentano la potenza. I militari del Giappone vogliono un bilancio per la prima volta per il prossimo anno fiscale pari a 5000 miliardi di yen, da spendere per missili antinave a lungo raggio, velivoli anti-som, aerei di preallarme, droni Global Hawk, convertiplani Osprey e un nuovo aviogetto da trasporto pesante a lungo raggio. In alcuni aspetti, tuttavia, i militari giapponesi sono già all’opera. I missili antinave progettati 30 anni fa per distruggere i mezzi da sbarco sovietici diretti in Hokkaido sono stati impiegati per tracciare la cortina difensiva lungo l’arcipelago di sud-ovest. Capaci di lanciare una testata da 225 kg a 180 km, hanno la gittata sufficiente a coprire l’area tra le isole, lungo la catena, ha detto Noboru Yamaguchi, consigliere della Sasakawa Peace Foundation ed ex-generale che li procurò tre decenni fa.
I pianificatori militari del Giappone devono anche capire come trasformare l’esercito utilizzato per attaccare vicino le proprie basi in una forza di spedizione mobile. Decenni di sotto-investimento nella logistica hanno dato al Giappone troppo poche navi e aerei da trasporto militare per poter inviare un gran numero di truppe ed equipaggiamenti. Un compito più delicato per il governo del Giappone, tuttavia, sarà persuadere la popolazione che vive nelle isole ad accettare una maggiore presenza militare. Dopo decenni di presenza della più grande concentrazione di truppe degli Stati Uniti in Asia, la popolazione di Okinawa esprime maggiore opposizione alle basi. Per ora, le comunità degli arcipelaghi, con 1,5 milioni di abitanti, che ospitano truppe giapponesi ne sono felici, ha detto Ryota Takeda, deputato e viceministro della Difesa che nel settembre 2014 vi si recò spesso per avere l’approvazione dei residenti ai nuovi dispiegamenti. “A differenza dei funzionari seduti al Ministero della Difesa di Tokyo, sono più in sintonia con la minaccia che devono affrontare ogni giorno“.OB-UY560_msdf_H_20121014231304Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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