Il Trono di Spade saudita

MK Bhadrakumar Indian Punchline 8 gennaio 2016nimr_al_nimr_clrigo_ejecutadoLe interpretazioni dell’assassinio del noto, a livello internazionale, religioso sciita shaiq Nimr al-Nimr in Arabia Saudita sono molteplici. Un orribile errore di giudizio di re Salman o un piano attentamente studiato per forzare la riluttante amministrazione Obama a frenare i rapporti tra Stati Uniti e Iran o “tribolazioni del tempo… non una battaglia isolata ma l’inizio di una campagna” (Papa Francesco)? La gamma delle interpretazioni è molto ampia, dall’errore umano alla fine del mondo. Vi è infatti la splendida possibile interpretazione che Salman abbia cercato di provocare la guerra con l’Iran (qui).
In un’intervista rivelatrice a The Economist, il viceprincipe ereditario Muhamad bin Salman, ampiamente considerato l’eminenza grigia del trono, ha sostenuto che:
– La procedura prevista dalla legge ha semplicemente seguito il suo corso, con l’esecuzione di 47 terroristi condannati, tra cui il religioso sciita.
– L’esecuzione non dovrebbe riguardare l’Iran, perché il religioso era un cittadino saudita.
– La decisione d’interrompere i rapporti diplomatici è una mossa preventiva per evitare un’ulteriore escalation.
– L’Iran ha intensificato le tensioni di molto, mentre i sauditi semplicemente reagiscono.
– Una guerra con l’Iran è fuori questione.
Tuttavia, la linea di fondo è che shaiq al-Nimr era in carcere dal 2012, e nel braccio della morte dal 2014. Allora, perché adesso? MbS è stato evasivo su questo punto. Nello stesso modo, 47 persone sono state giustiziate, tra cui 43 membri di al-Qaida, più shaiq al-Nimr e 3 altri sciiti, cioè 43 sunniti e 4 sciiti. Qualcuno a Riyadh ha utilizzato il pallottoliere, di sicuro. Approssimativamente, 43 a 4 sembra essere il rapporto tra sunniti e sciiti nella popolazione saudita. Una coincidenza? Politicamente, l’esecuzione di 43 membri di al-Qaida senza dubbio trasmette un messaggio duro ai giovani sauditi sempre più attratti dal richiamo della ‘jihad’. Il regime saudita teme l’esistenziale minaccia islamista. Ma giustiziando simultaneamente 4 sciiti, tra cui il famoso sacerdote, il regime ha probabilmente placato la dirigenza wahabita. Allo stesso tempo è anche un tempestivo atto di forza, indicando che il regime è forte e prende decisioni dure. I regimi autocratici sentono il bisogno di dimostrare forza quando sono insicuri. Naturalmente, il regime saudita deve tenere lontano l’attenzione nazionale dalla grave sconfitta nella guerra in Yemen e trasmettere l’idea di forza. Ancora, il forte calo dei proventi del petrolio e conseguente deficit di bilancio hanno messo sotto pressione il regime saudita, ricorrendo a tagli della spesa. Il deficit di bilancio ha toccato i 100 miliardi di dollari nel 2015. Un rialzo dei prezzi del petrolio sembra improbabile. Il FMI ha avvertito che l’Arabia Saudita esaurirà i fondi in cinque anni, a meno che non tagli le spese. Chiaramente, i problemi esistenziali sono qui. Citando Luay al-Qatib del Brookings Doha Center, “Affinché il regno arrivi al suo centenario, deve adattarsi all’emergente nuovo Medio Oriente dove la politica regionale e l’ordine sociale sono cambiati drasticamente negli ultimi dieci anni… Comunque il vero moltiplicatore economico sarà legiferare una vera riforma integrando i disoccupati, che diverrebbero la punta del contrasto coi beneficiari dell’economia del regno… Trascurare l’effettiva integrazione dei giovani sauditi nel settore pubblico e soprattutto privato li radicalizzerebbe ulteriormente, minacciando alla fine la sicurezza nazionale o incoraggiandoli ad aderire ai gruppi radicali che possono destabilizzare ulteriormente la regione. Mettere gli affari esteri sopra le priorità interne del Regno; riforme politiche, sociali ed istituzionali a parole; finanziamento dei gruppi ribelli; esaurire le riserve valutarie in spedizioni militari e ignorare le esigenze delle generazioni future, sono tutte cose che l’Arabia Saudita non deve continuare a fare. Riyadh deve sottoporsi a un cambio di mentalità se vuole ritrarsi dal baratro che l’attende. I venti di cambiamento non possono più essere ignorati da Riyadh“. (Brookings)
Ora, le tensioni con l’Iran coincidono con l’annuncio importante, della scorsa settimana, della riorganizzazione della politica economica di Riyadh, comprese riforme politicamente sensibili. Una mera coincidenza? I commentatori occidentali sono convinti che l’Arabia Saudita aumenti le tensioni con l’Iran accentuando ulteriormente la spaccatura confessionale tra sunniti e sciiti nel mondo musulmano e mobilitando i Paesi sunniti sotto la sua leadership. Se è così, lo stratagemma non funziona. L’Ummah guarda gli eventi con disagio ed esasperazione, riluttante a schierarsi. (L’eccezione sono le oligarchie arabe del Golfo.) Egitto, Turchia, Pakistan, Indonesia guardano in silenzio o consigliano calma e riconciliazione. Il quotidiano governativo cinese China Daily ha scritto: “A giudicare dalle norme che disciplinano le relazioni internazionali, l’azione per danneggiare deliberatamente ambasciata di un Paese di certo causa una grave battuta d’arresto nei rapporti bilaterali. Ma non significa necessariamente che recidere i legami sia la risposta appropriata… Se la storia è uno specchio, l’Arabia Saudita sembra reagire esageratamente… Dopo tutto, Teheran non ha voluto l’incidente continuando ad inasprire ma reagendo rapidamente all’incidente“. Gli eventi escono dal Trono di Spade, lo sceneggiato fantasy intrigante e ricco di trame strane e meravigliose. Nell’intervista all’Economist, MbS dice: “Abbiamo una magnifica zona a nord di Jadah, tra le città di Umluj e Wuj, ci sono quasi 100 oasi e un atollo. La temperatura è ideale, cinque-sette gradi più fredda di Jadah. E’ una terra vergine, vi ho passato le ultime otto vacanze. Sono rimasto scioccato scoprendo qualcosa del genere in Arabia Saudita, e c’erano misure adottate per preservare questa terra, 300km per 200km. Questo è uno dei beni che dobbiamo rivalutare, e crediamo che sia un valore aggiunto diverso dai redditi statali. Abbiamo molte risorse non utilizzate“. Più semplice di così, MbS s’interessa della capacità dell’economia saudita di generare reddito non petrolifero alla luce della crisi economica incombente, privatizzando zone panoramiche nel vasto deserto della penisola arabica. Si legga la splendida intervista qui.Protesters carry pictures of Sheikh Nimr al-Nimr, who was executed along with others in Saudi Arabia, during a protest against his execution in front of the United Nations building in Beirut, LebanonTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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2 Responses to Il Trono di Spade saudita

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