Che noia! I sauditi e i loro inutili alleati rompono con l’Iran, che domina

Ziad Fadil, Syrian Perspective 4/1/2015

IMG_03282_zpsa3rmm6jzIl popolo iraniano ha smesso di attaccare le ambasciate. Non è un modo accettabile di protestare. Non dico che non si possa dimostrare di fronte a un’ambasciata sul suolo del proprio Paese circondandola di epiteti e una valanga di insulti, ma non va presa l’abitudine di bruciare ambasciate o prenderne in ostaggio il personale. Nel gergo degli esperti di diritto internazionale, l’ambasciata è costruita su terreni acquistati dal Paese che rappresenta ed è protetta da una miriade di trattati, il cui più importante è l’articolo 31 della Convenzione di Vienna. Il terreno diplomatico è destinato a essere sacrosanto. Chiedete a Julian Assange a tale proposito. Se il consolato ecuadoriano a Londra non godesse di questo rispetto, David Cameron, che non è estraneo a crimini e “servilismi”, l’avrebbe invasa sequestrando Assange per consegnarlo alle persecuzioni dei mandanti primi del tiranno inglese, gli statunitensi. Balzando al novembre 1979, ero al mio secondo anno di legge, e non appena presi il libro di testo di Gunther sul Diritto Costituzionale sentì che l’ambasciata statunitense a Teheran era stata invasa da un gruppo di sostenitori di Khomeini che ne prese in ostaggio il personale per circa 444 giorni. Questo non migliorò l’immagine degli iraniani e della loro rivoluzione, e non è che non sapessi delle ragioni della loro opposizione furiosa agli Stati Uniti; era il momento della rivolta. Gli Stati Uniti erano complici della monarchia Pahlavi, lo Shah, che torturava chi protestava contro il suo dominio autocratico e filo-occidentale. Punivano la Savak per gli innumerevoli violazioni del diritto umanitario, la gestione della prigione di Evin, così famosa da evoca immagini non diverse da quelle di Lubjanka, Andersonville o anche Isola del Diavolo. So che lo spionaggio fiorisce sotto la cupola protettiva della diplomazia. Le ambasciate hanno spie “legali”, protette dall’immunità diplomatica al contrario degli “illegali” che si assumono i rischi del mestiere. Vi sono addetti militari e commerciali, questi ultimi a volte col compito di rubare la tecnologia o scoprire le mosse aggressive di una nazione concorrente. Ma lo status diplomatico è esattamente questo e l’Iran ne ha accettato i protocolli che difendono l’esistenza di tali legazioni sul proprio territorio. A loro credito, gli iraniani hanno agito responsabilmente arrestando più di 30 teppisti che hanno incendiato l’ambasciata saudita, ed hanno invitato alla calma, mentre la rabbia dilaga nella regione per l’esecuzione insensata e barbarica dai wahabiti di Shayq Nimr Baqir al-Nimr, insieme a altre 46 persone, per lo più terroristi accusati presumibilmente di appartenente ad al-Qaida. Ma come possiamo mai sapere chi sia colpevole quando il governo saudita dirige un sistema giudiziario da clan di neanderthaliani; i “giudici” si basano sul diritto canonico dell’Islam, la shariah, mai codificata da nessuno e che resisterebbe a qualsiasi tipo di uniformità? Ma ora dobbiamo discutere delle ripercussioni della rottura delle relazioni di Arabia Saudita, Bahrayn, Emirati Arabi Uniti e Sudan con l’Iran. Cosa presagisce ciò per la regione? La risposta è “niente”.
Brutalmente sinceri, questa può essere la migliore di tutte le possibili conclusioni della triste storia dei rapporti tra una razza di scimmie volte a dimostrare al mondo la semplice affermazione che pigrizia, indolenza, ignoranza e assoluta vacuità intellettuale siano la via al Paradiso, e una civiltà come quella iraniana intrecciata di genio, coerenza e conquiste. Dalla discesa disastrosa dell’Arabia Saudita nell’abisso dell’eresia wahabita, non vi è stata fiaccola che illuminasse tali trogloditi irriducibili a serpeggiare nell’intricato labirinto intestinale delle tenebre per, infine attraverso uno stretto sfintere, tendere alla soglia dei Lumi. Sarebbe bene che l’Iran mantenga il virus del culto wahabita lontano o rischia di esserne infettato. L’Arabia Saudita non può permettersi un’altra guerra, mentre l’invasione criminale dello Yemen continua senza alcuna idea di un fine, e mentre la sua virulenta alleanza coi terroristi più terrificanti del mondo continua in Siria e Iraq. Non può nemmeno permettersi un’altra guerra, perché non ne ha i mezzi, né i mercenari per condurla. No, il Pakistan non viene in suo soccorso. E neanche gli Stati Uniti faranno sortite sul Khuzistan per mettere fuori uso il massiccio arsenale missilistico iraniano. Oh, e i francesi avranno la loro sola patetica portaerei nel Golfo, la Charles De Gaulle, affondata in sessanta secondi dai missili antinave iraniani. No, temo che i sauditi non possano contarci per nulla, e che la loro fine, come culto di morte e nichilismo, sia fin troppo imminente. Credono veramente che combattere l’Iran sarà come combattere lo Yemen? Ma come dice la canzone “Cerca il lato positivo”, dovremmo crogiolarci nel bagliore di un futuro privo di leggi che privino le donne del privilegio di guidare un’auto o di viaggiare senza l’accompagnamento dei fratelli; dove i cristiani non possano costruire una chiesa; dove Ziad non possa sedersi in un bar per un whisky single malt; dove non si possa nemmeno andare al cinema. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito. E questi sono i migliori alleati degli USA!
danziger-saudi-witchcraft-execution1So che l’Iran non è molto diverso quando si tratta di abbigliamento delle donne. Eppure, in Iran, le donne frequentano regolarmente le università, guidano l’auto, vanno a teatro, viaggiano e fanno atletica nonostante le proteste di alcuni dei chierici più stizzosi del Paese. Le donne iraniane lavorano con gli uomini negli stessi uffici, indipendentemente dal carattere teocratico del governo, dal paternalismo globale e dai continui sospetti mediorientali per la concupiscenza incontrollabile degli esseri umani. L’Iran ha una struttura governativa costruita sui principi platonici filtrati dal pensiero di al-Farabi; le sue origini sono intellettuali, a differenza del manicheismo e delle preoccupazioni aride e piccole delle scimmie il cui unico credo è la strada per l’oasi più vicina. L’Arabia Saudita vuole iniziare una guerra settaria con l’Iran. Molti commentatori dei media alternativi liberali pensano che sia così. Ma cosa ne pensano i sunniti? I sunniti vogliono veramente una guerra con l’Iran? Non ho sentito l’Egitto chiedere la guerra. Non c’è alcun movimento di massa che chieda un risarcimento per l’incendio dell’ambasciata saudita. E’ tutto il contrario, la maggior parte degli studiosi sunniti denuncia l’esecuzione di Shayq Nimr, considerandola quale ennesimo eccessivo orgasmo saudita. Se i sauditi volevano migliorare le relazioni con l’Iran (che sfacciatamente negano), re Salman avrebbe perdonato lo Shayq, un gesto che avrebbe suscitato notevole adulazione a Teheran. Ma non l’ha fatto. Invece, l’ha condannato come un criminale comune e decapitato. L’Iran non ha proprio bisogno dell’Arabia Saudita, nemmeno all’OPEC. Se gli iraniani avessero avuto il disperato bisogno di aggiungere datteri alla dieta, ne avrebbero acquistato di migliori dall’Iraq. L’Arabia Saudita produce solo petrolio, che si trova nel Golfo Persico dove questi fastidiosi sciiti vivono e lavorano. Sarebbe utile per l’Iran lanciare 50 missili Sijil sugli impianti sauditi di Dhahran? O forse una sommossa per protestare contro la brutale esecuzione di Shayq Nimr, o forse una rivolta in Bahrayn dove i mercenari sauditi usano i loro migliori strumenti di morte. Da qualche parte, l’Iran sarà spinto a mostrarsi naturale difensore dello sciismo, e i sauditi non vogliono altro. I sauditi vivono in una trappola temporale, è come se fossero ancora negli anni cinquanta, con la potenza di fuoco statunitense pronta a salvarli da qualsiasi pericolo immaginabile. Vediamo. Al posto di Eisenhower c’è Obama, che non sopporta i sauditi e non vuole una guerra con l’Iran. I sauditi perdono e il popolo arabo vince.
Gli “esperti” fasulli sono presi dalla rottura dei rapporti tra Teheran e Riyadh. Non c’è davvero nulla da scrivere, se non si è alla disperata ricerca di un soggetto da usare per sfornare l’ennesimo articolo soporifero. Mi scuso perché scrivo del “nulla”, ovvero del risultato della frattura tra Iran e Arabia Saudita. Non perdeteci il sonno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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One Response to Che noia! I sauditi e i loro inutili alleati rompono con l’Iran, che domina

  1. pauldroogo says:

    “… più di 30 teppisti che hanno incendiato l’ambasciata saudita” ????
    In base a quali prove si può escludere che il fuoco nonsia stato apiccato dall’interno?
    È stata svolta una perizia tecnica indipendente?

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